"Vuoi essere l’addetta al ricordo, bambina mia?" Attilio, il nonno che è stato per lei un padre, fa ad Aura questa richiesta sconcertante: non assistere alla malattia che divorerà la mia mente, ricordami nel pieno della vita. Aura è una ragazza speciale, ha il nistagmo – disturbo che fa muovere le pupille incessantemente e che le è valso il soprannome di Signorina Occhipazzi – e davvero il suo sguardo è sempre rivolto a qualcosa di diverso da quello che vedono gli altri, come alla ricerca di un dettaglio che eternamente le sfugge. Ma proprio per questo Aura è coraggiosa, sa stare sola, sa che gli uomini spesso guardano solo la superficie delle cose: così accetta la sfida e parte per un paese lontano. Quando però, al suo ritorno, scopre che Attilio è stato di parola e si è recluso in una casa di riposo, Aura capisce di non voler rispettare il patto e comincia a cercare il nonno ovunque: nei messaggi che lui ha seminato dietro di sé come sassolini bianchi nel bosco, nella memoria di chi gli ha voluto bene, nei propri ricordi e in quelli di sua madre Isabella, inadeguata all’amore eppure caparbiamente ostinata a cercarlo, sempre troppo “leggera” ma forse per questo capace di rialzarsi quando cade. È così che Aura raccoglie frammenti dell’esistenza del nonno ma anche di quelle dei molti personaggi che popolano il romanzo: “cocci” di vite autentiche, spesso dolenti, irrisolte ma capaci di incastrarsi le une con le altre in maniera sorprendente.
Enrica Tesio mette in queste pagine uno humour piemontese appena velato di malinconia, un po’ di ferocia e una scrittura pulita, diretta eppure capace di momenti di improvvisa tenerezza; e fa di questo coro zoppicante e vivo di personaggi una originalissima “variazione sul tema della famiglia”, i suoi fallimenti, le sue possibilità. E i suoi segreti, perché di certo non c’è famiglia, felice o infelice, che non ne abbia uno.
Felici o infelici che siano, "le famiglie sono dei postacci frequentati da brutta gente(..)che fatica a star troppo vicina ma ancor di più a stare troppo lontana". È una famiglia strana quella in cui nasce Aura, una famiglia che però le dà tanto anche se lei ancora non lo sa perché lo scoprirà strada facendo, camminando a piccoli passi tra ricordi e segreti. Isabella, la madre, l'ha avuta da troppo giovane e per questo forse non è mai riuscita a prendersi le sue responsabilità e a comportarsi come tale. O forse è proprio la sua indole che le fa vivere ogni situazione come un'eterna adolescente, ampliando i sentimenti all'ennesima potenza, sempre bisognosa di amore. Aura è l'opposto, pacata, composta e rigorosa. Del padre si conoscono solo il nome e la nazionalità. La roccia a cui aggrapparsi, punto di riferimento maschile, è il nonno Attilio, il maestro Costa, che con dedizione e amore infiniti cresce figlia e nipote. Aura è attaccatissima al nonno e quando scopre della sua malattia che giorno dopo giorno gli porterà via ricordi e indipendenza, qualcosa vacilla. La terra sotto i piedi inizia a sgretolarsi, ma da quelle pieghe, che assomigliano a piccole ferite, emergono ricordi che come lucciole condurranno i protagonisti a incrociarsi e a incrociare le loro strade con un passato che nasconde un segreto. Perché "i segreti si possono addomesticare al silenzio, possono diventare mansueti, ma sai che morderanno prima o poi semplicemente perché è nella loro natura". È uno di quei libri che una volta iniziati difficilmente si riesce a posare. E una volta finiti ci si sente orfani di una storia che tanto ci ha cullati, abbracciati, emozionati e fatto sentire quel calore che solo una famiglia sa dare. È un romanzo di una dolcezza infinita che riesce a tirar fuori un sorriso per andare avanti nonostante le crepe della vita. Ogni personaggio ti entra dentro senza invadenza, si muovono tutti con passo leggero ma difficile poi dimenticarsene. Da Guglielmo a Tomaso, da Beatrice a Gemma, ognuno ci lascia qualcosa con le sue parole, i suoi gesti o le sue scelte. Un libro da assaporare con calma, per gustarsi al meglio ogni frase, ogni parola, proprio come si fa con le cose rare e preziose. Una scrittura scorrevole, delicata e intensa. Un romanzo che avrà un posto di riguardo nella mia libreria.
Importanti, preziosi, li serbiamo in noi, a volte quasi senza accorgercene, poi al momento opportuno spuntano fuori e il nostro mondo cambia, ha un senso, un perchè. Sono i ricordi, ciò che siamo stati, ciò che abbiamo fatto, sentito, visto. Un ricordo è qualcosa di unico e speciale per definizione, può essere qualcosa di semplice e persino banale, ad esempio il colore della tua tazza preferita da piccola, quella che la mamma ti faceva trovare sempre a colazione, o il nome del tuo primo gatto, il vestito che indossavi quando hai incontrato quella persona; poi ci sono i ricordi grandi, i momenti topici della vita, quelli che mai e poi mai dimenticherai... ah no, perchè va detta un'altra cosa sui ricordi. E' vero ci accompagnano, ma a volte possono anche abbandonarci, scappare via.
