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Storie ribelli

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I racconti di una lunga vicenda umana, politica e civile che ripercorrono oltre quarant'anni di storia personale e corale. Pagine in cui affiora di continuo il narratore di razza. Si affacciano in questo libro temi come l'amicizia - con Saramago, Soriano, Neruda e altri -, il ricordo dei maestri, l'impegno per l'ambiente, la lotta per la libertà e per la difesa degli ultimi. "Storie ribelli" si apre con il racconto dedicato alla memoria di Oscar Lagos Rios, il più giovane della scorta che quel tragico giorno restò fino alla fine accanto al presidente Allende nel palazzo della Moneda, e si chiude con il testo scritto a caldo in occasione della morte di Pinochet. Nella prefazione Luis Sepùlveda rievoca il momento emozionante in cui gli viene finalmente restituita, dopo tanto tempo, la nazionalità cilena.

304 pages, Paperback

Published September 14, 2017

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118 people want to read

About the author

Luis Sepúlveda

161 books1,277 followers
(Ovalle, Chile, 1949 – Oviedo, España, 2020) Luis Sepúlveda was a Chilean writer, film director, journalist and political activist. Exiled during the Pinochet regime, most of his work was written in Germany and Spain, where he lived until his death.

Author of more than thirty books, translated into more than fifty languages, highlighting An Old Man Who Read Love Stories (Tusquets Ed., 2019) and The Story of a Seagull and the Cat Who Taught Him to Fly (Tusquets Ed., 1996). Among his numerous awards are the Gabriela Mistral Poetry Award (Chile), the Primavera Novel Award (Spain) and the Chiara Award for Literary Career (Italy). Knight of the Order of Arts and Letters of France, and doctor honoris causa by the universities of Toulon (France) and Urbino (Italy).

In a direct, quick-to-read language, full of anecdotes, his books denounce the ecological disaster affecting the world and criticize selfish human behavior, but they also show and exalt the most wonderful manifestations of nature.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Sara Fontana.
24 reviews10 followers
December 8, 2017
"Quando leggiamo o scriviamo, mettiamo in atto una fuga, la più pura e legittima delle evasioni, ne usciamo più forti, rinnovati, forse migliori."
113 reviews1 follower
August 9, 2024
Nessuno può né

deve sentirsi al di là del bene e del male, tanto meno noi

che abbiamo la responsabilità della parola scritta.



A volte ci si imbatte nella lettura di testi che, nella loro semplicità, incastonati però nel compendio di opere letterarie di chi le ha scritte, attuano processi catartici in cui in gioco c’è la propria sopravvivenza. Sembra un eufemismo, un’esagerazione, ma ad ogni istinto o forma naturale ci sono delle risposte, degli stimoli, degli impulsi. E seppur sulle prime non se ne è pienamente consapevoli, non mi sarebbe capitato un'altra volta di << incontrare >> un uomo che ammise come il suo bisogno di scrivere derivasse e fosse legato ad un impero unidimensionale, replicando come la negazione di alcuni valori che hanno umanizzato la vita di molti, soprattutto la sua, recluse forme di fraternità, uguaglianza, solidarietà o senso di giustizia, come quel sacro motto del 700 associato in particolare all’epoca della Rivoluzione francese. Scrivendo sarebbe stato possibile attuare quella barriera da cui avrebbe potuto barricarsi, proteggersi da qualunque impostore, alla frode di modelli sociali in cui non si credette alla globalizzazione attraverso cui si è più uniti quanto riconoscersi, intendersi e capirsi.

Da letterato ma anche da uomo, apolide e paziente, Luis Sepulveda nel riporre questi testi dovette attendere che il governo post dittatura gli concedesse la cittadinanza, prevalesse sul suo forte senso di giustizia, innescato già quando era ragazzo. La posta era parecchio alta. In gioco c’era il Cile, il suo paese natio, il cui destino era legato inesorabilmente dal futuro di molti, strettamente connesso alla comprensione e al superamento del passato. Attanagliato da feroci decreti, soprattutto quelli imposti nel 1973 e nel 1989 che rimossero la memoria mediante la forzata imposizione dell’amnesia come ragione di stato. Nemmeno i tiranni avrebbero potuto gestire un certo tipo di libertà se non fossero state aperte vecchie ferite. Ma gli uomini, l’essere umano in generale, doveva essere considerato al di fuori di tali leggi e la dignità superiore alle norme che il dolore, così supremo, impedì di prostrarsi come un bluff degli altri. Quelli che non ebbero voci e rivendicarono i loro diritti confidarono nella giustizia, affermando così una certa democrazia fondata su valori coraggiosamente civici e civili.

