Direi anche 3.5 se potessi.
Libro che trovo eccellente dal punto di vista dell'idea. Utilizzare un oggetto così comune come punto focale è ottimo per creare un senso di pericolo costante.
Altro punto di forza, non rendere il nemico visibile, ma una presenza che entra nella mente e scava alla ricerca dei punti deboli della vittima, delle sue paure e dei suoi segreti, rendendola schiava di se stessa.
Ho trovato che il senso di pericolo si mantenesse sempre, anche se ho fatto fatica a immedesimarmi nell'ambiente. Forse è un problema mio dovuto al fatto che ho faticato a entrare in empatia con i personaggi, gli ho trovati belli e con delle storie interessanti, ma distanti da me.
Insomma, non mi sembrava di star vivendo la storia con loro, ma di starla osservando come lettore e qui per me è stato un peccato.
Non saprei definire esattamente cosa non ha funzionato in questo caso, forse è solo una predisposizione verso il tipo di narrazione.
Sentimenti contrastanti nei confronti del finale, perfettamente sensato, ma che ho apprezzato solo in parte. Penso perché non ho sentito io il pericolo che stavano vivendo i personaggi in quel momento, vedendo solo la "semplicità" dell'azione.
In conclusione, ripeto che trovo la risoluzione perfettamente sensata e il percorso piacevolmente orrorifico, nonostante alcune mie difficoltà nell'immedesimarmi.
Spero che in futuro potrò leggere altro dell'autore.