"Buchi nella sabbia" è il primo romanzo di Malvaldi che leggo: ero convinta di passare prima dagli allegri vecchietti del Bar Lume, che mio padre tanto adora, ma ho poi optato per questo piccolo libro a metà tra giallo e romanzo storico.
La vicenda si svolge a Pisa nel 1901 e si divide in tre atti: nel primo, vediamo radunarsi la compagnia teatrale che dovrà mettere in scena la "Tosca" alla presenza del nuovo re d'Italia Vittorio Emanuele III. Fin qui nulla di male, se non fosse che ci troviamo in un'epoca dove la tensione è sempre altissima e dove gli attentati messi a segno dagli anarchici a danni a teste coronate o figure di spicco sono quasi all'ordine del giorno...infatti, tra gli ultimi a cadere sotto i colpi delle pallottole, figura anche il nome di re Umberto I. Non mancano nemmeno le vittime tra le file anarchiche, visto che agli inizi del romanzo viene lasciato intendere che Gaetano Bresci, l'assassino del re, sia morto in carcere, in apparenza suicidandosi, ma più probabilmente a causa del pestaggio subito dai secondini. A questo poi si aggiunge il fatto che nella Tosca il potere costituito non ci fa certo una gran bella figura (e ad infiammare ancora di più gli animi ci pensa l'assenza del maestro Giacomo Puccini): insomma, ci sono tutti gli ingredienti necessari per far scatenare di nuovo lo scontro anarchici-monarchici, mettendo seriamente in pericolo la vita del nuovo sovrano. E quando la serata della rappresentazione sembra svolgersi senza difficoltà, ecco che ci scappa il morto...non in platea, ma direttamente sul palcoscenico. La vittima e Ruggero Balestrieri, tenore di indiscusso talento, anarchico militante, ma allo stesso tempo dannatamente egocentrico e pure un po' stronzo. E' morto per via delle sue opinioni politiche? Oppure il movente è un altro?
Gli altri due atti del romanzo sono dedicati all'indagine e alla risoluzione della vicenda, oltre a mettere a confronto i due protagonisti, due personaggi agli antipodi che impareranno, se non a comprendersi, almeno a rispettarsi: da una parte c'è Ernesto Ragazzoni, poeta, giornalista de "La Stampa", amante della bottiglia e anarchico convinto (senza mai cedere alla violenza), dall'altra il giovane tenente delle Guardie Reali Gianfilippo Pellerey. Il primo, pur essendo raramente sobrio e poco avvezzo a farsi imbrigliare dai pregiudizi e dalle regole, è un ottimo ascoltatore oltre che osservatore, uomo estremamente sincero che non nasconde mai le sue opinioni; il secondo, grande amante della lirica, è molto razionale e si fa forte della disciplina marziale che gli è stata insegnata, pur facendosi fregare dalle sue reazioni. Quando sembra aver ormai perso il controllo dell'indagine, Pellerey potrà contare sull'aiuto inaspettato di Ragazzoni e trovare il colpevole.
Non sono molto esperta del periodo storico in questione, ma mi sembra evidente che Malvaldi si sia documentato in maniera dettagliata, rendendo la lettura perfettamente comprensibile anche a chi non ne sa nulla. Lo stesso dicasi per il ritratto che ne esce dell'ambiente della lirica, con le sue rivalità, le paturnie di tenori, soprani e compagnia cantante, la terribile superstizione che permane ancora oggi (niente viola e quanti si fanno la nomea di iettatori, vedono la carriera andare in fumo): di fatto, un mondo a sé stante con le sue regole.
Questo è un romanzo che si legge decisamente in poche ore, cosa ulteriormente facilitata dallo stile ironico, irriverente e a tratti spassoso dell'autore che spesso, per rendere più chiare certe usanze di inizio '900, crea dei paragoni con l'epoca contemporanea. Decisamente consigliato!