E' accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo
Sono contenta di aver letto questo libro benchè abbia dei difetti: è un po' troppo didsascalico, ad esempio, e il racconto del protagonista è a volte pedante. Ma l’ambizioso obiettivo di Timm è quello d’individuare il germe originario della teoria sterminatrice sull’igiene della razza all’interno di un ideale egualitario e solidale, segnando così il ritorno dell'autore alla materia che meglio gli riesce, la ricostruzione e rielaborazione della storia tedesca. Quindi la quinta stella per onore al merito della voglia di indagare (cosa che da noi alla fine non è successo).
Timm utilizza la voce di un amico fraterno di Adolf Ploetz, teorico fondatore del concetto d’igiene della razza alla base del sistema di sterminio delle vite «indegne di essere vissute” per indagare, rispondendo alle domande di un militare incaricato dai servizi segreti americani dopo la sconfitta della Germania, sulla genesi dell'orrore, su tutto quello che portò alla identificazione di un intero popolo nel delirio della super-razza ariana, e delle conseguenze che questa portò a tutto il popolo tedesco.
Così il vecchio ottuagenario, salvato da Ploetz da una “vacanza pesante” al campo di concentramento di Dachau perchè socialista vicino al mondo sindacale e anarchico, racconta la genesi di un'idea di mondo ideale in cui i due amici credevano nell'esaltazione dei vent'anni, degenerata nel desiderio malato di eliminare chi, all'interno di una società, è «un ostacolo al progresso e all’evoluzione», per cui diviene necessario garantire l’esclusione dei «deboli, i pigri, quelli incapaci di lavorare», ovvero occorre «una rivoluzione biologica che vada ad integrare quella sociale».
Per Timm quindi la deviazione avverrebbe nel momento in cui il singolo perde il suo valore di fronte alla società o – con una parola che allarma i tedeschi e dovrebbe cominciare a insospettire anche noi italiani – il popolo, das Volk. Ploetz «non riusciva a fermare il proprio sguardo sul singolo individuo, ma doveva subito pensare in grande alla totalità: l’umanità»; il che comporta la disponibilità a sacrificare l’individuo per il bene di un’astratta «umanità nel suo complesso».
Su questo si sofferma il libro, utilizzando anche una vasta bibliografia, ripercorrendo momenti della storia tedesca, riflettendo sulle ideologie materialiste, sui difetti della ragione senza l'etica e la solidarietà, per evitare l’offesa e l’umiliazione personale.
Una materia, quella della rielaborazione di quanto accaduto, che senz'altro l'autore conosce bene, cercando in fondo di comprendere “ciò che non è comprensibile”, con la speranza che non possa più ripetersi, ma ben conscio che le parole di Primo Levi che ho riportato all'inizio, sono purtroppo ancora un monito che grava su tutti noi.
E Timm lo sa bene, perchè Alfred Ploetz altri non è che il nonno di Dagmar Ploetz, la moglie di Timm, a cui è dedicato il romanzo.
Un'altra indagine sulla banalità del male, insomma, anche se Come mio fratello già aveva detto molto sul tema. E forse meglio.