L’ultimo giorno di sole è «anche» l’ultimo racconto scritto da Giorgio Faletti. Mentre tutti fuggono alla ricerca di un improbabile luogo dove potersi salvare da una imminente esplosione solare, una donna decide di restare nel paese dov’è nata, e di guardarsi dentro. Racconta a se stessa e al mondo che scompare ciò che ha visto e chi ha incontrato, le cose che ha vissuto e quelle che ha sognato. E canta per esorcizzare il buio. O per accoglierlo nel modo migliore, nel segno di una commovente tenerezza per le cose umane.
Il racconto è diventato e tornerà a essere uno spettacolo teatrale, diretto da Fausto Brizzi e interpretato da Chiara Buratti (per la quale lo spettacolo era stato scritto e pensato).
Artista poliedrico non ha mai smesso di dare prova della sua capacità di spaziare da un campo artistico all’altro. Come comico ha lasciato una forte impronta nel panorama della comicità creando una serie di personaggi indimenticabili protagonisti di alcune fortunate serie televisive come Drive In, Emilio e Fantastico 90.
Anche come musicista Giorgio Faletti ha ottenuto negli anni numerosi consensi. Ha cominciato pubblicando in proprio diversi album di successo. Nel 1994, con la canzone Signor Tenente, si è aggiudicato il secondo posto e il Premio della Critica al Festival di San Remo. Sono nate in seguito le collaborazioni con alcuni grandi artisti della musica leggera italiana: ha scritto canzoni per Mina, Milva, Gigliola Cinquetti e i versi di due album di Angelo Branduardi, Camminando Camminando e Il dito e la luna.
Il 2002 segna l’esordio in campo letterario. Il romanzo Io uccido balza immediatamente al vertice delle classifiche italiane e con oltre 3.500.000 di copie vendute diventa uno dei più clamorosi successi editoriali degli ultimi anni. Nel 2004 esce Niente di vero tranne gli occhi che conferma il talento letterario di Giorgio Faletti con oltre tre milioni di copie vendute. I suoi libri sono tradotti in 25 lingue e pubblicati con grande successo, oltre che in tutti gli stati d’Europa, anche in Sud America, in Cina, in Giappone, in Russia e a partire dal mese di marzo 2007 negli Stati Uniti e nei paesi di lingua anglosassone.
Nel novembre del 2005 Giorgio Faletti ha ricevuto dal Presidente della Repubblica il Premio De Sica per la Letteratura.
Nel frattempo non dimentica di essere un attore. Nel 2006 interpreta il prof. Martinelli in Notte prima degli esami, film campione di incassi con oltre 20 milioni di euro al botteghino. La sua interpretazione è stata premiata dalla critica con la nomination al David di Donatello come migliore attore non protagonista.
Il suo terzo romanzo, Fuori da un evidente destino ha venduto 1.500.000 copie.
Un altro bel romanzo di Faletti, ideato per essere rappresentato a teatro e purtroppo portato a termine da altri a causa della sua prematura scomparsa. La terra sta per essere colpita dal sole e mentre la popolazione fugge alla ricerca di un posto dove proteggersi, la protagonista, soddisfatta della sua vita, decide di rimanere in città e, passeggiando per le vie deserte, riflette su alcuni episodi della sua vita. Adesso mille cose andranno resettate. In qualche modo, da qualche parte, si dovrà ripartire da zero, un numero magico, oltre il quale non si può che crescere. ... Chi andava ad immaginare che il viaggio più importante della mia vita l'avrei fatto a piedi e che sarebbe stato da una parte all'altra della città. Una storia ricca di emozioni, ben scritta, come Faletti sapeva fare, lo stile accattivante ti tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Ho scoperto soltanto alla fine che le bellissime poesie riportate tra un capitolo e l'altro sono canzoni, che ho poi trovato su Spotify, sarebbe stato sicuramente più suggestivo alternare la lettura con l'ascolto.
I wish everyone could read this. Such a beautiful short story that Faletti shared with us, a little parting gift, a masterpiece that is rightfully now one of my favorite books
Un'imminente esplosione solare obbliga una donna a decidere se restare nel paese dov’è nata o se scappare altrove come la maggior parte dei suoi concittadini. Sceglierà di rimanere, guardandosi dentro e cercando di capire quali sono le cose belle e le cose brutte che ha fatto nella propria vita.
Ultimo racconto scritto da Faletti e che è diventato un'opera teatrale. Non spicca certo di innovazione, ma per un'appassionata dell'autore come me non poteva non mancare come lettura. Sarei curiosa di vedere la rappresentazione.
