In the middle of the Mongol steppe, punished by the extreme winter, inspector Oyun observes a pile of corpses of difficult interpretation: a rider and his horse lay crushed under the weight of a yak that looks as if it fell from the sky. Her boss, Yeruldelgger, is equally intrigued by the sight of a body on the pass of the Otgonteger mountain range. A series of discoveries push him to a clandestine investigation that will create tension within his team, reopen closed wounds with his daughter Saraa, and will prompt the intervention of the shaolin masters of the Seventh Monastery, where he grew up.
Nachdem meine Begeisterung beim ersten Band der Yeruldelgger-Reiheso groß war, ist sie nun beim zweiten Band doch etwas abgekühlt. Möglicherweise ist es ja auch das Mittelbandsyndrom und verbessert sich wieder im dritten Band.
Die Geschichte war zwar wieder sehr spannend, aber es gab halt einige Punkte, die mir nicht so gefielen:
Der Plot spielte in 3 verschiedenen Ländern, was irgendwie merkwürdig war. Wir haben riesengroße Anteile an Geheimdienstaktivitäten, so dass es schon fast ein Spionageroman ist. Ich mag keine Spionageromane. Es gibt enorm viel Personal, so dass ich immer wieder ein paar Probleme hatte, die Charaktere auseinanderzuhalten. Hat es wirklich eine Schwulenkomponente gebraucht und wenn ja, musste die so vollkommen daneben sein? Die spirituellen Elemente waren schon bald übernatürlicher Natur und haben daher nicht zum Genre gepasst.
Trotz meines Gemeckeres habe ich das Buch gern gelesen, auch wenn Manook das im ersten Band schon mal deutlich besser gemacht hat.
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After my enthusiasm for the first volume of the Yeruldelgger series was so great, it has now cooled down a little with the second volume. Maybe it's the middle-volume syndrome and will improve again in the third volume.
The story was very exciting again, but there were a few points that I didn't really like:
The plot took place in 3 different countries, which was kind of strange. We have a huge amount of secret service activities, so it's almost a spy novel. I don't like spy novels. There's an enormous amount of personnel, so I kept having a few problems telling the characters apart. Did it really need a gay component and if so, did it have to be so completely out of place? The spiritual elements were almost supernatural in nature and therefore didn't fit the genre.
Despite my grumbles, I enjoyed reading the book, even though Manook did a much better job in the first volume.
Mi è piaciuto molto meno del primo libro, proprio a causa dei motivi (troppa violenza, intrighi politici ecc) che non mi avevano convinto alla fine della lettura. Leggerò sicuramente il terzo, perché nell’ultimo centinaio di pagine di questo volume la faccenda si è fatta interessante. Ps: Oyun si comporta in modo strano, non mi è piaciuta per niente.
Libro letto per la All-Over-The-World BookChallenge ✈️, paese: Mongolia 🇲🇳
terrificante, pasticciato, inverosimile, inutilmente contorto. in questa seconda puntata mancano completamente gli elementi che avevano reso la prima parte un giallo godibile e particolare nella sua ambientazione e resta solo una storiaccia noiosa, prolissa e totalmente non credibile. peccato.
La primera parte me gustó más (sin entusiasmarme). Aquí todo es más confuso y embarullado y aunque lo intento , no logro conectar con este autor y su peculiar microcosmos noir ambientado en tierras Mongolas .
Ermittlerin Oyun wird zu einem Leichenfund in der Steppe gerufen. Bei der Kälte lassen sich die verschiedenen gefrorenen Kadaver kaum trennen. So ist Oyun für die Hilfe des Soldaten Gourian dankbar, der einen Vorschlag hat, wie man die Leichen auftauen kann. Yeruldelgger versucht inzwischen herauszufinden, wieso seine gute Bekannte Colette ermordet wurde und ihr Ziehsohn verschwand. Womit er nicht rechnet, er selbst gerät in Verdacht, Colette umgebracht zu haben. Um die Wahrheit zu finden, muss Yeruldelgger sich den Behörden entziehen. Doch wo soll er ansetzen? Eine Spur führt ins weit entfernte Frankreich.
