“Mindscape” è un neologismo per evocare il rapporto tra psiche e paesaggio e collocarci a metà strada, là dove dobbiamo stare: con la psiche nel paesaggio e il paesaggio nella psiche. Guidato da bussole psicoanalitiche, letterarie e neuroestetiche (da Searles a Winnicott, da Schnitzler alla Dickinson, da Zeki a Gallese), Vittorio Lingiardi ci invita a ripensare l’idea di ambiente e, in particolare, di paesaggio elettivo. Un luogo che cerchiamo nel mondo per dare forma e immagine a qualcosa che è già in noi. Al tempo stesso una scoperta, un’invenzione e un ritrovamento. Fiumi, montagne, ruderi e spiagge abitano la nostra mente, i nostri viaggi e i nostri sogni. Come oggetti psichici sono immersi nella nostra memoria, e forse risalgono al primo incontro con il volto di chi ci ha guardato. O ha distolto lo sguardo. Per stare al mondo dobbiamo conoscere il paesaggio. Soprattutto, dobbiamo avere molti luoghi dentro di noi per avere qualche speranza di essere noi stessi.
Forse le aspettative, quando l' ho preso in mano nella libreria dell' aeroporto, erano troppo elevate: ho accarezzato anche io da anni l'idea di scrivere qualche manualetto sulla magia dei luoghi, e leggendo le prime righe di Mindscapes, ho avuto un brivido
-Ma questo qui mi ha letto nel pensiero? -
Fortunatamente, o sfortunatamente, non e' cosi'.
Il libro ha molto da lodare, Lingiardi e' uno psicoanalista di chiara fama, dottissimo conoscitore della pittura, della poesia, della filosofia.
Ad ogni pagina mi sono sorpreso a marcare un passaggio, una citazione accattivante, un ' immagine su cui tornare. Quindi, certamente non tempo perso: Mindscapes ha spessore. E allora, dove sta quel purtroppo? Lingiardi ritorna sempre al suo linguaggio, alla sua professione. La tentazione di citare nuovi studi di estetica neurologica, di indulgere sulle avanscoperte di Melanie Klein o di Bion, e' forte.
Questo lo capisco. Sarebbe stato meglio pero', almeno per un lettore come sono, lasciare il paesaggio parlare di piu', NARRARE di piu' , essere meno didascalico, meno studioso e piu' sapiente... ma forse sono solo io che devo prendere carta e penna e scrivere il mio libro.
Saggio interessante, di taglio divulgativo. Manca di sistematicità. Procede per veloci suggestioni, alcune apprezzabili e ricche di spunti intertestuali da approfondire ulteriormente, altre più banali.
Un bel testo. L'argomento è vasto e molti sono gli approcci possibili, l'autore ha scelto un taglio molto personale, aggiungendo agli strumenti della psicoanalisi numerose piacevoli associazioni e suggestioni culturali.
Alcuni capitoli ricchi di spunti interessanti... altri sconnessi e fuorvianti rispetto al tema centrale oppure di difficile comprensione per chi, come me, non è del "settore".