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Il teatro all'antica italiana

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I titoli, a volte, ingannano. Tanto più quando alludono a qualcosa di cui si è del tutto persa la memoria, come il teatro dei primi decenni del Novecento. Sergio Tofano, che ne è stato un grande protagonista – in veste di attore e poi di scenografo, commediografo, capocomico e regista –, riesce infatti, miracolosamente, a trasformarlo in oggetto non già di uno studio tecnico e solenne, ma di una rievocazione affabile e appassionata, sapiente e arguta, appena attraversata da uno spiffero di nostalgia. Una rievocazione che del teatro d'anteguerra ci fa conoscere dall'interno non solo gli incantevoli e spesso ignoti protagonisti (direttori di compagnia, gigioni e mattatori, caratteristi, importatori, suggeritori e portaceste), ma l'intero sistema di lavoro e l'esistenza più intima: i copioni acquistati in Francia e tradotti con tanta fretta e imperizia da pullulare di dialoghi del tipo: «È scappato un ladro», «Ritenetelo, ritenetelo!»; i repertori dove si mescolano senza alcun intento programmatico D’Annunzio e Feydeau, Sardou e Ibsen, Čechov e Nino Berrini, teatro classico e digestivo, tragedia e Grand-Guignol; la voce di velluto di certe attrici, una recitazione in cui «le parole d’amore parevano squagliarsi in bocca come pasticche», e poi la carrettella e la padovanella, infallibili espedienti per strappare l'applauso; i lunghi viaggi in treno con la cesta delle vettovaglie, le stanze in affitto e i camerini malcomodi, inospitali e maleodoranti, eppure amati come si può amare «il guscio cui si è attaccati». Senza dimenticare il pubblico: appassionato, entusiasta, scalmanato, capace di un vero tifo da stadio ‒ e di un fervore cui Tofano rivolge tutto il suo rimpianto.