Wieder entführt uns der Roman in die Mongolei, die hier den Meisten weitgehend unbekannt sein dürfte. Im eisiger Kälte ermitteln Oyun und Yeruldelgger in Fällen, bei denen unklar ist, ob zwischen ihnen ein Zusammenhang besteht. Zu viele sehr unterschiedliche Beteiligte tauchen auf, die doch eigentlich nichts miteinander zu tun haben können. Doch nach und nach ergibt sich ein Muster, dem die Ermittler nachgehen. Dass Yeruldelgger und Oyun auf ihren unterschiedlichen Wegen immer wieder in brenzlige Situationen kommen, verwundert nicht. Zu hartnäckig und unbestechlich sind die beiden. Sind sie möglicherweise sogar in Gefahr, den Tätern immer ähnlicher zu werden?
Auch in dem zweiten Band um den Inspector Yeruldelgger besticht der Autor mit seinen Beschreibungen der kargen Landschaft, des unwirtlichen Wetters und den urigen sympathischen Charakteren der handelnden Personen. Mehr als einmal taucht man ein in Kälte, eisigen Winden und trostlosen postkommunistischen Städten. Allerdings erscheint die Konstruktion des Falles etwas zu verschachtelt, die beteiligten Personen zu zahlreich. Dennoch blitzt immer wieder der Charme auf, der im ersten Teil der Reihe beinahe durchgängig zu bestaunen war. Der Roman fesselt meist ungemein und weckt Interesse an der fernen Mongolei, wo doch so andere Sitten herrschen und die gerade deshalb fasziniert. Yeruldelgger ist ein besonderer Charakter, dem man wünscht, ihm möge ein besseres Leben vergönnt sein. Vielleicht erreicht er das im dritten Band, der im Original bereits erschienen ist.
Le cose non sono mai quelle che sono realmente se le guardi da troppo vicino, sorellina. La steppa è immensa, ma il tuo sguardo deve avvolgerla e percorrerla dall’alto come il vento. Come la vita.
Saggezza mongola...
Cosa mi rimane di questo romanzo? Sicuramente mi porto dietro la bellezza e l’efficacia delle descrizioni: le distese sconfinate di neve ghiacciata, la sensazione infinita di gelo dettata dalle condizioni climatiche invernali, la morsa glaciale dello dzüüd con temperature che al calare di un sole gelido, che gela anche il cielo, si abbassano fino a 40° sotto zero, con il vento che infila i granelli di ghiaccio, graffianti come pezzi di vetro, nella gola e negli occhi. Mi porto dietro anche la descrizione delle yurte, le tipiche abitazioni mongole, il loro calore e la loro accoglienza, la disposizione degli arredi che segue le regole di una tradizione millenaria, i riti d’ingresso da eseguire in segno di rispetto... meraviglioso! Mi porto negli occhi l’immagine di un lupo, animale fiero, leale, forte e coraggioso, ai miei occhi dolcissimo e protettivo; un capo branco mongolo discendente del leggendario Borte Chino, il Lupo Blu, che da quattro anni ulula nelle montagne un canto celeste che la madre lupa ha imparato dal vento e che fa piangere i suoi fratelli di branco. L’ululato del branco mette i brividi, paralizza, ma questo lamento è come un linguaggio cantato, diventato il canto lungo dei mongoli.
Vorrei dimenticare la violenza umana di cui è intriso il romanzo, il comportamento insano e stupido di alcuni protagonisti che mi hanno deluso rispetto al primo capitolo della serie, dove invece li ho adorati. Cosa non ho sopportato: il triangolo Mongolia/Russia/Cina che coinvolge e sconvolge intere popolazioni anche al di fuori di questo territorio, la cui connivenza porta alla tratta dei bambini per farne dei piccoli fuorilegge da sfruttare, porta alle stragi, al contrabbando, ai giochi politici di potere con i loro traffici illeciti, i loro capitali e i loro corpi di servizi segreti/speciali, militari e non. È vero, tutto questo non mi è piaciuto, ma... Sono tempi selvaggi, caro Yeruldelgger...
