Aldo Cazzullo si rivolge ai figli e a tutti i ragazzi: li invita a non confondere la vita virtuale con quella reale, a non bruciarsi davanti ai videogame, a non andare sempre in giro con le cuffiette, a non rinunciare ai libri, al cinema, ai concerti, al teatro; e soprattutto a salvare i rapporti umani con i parenti e i professori, la gioia della conversazione vera e non attraverso le chat e le faccine.
I suoi figli, Francesco e Rossana, rispondono spiegando al padre e a tutti gli adulti il rapporto della loro generazione con il telefonino e la rete: che consente di vivere una vita più ricca, di conoscere persone nuove, di mettere lo studente al centro della scuola, di leggere i classici.
Ne nasce un dialogo serrato sui rischi e sulle opportunità del nostro tempo: la cattiveria online, gli youtuber e l’elogio dell’ignoranza, i cyberbulli, gli idoli del web, i padroni delle anime da Facebook ad Amazon, l’educazione sentimentale affidata a YouPorn, la distruzione dei posti di lavoro e della cultura tradizionale, i nuovi politici da Trump a Grillo, sino all’uomo artificiale; ma anche le possibilità dei social, i nonni che imparano a usare le chat per parlare coi nipoti, la rivolta contro le dittature, la nascita di una gioventù globale unita dalla rete.
Un paio di considerazioni interessanti (una su tutte, il trionfo sulla Rete del disprezzo per la competenza) perse in una pletora di luoghi comuni. Si potrebbe riassumere tutta la parte del libro scritta dal punto di vista del padre con "una volta qui era tutta campagna". Più interessanti gli interventi dei figli: non dicono nulla di rivoluzionario, ma almeno dimostrano di conoscere l'argomento.
Cazzullo gioca a recitare la parte del genitore antiquato e un po' ottuso e, tutto sommato, ci riesce. Sciorina una bella serie di banalità sula tecnologia; poi però, ogni tanto, ammicca al lettore lasciando cadere qualche perla di Giorgio Bocca, Zadie Smith, Paul Ricoeur, Walter Benjamin, etc. Detto questo, poteva starci qualcosa di più profondo e stimolante. Chiedo quindi scusa, ma mi sento in diritto di associarmi alla banalità, e quindi lo definisco una cazzullata.
Ieri sera ho ascoltato con attenzione e piacere Aldo Cazzullo al MACTE di termoli per la presentazione del suo libro. Per la prima volta NON ho comprato il libro ad una presentazione letteraria e quasi me ne vergogno. Così stamattina ho scaricato un estratto da Amazon. L’ho letto con attenzione e mi sono convinto a comprarlo. Cazzullo è un giornalista che stimo molto, ma alla presentazione di ieri mi è apparso “vecchio”, nonostante anagraficamente sia solo di un paio di anni più giovane di me. Il libro è una sorta di confronto tra lui genitore e i suoi due figli ventenni. Le tesi del genitore sono quelle di chi sottolinea soprattutto gli aspetti negativi e i pericoli della moderna tecnologia. Mentre i figli esaltano i lati positivi della tecnologia e in particolare del cellulare che ormai viene definito smartphon. A mio avviso già questo nome è molto limitante: non si tratta più di un telefono portatile ma nemmeno solo di un telefono intelligente (smartphone) più correttamente dovrebbe essere chiamato smart device (apparecchio, strumento intelligente) considerando che permette di fare tante cose, anche telefonare. E, come è stato sottolineato, ormai è quasi una “protesi” delle persone. Nonostante il libro sia molto ben scritto e analizzi i pro e i contro delle nuove tecnologie, credo che il tema vero sia non tanto una disputa tra chi è favorevole e chi contrario, come accade per qualsiasi cosa. Quanto il valutare come la tecnologia possa migliorare la vita della gente. Perché, come Aldo ha sottolineato, il FUTURO è l’unico posto dove potremo andare. Pertanto mi aspetterei di leggere qualcuno che analizzasse quale sia il modo migliore per andare incontro al futuro che ci aspetta, che giocoforza sarà ancora più tecnologico. Un testo che guidi i genitori e figli a confrontarsi con i mezzi che ci sono oggi. La nostalgia sarà anche un sentimento confortevole, ma non porta da nessuna parte. Anche Rossana e Francesco, figli e coautori di Cazzullo, pur facendo un lavoro lodevole, si attardano essenzialmente ad elencare i vantaggi dei nuovi mezzi tecnologici, senza approfondire la ineluttabilità del progresso tecnologico e la necessità a mio avviso, di modernizzare il “sistema” al fine di preparare al meglio le nuove generazioni ad un progresso che procede più veloce di quanto ognuno possa riuscire a metabolizzare. Non basta elencare i pericoli e le negatività di Google, PlayStation, Amazon, YouTube, Wikipedia, Internet, Wii e quant’altro. Credo che occorra insegnare ai giovani, ma anche e soprattutto ai meno giovani, come mettere al proprio servizio questi mezzi cercando di subirne il minor danno possibile, sfruttandone al meglio i vantaggi. Criticarli o demonizzarli non serve a niente.
