Un giorno di giugno, Giovane Scrittore chiama la scrittrice di cui ha letto tutti i romanzi e le sottopone il suo manoscritto per avere un parere e magari qualche consiglio. Lei ha vent’anni di più, ma a lui sembra non importare, la cerca, le scrive, la segue, le fa una corte serrata. Lei lo respinge sistematicamente. Si instaura così un legame spassoso, litigioso, pieno di dialoghi caustici sul mondo – in particolare quello letterario – e sull’amore: il disincanto dell’una incontra la leggerezza dell’altro, mentre l’estate sfuma velocemente nell’autunno. Bloccata in auto nella zona industriale di Bologna, per colpa di un piccione dispettoso che le sbarra la strada, lei snocciola il suo quotidiano tra bar, vicini di casa centenari, librerie, amici, ex fidanzati, parenti, cimiteri, in una osservazione spicciola e spesso tragicomica della realtà, a cui fa da contraltare la fiducia verso il futuro di Giovane Scrittore: a lui, infatti, il compito di smussare gli angoli di un vivere dove si ride di tutto per non piangere, l’amore non dura e i romanzi rischiano sempre l’estinzione.
Proprio uno spaccato di vita quello che propone Grazia Verasani con stile diretto che vorrebbe quanto più possibile farsi prossimo al reale senza fronzoli senza intermezzi senza estetismi ma nel contempo contiene poesia. Come a dirci che anche nello stile più realistico serve poesia per fare narrazione. E l'autrice vi riesce senza dubbio. Un racconto pieno di ironia, autoironia riflessioni sul ruolo della scrittura e degli scrittori nella società contemporanea italiana, sull'editoria e il pubblico dei lettori e dei festival; ma anche riflessioni sulle scelte della vita e sul ruolo femminile nelle relazioni e nella scrittura. Un libro che ha il raro pregio oggi giorno di condurre riflessioni di sostanza e nello stesso quotidiane e comuni (di tutti) con un tono leggero e disincantato che consente di affrontare la verità più che o meno scomoda che ciascuno cela dietro quello riflessioni nel proprio quotidiano. Insomma la vita com'è offre risposte attraverso il reale e pone domande per cui non attende risposta ben sapendo che sarà la stessa vita a fornirla e a noi non resta che stare a guardare e se siamo fortunati anche a viverla.
Con “La vita com’è” (La Nave di Teseo) è stato colpo di fulmine. Ho letto il titolo, la trama, il retro copertina e già sapevo che quel libro mi avrebbe conquistata. E dire che la cover (uno degli aspetti dei libri che mi colpisce più di tutti) non era niente di speciale: un rosa pallido con l’immagine in primo piano di un piccione che zompetta e dietro persone vestite di nero che camminano.
Eppure, il libro di Grazia Verasani ha saputo “parlarmi” come da tempo non succedeva, grazie ad una scrittura affilata, una buona dose di stilettate ironiche e argomenti tanto attuali quanto “sempreverdi” come, parafrasando il sottotitolo, “bar, piccioni, cimiteri e giovani scrittori” (e chi conosce Bologna, città in cui si svolge il romanzo, sa quanto quei volatili siano OVUNQUE, perché no in un libro?).