La lotta armata ha avuto vita così lunga in Italia per due precise ragioni, spesso considerate separatamente da osservatori e studiosi. Capire la sua storia è impossibile senza capire a fondo chi l'ha combattuta, come e con quali fini. Se da un lato il progetto rivoluzionario brigatista ha goduto nei primi anni Settanta di un certo consenso, poi estintosi col mutare delle condizioni del paese, dall'altro lato è sopravvissuto per tanti anni grazie alla "lentezza" dell'azione repressiva dei servizi di sicurezza che, come il libro documenta ampiamente, sin dal 1972 potevano debellare ogni nucleo armato. Finite le Br storiche, oggi ci si chiede: com'è possibile che poche decine di irriducibili mal organizzati, peraltro già noti da tempo ai servizi, abbiano potuto assassinare D'Antona e Biagi, lasciato senza scorta malgrado le minacce risapute? E poi, è solo un "caso" che gli omicidi più eclatanti siano coincisi con momenti delicati della vita economico-politica del paese (per ultimo quello Biagi, piovuto come una bomba sullo scontro governo-sindacato per l'articolo 18)? Se poi si considera che dai tempi di De Lorenzo a oggi i servizi sono stati coinvolti nelle vicende più oscure della nostra storia, fino ai casi di Giuliana Sgrena e Abu Omar, si può capire perché la risposta all'eversione sia materia incandescente, che continua a inquinare il presente.
La parabola della lotta politica armata di sinistra dagli albori, anni '60/'70, ai primi anni 2000, ripercorsa in maniera sintetica ma esaustiva e letta alla luce di una teoria: il terrorismo rosso in Italia e' durato molto piu' a lungo che nel resto d'Europa grazie o a causa, di un sostanziale collateralismo dei Servizi di Sicurezza in ottica sia stabilizzatrice del sistema politico (filo atlantico) sia di affermazione di un potere parallelo a quello costituito democraticamente (Stato nello Stato). La tesi e' un vecchio cavallo di battaglia di Galli, e bisogna ammettere che le pezze d'appoggio, qui e in altri lavori, sono numerose e piuttosto convincenti (e deprimenti).
Se siete alla ricerca di un libro che vi spieghi in dettaglio e in maniera obbiettiva cosa è stato il terrorismo italiano dagli anni '70 al decennio scorso, scappate a gambe levate da questo tomo. Se siete invece appassionati di cospirazionismo, pendete dalle labbra di Giacobbo, avete il poster di Adam Kadmon che veglia sui vostri sogni, beh, questo è quello che cercate: sostanzialmente il terrorismo non è mai esistito in quanto tale, ma solo come braccio armato di un apparato occulto nello stato italiano, il cui compito era ed è quello di evitare che i comunisti potessero e possano andare al potere. E tutto, ma proprio tutto si riconduce a questo: Ustica, Berlusconi, Emanuela Orlandi, Totò Riina, il delitto dell'Olgiata, l'Italicus, D'Alema, Ali Ağca, il sempiterno Mossad, Piazza Fontana, la CIA e il KGB, Moro, Cofferati, Andreotti, Berlinguer. Ovviamente le prove non ci sono, e si tira avanti con sospetti, illazioni, voli pindarici, percorsi tangenziali, salti tra pali e frasche; e i protagonisti sono ridotti o a delle inconsapevoli marionette, o a dei furbi di tre cotte, che a distanza di decenni sono ancora in grado di mantenere segreti segretissimi, da far tremare ai polsi ai più. Vorrei inoltre sottolineare come l'autore di questo fantasy sia pure docente universitario. Annamo bene... propio bene...
Penso che i libri che proprio non mi sono piaciuti li posso contare sulle dita della mani. Su una di esse si stabilirà con sicurezza questo libro. Le due stelle sono per la prima parte, in cui l'autore riesce quanto meno a raccontare la nascita dei primi nuclei brigatisti a Milano. Da quel momento in poi è un susseguirsi di congetture sul ruolo dei Servizi Segreti su ogni passo fatto dalle BR, ma non è questo il vero problema. Portare obbiezioni sino a muovere accuse ad apparati dello Stato mi sta bene, la critica democratica è fatta anche di questo. Ma mi aspetto che chi lo fa porti a sostegno delle prove documentali, mentre l'autore spesso si avventura in azzardate ipotesi rette da sue personali deduzioni, da ragionamenti anche interessanti talvolta ma spesso non supportati da alcun appoggio ducumentale. Qualche intervista giornalistica e dichiarazioni d'aula non bastano minimamente a sostenere il castello di carte che l'autore costruisce per tutto il libro, spesso andando completamente fuori tema tanto che, per fare un esempio, ben tre capitoli non hanno nulla a che fare con "la storia completa della lotta armata" ma sono interamente dedicati a supposte manovre dei Servizi, tanto che se prendiamo i capitoli 17-18-19 e li rimuoviamo dal libro, il racconto fila lo stesso. Sconsigliato, sicuramente sul tema si trova di meglio.
Ad un certo punto lo scontento divenne terrorismo. Il libro ripercorre le premesse e l'innesco della macchina delle BR (e non solo) attraverso un catalogo di eventi marginali, ma che letti insieme formano un'unica storia. Molta profondità di analisi, un po' meno capacità di sintesi, che viene lasciata al lettore.
All' inizio non mi era piaciuto, troppi fatti senza andare a fondo, sembrava quasi ridursi a una mera Treccani degli anni di Piombo, poi il livello si era alzato di approfondimento per poi scadere nel complottismo. Mi aspettavo qualcosa di piu sinceramente.
Un lungo documentario, a tratti illeggibile, pesante, interessante ma lo stile e il modo in cui vengono acclusi brani di documenti reali lo rendono poco fruibile.