“Cari Mostri” è il titolo della seconda raccolta di racconti che leggo di Stefano Benni, uno dei miei autori preferiti.
L’ho amato da subito, fin dalla copertina nera e gialla, che raffigura uno scorcio notturno di una città con i suoi abitanti apparentemente normali- ma poi si scorgono le loro ombre -e rimanda da qualcosa di onirico, cupo, a un mondo diverso, “altro”.
Attrae e disturba allo stesso tempo.
E mi son detta: perché no? era da “ la grammatica di Dio” che non tornavo al Beni più breve e ho colto l’occasione della challenge per cimentarmi nuovamente con una raccolta.
25 storie, 25 interpretazioni della parola Mostro.
Cos’è il mostro? Sono andata a cercarmi l’etimologia della parola per comprendere meglio e mi sono entusiasmata e stupita nel constatare come una parola così piccola contenga così tanto! (dal sito “una parola al giorno).
E io che relegavo la parola mostro al solo ambito della paura, dello strano, dell’inspiegabile! Quante possibilità mi sono persa!!!
L’autore mi ha dato una bella lezione, mi ha mostrato in quanti e quali modi si incontrano i mostri sul proprio cammino.
Mostri interiori o esterni a noi.
Mostri dall’aspetto angelico, normalissimo. O creature di cui non si è in grado di parlare (pena la morte).
Mostri con cui ridere, piangere, emozionarsi o da cui scappare a gambe levate (se si fa in tempo).
Mostri “sacri” ( Voodoo Child – Vade Retro- L’uomo dei Quadri- Polpa- vade retro) , mostri umani e terribili (Chi sei?- Compagni di Banco- Sonia e Sara- il mercante- l’ispettore Mitch- la mummia- Hansel@Gretel.com) mostri “magici” ( il gigante- povero Nos- il lampay- hotel del lago- verso casa- san Firmino- la storia della strega Charlotte)
Benni ne dà 25 risposte, 25 declinazioni tutte caratterizzate dalla sua ironia, dal suo amore per il giocare con le parole, per quel sorriso che spunta inaspettato in mezzo alle macerie, allo sfacelo, all’amarezza e che turba e infastidisce ( così è in “Il miracolo”).
Il mostro è straordinario o quotidiano, fantasma, umano, vegetale, animale. Il mostro può persino essere la parola che uccide, che termina la raccolta.
E perché sono Cari questi mostri? Perché sono una parte di noi, quella che ci incanta, atterrisce, che ci fa chiedere una storia, la sera, prima di andare a letto ;quella che ammutolisce con curiosità al “c’era una volta”, quella che non si vede, ma c’è e si nutre di mistero, magia, di ciò che è cupo e non sempre bello (e che, anzi, rifugge il troppo bello e perfetto).
Sono cari perché senza le ombre non ci sarebbe la luce, non si avrebbero le sfumature e gli spessori.
Sono cari perché ci permettono di fare quella catartica, essenziale risata che, alla fine ci salva.
Mi sono davvero divertita!
I miei racconti preferiti sono stati: “La storia della strega Charlotte” per l’uso del linguaggio, “Compagni di banco” per la perfidia, l’ Uomo dei quadri perché strizza l’occhio a Poe e “il miracolo”, perché una risata cristallina e leggera irrita e da fastidio molto più delle lacrime. È la risposta a chi ci vorrebbe a capo chino e genuflesse.
Ma ogni racconto ha il suo perché, è una piccola perla.
Che si legga tutto in una volta o piccole dosi , come ho fatto io, il mio voto è 5 stelle… anche perché per ogni racconto c’è una citazione che può ( a voi la scelta) essere una chiave di lettura e ce n’è una del mio amatissimo patafisico C.Noon (scoperto in Elianto e ritrovato in qua e in là nelle opere di Benni).
Ps. Il primo racconto si intitola: “chi sei?” , l’ultimo “la parola”: non è poetico e bellissimo? Non sono la sintesi e la somma della raccolta?
Non aspettatevi l’orrore di Lovecraft o di Poe, ne restereste delusi.
Ma, chi come me ama il Lupo, si metta comodo e si predisponga a un viaggio di risate, sghignazzi e sospiri.
Buone letture e alla prossima!