Essendo un fan di Faletti non posso non leggere anche questo suo libro. È molto simile a “la piuma” quindi non sperate di trovare il faletti di “io uccido” che è a mio avviso il vero scrittore. Anche questo comunque si legge bene, non ha grandi aspettative, in 2 ore si finisce . Ha forse degli spunti interessanti ma non va oltre il racconto facile facile
Cominciamo con la singola cosa positiva, che però è apprezzabile solo se si ascolta l'audiolibro. Questa storia è nata come spettacolo teatrale, un monologo immagino, pensato espressamente per l'attrice Chiara Buratti, e l'audiolibro è letto proprio da lei, quindi questa cosa è tenera e ha anche molto senso. Poi di suo non so se rende completamente come spettacolo teatrale, però lei è stata molto brava.
Il libro comincia con una lunghissima supercazzola di tipo venti minuti che io già stavo per abbandonare. Per fortuna quando stavo per gettare la spugna è cominciata la narrazione. Il problema di questo libro è che dalle premesse ti aspetti un po' una riflessione sulla vita nel momento in cui sai che te ne rimane poca, e sulla carta è così, ma in realtà ci si sofferma su un sacco di cose inutili e supercazzolose che non interessano a nessuno. Cioè, c'è tutta una lunga parte sulla descrizione e sulla vita di 'ste due vecchiette che sono lo stereotipo delle vecchiette che trovi in chiesa e che vivono di gossip, sì, simpatico, ma qual è il punto? Anche perché io adesso so molto più delle vecchiette che di Linda.
Poi, un grosso problema. A un certo punto Linda racconta di quando ha fatto amicizia con una donna transgender di nome Adriana. Ora, se non sai le cose perché sei un uomo cis, ok, nessuna colpa, ma non le scrivere, e se le vuoi scrivere, informati. E' comunque un testo pubblicato nel 2017, non degli anni '80, io non ci voglio credere che ancora siamo qui a confondere transgender e crossdresser. Non mi venire a fare la battuta "l'uomo che era la mia migliore amica" perché non lo accetto! Significa che non hai capito niente! Ma soprattutto, ma cosa fai che vuoi descrivere il bonding tra queste due sulla femminilità, ma te la senti veramente? Cioè se fosse scritto bene, ok, anzi, chapeau, ma dato che così non è, evita. Comunque anche qui, io so molto di più di Adriana, della sua storia, dei suoi problemi, del suo futuro perfino, molto più di quanto non sappia della fottuta narratrice in prima persona presente.
Altro momento supercazzoloso quando Linda sente un pianoforte mentre cammina e si fa una camionata di seghe mentali sull'identità di quest* pianista che lei non vede. E anche qui ci sono molti problemi secondo me, perché parte con l'immaginare questo pianista bellissimo e poi pensa una roba tipo "ma se fosse bellissimo, forse sarebbe scappato anche lui, perché avrebbe preferito cercare di vivere avendo altri mezzi a disposizione che non il solo pianoforte" qua io ho proprio gridato "Ma che cazzo stai dicendo?" Ma poi cosa vuol dire, che per un pianista brutto il pianoforte è l'unico appiglio alla vita, mentre chi è bello può puntare ad altro, o comunque non si lega in questo modo alla musica? Ma che cazzo vuol dire? Che comunque, attenzione, perché mai viene pronunciata la parola "brutto" casomai sembra male, non lo so, eppure è evidente cosa vuole dire e il problema secondo me è che è palese nella prosa che è consapevole di essersi messo da solo in un discorso problematico e ci è uscito a malapena. Ma non lo scrivere, fai più figura! Vi sembrerà incredibile, ma probabilmente anche in questo caso so più di un cazzo di pianoforte che di Linda!
Il finale, non ve lo aspetterete mai, ma è una supercazzola.
Ultimo, per me madornale, problema (ma questo è unicamente mio gusto personale). Il testo è disseminato di poesie messe un po' a chiosa dei singoli episodi che vengono raccontati. Sono delle poesie veramente patetiche. Non ho altro da dire. Io sulla poesia ho dei gusti molto molto critici, ma veramente boh. Ripeto, la lettrice è brava, ma faceva un po' l'effetto strano, quasi cringe, di quando leggi il testo di una canzone senza cantarla. Ed è il motivo per cui secondo me, se questo testo è nato così come spettacolo teatrale, non rende molto. Comunque le ho ascoltate solo per completezza, ma sono totalmente ignorabili.