#iorestoacasaeleggo
📖 GRI - Parola del mese (mag/20): selvaggio 🌏 Asia: Mongolia 🇲🇳
Una natura dura, nell'inverno della steppa mongola con -30°, corpi che vengono ritrovati in situazioni strane e indagini apparentemente scollegate tra loro, compresa quella per la morte di Colette, una prostituta - per cui si tenta di incastrare proprio Yeruldegger - con relativa sparizione del figlio della donna. Un'indagine che questa volta porta addirittura in Francia e ci fa fare la conoscenza di Zarza, un ex agente segreto di origini georgiane, ora assegnato alla polizia ferroviaria, che fa scoprire un traffico in entrambi i sensi tra Francia e Mongolia e che sembra l'alter ego francese di Yeruldegger. L'indagine si sposta di nuovo in Mongolia, al confine con Cina e Russia, in città radioattive per la manipolazione di uranio e in lande desolate che sono terra di nessuno. Con usanze mongole e piatti tradizionali in primo piano. Perché, se la vita è durissima, bisogna cercare di godersela finché è possibile.
4.5 stars! Really good story, writting style and atmosphere but the change of POV and lack of chronological order of the last chapters confused the hell out of me. It made the end harder to understand than necessary and took a little bit away from the big reveal. Can't wait to read the next book though!
"Beh ma finisce così? Con un finale così del cazzo?" Sono state le esatte parole che ho pronunciato terminando il secondo volume di Yeruldelgger. Il libro termina con quello che può essere un cliffhanger, ma ragazzi... anche no. Non leggerò subito il terzo volume, quindi resterò nel buio fino a quando non mi arriverà il 3? Uffaaaaaa. Questo Tempi Selvaggi mi è piaciuto sì, ma un po' meno rispetto al primo... sarà che la trama si è intrecciata parecchio, sarà che sono incapace di ricordare i nomi, sarà che alcune cose sono un po' paradossali, ma il secondo volume è stato meno cinematografico del primo. Ad esempio mi sarebbe piaciuto qualche descrizione fisica in più dei personaggi, dei quali ancora non sono riuscita a farmi un'immagine (a parte Erdenbat) chiara nella testa, ed alcuni di essi sono stati toccati e descritti solo marginalmente mentre avrei preferito saperne MOLTO di più (specialmente su Batgirl). E poi Oyun che prende e parte così all'improvviso... mah, non so.
Este libro lo empecé en el instituto, pero en su momento se me hizo bastante complejo, sobre todo por la cantidad de nombres y los constantes cambios de escenario. Esta vez decidí retomarlo (con una nota para no perderme entre los nombres jajaja) y ha sido un acierto total.
Me encontré con un thriller distinto, muy bien construido, donde cada escena está pensada al detalle y se entrelaza perfectamente con las demás. La ambientación es impresionante, te transporta por completo a Mongolia, a su cultura y sus paisajes blancos, creando una atmósfera muy envolvente.
Al principio puede resultar un poco denso y exige atención constante, pero una vez que te acostumbras al estilo, la experiencia merece totalmente la pena.
Sempre eccitante seguire le avventure del commissario Yeruldelgger, anche se questo secondo libro non è certamente all'altezza del primo - se non per un cliffhanger finale molto interessante. La struttura narrativa è molto simile al primo, ed i risvolti narrativi molto simili - se non quasi analoghi. Una solta di rilettura del primo libro ma con una trama differente. Mi ha particolarmente frustrato uno stratagemma narrativo già usato in Tempi Selvaggi- dove il protagonista scompare per motivi X per poi riapparire nel momento del bisogno. Un cambio ben gradito è stata la narrazione in parallelo, che mi ha permesso di seguire la storia attraverso occhi differenti. Forse mi è piaciuta più quella parte che quella ambientata in Mongolia. Nonostante tutto - se amate la saga - vi consiglio di proseguire con questo secondo capitolo, seppur molto lontano a livello qualitativo dal primo.