227 pages, Paperback

Published October 5, 2017

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Sergio Tofano

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Profile Image for Asclepiade.
139 reviews80 followers
March 16, 2021
In un’intervista concessa tempo fa, Marracash raccontava che da bambino, quando abitava in una vecchia casa di ringhiera ma in una zona non periferica di Milano, si sentiva diverso da tanti suoi compagni di scuola perché i suoi genitori, al contrario dei loro, non andavano a teatro: già negli anni Ottanta, quando Marracash era piccolo, il teatro, anche in una città ricca di teatri qual è sempre stata Milano, interessava e coinvolgeva dunque soprattutto il pubblico istruito e colto; ma in epoche precedenti aveva costituito uno spettacolo capace di attirare uditorî d’ogni ceto e cultura: sia dell’opera sia del teatro di prosa godevano bottegai e nobildonne, avvocati ed operai, un po’ come oggi succede col cinematografo – ma non si sa per quanto ancora. Di quei tempi eroici Sergio Tofano conobbe, si può dire, gli ultimi fuochi: e ne offre in queste pagine un resoconto affettuoso sebbene divertito e rorido d’ironia. Non essendo uno storico del teatro, non ho idea di quanta produzione memorialistica ci abbiano lasciato capocomici, primedonne o suggeritori che popolavano quel mondo tanto diverso da quello che ne ha preso il posto: tenuto conto che molti di loro erano assai poco letterati (al contrario di Tofano), che disponevano di scarso tempo, e che la memorialistica, tranne quella di guerra, non pare mai aver molto attecchito dalle nostre parti, ho l’idea che di tracce scritte venute dal teatro che Tofano definisce “all’antica italiana” ce ne siano poche; anche perché spesso chi vive in un ambiente che ritiene destinato a durare sempre com’è non ha molti stimoli a lasciarne ricordi ai posteri. E il teatro di prosa italiano fra Ottocento e primi del Novecento sembrava davvero un universo a parte che camminava con leggi proprie, collaudate, solide, durevoli, non di rado scese giù per li rami dell’abitudine fin dalla Commedia dell’Arte. Sono bastate invece due guerre mondiali, soprattutto la seconda, per diroccarlo sin alle fondamenta. Era un mondo artigianale, in cui spesso l’arte della recitazione, le pratiche, le usanze, gli espedienti del mestiere, come appunto in una bottega d’artigiano, si trasmettevano in famiglia, di generazione in generazione; un mondo, anche, di sradicati, di gente povera e sempre in viaggio di città in città, con tutti proprî averi stipati nei bauli, con poco tempo per provare, poche o punte preoccupazioni di natura intellettuale, vincolata da contratti arcaici, eppure capace di sopperire a tante difficoltà economiche, logistiche o culturali con una consumata pratica e un amore sconfinato per il palcoscenico e per il pubblico. Ecco da dove saltavano fuori quelle doti, le quali a noi oggi appaiono sovrumane, di tanti nostri attori delle generazioni più vecchie, capaci d’una duttilità e d’una capacità di adattamento incredibili, d’improvvisare con naturalezza, di salvare situazioni disperate strappando la risata o l’applauso scrosciante. In quel vecchio teatro tutto, se raffrontato alle trovate sceniche odierne, sapeva di primitivo e raccogliticcio: i fondali, quei famosi fondali che, riportati in dipinti o stampe ripresi magari da teatri di corte, danno l’impressione di sontuosa imponenza, erano invariabilmente di carta dipinta, ed esibivano, a un occhio appena smaliziato, pieghe, buchi e vivagni corrosi o cedevoli; l’attrezzeria restava semplice, perfino rudimentale, l’illuminazione povera e ovviamente priva degli effetti che oggi sanno trovare con bellissima perizia i tecnici delle luci; e financo alzare un sipario diventava un’impresa. Il teatro d’opera, più lento a cambiare, ancora serbava, nelle sale di provincia, certe di queste scene all’antica, dipinte, ancora fra gli anni Settanta e Ottanta, forse però già fatte col compensato e non di carta; io le ricordo con nostalgia; e davanti a moltissimi ruzzi d’ingegno del moderno Regietheater, per allora, che fortuna!, dormiente ancora in mente diaboli, le rimpiango. Divertente poi la rassegna dei ruoli, dei tipi, delle consuetudini legate alla recitazione; qui c’è tutta una miniera di notizie che ci fanno entrare nel vivo del teatro di quel tempo, e ci aiutano anche a capire quante tracce più o meno recondite quel teatro lasciasse nel mestiere dei nostri grandi attori novecenteschi. Tofano, però, non si ferma punto agli attori, ché il teatro, e soprattutto quel teatro, non viveva esclusivamente di loro: divertenti capitoletti sottilmente nostalgici egli dedica infatti ad altre figure magari sconosciute al pubblico di allora e di oggi: il portaceste, il trovarobe, il suggeritore, persino l’affittacamere che, per tradizione, appigionava le sue stanze solo e sempre alle compagnie che capitavano in città, le quali spesso ne diventavano clienti fisse. Forse, tuttavia, il capitolo più stralunato e godibile Tofano lo dedica ai viaggi dei teatranti, che nelle epoche da lui conosciute direttamente ormai erano soltanto viaggi per mare, nelle trasferte in Sudamerica (ma se ne facevano, fuori dall’Europa, addirittura in Egitto: rarissime invece quelle negli Stati Uniti), o in treno, per tutte le altre migrazioni domestiche od oltreconfine. Le giornate di viaggio per la compagnia erano altrettanti giorni di ferie, occasione di rilassamento, di chiacchiere coi vicini di scompartimento, d’abbondanti merende seguite da pennichelle saporose o accanite partite a scopone. Su quest’antico mondo povero e duro, in cui però si sapeva far tesoro del poco e godere d’un nonnulla, Tofano getta sprazzi di luce a tratti tagliente e pungente, ma sempre briosa, benigna e complice, che istruisce il lettore e lo diverte: la lingua gustosa, ricca, varia e festevole rende per giunta la lettura, già oltremodo interessante per la materia trattata, un puro, amabile piacere.
Profile Image for Ilaria.
116 reviews
October 28, 2017
Scorrevole e interessantissimo, avrei voluto fosse più lungo! Un teatro che non c'è più, ma a cui ci si affeziona lo stesso e di cui si rimpiange l'entusiasmo e la passione - degli attori ma anche degli spettatori. Un libro consigliato a chi lo fa di mestiere, il teatro, ma anche a chi è dall'altro lato del palco, in platea.
Profile Image for mimi.
3 reviews
July 25, 2025
La lettura del libro è molto piacevole: Tofano accompagna il lettore in un piccolo viaggio all'interno nel teatro all'antica italiana, che lui stesso ha vissuto. Tofano racconta questo mondo sia con sguardo critico, sia con una certa ammirazione e malinconia. In sostanza: se vi interessa il mondo del teatro questa "testimonianza" è sicuramente da leggere :)
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