Siamo nel mezzo degli anni Ottanta, Milano è infestata da yuppie e zombie televisivi, la polizia ha appena sgomberato il centro sociale Virus e un'intera stagione sembra conclusa. Ma l'incontro con un libraio illuminato, una storia d'amore sorprendente e una rivista cyberpunk sono la miscela capace di dare l'innesco a un riscatto collettivo. Dallo scantinato ribattezzato Helter Skelter - che si trasforma in un luogo per sperimentazioni artistiche e tecnologiche all'avanguardia - all'esplosivo esordio del centro sociale Cox 18, sede di forte fermento culturale a due passi dalla Darsena, i Pirati dei Navigli seminano per le vie di Milano le scintille rivoluzionarie della controcultura. A voce alta, con il coraggio di chi porta su di sé molte cicatrici, Marco Philopat trasforma la storia che ha realmente vissuto in un romanzo ricco di episodi esilaranti, imprese incredibili e disavventure sconvolgenti. "I pirati dei Navigli" è un viaggio in un periodo poco conosciuto della cultura underground, dal 1984 al 1989, il ritratto di una figura unica come quella di Primo Moroni, e al tempo stesso un'avventura che lascia il segno e che ci regala squarci di utopia.
«io il primo moroni della libreria calusca e del cox 18 ce l’ho dentro vivo, sempre. ci verrà la stampa in conchetta? boh, mah, chissà: se ci sarà bon, se no amen, morta lì. ci saranno perché già ci sono da tempo affetti e consonanze: quanto basta». ivan della mea 2008.
"sono solo un punk, ignorante come una capra". philopat, sarò di parte perché ti amo da una vita e ho amato tutti i tuoi libri, ma viva le capre ignoranti, viva il tuo essere così disarmante, viva quello che scrivi e come lo scrivi.
Meraviglioso diario di un periodo, forse l’ultimo, col senno di poi, il senno di oggi, in cui si potevano fare incontri decisivi camminando per le vie di Milano. Vedendo i negozi che aprivano, i palazzi che si svuotavano, le case che si abbandonavano. Prima delle piazze virtuali, del network professionale, del personal branding, tutti argomenti, pratiche e deliri che a Milano hanno trovato un seguito particolare, c’era un modo di conoscersi, fare fronte comune, basato sul passaparola o la conoscenza diretta delle persone del proprio quartiere. Tizi, magari un po’ diversi, pittoreschi, non allineati che però sono autentici riferimenti per la storia di una zona. Quindi? Quindi la libreria Calusca, il Rattazzo, la cascina Moncucco e la Conchetta. Mi sono innamorato anche io del Ticinese, il porto di Milano, soprattutto per colpa di Supporti Fonografici, la fiera di Senigallia in cui mi portava mio papà e i negozi di libri o fumetti. Io arrivo dopo il periodo di questo libro, però, uno splendido ritratto di una sottocultura milanese, punk o punx con le tante sfumature di mille posizioni ideologiche che sfuggono a chi non conosce bene, mentre Milano stava diventando la città da bere nella prima metà degli Ottanta. Ogni pagina è costruita da ricordi e aneddoti preziosi per capire davvero dal basso alcuni fenomeni tipici della città: le occupazioni, i centri sociali, i quartieri difficili, l’immigrazione interna, la droga. Marco Philopat, di cui ho letto molto, scrive il suo libro più bello, personale e spietato. Costretto a sanguinare più di altre occasioni perché costretto a ripercorrere conflitti familiari, défaillance giovanili e problemi reali di vita. Di sopravvivenza se si leggono con attenzioni le pagine degli sgomberi e degli scontri con le autorità. Un libro fatto di cose concrete. Come quello di costruire un muro con assi da ponteggio, per esempio. Un libro che si sofferma su quelle giornate, spesso nottate, che miracolosamente durano di più di tutte le altre. Su tutte la protesta con tanto di lancio di verdura marcia ai CCCP durante un concerto al Leoncavallo. Tutti gli aneddoti con/di/su Primo Moroni sono imprescindibili.
"...Oppure non succederà proprio niente, quest'epoca inutile [...] non finirà mai e saremo costretti a mangiare rucola e gamberetti e vedere spalline imbottite per il resto della nostra vita. Gli anni Ottanta diventeranno una condizione, un eterno presente..." Tutto vero, e oggi viviamo in degli anni Ottanta più cattivi e incattiviti dove tutti sono più ricattabili e fragili. Libro memorialistico e bello, che fa sentire forte la mancanza di persone come Primo Moroni.