Scale quá lớn làm câu chuyện được kể qua lời của 1 tỷ nhân vật, khó follow. Điểm cộng là mang đến cho mình một cái nhìn về đất nước Mông Cổ, dù mỗi lần đọc xong lại phải sợt google xem có chính xác không =)
Ένα υπέροχο ταξίδι και όχι απλά ένα νουάρ μυθιστόρημα,ήταν η δεύτερη περιπέτεια του επιθεωρητή Γερουλντελγγέρ.Ένας γεωπολιτικός κυκεώνας κόντρα στην παράδοση των νομάδων των στεπών,πολιτική και κατασκοπεία,λαθρεμπόριο και εμπόριο παιδιών,φόνοι που εξυπηρετούν τον απώτερο στόχο,όλα αυτά και άλλα πολλά ήταν πολύ όμορφα μπλεγμένα στους Άγριους καιρούς,όπου και το αστυνομικό στοιχείο με τη διαλεύκανση της δολοφονίας της Κολέτ,παρόλο που κάποιες στιγμές φαίνεται να μπαίνει σε δεύτερη μοίρα,αποδόθηκε άρτια.Χρειάστηκε να γκουγκλάρω άπειρες φορές τοποθεσίες,γεγονότα,πολιτικές καταστάσεις-μιας και τα ονόματα των πολιτικών που αναφέρονται είναι απολύτως υπαρκτά-και κατέληξα στο γεγονός ότι με μεγάλη μαεστρία ο Manook έμπλεξε την πραγματικότητα με την "φαντασία",δίνοντας στους αναγνώστες του ένα πάρα πολύ ωραίο βιβλίο.Αυτό που ίσως φανεί αρνητικό στους λάτρεις των "ξεκάθαρων"δομών σε ένα βιβλίο,αλλά αυτό που στην ουσία μάγεψε εμένα και κέρδισε τα 5*,είναι το γεγονός πως ταξιδεύεις στις σελίδες του,χωρίς καθοδήγηση.Εκεί που ερευνάς το φόνο,έρχονται οι λύκοι,έρχονται τα όνειρα,έρχονται οι πολιτικοί,έρχονται τα φαγητά και οι παραδόσεις των νομάδων,έρχονται οι έρωτες κλπ.Μου άρεσε πολύ αυτό το συνονθύλευμα,όμως συστήνω να διαβαστεί αμέσως μετά το πρώτο,για καλύτερη αφομοίωση της ιστορίας.
Il pro di questo romanzo è l'ambientazione: da un po' accarezzo l'idea di andare in Mongolia e le descrizioni delle distese immense e delle immense contraddizioni del paese mi sono sicuramente piaciute. L'intreccio è la parte (non trascurabile!) che invece non mi ha convinta: un guazzabuglio di eventi, personaggi che scorrazzano senza motivo apparente, un protagonista, Yeruldelgger, che sembra un carroarmato senza nessuno ai comandi...
Good story but too confused in its development. Too many ellipses dot a plot sometimes on the verge being "too much" for its own good. The main protagonists have also lost the depth they had in the first volume to become action B-movies characters. Not bad book, but after the promise of "Yeruldelgger", a letdown of a kind.
Überlebenskampf in der mongolischen Steppe Zum zweiten Mal entführt Ian Manook Leserinnen und Leser mit „Der Mongole. Kälter als der Tod“ mitten hinein in die unwirtliche, winterliche Steppe der Mongolei. Erschienen ist dieser 560-seitige Kriminalroman im Januar 2020 bei blanvalet. Es herrscht ein harter Winter in der Steppe der Mongolei, als Kommissarin Oyun zu einem außergewöhnlichen Leichenfundort gerufen wird: Unter einem eingefrorenen Yak-Kadaver wird der Leichnam eines unbekannten Mannes gefunden. Doch soll dieses nicht der einzige Leichenfund bleiben. Auch ihr Kollege Yeruldelgger wird mit mehreren Leichenfunden konfrontiert und gerät schließlich selbst unter Mordverdacht. Als er dann noch auf das Verschwinden von Kindern aufmerksam wird, ermittelt er auf eigene Faust und verfolgt eine Spur, die über Russland bis hin ins französische Le Havre führt. Fast zu spät stellt er fest, dass er sich in ein Wespennest gesetzt hat aus politischer Korruption und privaten Intrigen. Um es vorweg zu sagen: Es braucht einiges an Konzentration und wahrscheinlich Vorwissen, um dem Romangeschehen problemlos folgen zu können. Die Zahl der Charaktere ist groß, immer wieder wird auf Ereignisse aus dem ersten Band Bezug genommen, die uns eher fremden Namen tragen ihr Übriges dazu bei, um für Verwirrung zu sorgen. Die Handlung an sich ist sehr komplex, es geht um