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La verità sul caso Motta
Un libro ricco di implicazioni tra il giallo, il grottesco e il metafisico. Nell'estate del 1936 Gino Motta, giovane e brillante avvocato, scompare improvvisamente mentre è in vacanza al mare. La polizia indaga, ma è propensa ad archiviare il caso prima come annegamento, poi come suicidio per squilibrio mentale. Ma l'avvocato Motta non è incontrata una sirena su un tratto solitario di spiaggia, è sprofondato con lei in acqua, risucchiato in un mondo affascinante e inquietante. Mentre sembra cedere alla favola e al surreale, Soldati, che scrive questo libro durante il fascismo, riesce a disegnare in controluce una metafora subacquea dell'opaca, ottusa, vita italiana di quegli anni, lasciando al lettore un nodo da sciogliere e un senso da scoprire.
204 pages, Paperback
First published January 1, 1941
About the author
Mario Soldati
103 books20 followersNato a Torino nel 1906, spentosi a Tellaro (La Spezia) nel 1999, studia in un collegio di gesuiti e si laurea in lettere nella città natale con una tesi di storia dell’arte. Esordisce nella scrittura con la commedia “Pilato” (1924), ma s’impone all’ attenzione della critica soltanto con i racconti di “Salmace” (1929): non mancano, tuttavia, riserve da parte di prestigiosi recensori - quali Giuseppe A. Borgese ed Eugenio Montale - sui temi affrontati in almeno un paio di occasioni (la novella che dà il titolo alla raccolta e “Scenario”, ambedue di argomento omosessuale). Nel 1929, su invito di Prezzolini, si reca a New York, ove resta sino al ‘31; dal suo soggiorno come insegnante alla Columbia University nasce “America primo amore” (1935), diario narrativo di straordinaria felicità, all’inizio pubblicato su "Il Lavoro" di Genova. Frattanto, inizia ad accostarsi al cinematografo, l’altra passione della sua esistenza, collaborando a varie sceneggiature, segnatamente per pellicole del suo amico Mario Camerini (da “Gli uomini, che mascalzoni!” a “Il signor Max”). Nel 1937 licenzia, con “La verità sul caso Motta”, uno dei suoi libri migliori, muovendosi con abilità tra i registri del mistero e del grottesco; nel 1940 dirige, adattando per lo schermo “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro, uno tra i suoifilm più suggestivi, che lo conferma anche nel cinema come “un romanziere dell’Ottocento con l’anima d’uno scrittore del Novecento” (C.Garboli). Le sue pellicole maggiormente significative - con l’eccezione di “Fuga in Francia” (1948), tra impegno sociale e neorealismo - sono trasposizioni di romanzi (“Malombra”, 1942, da Fogazzaro; “La provinciale”, 1952, da Moravia). E’ tuttavia l’attività di scrittore quella cui si dedica con continuità, avendo abbandonato nel ‘59 la regia. Ad interessarlo è il tema del peccato: derivante dalla sua formazione cattolica, è affrontato tuttavia con levità in virtù di un’intelligenza puntuta, vigile, ironica, che gli consente di descrivere i propri personaggi senza gravarli d’un giudizio moralistico. Così è, ad esempio, in due tra i suoi lavori più celebrati, “Le lettere da Capri” (1953) e “La sposa americana” (1978), storie d’adulterio scritte ad un quarto di secolo di distanza l’una dall’altra e contraddistinte da un talento narrativo inossidabile. Ma c’è, per soprammercato, un Soldati amante del “giallo” e propenso alla bonomia, quello de “I racconti del maresciallo” (1967), intrighi polizieschi - che sono innanzitutto ritratti della “più quotidiana provincia italiana, opaca e furba nella sua domestica banalità” (S.S.Nigro) - resi popolari dalla bella serie televisiva diretta da Mario Landi nel 1968. Cos’altro? Bisogna ricordare almeno i tre romanzi brevi di “A cena col commendatore” (1950) ove spicca “La giacca verde”, capolavoro che ha pochi uguali nell’ambito del nostro Novecento letterario; e le inchieste per la Rai "Viaggio nella Valle del Po" (1957) e "Chi legge?" (1960), reportage eccelsi, anticipatori del miglior giornalismo televisivo futuro. Il pianeta Soldati è immenso, quasi quanto la sottovalutazione che - colpevolmente e in tanti - hanno riservato al nostro.
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
March 6, 2021
Pubblicato a puntate su Omnibus di Leo Longanesi tra aprile e giugno 1937 (e poi in volume nel 1941), il racconto è parodia di fatti di cronaca (il protagonista è uno smemorato di Rapallo che finisce, guarda caso, nel manicomio di Collegno) ma anche di stile letterari (il giallo, il realismo magico). Soldati riflette sul perbenismo, sugli imbarazzi con l'altro sesso, sulla mancata realizzazione personale e sul perdersi nel nulla, qui rappresentato - ma non voglio rivelare di più a chi lo leggerà - da un viaggio metaforico in un altro mondo.
November 9, 2022
3,5 su 5
Breve romanzo molto interessante e con una struttura narrativa particolare.
Breve romanzo molto interessante e con una struttura narrativa particolare.
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