E. M. Cioran (1911-1995), scrittore e pensatore dal fascino contagioso, è oggi un classico che conta un vasto pubblico di lettori in tutto il mondo. Agli inizi tardò ad affermarsi in Francia (dove si era trasferito nel 1937 dalla nativa Romania) e, più ancora, in Italia: in anni di furiosa e ridicola utopia, né il fulgore dello stile né la lucidità spietata delle analisi erano ragioni sufficientemente buone per accreditarne la fama. La presente raccolta di scritti di Mario Andrea Rigoni - che ebbe con lui un lungo rapporto di amicizia, presentò e pubblicò molti suoi testi nel "Corriere della Sera" e diresse per Adelphi la traduzione delle sue opere - offre testimonianze dirette e illuminanti su un autore tra i più essenziali del Novecento.
"Nessun animale è uscito dalla propria condizione. Solo l’uomo l’ha fatto. E ora non può tornare indietro. Potrebbe salvarsi se ritornasse allo stato animale. Ma questo è impossibile. Di conseguenza, bisogna che segua la sua strada. Finirà forse nella demenza, nella stupidità, ma sarà la logica conclusione di un destino geniale. L’uomo è un mostro. E «mostro» non è un concetto negativo, ma un’idea tragica." (Sul suicidio, intervista a Cioran di Rossend Arqués, p. 84)