"In un mondo che è al contempo da crepacuore per l'orrore che presenta e mozzafiato per la bellezza che mostra, è davvero sacrosanta la ragione per andare in cerca di questa grande forza ammaestratrice nota come Nostra Madre. Per volerla trovare e restarle vicino." Così inizia il nuovo libro di Clarissa Pinkola Estés, un viaggio nell'universo femminile più profondo: quello spirituale. Dopo aver stimolato il risveglio della Donna Selvaggia attraverso racconti, fiabe e miti, la psicoanalista junghiana che ha conquistato milioni di lettrici con "Donne che corrono coi lupi" ci guida adesso alla scoperta dell'aspetto più intimo della psiche femminile, quello legato alla spiritualità intesa come forza creativa e feconda. In tutte le religioni e culture ancestrali, infatti, esiste una potenza fertile e prolifica riconosciuta come Grande Madre, nel cui grembo il mondo è stato concepito e a cui tutti apparteniamo. Una Grande Madre, benedicente e compassionevole, che accetta e supera la sfida di affrontare il mondo così com'è, bello e terribile allo stesso tempo.
An American poet, psychoanalyst and post-trauma specialist who was raised in now nearly vanished oral and ethnic traditions. She is a first-generation American who grew up in a rural village, population 600, near the Great Lakes. Of Mexican mestiza and majority Magyar and minority Swabian tribal heritages, she comes from immigrant and refugee families who could not read or write, or who did so haltingly. Much of her writing is influenced by her family people who were farmers, shepherds, hopsmeisters, wheelwrights, weavers, orchardists, tailors, cabinet makers, lacemakers, knitters, and horsemen and horsewomen from the Old Countries.
Da quasi due anni ho in lettura il più famoso 'Donne che corrono coi lupi' e... con dolore. Accade questo: leggo poche pagine, mi fermo (devo), cerco di metabolizzare quel che ho letto. Ci vuole tempo. Nei giorni seguenti mi riscopro un pensiero nuovo, una visione più nitida, una migliore consapevolezza, un ricordo. Lo so, sono parole grosse, ma questa autrice, ora, ha lo stesso significato emotivo che ebbe il 'caro Freud' dei miei vent'anni. Salvo poi pensare di aver sbagliato tempi e letture...o meglio, le letture nei miei diversi tempi di vita. Da ciò l'acquisto di questo 'Storie di donne selvagge': a meno 100 pagine del primo, tàcito la voglia di mollarlo con questo che dal titolo mi sembrava più 'compiuto', con le risposte già pronte, infingarda che sono! E' umano, no? voler evitare la fatica di comprendere se stessi e gli altri, mi dico...anche se così facendo finirò per essere una persona piena di pregiudizi e categorie mentali prestabilite da altri. Sono stata punita: in questo libro non ci sono risposte. Le fiabe non ne hanno mai, anche se così ti fan credere. Questo leggo: di chi racconta, di come racconta, del perchè si debba ascoltare...così come fece la bambina Clarissa nella sua numerosa e variegata famiglia. Vorrei ascoltar molte più fiabe ora che sono 'grande', di quelle che annullano il tempo, di quelle che lo arricchiscono, ma tocca tornar a correre...coi i lupi, immagino ad inseguir momenti.
Una raccolta di testi scritti con un linguaggio magico e poetico. Clarissa ci porta nella sua infanzia a scoprire il potere delle storie raccontate oralmente e della forza che esse hanno nello smuovere i nostri blocchi interiori ed emotivi. Merita!