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L'insana improvvisazione di Elia Vettorel

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Improvvisazioni negative accompagnano tutta la fiaba nera di Elia Vettorel, dai suoi primi anni in orfanotrofio fino alla morbosa attenzione nei confronti di sua madre, al delirio completo, alla perdita di se stesso.
La collezione di quadri inquietanti raffiguranti bambini uccisi in modi brutali, l’adrenalina nel compiere atti immondi, la derisione per il suo aspetto e la cicatrice sulla guancia, vero e proprio squarcio nell’abisso infernale e sconnesso della sua anima; come non poteva, Elia Vettorel, compiere un atto insano?

Published January 1, 2017

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Anemone Ledger

3 books1 follower

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Profile Image for Beb ✨.
172 reviews56 followers
August 9, 2017
Chi nella sua vita non ha mai reagito d'istinto? Elia Vettorel si è lasciato così andare da esso fino a compiere un macabro omicidio. Ma si può davvero dare tutta la colpa all'improvvisazione?
Lo psicologo che sta prendendo in cura l'ometto dai capelli arancioni sta cercando di capire proprio questo; mentre cerca di non farsi prendere dalle provocazioni di Elia scava sempre più a fondo nella sua vita, fino alla sua infanzia.

Continua a leggere: http://lalibreriadibeb.blogspot.it/20...
Profile Image for stefania gloss.
Author 2 books10 followers
January 23, 2018
Se potessi tirar fuori mia madre dalla tomba, le strapperei le ossa e la ucciderei di nuovo. Joe Fisher. (Fischer, non Fisher: Joe Fischer è un serial killer http://murderpedia.org/male.F/f/fisch... , tuttavia non ho rinvenuto evidenze che si tratti della medesima persona)

Mi interrogo sull' “autrice” (ammesso che sia davvero donna, ma nutro dei dubbi, per come riporterà puntualmente le perturbazioni sessuali del protagonista maschio). Anemone, fiore di pianta perenne molto rustica e resistente, debolmente velenoso, o anemone di mare, animale bentonico dai tentacoli urticanti? Entrambe le scelte giustificherebbero lo stile della sua scrittura. Ledger come libro mastro, su cui annotare puntigliosamente ogni entrata ed uscita, o come quell'attore noto a causa della morte prematura per un cocktail di farmaci? Per l'andamento della storia, adatti entrambi.
http://www.corriere.it/foto-gallery/s...

Disseminata qua e là da errori legati al parlato, (dapprincipio, celebrale, e non cerebrale, un le al posto di gli, un gli al posto di un la, un occhi abbinato a un paonazzi in modo quanto meno inusuale), la maniacale, piccola e grandiosa storia orrorifica nelle prime pagine stenta a partire. L'andamento è fin da subito caratterizzato da un “avanti/indietro” nel tempo, tra i modi dell'orfanotrofio, quelli dello psicologo che segue il protagonista in età adulta, i momenti dell'abbandono da parte della madre vera, tecnica adottata con maestria dall'autrice.

Si profilano dunque le vicende di un settenne, Elia Vettorel per l'appunto, dai capelli rossi e lentigginoso, con tendenze auto lesionistiche, in orfanotrofio alle prese tra le ingiustizie perpetrate a suo danno da un bulletto, Marco, e quelle suore, che lui chiama madri, in sostituzione della sua vera mamma. La scoperta del significato della parola puttana in bocca al bullo nei confronti di una sua presunta madre vera in arrivo (che l'avrebbe potuto adottare), fa esplodere e reagire Elia contro le angherie di questo Marco, meritando il castigo delle sorelle. Tranne una, madre Sara, che impietosita dalla solitudine di quel bambino, in castigo da digiuno per due giorni, gli porta qualcosa da mangiare. Lo scoprirà intento nella lettura di un giornale proibito nel “carcere dei bambini”, come lo chiama Elia, costringendola a desistere dall'intento di aiutarlo. Il bimbo è condannato alla ricerca del suo picaresco amico immaginario, Huckleberry Finn, che ritraeva coi gessetti sulla stanza oscura delle punizioni come per consolarsi e non rimanere solo, evidentemente desiderando emularlo nelle sue avventure perché come lui figlio di ubriaconi e come lui schiacciato da insopportabili convenzioni sociali. Parlando della scoperta della musica jazz, che Elia interpreta come improvvisazione, sembrerebbe a giustificazione di un certo suo drammatico gesto di cui il lettore rimane all'oscuro, dice: “In ogni caso, nemmeno disegnata avevo mai visto una tromba. Il sole la rivestiva di straordinaria lucentezza, e la mia mente di bambino credette che quell'uomo di colore tenesse in mano dell'oro. Fu quando cominciò a suonare che capii che l'oro, in realtà, si diffondeva nell'aria.” È uno dei rari momenti di poesia del racconto, il jazz torna svariate volte a definire certi stati d'animo del ragazzo in determinati momenti della sua vita. Aurora Vettorel è la madre vera che gli donò il cognome e l'orfanotrofio per proteggerlo da suo papà, Raffaele e che poi torna a prenderlo dopo qualche anno.