Primo libro che ho letto di Falletti. Avendo avuto report positivi sugli altri, probabilmente gli darò una seconda possibilità ma se dipendesse solo da questo direi semplicemente “no, grazie”. Premetto anche che sono conscia che è stato pubblicato postumo e sia stato concepito come un’opera teatrale, quindi forse dibattere sulla forma è relativo ma per quanto riguarda i contenuti sono rimasta delusa.
La storia era partita bene, l’evento che caratterizza la trama mi sembrava interessantissimo. Quasi poetico, nei primi passi. Eppure, dopo i primi spaccati di quotidianità e di caratterizzazione un po’ blanda di personaggi secondari, non succede niente. Non ho sentito profondità introspettiva dalla voce narrante, non ho capito a fondo motivazioni, spinte, desideri della protagonista. Anzi, forse in alcuni suoi avvenimenti personali ho percepito quasi una sbrigatività, nei momenti chiave in cui avrei voluto sentire una connessione di sorta. È un peccato ma probabilmente mi aspettavo semplicemente altro. Pazienza, mi sono detta, non farà per me.
Tuttavia ho trovato una nota molto, molto dolente. Ora, a naso non pretendo una narrazione “woke” da Falletti ma ho trovato una sezione del libro velatamente transfobica, se non quantomeno caricaturale dell’esperienza trans. Altro libro, altri tempi - certamente - ma sono dell’opinione che, se non si ha un’idea un filo tridimensionale su qualcosa, ci si possa anche esimere dallo scriverla in maniera raffazzonata. Anche le dinamiche relazionali a riguardo sono iscritte all’interno di banalità da titoli di giornali scandalistici all’italiana. Peccato, da quel punto in poi l’esperienza di lettura è proprio colata a picco per me. Sarà per la prossima!
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E' il primo libro di Faletti che leggo e credo che, essendo postumo e forse non compiuto del tutto, sia diverso dagli altri. Non posso quindi giudicare se sia in sintonia o meno con il passato, però mi sembra comunque un libro apprezzabile, che si legge in poco tempo e che racchiude comunque al suo interno qualche idea interessante. E' stato scritto pensando ad un monologo teatrale per una attrice (Chiara Buratti) ed in effetti ci si riesce ad immaginare uno svolgimento in contesto teatrale. La storia narra dell'ultimo giorno di vita della terra in un ipotetico futuro in cui il sole sta per abbattersi violentemente su gran parte di essa. La protagonista vive a modo suo questa ultima giornata, in cui tutti cercano di mettersi in salvo, e ripercorre parte della sua vita alla luce di questo imminente cambiamento. A me è piaciuto, devo dire che l'ho trovato reale, poco costruito e ricco di spunti interessanti.
"Ci sono occasioni in cui le parole sono l’oro degli sciocchi: per quante te ne vengano in mente non possono avere il valore del silenzio."
La prima particolarità che vorrei far notare è che assieme al libro si può trovare una colonna sonora, anch'essa scritta e musicata da Faletti. A intervallare i capitoli infatti c'è il testo dei brani interpretati da Chiara Buratti, che in qualche modo arricchiscono quel pezzetto di storia appena raccontato da Linda, la protagonista e voce narrante del romanzo. . Per la prima volta durante la lettura di un libro ho provato l'impulso di sottolineare frasi, spezzoni, ma poi mi sono resa conto che avrei evidenziato tutto e non volevo comunque sciupare le pagine; così ho deciso di ponderare maggiormente su ciò che stavo leggendo e selezionare solo alcuni dei tratti che mi avevano colpito al cuore, salvandoli con dei post-it. . Un libro toccante, emozionante, vero, reale. Rivedo ancora una volta la penna magistrale di Faletti e ancora una volta ne piango la scomparsa.
Letto per caso, e confido che il resto della produzione di Faletti sia migliore. Questo e' un raccontino banale e ricco di luoghi comuni, non ho approfondito i dettagli biografici ma sembra scritto in un momento di bilanci sulla vita e prossimita' della morte, come probabilmente e' stato. Questo non giustifica la debolezza generale e poverta' di idee. Una vita riassunta dalla sensazione gioiosa nell'utero materno, al primo amore immaginario (la foto su un sussidiario), amicizie fugaci e una che lascia il segno con un trans, tentativi di ironia malriusciti, descrizioni stereotipate di vicini di casa, frecciatine alla societa' contemporanea schiava del cellulare, un ultimo barlume di intensita' grazie alla musica e tanti saluti con l'apocalisse solare. Decisamente piu' adatto ad essere un monologo recitato che una lettura, quindi colpa mia in fondo per averlo letto cosi.