È da questi ricordi che sfuggono che inizia la nostra storia, quella di un nonno che non ha saputo fare il padre al momento giusto ma che ha cresciuto la nipote in un bozzolo di amore e libertà, quella di Aura (la nipote) che dopo un anno passato lontano torna alla ricerca di Attilio (il nonno, appunto) che vuole tenerla lontana da Emme, la malattia che gli sta portando via i suoi ricordi e con essi gran parte di se stesso. Aura ha fatto una promessa, non cercarlo una volta che Emme abbia preso il sopravvento, ricordarlo sempre come il nonno meraviglioso che è stato, non vederlo come un povero vecchio che non ricorda neanche il nome degli oggetti che lo circondano. Ma Aura non ci sta e lo cerca, in se stessa, nella famiglia allargata e scompagnata che si ritrova, nei post it appesi in giro, nelle scritte sui retro degli scontrini, su bordi delle parole crociate. Una frase qua, un paragrafo là, la storia di Attilio e della sua vita piano piano si ricompone e dona ad Aura anche una sorpresa.
Ho aspettato molto a scrivere questa recensione, non è stato facile infatti mettere in ordine i pensieri e riuscire a scrivere qualcosa di sensato. È un libro difficile di cui parlare perchè, nonostante non sia molto lungo, racchiude in sé tantissimi aspetti importanti, una storia densa per le vite che si trascina dietro, per i sentimenti che ti smuove. Il racconto di Aura, Attilio ed Emme mette su carta il cuore vero di una famiglia e di un amore che scavalca malattie, lontananza, sbagli. Si potrebbe pensare che questo romanzo sia incentrato sulla malattia, subdola, che si porta via giorno dopo giorno pezzetti di Attilio, in realtà travalica questo limite e parla di bene altro, parla dell'amore di un nonno per una nipote, di una madre che come tale non ha saputo trovare la sua dimensione ma che ad ultimo riesce a proteggere figlia e padre, ma anche di come l'amore a volte non si limita ai meri legami di sangue ma va oltre, fa giri strani e poi eccolo lì che ti colpisce in pieno.
Enrica Tesio ha creato un piccolo capolavoro e lo ha fatto parlando delle mancanze, delle carenze: dei ricordi, di una madre, di un padre, di un fratello. Non è un libro semplice per la portata emotiva che riesce a scaricarti addosso già dopo poche righe e per quello su cui ti ritrovi a pensare una volta concluso, ma leggetelo, perdetevi nella storia di Aura e nei ricordi raccontati a pezzetti di Attilio.
Questo libro ci racconta la storia di una famiglia un po' particolare, ma proprio per questo tanto genuina, formata da Attilio - Isabella e Aura. Nel momento in cui nonno Attilio scopre di avere Emme, la malattia che gli fa dimenticare pian piano tutto, decide di farsi fare una promessa dalla nipote Aura. Aura cede alla richiesta del nonno di partire per pensare un po' a se stessa e per dirgli addio da sano. Ammetto che questa lettura è stata per me una piacevole sorpresa. Sono sempre contenta quando leggo dei bei libri, soprattutto se sono scritti da autori/autrici italiani/e. Ho apprezzato molto questo libro per vari aspetti. Innanzitutto i personaggi, che pur essendo strambi, riescono ad entrarti nel cuore. Ci troviamo di fronte a dei personaggi molto reali, che potremmo incontrare nella vita di tutti i giorni, che hanno dei pregi e dei difetti. Per descriverli con una parola sola potremmo definirli 'genuini'. E questa è sempre una caratteristica che apprezzo molto quando è presente nei libri che leggo. Riusciamo ad apprezzare anche i personaggi che non ci vanno a genio perché mostrano le loro debolezze, mostrandosi umani. Tra tutti quello che ho preferito è Attilio, che conosciamo grazie ai suoi ricordi e alle parole di Aura. È un uomo a mio parere molto forte, che cresce da solo prima una figlia e poi una nipote. È un uomo che ha avuto a che fare con le difficoltà della vita, ma non per questo si è irrigidito o si è buttato giù. Ho adorato il rapporto che Attilio ha con la nipote Aura, avrei tanto voluto avere anche io un nonno del genere. Ho poi trovato molto originale la scelta dell'autrice dal punto di vista stilistico: nel romanzo vediamo alternati i ricordi di Attilio al racconto della vita di Aura. In questo modo riusciamo a sentirci vicini ad Attilio, che non conosciamo mai personalmente, ma anche a conoscere e ad apprezzare Aura. La Tesio ha uno stile che ci permette di empatizzare con tutti i personaggi, metterci nei loro panni e provare le emozioni che provano loro. L'autrice decide anche di inserire una componente di mistero, che mi ha permesso di staccarmi un po' dalle vicende quotidiane raccontate da Aura, e di viaggiare con la mente. Ammetto che per me non è stato così scontato capire quale fosse il segreto, quindi faccio i complimenti all'autrice anche per questo motivo. A mio parere questo è un romanzo intriso di emozioni, sia positive che negative. L'autrice ci fa vivere la felicità, la dolcezza, la commozione, ma anche la tristezza e il dolore. Pur raccontando una storia di semplicità e di quotidianità l'autrice è riuscita a farmi provare un groviglio di emozioni diverse tra loro. Alla fine del libro ho provato una grande ammirazione per questa famiglia un po' incasinata, che poi è un po' come qualsiasi famiglia del mondo, e mi sono sentita anche io un po' parte di essa.
