Le difficoltà di un commissario politico che, incaricato di far luce su lettere anonime di minaccia inviate a personaggi in vista della capitale, si perde nei labirinti di una reticenza inaspettata. E anche se alla fine i conti tornano, rimane una sensazione sgradevole nel commissario
Un giallo all'italiana, scritto negli anni settanta, quando La donna della domenica aveva fatto scuola e si proponeva come modello, quindi giallo di costume, ritratto d'ambiente... ma non certo un poliziottesco (per citare un genere cinematografico allora in voga) carico di azione e violenza.Protagonista il commissario Raciti, sezione politica della questura di Roma, funzionario di basso profilo e uomo d'ordine, quarantenne, pancetta e principio di calvizie, afflitto dall'ulcera. L'incarico è di quelli delicati, da trattare informalmente: qualcuno sta scrivendo lettere anonime e minacciose (di rivelare segreti scomodi) al potentissimo capo di gabinetto della presidenza del consiglio. Le indagini, tra mille reticenze, scoprono ben presto che tre suoi amici sono bersaglio delle medesime missive: un antiquario effeminato dai traffici loschi, un avvocato d'affari tanto spregiudicato quanto donnaiolo, un senatore della repubblica con frequentazioni nell'allora "mondo di mezzo" sposato a una bella donna molto più giovane, cinica e intelligente con tutto quello che ne consegue. Il movente? Forse la vendetta, dato che anni prima i quattro compari, per coprire una loro malefatta, avevano lasciato incolpare e condannare un loro protetto, un avvocato molto ingenuo che, uscito di galera come un novello conte di Montecristo... Mah, sarà così? Raciti viene spesso "guidato", tra verità raccontate a poco a poco, mentre in altri momenti è lui a condurre il gioco... ci scappa anche il primo morto e il terrore si impadronisce dei superstiti...La storia è scritta bene, con garbo e ironia, i personaggi sono ben delineati senza tanti stereotipi o macchiette; peccato che il ritmo sia a tratti insopportabilmente lento, la trama un pò macchinosa per una lettura di Ferragosto leggera, che mi ha quasi annoiato. Il finale invece un minimo mi ha sorpreso e per questo le tre stelle della sufficienza.
Le difficoltà di un commissario politico che, incaricato di far luce su lettere anonime di minaccia invia a personaggi in vista della capitale, si perde nei labirinti di una reticenza inaspettata. E anche se alla fine i conti tornano, rimane una sensazione sgradevole nel commissario