3.5/5
La Quattordicesima Lettera, ambientato nel 1881 a Londra, in piena era vittoriana, si apre subito con un evento sconcertante, il brutale omicidio di Phoebe Stanbury, promessa sposa di Benjamin Raycraft, figlio si un noto – e un po’ losco – fabbricante di armamenti, durante la loro festa di fidanzamento, da parte di un uomo nudo con un petto tatuato, gocciolante di fango.
Il detective Harry Treadway di Scotland Yard ha il compito di arrestarlo, ma viene presto coinvolto in un complotto ben più ampio e inquietante, in cui si trova suo malgrado implicato anche il timido avvocato William Lamb. Il giovane, infatti, facendo visita a un cliente del suo superiore, inaspettatamente viene a sua volta immischiato in una oscura vicenda che si amplierà e aggroviglierà tra enigmi del passato, storia e macchinazioni nel corso della trama, con risvolti talora inattesi.
La storia è scritta bene e si legge piacevolmente, almeno all’inizio. Tutta la prima parte mi ha coinvolto ed ero veramente curiosa di proseguire la lettura per capire come si sviluppasse la sibillina vicenda che vedeva coinvolti diversi personaggi che man mano si trovano legati dal mistero principale e si trovano a collaborare, o scontrarsi, tra loro.
Tuttavia, per un romanzo ambientato nella Londra vittoriana, ho pensato l’ambientazione non è così coinvolgente e vivida come sperato. Sebbene ci siano riferimenti a eventi storici e politici, non mi sono mai sentita completamente immerso nel mondo che Claire Evans ha creato.
Anche i personaggi, almeno i principali, a un certo punto speravo prendessero più spessore, invece sono rimasti o poco convincenti oppure un po’ tendenti allo stereotipo. Forse uno dei personaggi meglio resi è William Lamb, che infatti ha avuto nel corso della trama un suo sviluppo interiore e di crescita.
Del romanzo colpisce di sicuro la fantasia e alcuni elementi insoliti, tuttavia anche queste peculiarità a mio parere scivolano troppo nell’inverosimile e, complice una trama che da circa metà libro si dilunga troppo e in alcuni punti inizia a diventare scontata, la seconda parte è stata decisamente meno interessante e avvincente, per concludersi in modo piuttosto banale e inevitabile.
Per quanto si tratti di una lettura leggera, sono rimasta un po’ delusa. Mi aspettavo un’ambientazione più intensa, personaggi più tridimensionali e soprattutto un mistero che avesse sì qualcosa di antico e avventuroso, ma non arrivasse a certe vette dell’assemblaggio del già visto e poco efficace nella trama del romanzo stesso.