Ma lo smantellamento di tutti i diritti e di tutte le conquiste sindacali, l’abolizione dei contratti di lavoro, l’abbandono al libero mercato e alle responsabilità etiche dello stato generano nella storia del Cile fratture sociali che se non fossero state sanate in tempo avrebbero generato conseguenze imprevedibili.

Se le parole sono state utilizzate e usate in questo modo, a mio avviso egregiamente, siano giunte alle orecchie di chi legge esplicando una certa libertà, una certa onestà, comprese e spogliate del loro reale valore e dalla loro onestà, è perchè fecero ordine a quelle denunce di un popolo prostrato dal dolore affinché potessero scoprire le angosce stilistiche degli investitori in grave pericolo che incombettero sui loro guadagni. La parola in questo modo assume una certa serenità mediante ragione, il diritto di unire alla parola << umano >> un assioma di diritti inalienabili per tutti ma senza esclusioni quanto compresi e incriminati in forme di dittatura nemica.

Ispirato da diversi artisti fra cui Neruda, in Storie ribelli l’autore si affida all’idea che l’arte avrebbe dovuto superare i rancori di cui il rispetto è la linfa vitale di ogni cosa, dimostrazione solidale, moto di mancato rispetto e dimostrazione di disprezzo verso cui continua a subire una certa ingiustizia. Il modello imposto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa gli inculcò l’idea che ogni cosa dovesse cambiare affinché potesse essere ristabilita la pace, una certa normalità democratica. Poichè il Cile si nutriva ancora di moti violenti di rabbia, di terrore, odio da chi credeva fosse possibile vivere in un paese sterminato dalla guerra, dalla tortura mantenendo vivo il ricordo di chi combatte e perse la vita affinchè la dittatura finisse, obbligando i cittadini a una vita indegna, tremenda ma pacifica. Un cileno, in qualunque luogo si trovasse, gli bastò guardare verso sud pur di sentire sulla faccia l’aria australe che nella sua memoria profuma di solidarietà, fratellanza purchè un futuro migliore possa nascere.

Giungendo in un luogo in cui vi ero stata qualche giorno prima, il Cile fu quella terra parlante che raccontò come gruppi di GAP furono torturati, mutilati, assassinati da un orgia di sangue che militarmente schiacciarono ogni cosa, torturando anime dannate che lentamente si apprestano ad entrare ed usicre dalla lotteria della vita, condannandoli all’esilio e praticando il terrorismo internazionale al di fuori del paese. Restando in vita non solo nella mente di chi scrive ma anche di chi legge, perché aggrappati allo spettro della memoria, purchè la democrazia non si confonde con la passività sociale.

Aggrappata a questi pezzi di vita che si sono congelati come piccole diapositive nel nulla, così pericolose, sovversive, irriverenti, costellato da uomini e donne consapevoli della loro gioventù, della loro giustizia, confidai nella speranza che questo forte desiderio di creare una fonte inesauribile di conoscenza in cui serbare, conservare le parole, difenderle da qualunque ragione o ideologia di Bene e Male, avanzassero a piccoli passi in fallimenti in fallimenti di conquista in conquista. Scovando un ordine, occupando un posto speciale nel mezzo della comunicazione.

Perchè scrivendo, soprattutto questi racconti, sarebbe stato possibile rifugiarsi, tornare in luoghi in cui avrebbe rievocato l’immagine di volti che non si vedevano da un sacco di tempo o che non si sarebbero più visti, perchè sono così i viaggi felici nei ricordi. Cronache di viaggio compiuto da amici, conoscenti che riportano la testimonianza, l’avidità di vincitori e vinti e i loro inesorabili cambiamenti dell’economia e il mancato desiderio di trasformare questo romanzo in una terra scomparsa. Ritraendo invece una terra, quella del sud, che è forza e memoria, a cui ci si aggrappa con amore e rabbia. Redigendo in un muro di brutture e sangue ancora fresco, storie militanti che redigono e raccontano la storia, quella con la s maiuscola, proiettata in un mondo in cui i personaggi si combinano in un odissea del Cile giovane e coraggioso. In un continuo processo di ritorno alla memoria, che si fa pagina dopo pagina sempre più viva e divinamente vitale, qualcosa in cui si predica la necessità dell’oblio come condizione transitoria alla democrazia.

