È densa di echi letterari, ma arriva al cuore con l’immediata intensità del quotidiano. È contemporanea ma disarmante nel suo nucleo atemporale. La poesia di Pierluigi Cappello, la cui opera è qui finalmente riunita, ha incantato i lettori più diversi, dal premio Pulitzer Jorie Graham – che ha confessato di essere rimasta stregata dall’incontro con i suoi libri e di volerli tradurre in inglese – a Jovanotti, che ne twitta i versi per i fan. Tullio Avoledo è certo che “la poesia di Cappello parlerà di noi molto dopo che ce ne saremo andati” e Francesca Archibugi, autrice di un film sul poeta friulano, dice di lui che “ti risveglia e diventa un amico interiore”. Le sue parole ci svelano il nostro mondo, e leggerle è una rivelazione che scalfisce ogni certezza.
Pierluigi Cappello (1967 – 2017) è stato un poeta italiano. Era nato a Gemona del Friuli ma era originario di Chiusaforte. Dopo aver compiuto gli studi superiori a Udine, ha frequentato la facoltà di Lettere presso l'Università di Trieste. Nel 1999 assieme a Ivan Crico ha ideato, e diretto per diverso tempo, La barca di Babele, una collana di poesia edita dal Circolo Culturale di Meduno, che accoglie autori noti dell'area friulana, veneta e triestina. Ha vinto numerosi premi nazionali, tra cui con Dittico il Premio Montale 2004; con Assetto di volo il Premio Bagutta 2007 sezione Opera Prima; con Mandate a dire all'imperatore il Premio Viareggio-Rèpaci 2010 per la poesia. È mancato il 1 ottobre 2017 nella sua casa di Cassacco.
"Un giorno settembre era limpido e ventoso / il silenzio ammutoliva, la terra tornava al cielo".
Ho scoperto Pierluigi Cappello casualmente, leggendo la recensione di LucaG, che aveva scelto questa bellissima poesia per il suo commento:
Ho un acero, fuori casa, e tutto è lontano qualche volta tutto passa nelle cose senza contorno ho un acero misterioso come una città sommersa e guardare diventa, le sue foglie, l’ombra premuta metà sulla strada metà nel giardino, la luce di ciascun giorno dove le voci si appuntano e si disperdono. Siamo l’acqua versata sulle pietre dei morti sul filo teso tra la preghiera e il canto siamo la neve dentro le cose l’occhio cui tutto allucina, tutto separa e vivere è un minuscolo posto nel mondo dove stare in giardino
La poesia di Cappello è una poesia semplice, fatta di cose concrete: pioggia, neve, silenzio, cielo, terra, ombra, luce, pane, acqua, rami, foglie, giardini, aceri. Attraverso i suoi versi si apre un mondo, un mondo che era li, sotto i nostri occhi, solo che non lo vedevamo.
Quella di Cappello è anche una poesia che arriva dritta al cuore e lo scombussola, una poesia malinconica, ma che accarezza, abbraccia, lenisce e consola. Non abusa delle parole, le tratta con rispetto, quasi con pudore. Il suo è uno sguardo pieno d’amore per la vita, quella di tutti i giorni, quella che ci tocca vivere. Uno sguardo che mi piacerebbe diventasse anche il mio.
Da lontano Qualche volta, piano piano, quando la notte si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio e non c'è più posto per le parole, e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno come una perla intorno al singolo grano di sabbia, una lettera alla volta pronunciamo un nome amato per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.
Dice Cappello: “Per me la poesia è un fatto biologico; anche se dovessi non scrivere più, se la poesia cessasse di concretarsi nei segni delle parole, rimarrebbe comunque dentro il mio modo di guardare le cose. Ogni giorno i nostri sguardi si riempiono di dettagli, che spesso trascuriamo. Ma nei dettagli si condensa uno slancio di libertà e di assoluto, che spetta alla poesia cogliere”.
Non càpita anche a voi quando vi imbattete in una bella poesia di voler sapere tutto della persona che l'ha scritta? A me succede sempre, come pensassi che il poeta debba ESSERE la propria poesia. Se minimamente se ne discostasse forse sarebbe solo una figurina incapace di sentirSI. E' successo, di leggere bellissimi pensieri e averne conosciuto l'autore che quei pensieri indossava ed esibiva mentre in realtà era nudo, solo ciò che era. Voler vedere coi miei occhi da dove nasce quel flusso di emozioni, mettere una mano in quel fiume e per quel momento cambiarne il corso, con una semplice parola in più, io presuntuosa. Queste poesie appartengono ad un poeta immobile, che avrei voluto conoscere, perché avverto potente il fiume impetuoso. Non sono sempre belli i suoi pensieri, non ti arrivano tutti nello stesso modo, vanno riletti una alla volta, in quel posto segreto che mi appartiene, soprattutto io che ammanto cose e persone e pensieri di quel velo di romanticismo ignorante. Vanno rilette, alcune, quasi con freddezza, seduti su quella sedia a rotelle con in faccia i monti e di fronte un giardino che annuncia i passi della persona amata, di tutte le persone amate e rivissute nel descriverle. Non mi pare ci sia rabbia, anche se essa è foriera di molto: c'è dolore, c'è uno sguardo fermo e un cuore in movimento. C'è un punto, il suo, da dove irradiano sogni e desideri, accanto alla propria realtà: un punto pieno.
con una certa soddisfazione poichè vicini di casa, scrivo quanto sia stato un piacere venire a conoscenza dell'esistenza di Pierluigi Cappello. un grande poeta friulano che usa un linguaggio semplice e delicato. questo libro edito da Rizzoli è una raccolta delle sue poesie dal 1992 al 2010. pezzi unici, rari, con una forza espressiva ed emotiva che esplode nella pagina e nel cuore.
una maturità ed una semplicità preziose.
alcuni pezzi tratti dall'opera:
La parte soleggiata di noi stessi non somiglia a questo prato d’agosto che vedi somiglia piuttosto a una pietra che il tempo abbia sepolta nel fondo profondo di noi oppure sta come un’isola e noi siamo sponda ma sempre al di qua di quell’isola dove io si dice per dire - per essere – noi.
Tra il mio sguardo e il tuo lo stupore del mio caduto sulle ginocchia per vedere come stanno le nuvole e come le nuvole cambiano quando stiamo davvero
«APPUNTO Dal desiderarti al pensarti mia sei rimasta tu, mentre entri e ti siedi. La luce ti viene alle spalle dalla porta socchiusa, il pruno lascia il suo bianco al mattino. Così intonati, il bianco e il pruno fermi nel sole, noi.
In questa maniera gli alberi parlano al cielo l'ombra degli alberi cresce lungo le iridi verde più cielo in questo modo di stare, precipitati.»