L’età dei genocidi è alle nostre spalle? Se facciamo una ricostruzione storica e comparativa dei casi, sforzandoci di comprendere la violenza genocidaria nelle sue molteplici manifestazioni, ci sono molti segnali che inducono a ritenere che anche il XXI secolo sarà un secolo di pulizie etniche e di genocidi. Non si può non rilevare, infatti, che in molte aree del mondo in cui la saturazione demografica raggiunge livelli d’insostenibilità, la sindrome dell’‘uomo superfluo’ si sia aggravata. A ciò si aggiunge l’aumento della violenza democidaria, di cui il terrorismo internazionale è l’esempio più eclatante.
L'autore è perspicace e fornisce numerosi spunti, peccato che nelle parti sulle cause della violenza umana, specie quella su larga scala, che dovrebbe formare la base dell'intero libro, si rifaccia a meri letterati e teorici da poltrona quali Freud, René Girard e Canetti, come se fossero delle valide autorità sul tema. Sul serio non c'era di meglio? Ciò nonostante il libro, grazie soprattutto alla sua ampia panoramica storica e geografica permette di porsi diverse domande e darsi qualche risposta, tra cui spicca la conclusione che lo sterminio di massa, sia su base etnica che non, per quanto meno frequente di quanto si creda, è comunque una costante della storia umana, e non certo un'invenzione del XX secolo o un'esclusiva della cosiddetta modernità occidentale. Semmai è proprio il nostro secolo ad aver riconosciuto il genocidio come peculiare fatto storico, col tentativo di assegnargli una definizione precisa, tentativo che ha pure prodotto un ampio dibattito terminologico (anche poco fruttuoso e preda di strumentalizzazioni, come riconosce lo stesso autore, visto che da un certo punto in poi tutto rischia di diventare genocidio). Ma se lungo la Storia il genocidio è stato spesso visto come evento normale delle vicende tra i popoli, se non oggetto di rimozione collettiva, la novità del nostro secolo è proprio il tentativo di farci i conti e magari trovarci dei rimedî. Forse è proprio la questione della tendenza alla rimozione che meriterebbe una maggiore illuminazione, non solo per i tentativi politici di negare o, al contrario, elevare a religione civile la memoria di determinate istanze storiche di genocidio (ad es. tutta la questione legata al "riconoscimento" del genocidio armeno, ma anche le leggi che puniscono il "negazionismo dell'olocausto"), ma per la curiosa tendenza, ancora troppo poco indagata, che hanno molte forme di sterminio di svolgersi al di fuori della consapevolezza dei contemporanei (o perché parzialmente occultate o perché palesi ma vissute come atti di giusta rappresaglia, o di autodifesa della collettività), e di venir riconosciute come tali solo alla fine della tempesta, dall'esterno, magari a decennî di distanza, con conseguenti e discutibili riti di espiazione collettiva. Sul futuro del genocidio l'autore si dichiara poco ottimista, e nell'ultimo capitolo, dove espone i tentativi dell'età contemporanea di contrastarlo, mostra tutti i limiti che questi tentativi hanno incontrato e incontrano, principalmente per l'atteggiamento ambiguo delle più grandi potenze (Stati Uniti, Cina o Russia), ovviamente interessate a non legarsi troppo le mani nella possibilità di intervenire, militarmente e non, in giro per il globo. Sulla prevenzione e la punizione del genocidio a livello più circoscritto, l'autore riporta alcuni punti problematici, in particolar modo su come gestire a livello giuridico i colpevoli, una volta individuati, ma purtroppo spende troppe poche parole sul proliferare di leggi, specie nei decennî più recenti, che vorrebbero fermare a monte le derive persecutorie con punizioni preventive, come quelle contro i "discorsi d'odio", che vanno a ledere proprio quei diritti che dovrebbero essere i più basilari in una società non autoritaria, come quello di espressione. Nonostante lo scarso ottimismo dell'autore, che giustamente mette in luce come spesso il genocidio sia innescato non tanto da idee quanto da situazioni molto concrete, come la saturazione demografica, cosa quest'ultima che effettivamente non lascia ben presagire per il futuro, ci si può comunque concedere un po' di speranza pensando che è nei secoli più recenti che si è arrivati a dibattere cos'è un genocidio, come funziona e soprattutto come prevenirlo, rispetto ai secoli passati, in cui sterminare o schiavizzare i perdenti della Storia era la norma.
Questo libro è molto interessante dal punto di vista storico perché ci rappresenta come si sviluppava il genocidio mondiale. L’autore si approfondisce in ogni teoria in un modo abbastanza disinvolto ma allo stesso tempo eccitante