Attilio è il nonno-papà di Aura che a seguito della malattia che lo colpisce -lui la malattia la chiama per nome, emme- e che gli farà perdere progressivamente e del tutto la memoria, chiede alla nipote di non assistere al suo declino e per questo decide spontaneamente di farsi ricoverare in una casa di riposo il cui indirizzo dovrà rimanere nascosto ad Aura. Attraverso vari bigliettini e post-it scritti dal nonno che Aura ritrova in un barattolo del caffè, la nipote ricostruisce piano piano la storia della sua intera famiglia, e svelati i dodici ricordi del titolo riuscirà a fare luce anche su quel segreto che Aura scoprirà essere legato al nonno e
Premettendo che ho trovato questo libro per caso curiosando tra le nuove uscite Bompiani e ho deciso di leggerlo perché mi aveva particolarmente incuriosito per il forte legame tra nonno e nipote che era centrale nella trama, ammetto di non ho aver apprezzato in modo particolare la scrittura della Tesio. L'ho trovata affettata e con lo stile di quelle frasi ad effetto che alla Baricco vogliono più che altro "ruffianarsi" il lettore, ma ho scelto di promuoverla con 3 stelle perché mi ha fatto piacere trovare luoghi, modi di dire e di fare tipici di noi torinesi che un paio di volte mi hanno anche fatto sorridere.
Quale sia il segreto si capisce quasi subito, è vero. Anche io, che non sono, assolutamente, una lettrice ed amante di gialli, anzi, quello è da sempre il mio tallone d’Achille, ho intuito subito quale fosse IL segreto. Ma questo libro non è interessato, minimamente, a scoprire il mistero che ruoti intorno ai segreti o ad elaborare supposizioni riguardo ai ricordi. No. Questo libro vuole sì indagare sui misteri, ma solo su quelli del cuore. Vuole capire come facciano alcune persone a fare delle scelte così importanti, e così definitive, e non pentirsene, mai. Come facciano a farle sempre con amore, dedizione ed impegno, e non guardarsi mai indietro. È una storia di famiglia questa. La famiglia di Attilio, composta da sua figlia Isabella, rimasta orfana di madre a soli due anni e di Aura, orfana di padre, in quanto “mai pervenuto” e figlia di Isabella, rimasta incinta a soli 18 anni.
“ Vorrei che restassimo un accrocco improbabile di gente che fatica a stare troppo vicina ma ancor di più a stare troppo lontana. Una famiglia.”
E sì che la loro famiglia è davvero un accrocco: con Attilio, il perno intorno cui ruota tutta la famiglia, che cerca di mantenere un equilibrio costante tra l’esuberanza e l’immaturità della figlia e di contro la disciplina e la diligenza di sua nipote. La scrittura è sciolta, scorrevole, anche quando si trova a descrivere fatti che sciolti e scorrevoli non lo sono per niente. È cadenzata non da episodi spettacolari o divampanti come fuochi d’artificio, ma segue piuttosto il ritmo del cuore, con le sue impiccate vertiginose e i suoi arresti improvvisi. È una scrittura delicata, che leggiadramente ti porta allo svelamento di alcune grandi verità, ma lo fa in punta di piedi fino ad un certo punto, perché poi, invece, senza preoccuparsi della reazione del lettore, ti butta addosso delle asserzioni che avevi visto, ma avresti voluto non vedere, che avevi sentito, ma avresti voluto non sentire. Un ultimo appunto sulla scrittura dell’autrice vorrei farla proprio citando lei quando scrive “Mi colpì, come mi colpisce sempre la scelta delle parole, non è mai casuale”, perché se dovessi descrivere con un aggettivo la sua scrittura, la definirei proprio così, “setacciata”. I ricordi. I dodici ricordi del titolo, non ci sono. O meglio, non sono solo dodici: ogni pagina è un vaso di Pandora da cui emergono ricordi e racconti e pensieri di ognuno di loro. Quelli di Aura, di Isabella, di Tomaso, di Guglielmo, di Beatrice, di Gemma e quelli di Attilio, messi a dura prova da Emme, la Malattia che, come scrive lui, gli sta “seppellendo la mente”, ma a cui lui vuole rubare almeno i ricordi da trasmettere al suo più grande amore, cioè Aura. Attilio, è un 74enne che ha vissuto una vita intensa, dedita all’insegnamento, come maestro in una scuola elementare, a fare da padre e madre ad una figlia sempre in movimento, mai contenta, mai appagata, eterna insoddisfatta, sempre alla ricerca di qualcos’altro rispetto a quello che aveva, e a fare da nonno ad una bambina adorabile. Attilio ha un amore davvero incondizionato per questa nipote, unica nipote, che a due anni ha cominciato a soffrire, non per caso, di nistagmo, movimento involontario rapido e ripetitivo degli occhi, che gli riempie le giornate, che lo ama come lui, incondizionatamente, con cui condivide gite in macchina, parole crociate e lunghe lunghe chiacchierate in giro per la loro città, Torino.