L’ultimo giorno di sole, si rivela una scrittura profonda, intima, poetica, un viaggio lento verso l’oblio che fa riflettere sul senso della vita. La scrittura di Faletti è delicata, sussurrata, scandita dai pensieri di Linda la protagonista della storia che decide di affrontare “l’ultimo giorno di sole” camminando per le strade ormai vuote del suo paese, ricordando ciò che è stato e che non sarà mai più. Un viaggio introspettivo che percorre itinerari intimi molto più complessi, dove Linda (Giorgio Faletti) rivive e riassapora per un’ultima volta la bellezza della vita che ha condiviso con la sola persona che ha amato. L’Ultimo giorno di sole è un romanzo viscerale, intenso e pieno di struggimento, di una tale bellezza e profondità capace di commuovere.
Uno scienziato tedesco prevede esattamente il giorno e persino l'ora in cui una tempesta solare distruggerà gran parte della terra. Nessuno gli crede, fino a quando gli animali cominciano a “emigrare” in massa verso un'unica destinazione. A quel punto le teorie dello scienziato vengono riprese e confermate. Ovviamente quasi tutti gli umani cominciano a spostarsi verso quel punto. La nostra protagonista decide di restare e passa l'ultimo giorno di sole nel viale dei ricordi e visitando la città deserta. Studiato come monologo teatrale, è pieno di sentimento e dà forti spunti di riflessione, soprattutto in questi giorni di isolamento.
capisco che è un libro breve, ma non ci sono descrizioni dell’ambiente circostante, cosa che ritengo fondamentale dato che si sta parlando di una imminente fine del mondo. non si sono capite le motivazioni che hanno spinto la protagonista a rimanerne. stendiamo un velo pietoso sulla transfobia. poesie un po’ banali e a tratti cringe.
insomma, bocciato. do due stelle perché alla fine le intenzioni alla base erano buone.
Giuro che mi viene da piangere se penso che un grande artista come Faletti non è più fra noi e non potrà mai più regalarci capolavori come questo dove una donna, nel suo ultimo giorno di vita, rende la sua esistenza la vita di tutti noi e ci fa aprire gli occhi sul senso della vita. Consiglio questo libro a tutti quanti, è stupendo.
Non sono un appassionato di Faletti e non mi voglio pronunciare sul significato dell’opera per lui e la sua vita. Da lettore, ahimè è un grande no. Pochissimi momenti ispirati, tanti luoghi comuni e facile poesia. Forse patisce anche il fatto che non fosse stato pensato per essere un libro. Anche le poesie, in realtà canzoni disponibili su Spotify, non sono per nulla memorabili.
Scritto bene, come sempre, ma si sa già come va a finire, naturalmente. E quindi l’unica cosa da fare è godersi la fine del tutto, compresa la protagonista, che ricorda momenti vari della propria vita, inframmezzati da canzoni/poesie. Delicato come un pensiero finale mentre si sorride di fronte alla morte, accettandola per quello che é.
Un ultimo giorno, una carrellata di ricordi, difficile credere che si riesca a vivere così il proprio ultimo giorno di vita. Un libro molto diverso da quelli scritti in precedenza, breve, forse potevano esserci più spunti di approfondimento.
È un libro che mi è piaciuto molto. Diverso dagli altri libri di Faletti che ho letto, narra in un atmosfera intimista gli ultimi giorni di una donna dinanzi alla fine del mondo che capiterà fra poco per via di un cataclismo. Assolutamente consigliabile.
"Si canta si balla si ride si sale e a ogni giro di volta salendo e salendo si cade così in basso da perdere il senso alle nostre parole così in alto da accorgersi che neanche il vento le vuole ed è l'ultimo giorno di sole ed è l'ultimo giorno di sole"
Un libro che si discosta totalmente dall'opera di Faletti. Un romanzo diverso, intriso della consapevolezza di un sipario che per l'autore sta per chiudersi per sempre, parole che scorrono su un binario che ha come linee guida il dolore della fine e la voglia di sperare ancora.
Il mondo sta letteralmente per finire e questo racconto descrive l'ultimo giorno di vita di una donna. La protagonista non cerca la salvezza e si abbandona a una serie di riflessioni (a volte banali) sulla sua vita e sul senso della vita in generale. Probabilmente come monologo teatrale il testo risulta più intenso.