Il futuro è crollato nel presente, aggiornandolo e mutandolo. L’accelerazione tecnologica riconfigura tutto e tutti. Le macchine e gli algoritmi si candidano a mutare geneticamente il pianeta e l’umanità. Nulla e nessuno è indenne: il lavoro non è più lavoro, il denaro è puro fantasma, la specie umana è pronta a ibridarsi, persino la biologia rischia di non essere più biologica e la Storia non è più storia.
Nella città più avanzata d’Italia si è installato un tecnopolo, in cui sta vedendo la luce un nuovo tipo di mente: un’intelligenza artificiale misteriosa e incomprensibile, a cui gli umani lavorano con dedizione cieca e speranze supreme. In questo bacino occidentale prospera allo stato bacillare il personaggio di uno scrittore, disoccupato e privo di qualunque riconoscimento, che riesce a trovare l’ultimo lavoro: interagirà, a vantaggio della mente artificiale, con una bambina altrettanto misteriosa, History, figlia di un tycoon della finanza, che soffre di una forma di autismo assoluto. L’intelligenza artificiale è molto interessata ai modi in cui History sente e reagisce alla realtà, vivendo in se stessa scene terrifiche e visioni infernali, dominate dalla presenza di una Trista Figura, una sorta di Uomo Nero che la invita alla scomparsa. In una deflagrazione di complotti e di sorprendenti svolte, il teatro umano che agisce in questo libro va incontro al momento decisivo nella storia della specie, entrando in un piano di realtà ulteriore, dove va in scena la verità di tutte le verità, un inedito horror della mente e dei corpi.
Per raccontare il futuro che sta velocemente alterando il nostro presente, la scrittura metafisica di Genna intraprende una sfida all’ultimo sangue con la materia e con la lingua della narrazione estrema, rappresentando una tragedia classica in forma di autofiction e di profezia. A partire da un antefatto visionario, che consegna al lettore un intero tempo italiano trascorso e che vale un libro all’interno del libro, History è un lungo e vertiginoso precipitare verso una scena assoluta, in cui si assiste all’ultima trasformazione: quella dell’umano in una nuova forma rivista e corretta, non meno commovente e demonica della precedente, a cui noi tutti ancora apparteniamo, ogni giorno sempre meno.
Giuseppe Genna è nato a Milano il 12 dicembre 1969. Ha lavorato in televisione (nel 1991-92 a Odeon Tv; per la Rai nel 1995), presso la rivista mensile Poesia (Crocetti Editore), come attaché alla Presidenza della Camera nel 1994-95, per Mondadori nei settori New Media e Libri nel 1996-99, a Clarence(.)com nel 1999-2002, per RCS Libri nel 2006-07, per le web agency Siris e Mikamai nel 2009-10. Con Daniela Lanticina e Paolo Spada ha fondato nel 2010 la multiagency culturale Yallee e il blogzine THE YALLEES. Nel 2006 è stato chiamato a fare parte delle Giurie della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (sezione Orizzonti). Dal medesimo anno collabora con Vanity Fair. Dal 2000 è redattore di Carmilla, magazine on line diretto da Valerio Evangelisti. Presso il Padiglione Italia alla Biennale di architettura del 2010 ha esposto una installazione realizzata con Italo Rota, dal titolo Ultima Stele.
Ha pubblicato romanzi, saggi e racconti, in Italia e all’estero: Catrame (Mondadori, 1999) Nel nome di Ishmael (Mondadori, 2001) Assalto a un tempo devastato e vile (peQuod, 2001; edizione 2.0 presso Mondadori, 2002; edizione 3.0 presso minimum max, 2010) Forget domani. Racconti dell’italian lounge (Pequod, 2002, con Igino Domanin) Non toccare la pelle del drago (Mondadori, 2003) I Demoni (Pequod, 2003, Michele Monina e Ferruccio Parazzoli) Grande Madre Rossa (Mondadori, 2004) Il caso Battisti (con Valerio Evangelisti e Wu Ming 1, Nda 2004) L’anno luce (il Saggiatore, 2005) Costantino e l’impero (Marco Tropea, 2005, con Michele Monina) Dies Irae (Rizzoli, 2006) Medium (online @Lulu.com, 2007) Hitler (Mondadori, 2008) Italia De Profundis (minimum fax, 2008) Le teste (Mondadori, 2009) Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari (duepunti, 2010)
[recensione che trovate sul Mucchio Selvaggio di novembre 2017]
Siamo nel 2018; il più grande editore italiano è ora divenuto il «tecnopolo», luogo nel quale risiede la nuova intelligenza artificiale. Uno scrittore, ormai privato della sua utilità sociale, è chiamato a interagire con History, una bambina affetta da una estrema forma d’autismo, e con la quale nessuno è mai riuscito a dialogare o a instaurare un rapporto. History è capace di visioni e viaggi mentali, nonché di evocare figure extra-umane e soprannaturali: e da queste sue peculiarità trae nuova linfa la mente artificiale.
Difficile andare oltre, in così poco spazio, nella descrizione di un testo che, pur non essendo tra i lavori migliori di Giuseppe Genna, rappresenta un’esperienza narrativa stratificata e complessa, all’interno della quale il tema distopico abbraccia gli squarci visionari e l’angoscia metafisica tipica dell’autore. Il tutto, grazie a una prosa fluviale e a una cifra stilistica ossessiva che non disdegna rimandi a libri precedenti (Dies Irae su tutti), come testimoniano l’ottimo capitolo introduttivo e i riferimenti alla celebre e tragica vicenda di Alfredino Rampi.
History sfrutta l’impianto fantascientifico anche e soprattutto per parlare d’altro: per costruire un racconto che, nelle sue divagazioni e nelle sue molteplici aperture tematiche e diegetiche, si fa ora riflessione sociale e filosofica, ora meta-letteraria; forse, volendo chiedere al lettore, mai così poco rassicurato e coccolato, se ancora oggi siano necessari i libri, la scrittura, la letteratura, gli scrittori. Ecco: finché vi saranno romanzi come questo, a prescindere dalla loro complessiva riuscita, verrebbe proprio da rispondere di sì.
Purtroppo questa volta Genna non mi ha catturato nel gorgo limaccioso della sua prosa: l'eccessiva ricercatezza lessicale ( ad esempio l'overdose di "epa" ) unita alla nebulosita' della trama mi hanno reso indigesto questo romanzo. Mi pare che il tentativo di realizzare quello che ha fatto Houellebecq con "la possibilita' di un'isola" sia in questo caso fallito. Peccato perche' ho sempre apprezzato gli scritti di Genna.