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Il presepio

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Esiste, certamente, una felicità natalizia – ma essa è intrecciata indissolubilmente a una «infelicità natalizia». Ogni vera festa è gioiosa e angosciosa – e perderebbe senso se uno solo dei suoi elementi prevalesse sino a far dimenticare l’altro. Mai questo appare con evidenza così provocatoria come per il Natale, poiché «si sa che al Natale non si dà fuga; in nessun modo». Anni fa (non sappiamo con certezza quando) Manganelli cominciò a scrivere e portò a termine questo libro, senza farne parola a nessuno. Oggi, ritrovato fra le sue carte, Il presepio ci appare come una importante scoperta: un viaggio sfrenato all’interno della festa per eccellenza. Dopo un magistrale inizio, che illumina l’ambiguità del Natale, con quel senso di inquietudine e angoscia che è il contrappunto della dichiarata euforia, Manganelli prende il coraggio a due mani e decide di iscriversi al presepio, poiché il Natale, che è anche una cigolante macchinazione cosmica, in quanto tale «secerne da sé uno spettacolo, ha personaggi, un paesaggio, luminarie, talora musiche» – e dunque «è lecito affermare, è, diciamo, buona critica affermare che il Natale non è tanto la festa del bambino, o che altro sia, ma una rappresentazione nella quale tutti i personaggi hanno uguale necessità, dal maggiordomo all’imperatore». Così vedremo l’autore trasmigrare nelle figure di cartapesta, diventare «un sodale della Madre, del Padre, del Pastore uno, del Pastore due, della Pastorella, della Vecchietta, del Ruscello, del Bue, dell’Asino, e di quant’altri vorrà accorrere alla celebrazione dell’inizio del Significato». Quale migliore occasione per un teologo-narratore quale fu Manganelli? Così il presepio diventa un vortice fantastico, dove ci trascina una prosa che rare volte è stata altrettanto perfetta.

136 pages, Paperback

First published January 1, 1992

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About the author

Giorgio Manganelli

149 books89 followers
Giorgio Manganelli was an Italian journalist, avant-garde writer, translator and literary critic. A native of Milan, he was one of the leaders of the avant-garde literary movement in Italy in the 1960s, Gruppo 63. He was a baroque and expressionist writer. Manganelli translated Edgar Allan Poe's complete stories and authors like T. S. Eliot, Henry James, Eric Ambler, O. Henry, Ezra Pound, Robert Louis Stevenson, Byron's Manfred and others into Italian. He published an experimental work of fiction, Hilarotragoedia, in 1964, at the time he was a member of the avant-garde Gruppo 63.

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Profile Image for Cosimo.
443 reviews
April 6, 2015
L'ostile innocenza degli angeli

“Si dirà che in ogni festa avviene una tal quale dispersione dell'io; al che rispondo che tanto avviene anche nelle guerre e nelle epidemie; ed anzi il Natale ha con questi eventi malavventurati in comune questo appunto, di essere una partecipazione e una diserzione”.

Tra teologia e teatro, questo trattato metafisico sull'orrore del vuoto si sviluppa in un capovolgimento implacabile del razionale, attuando una parodia mistica del significato, in nome della fantasia e del gioco letterario. Il Natale diviene tramite e pretesto per indagare le macchinazioni del bene, scoprendo nella festa ciò che è epidemia e menzogna, fonte di angoscia e infelicità. A questa farsa dell'orrore e della tristezza universale si contrappone la felicità del vanverare e il sollievo dell'immaginare, via privilegiata per conquistare una sovranità sulla vita, di cui siamo continuamente privati. La letteratura inscena la cerimonia della vita, celebra la nascita, ne è ossessionata. Nella disforia conoscitiva manganelliana (ecco quindi il bambinosauro e il draguomo, accanto alla manticora e al mostruoso versipelle), l'inesistente e il fantasmatico assumono una qualità interpretativa necessaria, divenendo strumento di salvezza dall'invasione, dalle rovine, dall'abisso e dal sacrilegio: insomma dalla regione della metamorfosi e dell'inferno, dove il tempo perennemente erra e muore.