“ Sono sereno, vorrei che lo sapessi, sto salutando i miei ricordi uno a uno, li numero, li scrivo per non consegnarli al nemico. Queste lettere tue le nasconderò nel barattolo vuoto del caffè. Mi domando cosa resterà quando non resterà più nulla, se restituendo i miei ricordi mi libererò anche dei miei peccati. Se la mia mente polverosa assomiglierà a quelle stanze vuote dove restano le impronte dei mobili. Se alla fine andranno via anche i miei cari fantasmi e resterà solo la dolce consapevolezza che tutto sia finito e nulla sia compiuto. Ti lascio gli ultimi versi di una filastrocca di cui non ricordo l’inizio, l’hai scritta con me e dice: « È questo il succo di ogni emozione, sotto lo zucchero c’e un po’ di limone». Nel caso, come epitaffio quando sarà.”
Saranno i ricordi a portare a galla il segreto. Saranno i ricordi a ricostruire la storia di questi personaggi. Saranno i ricordi a far respirare quell’odore non di vecchio ed usurato, come ci piacerebbe immaginare il nostro passato, ma di vissuto, o non vissuto. E se Attilio per Isabella era stato un padre ed una madre, Isabella, invece, è una madre-non madre, ecco perché Aura non la chiama mamma ma semplicemente Isabella, quasi a rinfacciarle il suo non essere un punto fermo e stabile per la sua esistenza, ma solo una donna che casualmente o per “seguire delle pantere”, sia diventata madre. Non ha la vocazione di madre Isabella, presa com’è ad inseguire le sue attitudini, poche e svolte di malavoglia, ad inseguire uomini di cui si innamora ma che la lasciano, presto o tardi, per la sua inquietudine di fondo che la rende insicura ed incostante, presa com’è ad inseguire l’Amore, che difficilmente riuscirà a trovare in un uomo se non sarà lei la prima ad amarsi.
“ Isabella ha bisogno di segni per andare avanti, che le confermino di essere sulla strada giusta. L’universo a Isabella parla anche attraverso un oroscopo e non si contano le coincidenze, i numeri ricorrenti, l’oscura logica sotto la superficie delle cose. A Isa piace esporsi al sole, alle intemperie, alle stramberie della vita, alle sue emozioni, al giudizio degli altri, all’amore e alla dimenticanza”.
Aura, come spesso accade nelle famiglie “accroccate” è quanto di meno somigliante ad Isabella potesse essere, e lei lo sa, anzi, lei lo sottolinea non appena ne abbia l’occasione e con chiunque le capiti a tiro. Ciò che Aura tollera meno della madre è l’immaturità che la rende così poco mamma, ed è per questo che lei, invece, sembra essere fatta tutta d’un pezzo, come una di quelle rocce Coral Stone con cui un tale di nome Leedskalnin costruì un castello, rocce pronte a sorreggere eventuali cadute e capitomboli o come una di quelle mura poligonali che, nonostante tutto, per restare in piedi hanno bisogno di incastrarsi e di incastrarsi e di incastrarsi.
“È bellissima? No, non lo è, è strana, ossuta, ha spigoli dove dovrebbero starci le curve. Non fa un gesto in più né uno in meno di quelli che servono, più che bella è elegante. È misurata, non sbatte nelle porte, non agita aria intorno come sua madre, che dove va porta scompiglio. Aura non riesce a sorridere a quella donna che la stravaganza del destino le ha dato per madre, le labbra restano serrate, si è ripromessa di essere il più gentile possibile ma ha l’aria di una che deve risolvere una pratica.”