Per quanto io sia più vicina d'età ai figli di Cazzullo (vent'anni loro, 33 io), mi è più facile condividere il punto di vista del loro padre.
È stato poco piacevole tornare in uni per dare un paio di esami la scorsa primavera. Dall'aspetto, nessuno mi darebbe mai trent'anni, quindi son riuscita a passare senza essere notata. Una mattina, però, è suonato l'allarme antincendio e tutta la classe si è ritrovata fuori al parco in attesa che finisse l'esercitazione o cosa fosse. Beh, tutti i miei compagni erano lì con i loro cellulari in mano in ordine sparso, sprofondati in un mondo virtuale. Gli unici che parlavano tra di loro erano i professori. Ho percepito una distanza siderale tra me - intenta a smangiucchiare qualcosa per merenda - e loro. Solo dieci anni fa, noi studenti ne avremmo approfittato per chiacchierare del più o del meno con i nostri compagni; l'Udinese, ad esempio, era un tema portante del discorso. Le ricordo ancora, le due Valentina, Cristina, Veronica, Gigliola, Claudia...
Quindi sì, son dalla parte del padre. Anche perché gli argomenti che portano i ragazzi non mi convincono molto. Se, da un lato le argomentazioni del padre sono tendenzialmente a carattere generale, quelle dei figli citano dei casi specifici, che forse non hanno lo stesso peso in un dibattito.
Qualcosa ho imparato. Qualcosa è stato interessante. Qualcosa mi ha lasciato una bocca cattiva, il capitolo sul futuro, principalmente.
Leggerò sicuramente qualcos'altro di Aldo Cazzullo in futuro. Il libro sulla Prima Guerra mondiale m'ispirava, ad esempio.
Il libro è scritto bene ed è molto scorrevole, come altri libri di Cazzullo che ho letto e apprezzato: da questo punto di vista 3 stelle. Tuttavia dal titolo e dagli estratti di copertina mi aspettavo qualcosa di totalmente differente: forse solo la prima pagina esprime davvero il senso del titolo, ovvero una generazione sempre attaccata al cellulare, anche quando mangia e parla con gli amici. Ma il resto del libro mi sembra un insieme di luoghi comuni di qualcuno che non sa poi davvero cosa fanno i "giovani" sul cellulare. Ad esempio cosa centra con la rete e il cellulare che molti non sappiano chi sia Abbado o cosa siano le fosse ardeatine? Che colpa si può attribuire alla rete se siamo noi stessi a scrivere e postare informazioni personali visibili a tutti? Perché demonizzare l'uso del cellulare in classe al posto di zaini pesanti 20kg? Poi trovo davvero insopportabile il capitolo sulla politica dove si fa propaganda contro Trump e Grillo per il loro utilizzo della rete: solo perché hanno consensi questo viene visto come una deriva della gente verso l'ignoranza somministrata via web. Insomma mi aspettavo qualcosa più sul cambiamento delle abitudini, sull'utilità effettiva o meno del cellulare in determinate situazioni o sui consigli di un genitore ai figli per vivere anche al fuori di una foto postata...