Forse ognuno di questi personaggi, persino i più forti, furono vittime che svolsero un ruolo principale, soggiogati dalla banalità, dalla visione unilaterale di una frazione che aggiunge come postilla dei danni collaterali. Ma come per incanto le vittime si trasformano in qualcosa di indecifrabile, il dolore minimizzato e boicottato da ogni responsabilità.

Sepulveda condivise la piena definizione che uno scontro globale e i diritti umani fossero espediente migliore la cui struttura diventasse resistenza a quei diritti sacri e inalienabili che non possono essere manovrati. La libertà esiste al di là del dolore e affannandosi contro l’incertezza pur di ottenere un certo spazio fisico che renda reale l’idea di una patria, un focolare latinoamericano, avrebbero potuto rovesciare ogni cosa, ogni governo stabilire i limiti del mercato, depositando un certo senso di giustizia di coloro che hanno sofferto inconsapevoli delle loro radici.

Inondata da una sferzata di violenza, rabbia e dolore, il linguaggio che è stato adoperato per indagare una storia così infame come questa, un'ininterrotta contraffazione delle pagine più nere della storia del Cile in cui il ruolo di protagonista è riservato ai capisquadra delle forze armate cilene, che malgrado le torture e l’esilio, tennero in vita la fiamma della legittima resistenza, del dover opporsi con tutti i mezzi, comprese le armi, garantirono un modello economico basato sull’essenziale al pericolo della pena. Concedettero un pò di libertà a me che lessi, allo scrittore che scrisse, alla gente che visse tutto questo, suddividendo il paese immediatamente in piccoli agglomerati di sopravvivenza che, nel tempo, garantirono quel sogno tanto agognato quanto sperato da tutti: essere liberi di vivere.



Abbiamo imparato a vivere con quelli di cui sentiamo la

mancanza, perché sono parte di noi, perché sappiamo come

mai ci mancano, e perché la loro assenza la colmiamo di


orgoglio.

Profile Image for Gresi e i suoi Sogni d'inchiostro .
701 reviews14 followers
December 26, 2024
Nessuno può né
deve sentirsi al di là del bene e del male, tanto meno noi
che abbiamo la responsabilità della parola scritta.