Isabella ed Aura sono diverse, e lo sanno bene le persone che gli gravitano attorno, non solo Attilio che le ha viste entrambe nascere e crescere, che le ama entrambe, anche se in maniera diversa, ma anche Guglielmo, il migliore amico d’infanzia di Isabella, che con la sua sensibilità negli anni ha dovuto più volte raccogliere le delusioni della sua amica e su quelle ceneri cercare di ricostruire un’Isabella nuova. Guglielmo è il punto di riferimento di Isabella, ma anche di Aura, è quel padre che non ha avuto o il fratello maggiore che avrebbe desiderato, è sicuramente il suo confidente ed il suo consigliere più accorto. È colui che con gran maestria si destreggia tra madre e figlia senza causare scompensi in nessuna delle due. Lo sa bene Beatrice, madre di Guglielmo, che le conosce da sempre e rimprovera ad Aura di essere troppo severa nei confronti di questa mamma così giovane che sì, ha commesso degli errori con lei, ma che ce l’ha messa tutta per recuperare un qualche straccio di rapporto. Lo sa bene Tomaso, figlio del nuovo compagno di Isabella, personaggio particolare, un po’ diffidente, un po’ scanzonato, un po’ strafottente, un po’ viziato, un po’ indeciso, custode anche egli di un suo segreto che condividerà solo con Aura. L’unica cosa che forse accomuna le due donne è che ad un certo punto Aura si innamora, davvero, anche se non lo dice, anche se non lo ammette, ma le sue lacrime lo dimostrano abbondantemente ed in quell’amore si riscoprono almeno un po’ simili: fragili, bisognose di parole e di attenzioni.
“Aura non è come le altre donne, lei è diversa, è costante e distante, il contrario di sua madre, che è discontinua ed invadente. Lei non è come sua madre eppure adesso piange proprio come lei, a singhiozzi che sembrano boccate d’aria disperate tra un’apnea forzata e l’altra”.
Il libro mi è piaciuto. Mi è piaciuto tantissimo. Un po’ perché sono affascinata, da sempre, dal mondo dei ricordi e delle ragnatele che gli si avviluppano intorno, da questi strani meccanismi della mente che ci fanno rimanere incollati a momenti che dovremmo riuscire, dopo tanti anni, a dimenticare o perlomeno a perdonarci. Mi è piaciuto, altresì, perché mi ha emozionato, profondamente, scuotendo delle mie personali corde, ma non solo, il grande merito è di una scrittura intelligente e molto, molto elegante. Da leggere sicuramente, e non tutto d’un fiato!
Un libro malinconico e bello, dolce senza esser mai stucchevole. Una storia che non sa di già visto. Dodici ricordi e un segreto arricchiti di tutto ciò che fa di un racconto un'incredibile realtà.
Sono ancora tutta scombussolata da questa lettura nonostante abbia fatto passare un pochino di tempo per riordinare i pensieri, quindi vi chiedo scusa da subito per questa recensione. Avevo sentito parlare, e bene, di questo titolo alla sua uscita, mi ero subito comprata il libro (che sono riuscita pure a far autografare) ma stazionava lì, ne ero un po' intimorita, soprattutto per la tematica trattata: la malattia che ti porta via i ricordi. Ahahahah, che sciocca che sono stata, scema proprio eh, perché questo libro non si riduce a Emme (come viene chiamata la malattia nel libro), è qualcosa di molto di più complesso ed è un piccolo capolavoro. Quindi Enrica se vedi una tipa strana sotto casa tua non spaventarti.
Questo libro parla di una famiglia, strana e particolare. C'è Attilio che combatte contro Emme, che vuole portarsi via i suoi ricordi; c'è Isabella che cerca amore e rassicurazione in ogni persona e c'è Aura che credo non sia mai stata bambina, dura e resiliente. Ma ci sono soprattutto i segreti e i ricordi che aleggiano e ingarbugliano tutto, sullo sfondo sempre presente lo zio Renato.
La trama si dipana alternandosi con episodi passati, in una sorta di caccia al tesoro tra lettere e messaggi lasciati da Attilio. Con l'andare delle pagine si arriva a sbirciare nella vita di questa famiglia e a comprenderne i vari atteggiamenti.
Ho amato tantissimo questo libro, complesso e difficile. Non è una lettura leggera né scorrevole, ma che va assaporata e digerita lentamente. Mi ha fatto riflettere tantissimo, ho dovuto ogni tanto impormi di riflettere su quanto letto, di elaborarlo. ... continua sul blog
"Attilio è magico perché ci insegna il sacrificio, il valore intrinseco e troppo spesso sottovalutato della famiglia, che è una scelta di vita a tutti gli effetti. Che comporta notti insonni, rinunce ad amore perduti, e anche promesse solenni che non vorremmo mai essere costretti a dover stringere. Isabella è quell’eccezione che conferma la regola. Quella aritmia cardiaca che ti scombussola fin dentro le ossa, ma con la quale in qualche modo impari a sentirti in connessione, perché senza di lei tutto sarebbe monotono, privo di sfumature, piatto. Aura è l’indisciplinata disciplina. Lei, regina dei fioretti per esigenze della vita, educatrice di se stessa per dovere, madre di sua madre per una volontà inconfessabile persino a se stessa. E poi ci sono Guglielmo e Tomaso. Uno angelo custode di quella improbabile famiglia che sono i Costa. Colui che riporta il sereno dopo ogni Carnevale di Isa, quello con cui il ghiaccio affilato infilato nel cuore di Aura si scioglie. L'altro il collante. Non si sa bene quanto volontariamente, ma Tomaso si ritrova in questo caos frastagliato fatto di vita, ricordi e segreti, e, con grazia e delicatezza straordinaria, riesce a ritrovare il fil rouge per rimettere a posto i cocci, di cui, come insegnano i giapponese, lui diventa la venatura dorata."
