Quattordici racconti-percorsi esplorano l'immaginario e l'anima profonda dell'Argentina. Un labirinto di geografie fisiche ed emotive avvolge il dolore della memoria, gli inferni della colpa, i sogni frustrati, l'invidia, l'erotismo. Con la sensibilità di un sismografo e l'eleganza di un narratore di razza, Giardinelli registra le inquietudini della società in un gioco di equilibri tra odi, speranze, delusioni in un mondo magico che è insieme reale.
Es autor de novelas, libros de cuentos y ensayos, y escribe regularmente en diarios y revistas de la Argentina y otros países. Ha publicado artículos, ensayos y cuentos en medios de comunicación de casi todo el mundo.
Su obra ha sido traducida a veinte idiomas y ha recibido numerosos galardones literarios en todo el mundo, entre ellos el Premio Rómulo Gallegos 1993 y el Premio Pregonero de Honor 2007.
También recibió el Doctorado Honoris Causa en la Universidad de Poitiers, Francia, en 2007, y otras importantes distinciones literarias en América y Europa, pero ninguna en Argentina. Tampoco recibió jamás la Beca Guggenheim.
En 1996 donó su biblioteca personal de 10.000 volúmenes para la creación de una fundación, con sede en el Chaco, dedicada al fomento del libro y la lectura, y a la docencia e investigación en Pedagogía de la Lectura. Esta fundación ha creado y sostiene diversos programas culturales, educativos y solidarios
mi primero de Mempo y me encantó. Señor con pollo en la puerta es una maravilla y es interesante como el cuento siguiente parece ser la "prueba" de toda la teoria expuesta en el anterior, en resumen, no se puede hacer un cuento de amor feliz, siempre hay tragedia
Gente strana raccoglie una serie di racconti ambientati fuori dagli scenari “argentini” più noti ai lettori italiani, che spesso fanno coincidere il paese australe con Buenos Aires e la Patagonia. Lo scenario delle trame narrative di Giardinelli si sposta nella zona del Chaco, di Corrientes e nelle terre rosse di Misiones, dove lo spagnolo si mescola con il guaranì e talvolta col portoghese. Siamo in quella terra di frontiera tra Argentina, Paraguay e Brasile, nota forse per la vicinanza con le cascate di Iguazú, quest'ultima sì meta di viaggi organizzati dai tour operator europei, forse terra di traffici di contrabbando spicciolo (addirittura di improbabili intrighi di terrorismo internazionale, secondo fonti gringhe poco credibili). Ma la penna di Giadinelli, amara e anticonsolatoria, non ci manda certo cartoline subtropicali inflazionate. Tutt'altro. E se il racconto “Il libro perduto di Jorge Luis Borges”, peraltro bellissimo, sta ancora – ironicamente - dentro l'immaginario delle finzioni e dei labirinti libreschi borghesiani, il timbro diventa più realistico quando l'autore sposta lo scenario in una mensa popolare autogestita di Resistencia (nel Chaco) o negli orrori della repressione istituzionale con “Il castigo di Dio”. Il racconto che ho apprezzato di più (e ci presenta un contesto che i turisti che viaggiano a Iguazú potrebbero trovare familiare) è “Natale a Iguazú”. Evito di parlarne perché è costruito attorno a una rivelazione/colpo di scena e non voglio anticiparne la trama. Mi limito a dire che dà un'immagine “geriatrica” della banalità del male e che da solo merita l'acquisto del libro. Ma i temi si sommano. La sessualità adolescenziale ne “La notte del treno”, poi la storia di un peón migrante che viene linciato, un racconto che trasuda realismo e violenza (uno di quelli che ho apprezzato di più nella raccolta),e poi ancora la storia di un guerrigliero infame raccontata con uno straniante cambio tra prima e terza persona (“L'altra forma della spada”). E ancora la storia di un bambino che per pietà decide di ammazzare il proprio cane, o quella di un medico che si ritrova nella guerra di bande clandestina della dittatura, con le inquietanti Ford Falcon che si muovono per strada, e ci riporta a Buenos Aires. Un gran bel libro, di rapida lettura, che cerca di fare i conti con gli orrori della storia argentina. Un libro infine ben tradotto, ma solo per feticismo da bevitore appassionato di mate devo segnalare una imprecisione nella nota del traduttore a pagina 56: la “bombilla” non è il contenitore tradizionale per bere il mate, ma la cannuccia, metallica o talvolta in bambù, con cui si beve l'infuso di Ilex paraguayensis. Il mate nel lessico originale è solo la zucca scavata che fa da contenitore all'infuso, sorbito appunto attraverso la “bombilla”, mentre l'erba mate si chiama colloquialmente “yerba”. Un'inezia, comunque.