La mamma durante il viaggio, osservando una cicatrice sulla gota di Elia e scoprendo che gli fu inferta da uno ceffone di sorella Sara, lo redarguisce sulla vita: “Impara bambino mio, che nella vita quanto meno sai, meno subirai, quanto meno farai, meno le cose ti si ritorceranno contro.”

Improvvisamente un altro schiaffo, senza divisione di capitolo né paragrafi: la scena macabra del marito di Aurora, con lei incinta. L'uomo si accanisce su un bimbo, fino ad arrivare ad ammazzarlo. Scopriamo dunque il motivo per cui Elia venne abbandonato in quel carcere per bambini.


Più avanti, a poco più di un terzo della narrazione, quello che potremmo definire un colpo di scena, è più in realtà una sorta di nota a margine che il mio cervello da lettrice accanita registra e mette in un angolo delle sinapsi: la madre di Elia talvolta estrae da un cassetto appositamente chiuso a chiave un oggetto misterioso e riporlo nella borsetta, per poi al suo ritorno nasconderlo nuovamente nel cassetto.

Quindi un'altra scena shock: la mamma di Elia gli mostra una serie di piccole cicatrici sul proprio ventre, provocandogli un'erezione, ma anche smorzandogliela all'istante: “Sei stato tu.”

La scoperta da parte di Aurora dei loschi traffici del marito ci prende alla gola, dapprima convinta che si trattasse “soltanto” di droga con varie organizzazioni mafiose italiane, poi lo squarcio nella realtà: bambini rapiti con la complicità dell'organizzazione criminale. Lei: “Ti rendi conto di aver mentito su un fatto così importante? Ti rendi conto delle cose che tu fai?”
Lui: “Oh suvvia, sono bambini di capofamiglia mafiosi! Se lo meritano!”. Poi il cassetto, l'oggetto misterioso che altro non era se non un'arma (sapremo solo più avanti a cosa fosse servita e a cosa servirà ancora), i ritagli di giornale che parlavano di sua madre assassina del padre e la mazza della madre che quasi lo ammazza. Quasi ammazza un Elia troppo curioso. Un Elia che diventa assassino a sua volta della sua pseudo fidanzata. Brava l'autrice a raccontare l'abisso di una mente umana quando sconfina nella pazzia.
Otto colpi di pistola. Poi altri due. Chissà se essite davvero un'arma con dieci colpi, nella mia ingoranza anti violenta ne ho googlate solo da otto.

“Se solo avesse avuto qualcuno che lo avesse potuto abbracciare, in quegli attimi, Finn se ne sarebbe andato con il sorriso e tutto sarebbe tornato alla normalità.” Il finale a sorpresa che vorrei per ogni romanzo: brava Anemone, chiunque tu sia.


Consigliato ad adolescenti in avanzato stato di decomposizione, agli eterni Peter Pan dell'horror, a cercatori di emozioni non scontate.
Profile Image for therearestories.
149 reviews32 followers
August 28, 2017
Prima di iniziare con la recensione vera e propria, mi sembra doveroso fare una premessa: non sono solita accettare libri autopubblicati o di scrittori emergenti per due semplici motivi: spesso le proposte ( mal formulate ) non rispecchiano i miei gusti letterari e di conseguenza non mi va di investire del tempo prezioso a leggere qualcosa che di principio finirebbe per non piacermi. Quando l’autrice – Anemone Ledger, giovanissima – mi ha contattata, in principio sono stata molto restia ad accettare. Ho fatto qualche ricerca su di lei e sul libro, ma le informazioni sono molto scarse, tuttavia le poche recensioni che ha ottenuto sono tutte molto positive e ciò mi ha convinto a buttarmi in un genere letterario di cui so poco e di cui leggo poco.

