En esta colección de relatos concebidos alrededor de 1934, Annemarie Schwarzenbach regresa a los paisajes orientales. Ambientadas en ciudades y excavaciones arqueológicas que la autora frecuentó, estas páginas, pese al exotismo de los escenarios, no presentan un mundo de ensueño, pues como ella misma afirma, «la época de demasiado dura para que uno se atreva a expresarse con ligereza». Europeos que han huido de su patria por motivos políticos o por el deseo de aventura, seres solitarios que en la distancia no pueden sino sentirse aún más extranjeros ante los acontecimientos que devastan el viejo continente, trabajadores enviados por el régimen de la Italia fascista, audaces viajeras que exploran territorios desconocidos: todos ellos personajes que recorren los textos y que conforman, con imágenes precisas, diálogos escuetos y un estilo inconfundible, «casi una novela», según la propia escritora.
This is a collection of short stories that were written around a common theme: people venturing to new lands, mostly the Middle East - being as an adventure, for work, or in exile - and the disillusion and heartbreak that this may bring with it.
As you can see from the star rating, this collection completely threw me.
I don't know what I expected but what I got was one story after another of precise snap shots of life. AS was a photojournalist and in this collection she seems to have pointed the camera at scenes she encountered and stories she heard and then etched the shot in writing rather than on film. It is superb.
The stories in this collection were all written in 1934/35 but because of her opposition to the German politics of the time and her affiliation with authors and artists banned in Germany, no publisher was prepared to take on the task. Not even when AS received the support by Thomas Mann. The collection remained unpublished until decades after AS' untimely death - otherwise, who knows, she could have been celebrated as Switzerland's answer to Hemingway and Fitzgerald.
Si pudiera le daría 6 estrellas. Llevo años buscando mi libro favorito (me gustaría llegar a tener una lista de libros favs, pero no podía encontrar siquiera uno. Pensé q el problema era yo), pero acá llegó este chiquitín y resultó ser gigante y lo voy a releer muchas veces (no suelo releer nunca, pero esta es la excepción jeje). Quiero llevarlo a todos lados conmigo, me gané un compañero de vida❤️✨
Este é um pequeno livro maravilhoso, que de certo irei reler sempre que o meu espírito necessitar de se alhear. É um livro sobre viagens e respectivos acontecimentos, que a autora viveu nos anos 30, no oriente. As descrições são tão bem redigidas que facilmente somos transportados para o deserto, estamos com os beduínos ou num hotel requintado. Fala sobre o ambiente que se vivia na antecipação da guerra, o espírito da Europa e daqueles que podiam viajar para se afastarem da delicada situação. As personagens são destemidas, muito à frente para o seu tempo, um tempo em que de fato as pessoas estimulavam o pensamento, reflectiam e viviam intensamente, pois não sabiam o dia de amanhã. Este é o primeiro livro, dos três da coleção. Sugiro vivamente a sua leitura.
13 racconti scritti durante il viaggio in Persia di Annemarie, tra il 1933 e il '34. Il viaggio dell'esilio, il viaggio di Caino, come diceva lei: lacerata tra due mondi che la stritolavano - quello filonazista della sua famiglia d'origine e quello della famiglia d'elezione, di origini ebraiche, composta dai figli di Thomas Mann, Erika e Klaus - lei sceglie la via della fuga, che la porterà a peregrinare in una terra suggestiva dove si sentirà sola, persa, lontana dagli affetti. Ne nasceranno questi 13 racconti ("piccole storie tristi", come le chiamava lei e come scrisse in una lettera a Klaus) dal tratto estremamente peculiare: più che racconti veri e propri, strutturalmente parlando, sono quasi delle immagini impresse su pellicola, fotografie scattate da Annemarie, volte ad imprimere un particolare momento, un avvenimento, un personaggio incontrato durante il viaggio. Lo stile narrativo è asciutto, essenziale, volutamente non ricercato, quasi le parole fossero un semplice veicolo espressivo e non un vezzo o mezzo di fascinazione. In questi racconti Annemarie si camuffa, si nasconde: è molto difficile estrapolare direttamente qualcosa di autobiografico perché l'"io" è stato annientato (i precedenti esperimenti letterari, considerati troppo autobiografici, erano stati stroncati dalla critica tedesca) - anche se tutto fa parte di lei e del suo vissuto. (solo un racconto, "Terra promessa", è esplicitamente autobiografico - e proprio per questo motivo usa la terza persona e si veste con il nome di Billie). Bello l'utilizzo simbolico del titolo della raccolta: la gabbia dei falconi: il falcone è un uccello predatore, addestrato a catturare la preda ma allo stesso tempo è soggiogato dalla presenza del padrone, imprigionato. Come Annemarie.
(la postfazione di melania mazzucco, depurata dalla forma/ visione romanzata adoperata nella biografia, agevola nell'insieme la comprensione).
Pochi anni prima che il secondo conflitto mondiale deflagrasse, l'austriaca Annemarie Schwarzenbach in compagnia di amici e fratello si muove nel apparentemente assonnato medio oriente (Palestina, Sira, Iraq, ...) in luoghi ancora freschi del dominio ottomano prima che collassasse su se stesso. Il viaggio è l'occasione per allontanarsi dal nazismo alle porte di casa sua e per sedare la voglia di conoscenza di una viaggiatrice senza troppi orpelli. Il quadro che emerge dalla visita dei luoghi e dal contatto con i locali è il diario di chi ha visitato luoghi e persone in un limbo storico senza tempo e in cui la polvere della storia sembra essere richiamata dal torpore di villaggi fuori dal tempo e ancora increduli del cambio ai vertice dai dominatori turchi al protettorato franco-inglese che proseguirà per un'altra decina di anni.