Sorprendente Nesser
Un giallo senza i soliti commissari/investigatori a cui Nesser ci ha abituati, polifonico, poco giallo direi, almeno all'inizio: perché ad eccezione di una morte sospetta, archiviata poi come incidente dalle forze di polizia giudicate poco efficienti, si raccontano vicende di vita, ogni voce la sua personale, tragica o più o meno lineare, in realtà meno che più.
Al centro una scuola dell'obbligo, gli attori sono docenti e alunni; non sapevo di questa ambientazione ed essendosi appena concluso l'anno scolastico, con il corredo di scrutini e poi esami di maturità nei quali sono stata impegnata, è stata per me una sorpresa non del tutto gradita ritrovarmi ancora... a scuola! Ma la sorpresa maggiore serie "mal comune mezzo gaudio" (che non è una consolazione, anzi! è utile solo a chi dovrebbe prendere provvedimenti e rivoltare la scuola come un calzino, invece da anni compie sterili mini riforme che di fatto, gattopardescamente, lasciano tutto invariato, la digressione termina qui), è stata leggere di lamentele, insoddisfazioni da parte degli insegnanti, aneliti alla pensione. Anche sotto i cieli della Svezia? Non l'avrei mai detto!
E mi sa che non ho davvero terminato la digressione, l'avevo invece promesso nell'inciso.
Torniamo al giallo, dunque. Mano mano che la storia o per meglio dire le storie si svelavano, si sviluppavano, entravano nuovi elementi, nuovi dubbi si insinuavano, altre vicende sembravano correre parallele, in realtà si incrociavano e il mistero si infittiva, a tutto vantaggio dell'attenzione del lettore.
Tutto ben costruito in questo giallo: i protagonisti, accattivanti ognuno a modo suo, molto credibili; i colpi di scena, parecchi, sapientemente inseriti al momento giusto; le atmosfere; lo scavo psicologico.
E infine: un applauso a Nesser perché a me è sembrato "reinventarsi" e trovo che sia una nota di merito in uno scrittore che potrebbe accomodarsi sui gratificanti allori guadagnati, ma chiede ancora di più alla sua creatività.
P.S. Nonostante il deja vu provato rispetto alla situazione scolastica, io non disdegnerei di andare ad insegnare in Svezia. Anche (o soprattutto?) per il clima. Leggere "l'estate era nel pieno, le temperature superavano i 20 gradi" in questi giorni di massime intorno ai 40, mi induceva a pensare "Beati voi!"