Avrebbe potuto essere più interessante, invece è un testo per lo più zeppo di luoghi comuni su Internet, sui videogiochi, sui social network, e tanto altro. Ho trovato più acute alcune osservazioni dei figli rispetto ai commenti del padre. In sostanza, mi è parso un confronto della serie "Ai miei tempi si faceva così, non c'era tutta questa tecnologia e si stava meglio". Certo, le argomentazioni sono palesemente e forzatamente pessimistiche, in modo da dare ai figli possibilità di ribaltare i punti di vista. Nel complesso, tuttavia, è un libro che si ferma in superficie, senza davvero sviscerare alcuna questione. D'altra parte, probabilmente il target vuole essere il più ampio possibile.
Recensione presente nel blog www.ragazzainrosso.wordpress.com Internet e i social network sono da sempre tema di confronto tra generazioni. In questo saggio l’autore dialoga con i propri figli riflettendo su tematiche di grande rilevanza sociale quali i rapporti familiari, il bullismo, la perdita di tanti posti di lavoro, le nuove figure che divengono star del web. Ne consegue un’opera dinamica dove la conversazione faccia a faccia e quella filtrata dagli schermi degli smartphone sembrano combattere una dura battaglia a suon di ragioni e argomentazioni.
“Si vive con lo specchio in mano. Siete una generazione con lo sguardo basso; e l’immagine riflessa su cui siete chini è sempre la vostra. Non ve lo dico come polemica, ma con infinito amore e un po’ di preoccupazione, perché vedo in voi i primi sintomi della malattia che ha già contagiato per primi noi adulti: il narcisismo di massa.”
Il mondo delle web e le sue tante sfaccettature attirano l’attenzione di tutti coloro che, bene o male, si sono trovati a vivere una vera e propria rivoluzione socio-culturale. Internet prima e i social network poi sono entrati con prepotenza nelle vite di ognuno di noi modificandole in maniera indelebile. Oggi tutti viviamo in funzione dei social, sempre connessi, sempre pronti a controllare cosa avviene nelle vite dei nostri amici virtuali da non accorgersi di cosa prova chi ci è attorno.
In questo saggio il celebre giornalista, pioniere della carta stampata e degli attimi vissuti dal vivo e non attraverso l’obiettivo di una fotocamera, si confronta con i propri figli che dei social e degli smartphone hanno fatto una filosofia di vita.
L’opera segue uno schema preciso: ogni capitolo è incentrato su una tematica che viene in un primo momento argomentata in maniera puntuale dal padre attraverso concetti e riflessioni frutti di esperienze personali e lavorative. Questa tesi viene poi criticata dai figli che espongono la loro ottica di osservazione dei fenomeni. Si procede quindi con una sorta di botta e risposta fino al momento in cui il padre affronterà un nuovo argomento.
Tuttavia, man mano che la lettura procede, ci si rende conto che molto spesso i concetti espressi nell’opera sanno di già detto e già sentito. Numerosi sono infatti i luoghi comuni e prevedibili alcune riflessioni che non aggiungono nulla di più a quanto già si conosce.
Lo stile è sicuramente semplice, fluido, alla portata di tutti e immediato come lo può essere una conversazione intorno al tavolino di un bar o in una finestra di chat, ma non sortisce, a mio parere, l’effetto desiderato, non vi sono spunti per aprire ulteriori discussioni.
Un’opera indubbiamente dai buoni presupposti, ma che, probabilmente, non vengono sfruttati come avrebbero meritato.