A volte ci si imbatte nella lettura di testi che, nella loro semplicità, incastonati però nel compendio di opere letterarie di chi le ha scritte, attuano processi catartici in cui in gioco c’è la propria sopravvivenza. Sembra un eufemismo, un’esagerazione, ma ad ogni istinto o forma naturale ci sono delle risposte, degli stimoli, degli impulsi. E seppur sulle prime non se ne è pienamente consapevoli, non mi sarebbe capitato un'altra volta di << incontrare >> un uomo che ammise come il suo bisogno di scrivere derivasse e fosse legato ad un impero unidimensionale, replicando come la negazione di alcuni valori che hanno umanizzato la vita di molti, soprattutto la sua, recluse forme di fraternità, uguaglianza, solidarietà o senso di giustizia, come quel sacro motto del 700 associato in particolare all’epoca della Rivoluzione francese. Scrivendo sarebbe stato possibile attuare quella barriera da cui avrebbe potuto barricarsi, proteggersi da qualunque impostore, alla frode di modelli sociali in cui non si credette alla globalizzazione attraverso cui si è più uniti quanto riconoscersi, intendersi e capirsi.
Da letterato ma anche da uomo, apolide e paziente, Luis Sepulveda nel riporre questi testi dovette attendere che il governo post dittatura gli concedesse la cittadinanza, prevalesse sul suo forte senso di giustizia, innescato già quando era ragazzo. La posta era parecchio alta. In gioco c’era il Cile, il suo paese natio, il cui destino era legato inesorabilmente dal futuro di molti, strettamente connesso alla comprensione e al superamento del passato. Attanagliato da feroci decreti, soprattutto quelli imposti nel 1973 e nel 1989 che rimossero la memoria mediante la forzata imposizione dell’amnesia come ragione di stato. Nemmeno i tiranni avrebbero potuto gestire un certo tipo di libertà se non fossero state aperte vecchie ferite. Ma gli uomini, l’essere umano in generale, doveva essere considerato al di fuori di tali leggi e la dignità superiore alle norme che il dolore, così supremo, impedì di prostrarsi come un bluff degli altri. Quelli che non ebbero voci e rivendicarono i loro diritti confidarono nella giustizia, affermando così una certa democrazia fondata su valori coraggiosamente civici e civili.
Ma lo smantellamento di tutti i diritti e di tutte le conquiste sindacali, l’abolizione dei contratti di lavoro, l’abbandono al libero mercato e alle responsabilità etiche dello stato generano nella storia del Cile fratture sociali che se non fossero state sanate in tempo avrebbero generato conseguenze imprevedibili.
Se le parole sono state utilizzate e usate in questo modo, a mio avviso egregiamente, siano giunte alle orecchie di chi legge esplicando una certa libertà, una certa onestà, comprese e spogliate del loro reale valore e dalla loro onestà, è perchè fecero ordine a quelle denunce di un popolo prostrato dal dolore affinché potessero scoprire le angosce stilistiche degli investitori in grave pericolo che incombettero sui loro guadagni. La parola in questo modo assume una certa serenità mediante ragione, il diritto di unire alla parola << umano >> un assioma di diritti inalienabili per tutti ma senza esclusioni quanto compresi e incriminati in forme di dittatura nemica.
Ispirato da diversi artisti fra cui Neruda, in Storie ribelli l’autore si affida all’idea che l’arte avrebbe dovuto superare i rancori di cui il rispetto è la linfa vitale di ogni cosa, dimostrazione solidale, moto di mancato rispetto e dimostrazione di disprezzo verso cui continua a subire una certa ingiustizia. Il modello imposto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa gli inculcò l’idea che ogni cosa dovesse cambiare affinché potesse essere ristabilita la pace, una certa normalità democratica. Poichè il Cile si nutriva ancora di moti violenti di rabbia, di terrore, odio da chi credeva fosse possibile vivere in un paese sterminato dalla guerra, dalla tortura mantenendo vivo il ricordo di chi combatte e perse la vita affinchè la dittatura finisse, obbligando i cittadini a una vita indegna, tremenda ma pacifica. Un cileno, in qualunque luogo si trovasse, gli bastò guardare verso sud pur di sentire sulla faccia l’aria australe che nella sua memoria profuma di solidarietà, fratellanza purchè un futuro migliore possa nascere.
Giungendo in un luogo in cui vi ero stata qualche giorno prima, il Cile fu quella terra parlante che raccontò come gruppi di GAP furono torturati, mutilati, assassinati da un orgia di sangue che militarmente schiacciarono ogni cosa, torturando anime dannate che lentamente si apprestano ad entrare ed usicre dalla lotteria della vita, condannandoli all’esilio e praticando il terrorismo internazionale al di fuori del paese. Restando in vita non solo nella mente di chi scrive ma anche di chi legge, perché aggrappati allo spettro della memoria, purchè la democrazia non si confonde con la passività sociale.
Aggrappata a questi pezzi di vita che si sono congelati come piccole diapositive nel nulla, così pericolose, sovversive, irriverenti, costellato da uomini e donne consapevoli della loro gioventù, della loro giustizia, confidai nella speranza che questo forte desiderio di creare una fonte inesauribile di conoscenza in cui serbare, conservare le parole, difenderle da qualunque ragione o ideologia di Bene e Male, avanzassero a piccoli passi in fallimenti in fallimenti di conquista in conquista. Scovando un ordine, occupando un posto speciale nel mezzo della comunicazione.
Perchè scrivendo, soprattutto questi racconti, sarebbe stato possibile rifugiarsi, tornare in luoghi in cui avrebbe rievocato l’immagine di volti che non si vedevano da un sacco di tempo o che non si sarebbero più visti, perchè sono così i viaggi felici nei ricordi. Cronache di viaggio compiuto da amici, conoscenti che riportano la testimonianza, l’avidità di vincitori e vinti e i loro inesorabili cambiamenti dell’economia e il mancato desiderio di trasformare questo romanzo in una terra scomparsa. Ritraendo invece una terra, quella del sud, che è forza e memoria, a cui ci si aggrappa con amore e rabbia. Redigendo in un muro di brutture e sangue ancora fresco, storie militanti che redigono e raccontano la storia, quella con la s maiuscola, proiettata in un mondo in cui i personaggi si combinano in un odissea del Cile giovane e coraggioso. In un continuo processo di ritorno alla memoria, che si fa pagina dopo pagina sempre più viva e divinamente vitale, qualcosa in cui si predica la necessità dell’oblio come condizione transitoria alla democrazia.
Forse ognuno di questi personaggi, persino i più forti, furono vittime che svolsero un ruolo principale, soggiogati dalla banalità, dalla visione unilaterale di una frazione che aggiunge come postilla dei danni collaterali. Ma come per incanto le vittime si trasformano in qualcosa di indecifrabile, il dolore minimizzato e boicottato da ogni responsabilità.
Sepulveda condivise la piena definizione che uno scontro globale e i diritti umani fossero espediente migliore la cui struttura diventasse resistenza a quei diritti sacri e inalienabili che non possono essere manovrati. La libertà esiste al di là del dolore e affannandosi contro l’incertezza pur di ottenere un certo spazio fisico che renda reale l’idea di una patria, un focolare latinoamericano, avrebbero potuto rovesciare ogni cosa, ogni governo stabilire i limiti del mercato, depositando un certo senso di giustizia di coloro che hanno sofferto inconsapevoli delle loro radici.
Inondata da una sferzata di violenza, rabbia e dolore, il linguaggio che è stato adoperato per indagare una storia così infame come questa, un'ininterrotta contraffazione delle pagine più nere della storia del Cile in cui il ruolo di protagonista è riservato ai capisquadra delle forze armate cilene, che malgrado le torture e l’esilio, tennero in vita la fiamma della legittima resistenza, del dover opporsi con tutti i mezzi, comprese le armi, garantirono un modello economico basato sull’essenziale al pericolo della pena. Concedettero un pò di libertà a me che lessi, allo scrittore che scrisse, alla gente che visse tutto questo, suddividendo il paese immediatamente in piccoli agglomerati di sopravvivenza che, nel tempo, garantirono quel sogno tanto agognato quanto sperato da tutti: essere liberi di vivere.