Menschenhandel und Korruption, private Rachlust und politische Intrigen, und durchzogen von abrupten Szenenwechseln. Dieses ist definitiv kein Kriminalroman, den man einfach mal so nebenbei liest. Lässt man sich allerdings auf das Buch ein, bereitet es einige fesselnde Lesestunden. Anfangs scheint es zwischen den einzelnen Fällen keinen Zusammenhang zu geben, doch kristallisiert sich nach und nach ein Schema heraus, wenn die einzelnen Ermittelnden ihre „Ergebnisse“ miteinander abgleichen. Am Ende ergibt sich, nach einem fulminanten Showdown mitten in der eisigen mongolischen Steppe, ein in sich geschlossener Fall. Beginnt der Roman zwar spannend, aber dennoch mit teils makabrem Humor, gewinnt nach und nach die Brutalität die Oberhand. Als Leser/in sollte man diesbezüglich nicht allzu zart besaitet sein. Teils rührt die Brutalität aus der Natur, teils aus dem Handeln der Menschen. Doch auch Einblicke in das Leben und die Traditionen der mongolischen Nomaden sorgen das eine oder andere Mal für eine Gänsehaut. Bestechen kann dieser Roman zweifelslos durch seine Einblicke in ein Land, das den meisten Leser/innen eher unbekannt sein dürfte. Mit imposanten, eindrucksvollen Bildern versetzt der Autor seine Leserschaft mitten hinein in den mongolischen Winter – mit Schneestürmen, Eiseskälte, wilden und domestizierten Tieren, uns fremden (religiösen) Traditionen und Lebensweisen. Die Probleme, mit denen dieser Staat auf dem Weg zu einer modernen Gesellschaft zu kämpfen hat, werden nicht verhehlt. So stoßen immer wieder Althergebrachtes und westliche Haltungen aufeinander, und ebenfalls die kommunistische Herrschaft der Sowjetunion wirft noch immer ihre Schatten auf das asiatische Land. Besonders eindrücklich wird dieses durch eine Reise in die Stadt Mardai, in der einst Uran gefördert wurde, oder nach Kransokamensk in Sibirien, ebenfalls berühmt für seinen Uranabbau und sein Straflager. Insgesamt präsentiert Ian Manook mit „Der Mongole. Kälter als der Tod“ einen teils vielleicht zu verwickelten Kriminalroman, der jedoch eindeutig durch sein ungewöhnliches, neugierig auf die Mongolei machendes Setting und seine intensiven Eindrücke punkten kann. Mich jedenfalls hat diese Lektüre alles in allem angesprochen, und mit dreieinhalb von fünf Lesepunkten empfehle ich sie gern weiter. Bei Gelegenheit werde ich auf jeden Fall zum ersten Band dieser Reihe greifen.
Winter in der Mongolei. Eisige Winde, meterhohe Schneewehen, Temperaturen unter minus 20 Grad. Herausforderungen, mit denen Yeruldelgger und sein Team, die Polizisten aus der mongolischen Hauptstadt Ulaanbaatar, in ihrem neuesten Fall zu kämpfen haben, der wesentlich komplexer ist, als es auf den ersten Blick scheint.
Einmal mehr lässt Ian Manook (hinter diesem Pseudonym verbirgt sich der französische Journalist Patrick Manoukian) seine Leser am privaten und beruflichen Leben dieser Truppe teilhaben. Und ganz nebenbei vermittelt er sowohl Einblicke in die mongolische Kultur als auch in die Probleme, mit denen dieses Land, nicht zuletzt wegen seiner geografischen Lage zwischen China und Russland, zu kämpfen hat. Ein Land zwischen Tradition und Moderne, in dem die schamanische Vergangenheit allmählich von westlichen Einflüssen überlagert wird. Die Jungen begrüßen es, die Alten sehen es mit Wehmut. Ein Land mit vielen Wunden, unglaublich reich an Bodenschätzen, in dem Städte für 50.000 Menschen wegen eines Uran-Vorkommens aus dem Boden gestampft werden. Orte, die verfallen, wenn die Minen erschöpft sind. Schamlos ausgebeutet, nicht nur von ausländischen Geschäftemachern sondern auch von den Einheimischen, die ihr Stück vom Kuchen abhaben wollen.