Elia Vettorel ha un padre che lo desidera molto e una madre che non lo desidera affatto. Potenzialmente potrebbe vivere una vita felice, ignaro dei meccanismi che guidano la sua famiglia se non fosse che all’età di un anno viene abbandonato in un “carcere per bambini” e ciò farà di lui un vero e proprio orfano. Elia è un bambino singolare: capelli arancio carota e una spruzzata di lentiggini gli attribuiscono subito il nomignolo di “catora marcia”. Vezzeggiato dai compagni ed emarginato, Elia reagisce chiudendosi in sé stesso e creando un amico immaginario su misura, Finn, che possa comprenderlo e consigliarlo e, in un certo senso, guidarne le azioni. La vita del protagonista non migliora affatto quando Aurora, la madre biologica, torna a riprenderlo e anzi, sarà proprio da qui che il tracollo psicologico di Elia avrà inizio portandolo attraverso una serie di insane improvvisazioni a compiere un atroce atto finale.

Elia Vettorel è un personaggio molto complesso. Se il lato fisico svantaggia un primo approccio, ben presto la sua psiche si rivelerà una croce a tutti gli effetti e determinerà il suo declino come persona. Fin da piccolo, Elia ci viene presentato come un bambino turbato, irrequieto e autolesionista, incline alla violenza. Crescendo questi suoi lati si accentueranno ulteriormente facendogli a poco a poco perdere qualsiasi parvenza di umanità.

La madre ha un ruolo dominante in tutto il corso del romanzo. Questa figura titanica, portatrice di vita, che noi siamo abituati a vedere come un porto sicuro, per Elia sirivela in realtà una sventura e incide profondamente sulla sua mente e sulla sua felicità. Aurora è una donna giovane, sola e molto bella ed Elia si ritroverà a fare pensieri oscuri e atti osceni intravedendo le sue forme o anche solo pensandola. Aurora è una macchia, un’ombra che oscura la vita di Elia che intreccerà con lei un legame distruttivo. Lo stesso legame è rintracciabile con le suore dell’orfanotrofio, le tante madri surrogate che si occupano della sua educazione, ma che presto perdono coraggio e lo lasciano allo stato brado, innescando in lui sentimenti di odio che sfociano in violenza.

Per tutto il romanzo, si ha la sensazione che Elia non abbia via d’uscita, che sia già destinato, che i semi della distruzione stiano germogliando in lui portando ad un’unica possibile conclusione. Ogni sua improvvisazione, chiamiamola pure decisione, risulta essere negativa e portare a conseguenze altrettanto negative.

Un’altra figura da analizzare è il padre. La storia di quest’uomo, seppure secondaria, è assolutamente raccapricciante. La violenza che lo accompagna è terrificante e terrificanti sono le foto sorridenti delle sue vittime, tutte bambini, incorniciate sul muro del suo salotto. Non so se qualcuno abbia già fatto questo parallelismo, ma il tritacarne in cantina mi ha ricordato moltissimo “Il diabolico barbiere di Fleet Street” e i famosissimi pasticci di carne di Mrs Lovett.

Ad Anemone Ledger do anche l’atto della credibilità. In questo romanzo non c’è nulla che sembri forzato, le atmosfere sono sufficientemente buie per il genere e il resoconto della vita negli orfanotrofi mi sembra credibile. Così come mi sembrano credibili le storie dei due personaggi principali.