Abbiamo imparato a vivere con quelli di cui sentiamo la
mancanza, perché sono parte di noi, perché sappiamo come
mai ci mancano, e perché la loro assenza la colmiamo di
orgoglio.
Profile Image for Luca Colaneri.
42 reviews
January 22, 2018
"Ci fu chi, da un comodo e vigliacco scetticismo, si godette un tempo morto che chiamo’ gioventù. Noi si che abbiamo avuto una gioventù, e fu vitale, ribelle, anticonformista, incandescente, perché si forgio’ nel lavoro volontario, nelle fredde notti di azione e propaganda. Non ci furono baci d’amore più focosi di quelli dati nel fragore delle brigate muraliste. Chi bacio’ una ragazza della brigata Ramona Parra o Elmo Catalan, bacio’ il cielo e non ci fu sciabola militare capace di togliergli quel sapore dalle labbra."



la peggiore delle menzogne e’ la verità leggermente distorta

Non esiste essere più vile di quello capace di affermare che non e’ mai stato ne’ con i vincitori ne’ con i vinti, e che insiste a ripeterlo dalla sua unica tribuna possibile, come buffone al banchetto dei vincitori.

Una volta il poeta Nicanor Parra ha scritto << Destra e Sinistra unite non saranno mai vinte>>

quale maggiore perversione delle parole che definire la vendetta un sinonimo di giustizia?

Ci stanno americanizzando a forza di stupidaggini e le prime vittime sono le povere parole. La nostra lingua, lo spagnolo, tende a esplicitare, a essere inequivocabile, sta in questo la sua grandezza. Anche l’inglese e’ una lingua precisa, ma in bocca a una tribù’ senza storia e senza interesse per la storia, senza altra cultura che quella del succedaneo per semplificare la complessità’, si trasforma in una partita di Scarabeo in cui le regole sono fissate dal padrone del tavoliere e delle tessere. Ho girato gli stati uniti da costa a costa e posso assicurare che lo yankee medio possiede un patrimonio lessicale che non supera le venti parole. Quella Wortsschatz di cui parla Schiller e che Ortega considerava il fondamento dell’intelligenza, il sostegno di una visione del mondo esente da pregiudizi, di quella Weltanschauung enunciata da Spinoza come la più’ grande virtù’, e’ per lo yankee medio una pura e semplice zavorra.

Mio nonno sosteneva che uno e’ di dove si sente meglio

Il modo migliore di proteggere la ricchezza e’ proteggere chi la produce.

Del cristianesimo recupero la formidabile affermazione che dice:<< In principio era il Verbo>>, verità’ più’ linguistica che teologica, dove la parola e’ in se’ un atto di fondazione e le coese esistono a forza di essere nominate.

