Nel 2016, in una Germania flagellata dalla disoccupazione (si parla di circa 10milioni di disoccupati), prosperano le scuole che insegnano ai disoccupati a rientrare nel mondo del lavoro. In accordo con l'Agenzia federale per il lavoro, la Sphericon è una di queste scuole/campus in cui i disoccupati passano volontariamente tre mesi della propria vita ad imparare a redigere un curriculum, rendersi appetibili, tornare ad essere parte di un ingranaggio sociale. Gli allievi sono divisi in squadre (sono presenti alcuni refusi sulla nomenclatura delle squadre) e la loro giornata è freneticamente scandita. Non esiste più il tempo libero, ma solo il tempo, da impiegare, da rendere produttivo, in cui riabituarsi a lavorare.
Il lavoro non è più un mezzo per vivere, ma il fine ultimo, l'unico valore a cui sacrificare tutto, affetti compresi. Il lavoro è onnipresente, indefesso.
I curricula sono redatti sulla base della coerenza biografica, poco importa se siano reali o meno, l'importante è essere sicuri, smart, convincenti, accattivanti.
La scuola non è più un ambito formativo, ma un lager con istruttori agili, pronti e attivi. Altoparlanti che propongono musica motivante, schermi che mostrano repliche su repliche di Job Quest, poi diventato Job Attack, il programma basato sulle esperienze della scuola. I dialoghi sono rapidi, sintetici, qui non si perde tempo!!! E tutto il libro è così.
Le foto degli allievi di successo sono appese in aula, e sono tutti maschi (un caso?). L'unica ribelle invece è una donna (un caso anche questo?).
L'inquietudine che ti lascia questo romanzo è palpabile, la storia mi ha ricordato i meeting di quelle aziende dalle strutture piramidali, in cui tutto è figo, veloce, alto... musica a palla, campanelle che suonano, balli e applausi, scene da fan in delirio. Insomma un vero e proprio incubo molto probabile!
Letto per La Fratellanza della Fantascienza I° ciclo