Fast alle bekannten Gesichter des ersten Bandes sind wieder mit an Bord: Kommissar Yeruldelgger, Solongo, die Gerichtsmedizinerin, Oyun und Billy, die Assistenten sowie Gantulga, der ehemalige Straßenjunge, dessen spurloses Verschwinden das Team in Atem hält. Eine interessante Ergänzung ist der Armenier Zarzavadjian, genannt „Zarza“, ein Kommissar oder Bahnpolizist oder doch Geheimagent in Le Havre, quasi ein Yeruldelgger 2.0 und natürlich jede Menge korrupte Gestalten, oft verborgen unter dem Mantel der Rechtschaffenheit sowie ein Oberschurke, den der Leser bereits aus dem ersten Band kennt.
Die Story ist spannend, aber komplex, es geht um Menschenhandel und Korruption, um Rache, sehr verschachtelt durch zahllose Handlungsorte, die von der Hauptstadt über postsowjetische Geisterstädte bis ins französische Le Havre führen. Die Landschaftsbeschreibungen sind wie immer intensiv, aber im Gegensatz zu dem Vorgänger nehmen diesmal leider testosterongesättigte Action und Gewaltszenen wesentlich mehr Raum ein als die Schilderung schamanischer Riten und mongolischer Traditionen. Schade, denn gerade dieses Alleinstellungsmerkmal hatte mich bei dem ersten Band der Reihe begeistert.
Natürlich ist es kein Muss, aber zum besseren Verständnis sollte man „Der Mongole“ gelesen haben, weil doch immer wieder auf die dortige Handlung Bezug genommen wird.
Komisař Jerúldelger se vrací a tento zvláštní detektiv vychovaný šaolinskými mnichy, který je ochotný bránit pro mnohé nepochopitelné morální zásady do roztrhání těla, se vrací v ještě lepší formě než v knize. Ne snad fyzicky, ale rozhodně příběhově, bez zbytečných odboček a těžko uvěřitelných situací.
Jerúldelger nemá život snadný tak jako tak, ale aby náhodou neměl ani chvíli klidu, začnou z nebe padat mrtvoly lidí a zvířat…a zase mizet… Do toho přichází obvinění z vraždy bývalé spolupracovnice, prostitutky Colette a i malý Gantulga zmizel a nikdo neví kam… Jerúldelger musí tohle všechno vysvětlit… pokud chce očistit své jméno. Musí samozřejmě zjistit i to, jestli všechny tyto události mezi sebou souvisí a pokud ano, kdo za nimi stojí… A jak nebezpečný může být jemu samotnému. O co v této hře jde? Kdo proti němu vlastně stojí? Další důležitou linií knihy se tak stává politika a její zneužívání, mocenské boje, korupce i snaha Mongolska jako takového vyrovnat se s dědictvím své komunistické historie. Příběh sám o sobě je velmi dobrý a čtenáře si podmaní, ale obrovskou roli v onom podmanění si hraje velkou roli i prostředí, v kterém se všechno odehrává. A přestože tentokrát hlavní hrdina odjíždí i do Ruska, do Číny a zavítá i do Francie, hlavním hrdinou – kromě Jerúldelgera – zůstává Mongolsko. Tentokrát Mongolsko zimní, mrazivé, kdy stepi jsou zapadané sněhem a jejich obyvatelé bojují o přežití nejen se systémem, který chvílemi hrozí tím, že je semele, ale především s přírodou a neustále se tak cítí v sevření mezi moderní dobou a tím, co jim radí zvyky předků. Na závěr bych ještě velmi ráda zmínila skvělý překlad Jovanky Šotolové, který nikde nedrhne a nenutí čtenáře ptát se, jakpak se asi chtěl autor vyjádřit v originále. Díky za to, protože i s takovými překlady se čtenář stále setkává.
Me la sono cercata. Il primo non mi era piaciuto molto ma questo ho fatto fatica a finirlo. Solite cose: Super Yeruldelgger alla riscossa (tra le altre cose c'era proprio bisogno che sapesse anche col suo sesto senso che non c'era da fidarsi di Gourian? Ovvio che no ma l'ego spropositato del commissario è probabilmente uscito dal libro e ha costretto Ian Manook a scriverlo), Gantulga e Solongo un po' più in secondo piano, Oyun riconfermata vera eroina del romanzo (fa degli errori, soffre, si impegna per rimediare, rischia di morire congelata, è tosta senza essere sfacciatamente superiore per natura come qualcun altro...), introduzione di un nuovo personaggio, Zarza, apprezzabile e fortunatamente sprovvisto dell'aura di spocchia del commissario.