L’insana improvvisazione di Elia Vettorel è sicuramente un horror psicologico, ma possiamo associarlo anche una fiaba dark che riprende le migliori tradizioni del genere. Se cercate un romanzo dove la follia sia il filo conduttore sicuramente mi sento di consigliarvelo caldamente. Non avevo alte aspettative e quindi sono rimasta sorpresa piacevolmente.
Profile Image for Ilaria.
141 reviews16 followers
August 31, 2017
Innanzitutto, prima di cominciare la recensione vera e propria. Voglio ringraziare, di cuore, Anemone Ledger, la giovane scrittrice di questo romanzo, più che horror, nero, per avermi inviato la copia del libro in omaggio e per la sua dedica all'interno, troppo carina. Bando alle ciance, sedetevi comodi e preparatevi ad entrare in questo romanzo. Inizio con il dire che nonostante sia un libro di 160 pagine l'ho letto davvero con molta calma, volevo gustarmi le pagine e tutto quello che succedeva al nostro protagonista. Elia Vettorel, è stato abbandonato in un orfanotrofio gestito da delle suore, come può capitare a molti bambini, è vittima di prese in giro, in particolar modo da un bambino che si chiama Marco, che lo nomina "carota marcia". Elia è autolesionista, ogni volta che si presenta una situazione che lo mette in imbarazzo o quant'altro inizia con le unghie a farsi uscire il sangue dalle dita. Un giorno lo chiuderanno nella stanza, che per i bambini è una pseudo stanza degli orrori, ma in realtà è semplicemente una stanza dove ci arriva poca luce. Qui Elia, con dei gessetti, creerà la sua famiglia felice, tra cui Finn. Suo amico immaginario. Il nome gli è venuto guardando dei giornali, Finn era un cannibale. Già qui uno può capire i problemi che ha questo bambino. Come ogni cosa c'è una storia dietro. La scrittrice fa molti riferimenti al passato mentre Elia parla con lo psicologo. Qui lui narra al medico della sua famiglia. Sua madre, Aurora Vettorel, stava con un assassino, ha subito violenza sessuale da parte del marito che voleva metterla a tutti i costi incinta. Non voglio dirvi troppo. Sono rimasta stupefatta di come la scrittrice abbia saputo descrivere scene davvero cruente, da far accapponare la pelle, in certe scene ero addirittura disgustata. Un libro di poche pagine ma bello brenso.
Profile Image for Mary Gio.
85 reviews20 followers
August 10, 2017
non ho mai letto un libro del genere e sono contenta di averlo fatto . Il romanzo offre l'introspezione di un personaggio che dall'esterno nella vita di tutti i giorni viene etichettato arbitrariamente senza conoscere cosa si nasconde dietro le sue azioni , penso che sia una grande lezione: dietro ogni cosa per quanto sbagliata e incomprensibile c'è una ragione un evento o più che portano definitivamente a un punto di rottura. Lo stile di scrittura è scorrevole e coinvolgente , penso che questo sia uno di quei pochi casi in cui la continua alternanza tra passato e presente abbia facilitato la comprensione invece di creare confusione come spesso accade .Ciò che ho apprezzato maggiormente è stato vedere che la parte horror del romanzo non si è limitata al piano "fisico" ma da largo spazio a quello psicologico mostrandoci esattamente cosa accade nella mente di Elia al trascorrere degli eventi . Il finale mi ha colpito profondamente infatti non mi sarei mai aspettata nulla del genere . Consiglio la lettura non solo agli amanti del genere bensì a tutti
1 review
July 29, 2018
Mi ha appassionata molto. È stato in inquietante, ma allo stesso tempo piacevole viaggio nella mente di Elia, nella malattia in cui viveva. È stata una gara a chi riusciva a comprendere prima cosa realmente stesse succedendo nella testa di quell'uomo scellerato e confuso, ma allo stesso tempo spaventato e solo. Mi ha toccata sotto il punto di vista psicologico, ma sicuramente anche nella mio piccolo subconscio più profondo. Gran bel lavoro.
Profile Image for Alessandro Chiometti.
Author 11 books11 followers
December 28, 2022
La scrittura di Anemone Ledger è una di quelle che riconosceresti fra mille, anche se la giovanissima autrice è solo alla sua seconda opera pubblicata. Che poi sarebbe la prima rivisitata, ma questi sono giochi dell'editoria.
Jazz, schizofrenia, istituti di non-cura, psichiatri indagatori.
Sono elementi presenti in molte altre storie, ma Anemone li mescola con sapienza e li rende propri con una maestria propria di penne ben più mature della sua.
Profile Image for Valentina.
292 reviews19 followers
November 9, 2017
L'insana improvvisazione di Elia Vettorel è esattamente una FIABA NERA, come viene definita dall'autrice.
Un racconto molto toccante e anche estremamente crudo.
