La sua mente è la macchina del tempo Herbert George Wells, (1866-1946) detto H.G. Wells, è il quarto figlio di una modesta famiglia inglese. Attribuisce il proprio successo a tre incidenti. Il primo a 7 anni, quando si rompe una tibia e, costretto a letto, viene folgorato dal mondo magnifico della lettura. Il secondo tre anni dopo: una seconda gamba rotta, questa volta di suo padre, che obbliga tutta la famiglia in affanno a trovare un’occupazione e sottrae il ragazzo agli obblighi domestici. Il terzo e ultimo nel 1893, dopo la laurea al Royal College of Science and Technology di Londra: una grave emorragia, probabilmente tubercolosi, spaventa Wells, tanto da fargli rivedere le proprie priorità. Decide di dedicarsi totalmente alla scrittura: non vuole morire prima di essere diventato famoso, di aver lasciato traccia di sé.
Diventa il padre della fantascienza: immagina dimensioni alternative, viaggi nel tempo, spedizioni sulla Luna; e ancora, uomini invisibili, scienziati pazzi e senza scrupoli, alieni e mostri dalle teste giganti, marziani che invadono la Terra. Visioni distopiche di cosa accadrebbe se tutti gli esseri umani si evolvessero in geni, creature dall’intelligenza superiore: una diffusione incontrollata della follia. H.G. sostiene che tutte le passioni siano una forma di pazzia, compresa la sua.La macchina del tempo, primo grande successo del 1895, e i successivi romanzi sono accolti con grande successo di pubblico e di critica.
Sposa l’allieva Amy Catherine Robbins, detta Jane, che gli concede di divertirsi anche con altre donne: sembra esserci una curiosa correlazione tra le scappatelle di Wells e la sua creatività. Con l’inizio del nuovo secolo, si concentra sulla produzione di saggi di natura sociale e politica. I suoi scritti sono riflessioni sul difficile rapporto tra scienza e società. Propone la compilazione di un’enciclopedia mondiale, in cui racchiudere la saggezza collettiva dei migliori professionisti, un «cervello mondiale». Una profezia che si realizzerà qualche decennio più tardi.
Il 13 agosto 1946, quasi ottantenne, Wells muore a Londra, consapevole di aver lasciato l’impronta indelebile che sognava di imprimere nel mondo: nelle moderne opere letterarie e cinematografiche di fantascienza, il confronto con menti superdotate è tuttora la minaccia più grande e i personaggi hanno ancora sembianze molto simili a quelle dei suoi romanzi. È la mente di Wells la vera macchina del tempo che ha permesso all’umanità di viaggiare nei mondi della sua immaginazione.
(Almamatto. Un matto al giorno)