Ci sono dei libri che per essere compresi fino in fondo, ahimè, hanno bisogno del libretto delle istruzioni. Per questo libro c'è, lo ha scritto la traduttrice Rosa Lombardi, ma l'editore ha avuto l'infelice idea di mettere questo "libretto di istruzioni" alla fine, nella postfazione.
Eh no! Andava messo nella prefazione.
È anche vero che, da bastian contraria quale sono, se avessi letto "Prefazione", l'avrei saltata a piè pari, come faccio sempre, per andare a leggere direttamente il racconto.
Non si è mai contenti :D
Il racconto è ambientato negli anni quaranta (e al che mi sono figurata uno scrittore "vecchio", ma poi ho letto che è nato nel 1963), negli anni che precedono la fondazione della Repubblica Popolare cinese, "anni che rappresentano un passaggio epocale nella millenaria storia cinese, cerniera e frattura al tempo stesso tra passato e futuro, tradizione e modernità."
Una storia complessa sul declino di una famiglia di proprietari terrieri che si sono arricchiti con la coltivazione e il commercio dell'oppio, ambientata a Fengyangshu, un paese immaginario nel sud della Cina.
Una storia di promiscuità, di violenza, di degrado, in cui tutti i personaggi sono tra loro imparentati.
Un romanzo in cui il voluto continuo alternarsi delle varie voci dei personaggi e di quella narrante, genera molteplici prospettive nelle quali il lettore si sente un po' perso: "Una realtà che si frantuma in una miriade di impressioni, pareri e giudizi anche contraddittori, quasi a formare un pulviscolo, una nebbia che rende difficile, se non impossibile, l'emergere di un'unica visione oggettiva."
Tra 3 e 4 stelle
Nota: le citazioni sono tratte dalla postfazione di Rosa Lombardi.