Lo definirei come la fragile linea che separa quel bisogno di realtà dalla libertà senza limiti dell'immaginazione.
Profile Image for Simona.
57 reviews
September 7, 2017
I brividi, ragazzi, i brividi! Bellissimo e intriso di emozioni! Leggetelo! 😍
Presto la recensione sul blog!
Profile Image for Asia Paglino.
193 reviews39 followers
February 26, 2020
Ho ricevuto questo libro dall'autrice in cambio di una recensione onesta.
Quando iniziai questo libro rimasi abbastanza titubante, avevo paura che fosse qualcosa di assolutamente infantile o di scontato, ma dopo i primi tre capitoli, una volta inquadrata la storia, non sono più riuscita a staccarmi dalle pagine. Vedevo arrivare la fine del libro e assieme aumentava la voglia di capire come andasse a finire.
Alla fine ne sono rimasta piacevolmente colpita, nonostante il genere e la storia stessa.
Consiglio agli amanti delle storie horror/thriller/quelle dove c'è una storia un po' cruda e "crudele".
356 reviews10 followers
Read
June 27, 2018
L'horror non mi ha mai attratto particolarmente, proprio come il giallo, ma se devo essere sincera questo libro sembra più psicologico che altro. Non che abbia letto molti libri appartenenti al genere, ma credevo che "horror" stesse per "spaventoso", invece questo libro non mi ha messo paura.
Elia Vettorel inizia a raccontare la sua storia allo psicologo del carcere, dov'è finito dopo aver ucciso una ragazza. Da lì la narrazione si sposta nel passato, durante la sua permanenza in orfanotrofio e più indietro ancora, quando sua madre deve fare i conti con un marito che non ama più e non solo. In generale trovo tutto un po' trascurato, dal testo a certi dettagli della storia.
Ci sono parecchi refusi e qualche errore di grammatica, alcune volte sembra sia stato scritto col t9. Inoltre ci sono parti dove si passa da un anno all'altro senza avvisare in qualche modo, dandomi così una parvenza di disordine, per così dire. Anche il fatto che Elia "sapesse" del lavoro del padre non è spiegato per nulla. A quanto ho capito nessuno lo sapeva a parte Aurora e i colleghi di lui, non c'erano giornali o documenti che lo testimoniassero e non mi sembra che la madre gliel'abbia mai raccontato, quindi come faceva a saperlo? Questa, secondo me, è una grave lacuna logica della storia. Sono arrivata a pensare che fosse solo un'invenzione della sua mente malata per dare un senso al crimine di sua madre, ma allora perché ci sono parti ambientate decenni prima dal punto di vista di sua madre?
È un libricino non troppo impegnativo, ma devo dire che ci ho messo più del previsto per leggerlo e ora che ho sperimentato l'horror posso confermare che non fa per me. Questo non toglie che possa piacere agli amanti del genere, visto che su amazon ci sono parecchie recensioni a 5 stelle.
Profile Image for Michela (Magicgirl0985_) .
32 reviews4 followers
July 21, 2018
“Veda, signor psicologo, il mondo in realtà non è così vasto come sembra. Possiamo anche sembrare la più piccola formichina tra tutte le altre fottute formiche che brulicano in questa landa sempre più sterile che noi chiamiamo terra, ma nel momento in cui ci si carica di troppi problemi diventiamo grandi, troppo grandi. È così … il mondo stringe.”
Lo psicologo parve non capire, lo deducevo dalla sua espressione, ma non lo disse apertamente.
“E lei si ritiene, ehm, così grande per quel motivo?”
“Oh, non solo.”
“Non solo …?”
*
Elia Vettorel è un uomo che sta scontando una pena in carcere e si trova di fronte ad uno psicologo che vuole scavare nella sua testa.
Elia Vettorel è un bambino che vive nel "carcere per bambini" che si crede un mostro a causa dei suoi capelli rossi e delle sue lentiggini, elementi che vengono ridicolizzati e insultati anche da altri bambini li presenti.
Elia Vettorel è un adolescente che scopre dure verità sulla sua famiglia, dei "lavori" di suo padre e cio' "che ha fatto sua madre".
Elia Vettorel in fondo è solo un bambino che aveva bisogno di più abbracci e più amore.
Un romanzo horror-psicologico che ha catturato subito la mia attenzione. Essendo uno dei miei generi preferiti sono soddisfatta di questa lettura presente di tutti gli elementi caratteristici dove i brividi scorrono pagina dopo pagina.
L'autrice è una piccola promessa della letteratura horror, ho fiducia in lei, ha tutte le carte in regola. Non ha paura di entrare nel lato oscuro dell'essere umano e tirar fuori tutto il peggio, facendoti rabbrividire, riflettere e quasi disgustare. Consiglio questo libro a tutti gli amanti del genere, a chi cerca qualcosa di nuovo; una storia che mischia il presente e il passato del protagonista in modo preciso ed efficace.
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