I ricordi sono per definizione portatori di malinconia, o almeno questo sono per me. E questo è sicuramente un libro malinconico. Ma non eccessivamente triste. L’idea di sentirsi di nuovo affianco a una persona leggendo i bigliettini da lui lasciati la trovo molto bella. Speravo mi piacesse di più il legame tra nonno e nipote, ma essendo che Attilio è stato più un papà che un nonno per la protagonista ha fatto sì che non fosse un rapporto tradizionale “nonno-nipote”. Bello ritrovare tra le pagine di libro Torino e i suoi modi di fare, come solo un vero torinese saprebbe raccontare, senza gli occhi innamorati di un turista. Certo che a una ipocondriaca infantile come me non consiglierei di leggere il libro, così poi non dovrebbe preoccuparsi e informarsi sul nistagmo. Ma sicuramente ho visto in Isabella, la mamma, un grandissimo senso di colpa sulle spalle, che forse non tutti riescono a scorgere.
Alla terza volta che mi chiedevo perché stavo leggendo questo romanzo di cui non vedevo i personaggi, non sentivo la storia, non gradivo la scrittura.... Ho deciso che avevo 3 ragioni x mollare. Così attorno a pg 65 ho mollato. Quindi niente giudizi e niente stelle.
“Dodici ricordi e un segreto” mi ha emozionata così tanto che faccio fatica a parlarvene. È uno di quei libri che non scivola via leggero e che ti impone di rimanere ancorato alle sue pagine per leggere con attenzione ogni parola. La scrittura di Enrica Tesio è straordinaria: nessuna descrizione o dialogo è lasciato al caso; non esiste una ricerca superflua e affannosa di uno stile, perché quando hai talento non ne hai bisogno. E si vede, dalla prima all’ultima pagina. C’è bellezza nelle parole di questo romanzo, una bellezza che va colta e custodita.
quanto è vero che le stelline sono valutazioni soggettive. Qualcuno troverebbe stupido e banale questo libro. Io, invece, non ne posso più fare a meno. Enrica mi ha sussurrato una storia che mi ha sciolta e toccata nei punti più deboli. Mi ha ricordato il valore della famiglia, dell'amore scevro da qualsiasi tornaconto personale.
" Le paure hanno sempre un nome, solo che è difficile pronunciarlo ad alta voce."
" Che mondo strano quello dove si corregge il difetto e non la presa in giro."
" I figli è più facile amarli quando fanno parte di te, il difficile è quando li lasci andare per il mondo e affronti il rischio che diventino degli sconosciuti."
" - Non si fanno foto quando si è tristi?- - Di solito no, della tristezza ci si ricorda facilmente. La felicità si dimentica.-"
Il secondo romanzo di Enrica Tesio si intitola "Dodici ricordi e un segreto" (un grazie alla casa editrice Bompiani che me ne ha inviato una copia), ed è molto diverso dal primo " La verità, vi spiego, sull'amore", che ho recensito molto entusiasticamente essendo stata una lettura piena di risate ma anche di spunti di riflessione. Se il suo primo romanzo era strettamente legato alla sua vita e al suo celebre blog, quest'ultimo è tutta un'altra cosa, è un romanzo maturo e ben strutturato, una storia che vive di vita propria e che non sa cosa sia la banalità, che ci sa stupire e tenere incollati alle pagine quasi come farebbe un buon thriller.
Il tema centrale �� la famiglia; Aura non riesce proprio a chiamare "mamma" la sua giovane e fragile madre Isabella, nemmeno quando la loro piccola famiglia inizia a sgretolarsi, ovvero quando il nonno che le ha cresciute si ammala, e prima di farsi ricoverare in un istituto per anziani, fa promettere alla nipote che non andrà mai a trovarlo, che anzi deve partire, fare un viaggio lungo un anno, lontano da tutti. Nonno Attilio non vuole saperne di farsi vedere debole, malato, non più in grado di riconoscere la sua adorata nipotina, vuole che Aura mantenga di lui il ricordo del nonno che è stato, la colonna portante della loro famiglia, la loro unica figura maschile di riferimento. Aura accetta, ma al ritorno dall'Irlanda si rende conto di quanto quella promessa sia impossibile da mantenere, di quanto la richiesta di Attilio sia per lei ingiusta e di quanto le pesi la sua assenza. A quel punto che fare se non tentare in ogni modo di farsi dire da sua madre, o da Tomaso, il figlio del nuovo compagno di Isabella, o da Guglielmo, il suo migliore amico (suo e di sua madre, per la verità), o da Gemma, la prima fidanzata del nonno, dove si trovi esattamente Attilio? È proprio cercando suo nonno che Aura si troverà a scavare nelle origini e nel passato della sua famiglia, a scoprire dinamiche e personaggi che mai avrebbe immaginato, a scavare nella sua solitudine e in quella delle persone che la circondano o che l'hanno circondata...