Il mimetismo criptico e’ l’arte di scomparire, di vedere senza essere visto. L’aposematismo e’ l’effetto teatrale di esser visti senza vedere. Sono questi gli elementi sostanziali della nostra incertezza.

L’America latina confina a nord con l’odio e non ha altri punti cardinali.

Il mito del valore guerriero e l’idiozia di morire per una bandiera hanno trasformato il naturale desiderio di vivere in un fatto vergognoso.

Siamo stati capaci di incarnare belle idee, su cui abbiamo cercato di fondare una vita pacifica: a ciascuno secondo il suo bisogno e il suo lavoro, nessuno deve avere più’ pane di quanto ne può’ mangiare, nessun uomo può’ indossare tre cappotti se il fratello trema di freddo, ne’ poltrire nel suo palazzo se quelli che l’hanno costruito dormono sotto le stelle, ne’ padroni ne’ servi: umanità’. E più’ ci siamo avvicinati alla realizzazione di tali idee, maggiore e’ stato i castigo che abbiamo ricevuto, il castigo implacabile riservato al nemico.


Un altro 11 settembre, quello del 1973, ha provocato più’ vittime dell’attentato alle torri gemelle. Gli ordini furono dati da un terrorista internazionale di nome Henry Kissinger, a confronto del quale Osama Bin Laden e’ un pivello, e nessun cileno penso’ di convocare le Nazioni Unite per esigere un’azione punitiva contro il popolo statunitense. L’11 settembre 2001 il nemico ha aggredito l’eroe, mentre l’11 settembre 1973 l’eroe ha punito il nemico con un’operazione di guerra non ufficiale.

Le tradizioni si basano su un processo di selezione qualitativa, hanno radici culturali, serbano il meglio di tutta un’esperienza, ed e’ proprio per questo che nessun esercito possiede ne’ può’ possedere tradizioni.

Dice Benedetti che un torturatore non si redime con il suicidio, ma e’ già’ qualcosa, ed e’ vero.

Quando i governanti eletti in maniera democratica o grazie a brogli, falliscono, ricorrono alla goffa vigliaccheria del patriottismo.

In politica il <> e’un eufemismo per coprire la mancanza di coraggio al momento di mettere in pratica principi essenziali.

Negare l’importanza della questione dei sessi ha generato mostri come Margaret Tatcher o Condoleeza Rice, signore molto orgogliose dei proprio pantaloni mentali.

Vogliamo che sia la nostra democrazia a definire i limiti del mercato e non , come propone il neoliberismo, che sia il mercato a limitare la portata della democrazia.
Profile Image for Andrea Barsacchi .
25 reviews
April 5, 2021
"Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia".

Queste parole tracciate in un angolo del campo di Bergen Belsen costituiscono, nelle parole dello stesso Sepulveda, la cifra del suo essere scrittore. Non solo fare i conti con il passato oscuro del suo paese, dando voce a una miriade di storie altrimenti sommerse dall'orrore della dittatura di Pinochet (questa figura così terribile eppure così ridicola, così banale quasi nella sua malvagità), da bugie e corruzione, ma affondare un lucido sguardo sul presente: il saccheggio e l'arroganza delle multinazionali, avvoltoi senza scrupoli bramosi delle risorse del Paese, ed il connesso problema della salvaguardia dei popoli indigeni, dei valorosi Mapuche, e dei delicati equilibri ecologici della loro Terra.
Per me i testi di questa antologia hanno aperto uno spaccato umanissimo sulla tragedia vissuta dal Cile e sul suo percorso ancora accidentato verso il futuro; ma quello che ho trovato sempre emergere con forza dalla penna di Sepulveda è l'incredibile forza, determinazione e solidarietà di questo popolo che vive ai confini del mondo.
Profile Image for Angela Righi.
24 reviews
August 28, 2023
Raccolta di articoli del giornalista e scrittore Sepulveda. Una volta esiliato in seguito al golpe passerà la sua vita a gridare quanto ami il Cile, anche nei 30 anni in cui è stato apolide. I punti esclamativi, di solito così fastidiosi, sulle sue parole cadono così bene che sembrerá a tutti di essere un po' cileni.
6 reviews
January 18, 2018
A tratti ridondante, ma eccezionale. Scrittura coinvolgente ed emotiva, piena di verità sociali ed umanità.
Displaying 1 - 7 of 7 reviews

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