Ormai il cellulare fa parte della nostra quotidianità e per questo tutti sappiamo che ci sono degli aspetti positivi e degli aspetti negativi nell'utilizzo e nella gestione di questo dispositivo. Ci sono una miriade di argomenti da poter trattare grazie a questo libro per questo ne tratterò solo alcuni in questa recensione, basandomi sulla mia esperienza pesonale. 1. Qualche anno fa la mia migliore amica si è trasferita in Australia per un anno. Il cellulare, per noi, è stato fondamentale per riuscire a comunicare ogni giorno, tra messaggi e videochiamate. Senza questo dispositivo avremmo avuto molte difficoltà nel farlo. 2. Al giorno d'oggi vediamo sempre più bambini con il cellulare in mano, forse colpa dei genitori che per tenerli a bada senza caprici li fanno distrarre con i telefoni o forse per colpa della società che continua ad andare sempre più veloce e porta i bimbi e i ragazzi a saltare le tappe fondamentali dell'infanzia e dell'adolescenza. 3. Argomento social che è così vasto che non riuscirei a dire tuto ciò che voglio nel modo corretto
L'autore riesce ad affrontare tutti questi argomenti e molti altri perfettamente, grazie alla partecipazione dei suoi due figli, così da ottenere uno scambio molto interessante e coinvolgente capendo perfettamente i punti di vista dela vecchia e della nuova generazione. Lettura molto piacevole.
"Figli miei, non è possibile che quando andiamo in pizzeria, anziché i vostri volti mi veda sempre davanti i vostri cellulari. Non è possibile che, ovunque siamo, per prima cosa voi chiediate la password del wi-fi."
Inizia così l'interessantissimo viaggio dei i botta e risposta fra il padre, rappresentante di un mondo che fu, e i suoi giovani figli, rappresentanti dell'era dei "nativi digitali", in un acuto e intelligente confronto generazionale.
Ho letto il libro di Aldo Cazzullo nel 2025, attirata dal titolo: sono passati più di sette anni dalla pubblicazione e si sentono tutti. Lettura leggera e veloce, non particolarmente approfondita, il botta e risposta tra il padre e i due figli non sempre funziona, sembra che l'autore scriva per entrambi. N.b.: fa sorridere che anche Cazzullo sia caduto nella trappola della fake news delle Blue Whales del servizio di Matteo Viviani per il programma televisivo de "Le iene".
Libro veloce da leggere, che però, a distanza di pochi anni dalla scrittura, risulta già un po' datato a causa dell'evoluzione tecnologica. Si concentra sull'utilizzo dello Smartphone ma non approfondisce le cause sociali che l'hanno portato ad essere così presente (spesso troppo) nelle nostre vite. In particolare, viene poco analizzata la centralità dei social network nell'utilizzo dello Smartphone
Libro di piacevole lettura, scorrevole e molto interessante nella contrapposizione tra generazioni nei confronti della tecnologia. A volte si perde un po’ in cliché e argomenti scontati ma offre anche spunti di riflessione molto interessanti. Vale la pena di leggerlo, sicuramente.
Il mio giudizio su questo libro è controverso. Per alcuni spunti, come il dialogo doppio tra padre e figli, è interessante. Per altri versi, si perde un po' in divagazioni di sinistra che non fanno basi solide sull'argomento, ma fungono di contorno e non portano al nocciolo della questione.
Recensione di molto successiva alla lettura. Per quel che ricordo, il libro risulta fin troppo pesante, pure se i caratteri di stampa sono grossi come delle case. Ci sono momenti carini dove veramente emergono interessanti spunti di dialogo tra le "vecchie" e le nuove generazioni, ma perlopiù si tratta di una paternale cartacea su come i giovani di oggi, secondo l'autore, vivano la vita in modo frivolo. Sarebbe venuto molto meglio se anziché limitare il libro ad un mero dialogo tra padre e figli si fosse sviluppato come un dialogo-intervista fatto da persone di tutte le età e di diverse parti del mondo, in modo da inquadrare davvero i fattori che differenziano la nostra generazione da quelle venute prima. Sviluppato in tal modo invece il tutto risulta riduttivo, il che è un peccato perché la premessa aveva potenziale. Soprattutto gli interventi del figlio minore (ma anche la sorella maggiore frequentemente non è da meno), che nella migliore delle ipotesi inquadrano una gioventù che ormai non esiste già più, nella peggiore risultano infantili e non ben costruiti, rischiando di ledere l'intento di un dialogo costruttivo tra presente e "passato". Non riesco a non vederci in questo una narrativa un po' spiccia e un po' tendenziosa dell'autore, che anziché fare da testimone super partes ogni tanto sembra elevarsi un po' troppo a giudice.
Very good. The issues managed are part of our daily routine. How much are you able to deal with technology and pass bad or good habits to your children ?