Si ride meno in questo romanzo, si perde un pò l'inimitabile e invidiabile ironia dell'autrice, ma si ritrova la sua poesia, perchè Enrica Tesio è una poetessa in prosa, e non è un caso che spesso le presentazioni dei suoi libri siano curate dal poeta Guido Catalano. I suoi personaggi femminili sono pieni di contraddizioni e per questo reali, sono donne un pò bambine che non ci tengono proprio a crescere del tutto, e questo è il loro punto forte. Enrica riesce a scavare in profondità nelle persone di cui parla senza risultare mai pesante, i suoi romanzi si bevono una pagina dopo l'altra, si sottolineerebbero dalla prima all'ultima parola, si amano. Se volete un libro da amare, l'avete trovato.
Torino. Aura è una diciottenne che soffre di nistagmo, un disturbo oculare che le procura una continua e involontaria oscillazione delle pupille, tanto da essere soprannominata Signorina Occhipazzi. è in un giorno come tanti che Attilio, il nonno che l'ha cresciuta come un padre fin da quando è nata, le chiede di diventare la custode dei suoi ricordi, di conservare intatta la memoria che ha di lui prima che la malattia prenda il sopravvento. Aura accetta e parte per un anno in Irlanda, ma al suo ritorno scopre che mantenere il patto con il nonno non è semplice... Dodici Ricordi e un segreto è stata una bella lettura grazie alle parole di Attilio, ho trovato particolarmente coinvolgente il modo in cui Aura ritrova "pezzi" del nonno sparsi per casa, come briciole lasciate nel sentiero per poter tornare a casa. Attilio è stato un maestro e sa come usare le parole e diversi sono i periodi che personalmente sono stati di forte impatto emotivo, è un uomo buono, un nonno premuroso che ha cercato in tutti i modi di essere presente nella vita di Aura. Ma, oltre al rapporto nonno-nipote e alle memorie di Attolio, i restanti personaggi mi sono saputi di superfluo, ne ho concepito poco la presenza. Di alcuni non ne ho percepita l'insostituibilità, per la serie o c'era quello o un altro sarebbe cambiato poco. Sul rapporto madre-figlia avrei gradito un maggiore approfondimento, per non parlare del nistagmo, mi sto ancora chiedendo quale sia l'effettivo impatto che avrebbe dovuto avere sulla storia. Lo consiglio per chi, come me, un nonno non ce l'ha avuto e vuole trovarsi piacevolmente abbracciato dalle perle di nonno Attilio e del maestro Costa.
Questo libro è un libro malinconico come inevitabilmente è un libro basato sui ricordi. Un libro amaro, intenso, fatto di personaggi che apparentemente tra di loro cozzano ma allo stesso tempo si intersecano inevitabilmente e che la Tesio riesce a renderci magistralmente facendoci immaginare alla perfezione i carnevali di Isa, la mitezza di Attilio, la piattezza di Sergio. Attraverso Aura entriamo nella storia della sua famiglia e ne scopriamo i segreti insieme a lei che osserviamo allo stesso tempo crescere, maturare e capire se stessa e ciò che la circonda in un viaggio della memoria di cui tutti noi avvertiamo la necessità arrivati a un certo punto della nostra vita e che lei ha il coraggio di compiere anche a costo di scoprire cose che potrebbero stravolgere la sua esistenza come l'ha conosciuta fino ai suoi 22 anni. Questo libro, infine, è un libro che parla di amore in tutte le sue forme, si va dall'amore fraterno all'amore carnale, dall'amore per se stessi a quello conflittuale con l'amore famigliare che domina tutto dall'alto e ne parla senza scadere però mai nel banale, nello stucchevole, nello scontato. Per quanto mi riguarda, consigliatissimo.
Romanzo intenso e toccante che esplora i temi della memoria, della famiglia e dei segreti.
La trama ruota attorno alla relazione tra la protagonista, Aura, e suo nonno Attilio. Quest'ultimo si scopre affetto da una malattia degenerativa e chiede all'amata nipote di non andarlo più a trovare dal momento in cui la malattia avrebbe preso il sopravvento, ma di ricordarlo nel pieno della vita, preservando un'immagine intonsa, non sbiadita dalla malattia. Questo patto spinge Aura a intraprendere un viaggio alla ricerca del nonno, durante il quale raccoglierà frammenti della sua esistenza che la porteranno alla scoperta di un segreto.