“Sei stata fabbricata da uno di noi; ma i morti li hai collocati tu sola nel tuo grembo. Voglio dire che il tuo grembo è degli inferi? E' possibile, me lo sono chiesto spesso. Non sarà l'inferno nient'altro che un eufemismo per indicare l'interno della Madre? Mi sembra molto ragionevole”.
Profile Image for Eliacquatico.
34 reviews
November 1, 2024
Ci ho messo tre anni, una lettura e due riletture, per terminare questo libro. Le prime due sotto Natale, la terza, quella buona, a fine settembre. Forse dovevo smarcarmi dal terribile spirito natalizio per riuscire ad apprezzarlo.
Profile Image for miss omissis.
62 reviews
Read
February 16, 2022
solito re dell'elenco e dell'apocalisse :*

A un cenno del versipelle gli angeli nascosti escono dai loro anfratti, e affluiscono nella piana che si stende oltre le schiere degli animali inesistenti; e ciascun angelo porta materia da costruire; pietre squadrate, blocchi di marmi e di vari colori; lesene di stucco; piastre di metalli, oro, argenti, peltro; modelli di architravi in legno; pezzi di cui formare seggi, e anche troni; ma tutto alla rinfusa, confusamente, viene depositato nella pianura, come se si volesse, potendo, costruire una reggia, ma fosse possibile che di reggia non si debba in alcun modo parlare; e in breve tutta la piana è una distesa, quasi un accampamento di una reggia, un palazzo potenziale, una intenzione architettonica, dunque una allusione ai re, ai principi, ad un sovrano, a cerimonie, a riti, a feste, a sacre rappresentazioni, a incoronazioni – si scorgono acervi di corone, ori e perle –, a tornei, a nobili nozze, a nascite notevoli, a battesimi bombastici, a cresime cardinalizie, a processioni poderose, a imponenti incoronazioni, a rintocchi di devote campane, a squilli di tremule trombe, a soavi palpiti di arpe, a canti in onore di, a concerti in lode di, a cori consacrati a; tutto ciò che può diventare palazzo, corridoi, atrii, giardinetti, grotte, tutto ciò che può ammobiliare stanze, stanzini, sale, ottagoni, tutto ciò in cui si può dormire, soli, in coppia, tutto ciò su cui si può sedere, a parlare, a chiacchierare, ad ascoltare concerti, a seguire pii riti, tutto ciò che sia opportuno ad inginocchiarsi, a star col capo inchinato, a far confessione delle peccata, a disporsi per ricevere sacri pegni, tutto ciò che serve per far finestre da affacciarsi, finestre da dar luce a vaste sale, finestre da contemplazione di paesaggi, tutto ciò che può servire a progettare codesti paesaggi, modelli di montagne, abbozzi di fiumi, appunti per laghi, idee per un bosco, concetti di rovine, adombrati alberi, ipotesi di greggi, fantasie di capanne, tutto ciò che può diventare salir continuo e sempre più intimidatorio di seggi, di palchi, infine di troni, e anzi infine del Trono, tutto l’oro e il velluto, tutte le frange e le sete, tutti i legni e i cuscini, tutto ciò che può diventare luogo di comodo regale, sala da pranzo imperiale, salone da festini, cene in piedi, cene sedute, cene da divano, spuntini da concerto e concerto, drinks, bevande innocue e bevande delicatamente irritanti, oh, un mondo di bicchieri, di bottiglie, di tappi, di cavatappi, di livree per ipotetici maggiordomi atti a maneggiare i cavatappi e porgere frizzanti miscugli in calici squisiti, tutto ciò che può generare ombra delicata, notte discreta, alba artificiata, brillante aurora, fresco mattino, festoso mezzodì, trepida sera, pomeriggio lento e fastoso, e crepuscolo tenero e amico, tutto, tutto, perfino progetti di soli, idee per stelle cadenti, appunti per costellazioni, colori per le diverse ore del giorno, luci regolabili, lumi evanescenti, luci accecanti, lumi mobili, luci astratte, lumi suasivi, tutto ciò che può servire a sacri lutti, nobili catafalchi, sarcofaghi regali, tutto, tutto, anche frammenti di candidissimi scheletri da esporre alla pietà dei devoti, modellini di reliquie variamente miracolose, e insieme ipotetici miracoli; album con disegni di ciechi da sanare, lebbrosi da far intatti, muti eloquenti, dementi savi, parletici corridori, morti resuscitati, disperati che ridono, depressi che giocano a carte, poveri che mangiano, incendi con dentro bambini da salvare, tremuoti con case che si frantumano, affollate, brulicanti, pestilenze da sospendere, alcoolizzati astemi, mariti brutali che piangono, mogli percosse a sangue che viaggiano in carrozza, cavalli imbizzarriti che chiedono scusa, innocenti al rogo tutelati da pioggia, e questa, la pioggia, in vari tipi, a lieve spruzzo, a