Ho trovato la trama un po' confusionaria, ma potrebbe essere colpa mia che ho continuato a leggere solo per finire il libro.
Ho trovato un po' più interessante i differenti punti di vista di Yeruldelgger, Oyun e Zarza sulla situazione della Mongolia.
N.B. -Yeruldelgger provvidenzialmente salvato da un branco di lupi mistici NO NO E POI NO, NON LO ACCETTO -Yeruldelgger provvidenzialmente salvato dalla SETTICEMIA DI UNA FERITA DI ERDENBAT A CAUSA DEL MORSO DI UN CANE MA COSA STO LEGGENDOOOO veramente ignominioso -Yeruldelgger rimane in coma per 111 giorni e scopre che in questo lasso di tempo se ne sono andati tutti: Saraa è in America col suo boy, Oyun e Gantulga sono a Parigi, l'ex moglie è morta, è rimasta solo Solongo ma lo vedete che evidentemente sta antipatico a tutti, un attimo che era incosciente hanno fatto tutti le valigie
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Après avoir découvert avec passion le premier polar consacré à “Yeruldelgger”, j'étais impatiente de me plonger dans la suite des aventures de ce flic mongol aux talents hors du commun. Le deuxième opus de Yeruldelgger démarre sur les chapeaux de roues. Quand des yacks tombent du ciel, on ne peut être qu'accroché immédiatement. De la Mongolie en passant par la Russie, ce roman va même faire escale au Havre de manière surprenante, brouillant les pistes jusqu'à la toute fin du livre. Lire un tel récit, ce n'est pas seulement plonger dans un roman noir et violent. C'est rencontrer des personnages vraiment atypiques et également une invitation à un voyage extraordinaire au plus profond de la Mongolie. En guise de conclusion, “Les temps sauvsages mélange à la fois le plaisir d'un bon polar avec la curiosité aux nombreuses références croustillantes sur la Mongolie et à son ancien grand frère la Russie. Une belle réussite à ne pas manquer, souvent un peu trop complexe à suivre (surtout en France) … mais à lire assurément après “Yeruldelgger”. En bref, c'est une lecture détente parfaite pour les soirées d'hiver, sous un plaid et avec une tasse de thé (même sans beurre rance ! ;-P)
Un noir che non definirei propriamente giallo. Ma che senza dubbio definirei colto. I dialoghi, i pensieri dei personaggi per come li immagina l'autore, sono pensieri di uomini e donne che hanno vissuto e incontrato molta spiritualità, molto pensiero nel loro cammino, nonostante la vita apparentemente arida che conducono al momento in cui si svolge la vicenda.
La storia in sé non è complessa, non ha chissà quali strani enigmi da risolvere, ma ti sa sorprendere nell'umanità dei personaggi, nella complessità delle ragioni che li muovono. In un mondo - la Mongolia contemporanea - che si fatica a delineare nella mente. Pagine e pagine dove il momento temporale in cui si svolge la vicenda è secondario, te ne scordi. Ti senti in un certo passato, e poi a un tratto un personaggio usa uno smartphone, un gps, e improvvisamente riemergi dalla mezzo della steppa e ti chiedi se Yeruldegger può esistere davvero, oggi, mentre stai leggendo. La risposta - positiva - è disorientante e per quanto mi riguarda un aspetto intrigante del libro.
Πρώτη μου γνωριμία με τη Μογγολία. Γάλλος ο συγγραφέας, αλλά ταξίδεψε, γνώρισε και λάτρεψε τη Μογγολία. Και μας τη συστήνει μέσα από αστυνομικά μυθιστορήματα. Αυτό είναι το δεύτερο που έγραψε, το πρώτο που διάβασα εγώ. Μογγολία. Μία χώρα που προσπαθεί να σταθεί στα πόδια της. Να ξεπεράσει την προσκόλληση στη Σοβιετική Ένωση και την τότε νοοτροπία. Δεν είναι εύκολο. Οι παλιοί ακόμα αντιστέκονται. Ακόμα νομίζουν πως έχουν το πάνω χέρι. Ακόμα ακολουθούν τους παλιούς, απάνθρωπους τρόπους πλουτισμού. Ένας Μογγόλος αστυνομικός και ένας Γάλλος αρμενικής καταγωγής, με σύστημα και φυσικές δυνάμεις και αντοχές θα ξεσκεπάσουν βρώμικα κυκλώματα, στα οποία μπλέκονται πολιτικοί και στρατιωτικοί. Διαβάζοντάς το έμαθα πολλά γι' αυτήν τη μακρινή χώρα. Μου άρεσε πολύ η γραφή, εκτίμησα την πολύ καλή μετάφραση και τα σχόλια. Θα πάρω και το πρώτο του συγγραφέα, περιμένοντας να μεταφραστεί στα ελληνικά το τρίτο του. Ιάν Μανούκ "Οι άγριοι καιροί" Εκδόσεις Στερέωμα. Πολύ καλό χαρτί, εξαιρετική εκτύπωση, εξαιρετική βιβλιοδεσία με κλωστή και κόλλα.