La scrittura di Tesio si conferma caratterizzata da una combinazione di ironia, profondità emotiva e autenticità capace di creare momenti narrativi ricchi di tenerezza e velati da una malinconia dolce, mai esagerata.
I personaggi sono autentici e complessi, ognuno con le proprie ferite e speranze.
Una lettura che non scivola via leggera, pur scorrendo velocemente, e che invita a riflettere sulla memoria e sui legami familiari, coinvolgendo profondamente il lettore
Splendido. Letto in due giorni senza riuscire a staccarmi dalle pagine. Nel romanzo viene raccontata la storia di Aura e di suo nonno Attilio, che si trova ad affrontare Emme, la malattia che gli sta facendo perdere la memoria. Egli allontana Aura perché lei preservi la memoria del nonno per l'uomo che era mentre stava bene, prima di perdere la sua umanità. Il patto con Attilio porta Aura a vedere la sua vita, passata e futura, sotto una nuova luce. Ho adorato il modo di scrivere di Enrica Tesio, mi sembra di conoscere di persona Attilio, Guglielmo, Isabella, Tomaso. I ricordi di Aura sono un po' i miei ricordi, mi sono riconosciuta tantissimo nelle immagini della sua infanzia. Tanto da interrompere ogni tanto la lettura per rivivere momenti a me cari. Non pensavo di trovare una lettura che potesse emozionarmi così tanto. Un libro che va letto e riletto, per svelare delle sfumature sempre nuove.
Questo è un romanzo davvero molto intenso, infatti al suo interno troviamo emozioni, sentimenti, famiglia, dolore, i ricordi e l'amore mostrato attraverso le sue molteplici forme. I primissimi protagonisti che incontriamo sono nonno Attilio, un uomo tutto d'un pezzo che si è fatto in quattro per la sua famiglia ma che, nonostante tutto, si pente per non essere riuscito ad essere un buon padre per Isabella, tanto quanto è stato un nonno perfetto per la sua adorata Aura, la signorina Occhipazzi.
Enrica [Tesio] questa volta mette da parte il suo blog e riesce a scrivere un romanzo d’amore, quello vero, tra una nipote e un nonno, e molto più. Ci racconta della famiglia, del suo essere strana, come ogni famiglia sa di essere, della malattia, che quando arriva scompiglia gli ordini precostituiti, dell’adolescenza, del rapporto madre figlia, dei primi amori e di quelli che rimangono per sempre. E per fortuna Tesio è sempre Tesio e tra le righe ci fa anche un po’ sorridere con la sua ironia. 4 stelle.
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RECENSIONE COMPLETA QUI: http://cristinabenedetti.blogspot.com... Dodici ricordi e un segreto è un libro malinconico e intenso, un romanzo che racconta la storia di una famiglia particolare, sopra le righe ma così vivida da rimanere impressa nel cuore. Una storia che parla di dolore, rabbia, insicurezze e amore ma soprattutto amore! Sarà proprio questo sentimento prepotente e birichino che farà breccia nel cuore di Aura, una ragazza abituata a stare da sola, una giovane donna che ha dovuto essere forte e matura ma che, sotto la superficie, è fragile e inquieta. Non ci sono molti punti fermi nella sua vita ma lei è riuscita a restare salda nonostante la mancanza di un padre, la presenza ingombrante di una madre rimasta bambina e il nistagmo: un disturbo neurologico che comporta il movimento involontario delle pupille. Questa è la vita di Signorina Occhipazzi con l’aggiunta di nonno Attilio, unico faro che illumina la via ma, la tempesta si abbatte anche su di lui e Aura si trova in balia di un mondo che non sembra più lo stesso. Armata d’ironia e cinismo Aura è una protagonista che si ritaglia un posticino speciale dentro di noi, l’ho adorata da subito con le sue battute taglienti e la tenacia che la contraddistinguono. Quello della Tesio è un romanzo che mi ha colta di sorpresa e mi è rimasto dentro per molti giorni. Centro del libro i ricordi: quelli belli da assaporare ancora una volta, quelli teneri che ci tengono compagnia nei giorni di pioggia, quelli caldi che danno colore a un profumo, quelli dolorosi per ricordarci che la vita è difficile e infine, quelli che ci rendono noi, unici, speciali! Che cosa aggiungere sennonché dovete leggerlo perché è un libro profondo che sa sussurrare al cuore, un romanzo in cui i personaggi scaturiscono così vividi dalle pagine da dare la sensazione che continuino a vivere anche quando la lettura è conclusa. Sì, vorrei essere la con loro, immersa in quell’istante che sa di futuro per scoprire cosa faranno i miei amati Aura e Attilio.