Jonathan Sniper è sempre stato alla ricerca dello scoop del secolo, ma non avrebbe mai immaginato di finirci in mezzo. Tutto precipita una notte, quando si ritrova in mezzo alla strada con una pistola in tasca e i vestiti sporchi di sangue non suo. Non sa come sia arrivato lì: l’ultima cosa che ricorda è che stava aiutando uno sconosciuto a sfuggire a dei malviventi. Un uomo che, nei suoi ultimi istanti, gli ha inoculato qualcosa. Da quel momento, il buio. Adesso è lui a ritrovarsi braccato, non solo dalla Polizia, ma anche da misteriosi individui che cercano di catturarlo con ogni mezzo per recuperare ciò che gli è stato affidato senza il suo consenso. Qualcosa che ora gli sussurra nella testa, a volte consigliandolo, a volte ostacolandolo, addirittura prendendo il comando del suo corpo: una coscienza estranea, artificiale, che rivendica la sua presenza, ripetendo "Io sono Jonathan". Tra vuoti di memoria, inseguimenti, inganni e alleati insperati, Jonathan dovrà capire cosa nasconde dentro di sé prima ancora di svelare i misteri che lo circondano. E scoprirà a sue spese che, se da un lato un’intelligenza artificiale non conosce le emozioni, dall'altro la natura umana, sotto la patina dell’etica e della morale, è la più brutale che esista al mondo.
Se dovessi descrivere Chimera in poche parole, direi che si tratta di un romanzo Cyberpunk, sufficientemente realistico da non dover richiedere invenzioni di apocalittici MacGuffin ed in cui l'elemento tecnologico è sia parte diretta della narrazione che strumento di riflessione.
Il romanzo catapulta il lettore in una città americana dalle tinte noir ma costellata di droni, sistemi di sorveglianza, imponenti quartieri verticali e sprawl al limite del salubre. In questo scenario seguiamo i passi di un giornalista d'inchiesta, talmente spietato da essere soprannominato Condor, che finisce per incappare in una storia talmente complessa e dalla trama talmente estesa da mettere in discussione non solo la realtà e la società che lo circonda, ma la natura stessa della sua coscienza.
Chimera si pone l'ambizioso obiettivo di far interrogare il lettore sul rapporto tra esistenza materiale e coscienza, tra etica e necessità, tra ciò che è giusto e ciò che buono. Può una macchina replicare a tal punto un essere umano da divenirlo? Può un essere umano esistere al di fuori dei confini del suo spazio fisico? Cosa rende un individuo se stesso e quale è il confine con il mondo che lo circonda? Il libro dà la sua versione, non esclusiva, di alcune di queste, ma lo spazio per l'interpretazione personale è ampio.
Ho trovato Chimera una lettura stimolante, sia dal punto di vista dell'azione che da quello concettuale. L'alternanza tra sequenze più frenetiche e i dialoghi di raccordo rende la lettura scorrevole e aiuta il desiderio di sapere cosa ci sia dietro l'angolo, quale pattern farà emergere il filo che si sta tirando, lasciando però sempre al lettore il giudizio sulle azioni degli agenti coinvolti.
Che dire, leggetelo. E magari una volta digerito, riflettete sulle domande e pensate alle risposte. Ma non troppo forte, che non si sa mai chi potrebbe ascoltare.
Pur trovandolo un buon libro, ero rimasta un po’ delusa dal precedente lavoro della Rossetti, "Il cacciatore di ombre", però ero pronta a darle una seconda possibilità e la trama di questo libro mi ha convinto che questa fosse l’occasione giusta. Purtroppo, devo in gran parte riconfermare il mio precedente giudizio: è un buon libro ed è evidente l’impegno che c’è stato dietro, ma, per qualche ragione, non è proprio riuscito a prendermi, come era già successo con "Il cacciatore di ombre".
Era sicuramente buona e originale l’idea di base, ma ancora una volta mi è mancato il sentimento. Ho avuto l’impressione che fosse tutto troppo costruito, dallo stile alla storia allo slang usato dai personaggi. Non che questo sia un male, ho apprezzato molto la cura che c'è stata dietro, ma ho avuto l'impressione che all'interno del libro tutto questo sia emerso in maniera artificiosa, facendomi sentire troppo la mano dell'autrice dietro e senza permettermi di perdermi tra le pagine della storia. Questo l'ho ritrovato sia nello stile che, per quanto curato, mi è parso un po' asettico, sia nei personaggi, che mi sono sembrati troppo freddi e artificiosi.
Mi sono anche chiesta se tutta questa freddezza non sia dovuta a una mancanza di introspezione dei personaggi e ho provato a ricercare lì le origini di questa sensazione. I personaggi sono ben caratterizzati, ma non sembrano quasi provare emozioni, non vengono abbastanza messi alla prova e, anche in situazioni in cui la loro vita è a rischio, non viene trasmesso alcun senso di paura o urgenza. Mancano anche un po’ più di conflitti tra i personaggi. Non parlo dei cattivi, ma di quel genere di conflitti che nascono tra i personaggi principali e che danno dinamicità alla storia. Perché il punto è che non c’è un solo personaggio per cui riesca a provare empatia. Sono costruiti bene, ma mi sono sembrati in qualche modo piatti e senza emozioni, quasi programmati per agire in un certo modo. È un peccato perché questa autrice sa scrivere e sa costruire una storia, ma non riesce proprio a trasmettere emozioni. O almeno non ci riesce con me, forse il problema sono semplicemente io.
Il succedersi degli eventi all’interno della storia è ben costruito, ma risulta tutto troppo prevedibile e senza sorprese, troppo calato in uno schema: introduzione e incontro tra i personaggi, sviluppo e scontro finale. Oltre a ciò non si distacca mai davvero dai canoni del genere e così abbiamo il cattivo capo della multinazionale, l’hacker geniale, la bella scienziata, il poliziotto ossessionato dalla cattura del protagonista e così via. Non propone spunti nuovi e interessanti, ma cala in situazioni e personaggi fin troppo conosciuti per il genere. Perfino il finale si cala perfettamente nell’atmosfera e nello sviluppo del libro. Okay la coerenza, ma mi piace anche essere sorpresa a volte, vedere la storia muoversi in una direzione meno prevedibile. E invece niente.
È evidente l’impegno mastodontico di documentazione che c’è stato dietro e lo stile è piacevole e curato, superiore a tanti altri, ma, torno a ribadire, sembra tutto finto e costruito. È proprio una sensazione che ho provato e che, ci tengo a precisare, forse è anche soggettiva, ma quello che mi è rimasto alla fine è solo un buon libro, ma senza emozione.