Obviously a completely different story to the first in the series, quite a complicated one with a number of twists and turns. It brought me back to the pace of the first book, SLOW to start, you never think you'll make it through. But if you have the patience you're rewarded with some great character development and a plot that continues to thicken. This story almost covered too many countries and too many characters for it to be as engaging as the first. Manook tries to keep all the characters from the first book and include them in this one, which fails to work effectively e.g. his daughter and the young boy from previous book could almost not have been included.... Will definitely read the third in the series but hope it is a more coherent story which builds on fewer characters.
Yerulgeldder est un mongol têtu. Rien ne peut l'arrêter quand il a une idée en tête et quand il s'agit de vengeance encore moins. Erdenbat toujours vivant continue ses malversations et par soif de pouvoir se met à decouvert. Ce sera un combat à mort entre les deux hommes, compliqué par la corruption d'une partie de l'armée et la mégalomanie du chef de la sécurité intérieure de Mongolie, nous emmenant jusqu'au Havre à force de trafics, nous permettant de rencontrer Zarza un génial barbouze, retrouvant Oyun et sa fierté, Gantulga et sa force et toujours la bienveillance de Solongo. Même si ce deuxième volume m'a moins transportée que le précédent, je retrouverai avec plaisir tous les protagonistes dans le dernier opus de la trilogie.
Seconda avventura di Yeruldegger, che non regge il confronto con il primo volume della trilogia. Tutto si fa più complicato con l'introduzione di una nuova ambientazione (la Francia), un nuovo poliziotto (l'alter ego francese del poliziotto più manesco della Mongolia) abbinato a un giornalista (che si chiama Soulniz come il protagonista di un altro romanzo di Manook, Heimaey) e troppi agenti dei servizi segreti, degli affari interni, dell'esercito e altro ancora. Tutto questo distoglie l'attenzione dalla trama principale, dall'ambientazione mongola che ha reso così affascinante il primo romanzo della trilogia, e da Yeruldegger e dai personaggi a cui ci siamo affezionati.
Peccato. Era iniziato bene, poi è scivolato nel banale, nella parodia dei peggiori film polizieschi che ci propinano credendoci completamente rimbambiti. Peccato perchè alcuni nuovi personaggi potevano essere veramente la linfa che rinvigoriva una trama scontata. Peccato, perchè non leggerò altro da questo autore, che pure mi aveva molto interessato con le immagini di un mondo lontano e sconosciuto.
È stato un po più lento del primo ma non mi ha delusa. Sono stata attratta da questi luoghi così lontani e completamente nuovi per me, ho apprezzato moltissimo il primo libro, ho gustato il secondo e non vedo l'ora di leggere il terzo. Solitamente è difficile star dietro a una trilogia, il primo libro è bellissimo e gli altri spesso lasciano un po a desiderare, ma questa trilogia ti fa avere la pretesa di conoscere la fine.
2ème livre de la trilogie qui ne m'a malheureusement pas autant plus que le premier. Yeruldelgger n'y est pas aussi présent, Oyun y est trop agressive et il y a eu beaucoup de personnages et de vas et viens qui m'ont un peu lassés et ennuyé. J'ai ressenti un creux malgré un début et une fin assez palpitants.
Eccessivamente didascalico; le scene d'azione sono allucinanti, non si capisce chi compie quale azione, personaggi che appaiono e scompaiono da nulla. Inoltre, la confusione regna sovrana: ci sono più narratori che yurte nella steppa e tutti, ma proprio tutti, parlano della stessa storia utilizzando sempre le stesse parole.