scroscio villano ed iracondo, a velo d’acqua, a significare i diversi umori di chi codesta pioggia amministra. Infine, v’è tutto; ma non v’è il palazzo, se non come ipotesi, e se vi è una disperata volontà di reggia, e di regalità, e di trono, se vi è tutto ciò che a tanto basta e necessita, è anche vero che tutto sta in grande cumulo disordinato nella piana, rischiarato dagli insetti luminosi, e si scorge tutto ciò che ha in sé volontà di muro, angolo, porta, finestra, luce, lampadario, architrave, sedia, palco, tromba, anello, oro, perle, e, infine, il Trono, e tutto è pronto, e tutto attende, o si stende in stremata stanchezza, la stanchezza della reggia che non ricorda il piano della propria costruzione e non può costruirsi da sé. O come vorrebbero le pietre, i marmi, i legni inserirsi, commettersi, innalzarsi in scalee, correre in corridoi, stare in grandi saloni, ulteriormente inerpicarsi in nobiltà di palchi, infine sbocciare in dorata, innocua maestà del Trono! C’è tutto: legno e oro, marmo e perla; ma la reggia non conosce la propria pianta, e il versipelle altro non può se non indicare il luogo in cui vadano depositate le preziose materie della reggia potenziale.
Profile Image for Silvia.
367 reviews30 followers
March 15, 2024
La lingua : architetto di mondi immaginifici
Manganelli è un virtuoso della parola, che estenua, allarga, rimpicciolisce, disgrega a vantaggio di un lettore che esce a fatica dalle sue pagine, rintontito e quasi in overdose lessicale.
Gli elenchi, le antitesi, la roboante aggettivazione stordiscono, e nel contempo, almeno nel mio caso, affamano per averne ancora e ancora.
In un mondo che tende alla sintesi, alla ripetizione, alla scarnificazione di qualsivoglia concetto, perché non si ha mai tempo per nulla- tranne per il lavoro- e si è sempre in ritardo (il Bianconiglio di Alice mi sembra un simbolo efficace dell'oggi), questo autore vale come antidoto.
Qui, partendo da una demistificazione della melassa natalizia, se ne analizza il centenario simbolo- il presepio (o presepe: Manganelli alterna le due varianti e i curatori dell'edizione, che esce postuma, non hanno giustamente alterato)- che viene messo sotto la lente di ingrandimento dell'ironia sagace di chi scrive: le statuine tradizionali ne escono distorte e assumono le fattezze di mostri, archetipi di infernali svuotati di senso, perché cristallizzate in un'immota eternità priva di pathos e alternative.
Impossibile farne un riassunto; le ultime pagine sono popolate da creature che richiamano i bestiari medievali, filtrate attraverso il cupido sguardo dell'autore, che osserva la palingenesi di un mondo post presepio, post Natale, post festività e che caracolla in un vorticoso giro di trottola che danza su se stessa in un abisso di tenebra.
Straordinario e originalissimo, non è una lettura agevole, né latrice di buoni sentimenti: a mio avviso, occorre approcciarvisi con mente aperta e spirito libero, pronti a lasciarsi invadere, a rileggere intere frasi e ad accettare che esistono tanti Natali distinti. Vanno bene "La vita è una cosa meravigliosa" e "Canto di Natale", ma personalmente mi sento più vicina a Manganelli.
Profile Image for Carla (_carlibri_) .
252 reviews
December 18, 2022
Un libro stranissimo.
Un viaggio all'interno del presepe e dei suoi personaggi, il tutto visto da Manganelli, che tenta di smontarlo in quanto simbolo di nascita e sacralità.
Il Natale è visto come evento che porta con sé tanta angoscia, quella che lui definisce "tristizia", in cui "si mangia e si beve e si fòrnica, coprendo di una finta e artata letizia una smaniosa disperazione."
I personaggi, poi, vengono indagati singolarmente, per coglierne i significati più profondi.
Bellissima la parte sul bue e l'asinello, ritenute le uniche creature autentiche di questo "teatrino".
Lo stile è veramente alto ed elaborato, e a tratti ho un po' faticato, quindi serve molta attenzione durante la lettura.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 1, 2017
"… la sensazione che questa lotta dell'essere con il nulla sia in definitiva inutile è profonda, e veramente noi avvertiamo di essere i miseri fantaccini di una guerra di cui tutto ignoriamo, se non che è da sempre perduta." (p. 10)

"Nessuno ha mai fatto l'elogio dell'accidia, e non sarà ora di cogliere la grazia, la sottile allusività di un vizio che consiste essenzialmente nell'astenersi dal fare, nel disamare il fare, l'essere, amare il disessere?" (p. 37)
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