Kyoko e Jiro vivono insieme a Tokyo senza essere sposati. Lei lavora come grafica in un'agenzia di pubblicità, lui ha appena iniziato a lavorare come illustratore. Insieme affrontano le difficoltà della vita di coppia e dei problemi quotidiani con amici e famiglie in un mondo dove la rivoluzione sessuale stava per iniziare.
Manga degli anni ‘70 che rispecchia la vita quotidiana tipica del giappone in quel periodo. Disegni spettacolari: Kazuo Kamimura sa dare emozioni a volti “classici” di questo decennio. Peccato per i due protagonisti, costruiti benissimo, ma abbastanza insopportabili. Lei a tratti, lui quasi sempre. Un po’ troppo dramma eccessivo, ma il finale ha risollevato tutto. Non poteva che finire così.
Sazi. Una volta terminati questi volumi si è sazi e un po' tristi. Un manga che fornisce al lettore degli spunti di riflessione interessanti riguardo la convivenza. Lati negativi: alcuni capitoli potevano essere evitati e la fine sarebbe potuta essere meno affrettata, soprattutto l'ultimissimo capitolo. Mi sono perdutamente innamorata dello stile di Kamimura... niente a che vedere con i mediocri disegni insipidi dei manga moderni.
(... al primo schiaffo bisogna scapparsene subito, Kyoko!)
Una storia di sofferenza, di crescita ma anche di forza, per uscire dal torpore di una relazione nociva sin dalla nascita. Un plauso a Kyoko che, nelle sue fragilità, è riuscita ad essere la più coraggiosa. Ha messo il punto finale ad una storia morta da tempo, sulla scia della quale stava iniziando a morire anche lei. Jiro, d'altra parte, ragazzo ancora immaturo che ha trascinato Kyoko nel vortice delle sue insicurezze, spegnendola sempre di più. Non credo lo facesse di proposito. Pensava spesso a chiudere la storia, ma non riusciva ad avere la forza di chiudere quella che era diventata ormai una comoda abitudine. Chi sarebbe stato altrimenti? Cosa ne avrebbe fatto della sua vita? Non era ancora pronto a rispondere, e queste incertezze le scaricava spesso su Kyoko. Alla fine, però, sono riusciti a prendere consapevolezza di tutto, e il loro ultimo addio riflette questa presa di coscienza.
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«Amare: perdere di vista, sempre di più, il significato dell'amore. Non amare: è il momento esatto in cui si comprende realmente il significato dell'amore.»
Non c'era nessun altro finale possibile. Anche gli amori finiscono, e la vera forza sta nel mettere un punto dopo la parola "fine" e voltare pagina. Kyoko, pur in balia dei controsensi dovuti alla sua instabilità, è riuscita a lasciare andare. Probabilmente anche Jiro capirà che quello era l'unico epilogo possibile e necessario per entrambi, ma non ci è dato sapere quando e in che modo ci riuscirà.
L'età della convivenza parla d'amore a più livelli, e nonostante sia ambientato nella Tokyo degli anni '70, non potrebbe essere più attuale di così.