Alessandro Proto aveva un unico scopo: quello di diventare ricco e famoso come i grandi boss della finanza mondiale. Voleva conquistare il mercato immobiliare, acquisire società quotate in borsa, squadre di calcio, giornali e televisioni. Voleva frequentare il mondo che conta, bere dei drink con Berlusconi, giocare a golf con Donald Trump e scorrazzare in limousine con Warren Buffett, magari tenendosi sulle ginocchia una coniglietta di Playboy. Il guaio, però, è che Alessandro Proto è nato in una famiglia sottoproletaria nella periferia più scalcagnata di Milano, non è mai andato oltre la terza media e le sue competenze finanziarie si fondano, a voler essere generosi, sulla lettura di qualche pagina di Wikipedia. Come è possibile, partendo da queste premesse, riuscire a raggiungere i vertici del successo planetario. Alessandro lo ha fatto – molto semplicemente – inventandosi tutto. Ha inondato giornali e tv, in Italia come all’estero, con una crescente marea di comunicati stampa farlocchi. Si è inventato di tutto: di aver venduto case da sogno ai divi di Hollywood, di aver avuto relazioni con le più belle donne del mondo, di aver scalato le più grandi multinazionali, di aver ispirato un film di Martin Scorsese e il bestseller Cinquanta sfumature di grigio. Incredibilmente, i giornalisti ci sono cascati. E Proto ha iniziato a guadagnare una marea di soldi.
Scrivere questo libro non è stata un’impresa facile. Innanzitutto, perché i fatti che abbiamo cercato di raccontare sono sempre pericolosamente in bilico tra fantasia e realtà. Parlare di Proto – «il Lupo di Corso Buenos Aires», come lo ribattezzarono i cronisti – significa avventurarsi in un territorio insidioso, dove verità e mistificazione sembrano mascherarsi a vicenda. Fortunatamente, ci sono le carte giudiziarie, le inchieste e i verbali d’interrogatorio, oltre a una vasta pletora di testimoni diretti con i quali ho cercato disperatamente di entrare in contatto. Volevo raccontare la storia di Proto, perché è – dal mio punto di vista – una storia folle di riscatto sociale. Nel corso della sua carriera di impostore, Alessandro ha truffato e ingannato migliaia di persone – giornalisti, piccoli imprenditori, manager, esperti di finanza e politici. Lo ha fatto con la disperazione anarcoide del ragazzo di periferia assetato di riscatto, e non senza una certa sadica soddisfazione. Se fosse vissuto all’inizio del Novecento, avrebbe forse gettato bombe contro qualche corteo imperiale. Ma è nato nel 1974, e questa, forse, era l’unica strada che aveva davanti.
Un’altra chiave di lettura riguarda il mondo dell’informazione e dei media. È lo stesso Proto a sollevare il problema: «Non ero nessuno – dice -, non avevo nulla, non sapevo niente di economia, né di finanza o di altre stronzate che si imparano all’università. Avevo la terza media ed ero solo come un cane. Eppure, con un computer e un telefonino sono riuscito a fare tutto ciò che ho fatto. Ora, al posto mio metteteci una multinazionale, oppure un governo, o una lobby. Metteteci qualcuno che i giornali li possiede sul serio, che i soldi li caga la mattina e li ricaga la sera. Pensate che ci metterebbe molto a farvi credere tutto ciò che vuole? E soprattutto: siete proprio certi che non lo stia già facendo?». Il linguaggio non sarà quello di Oxford, ma la sostanza mi pare perfettamente condivisibile.
Io sono l’impostore è la storia di Alessandro Proto vista attraverso gli occhi di un giornalista. Il protagonista è lui, senza dubbio, e le sue gesta susciteranno in voi – con ogni probabilità – lo stesso mix di riprovazione e divertimento che hanno provocato a me. Non volevo scrivere un saggio giudiziario, volevo scrivere una storia umana. Spero di esserci riuscito.
Io sono l’impostore uscirà in libreria il 2 novembre.
Se siete come me, ovvero tra i 20 e i 30, e smanettate sui social, sicuramente avrete sentito parlare di questo signore che sembra averne fatte (dette) di cotte e di crude. Dopo una breve ricerca capisco che la vicenda può interessarmi, scopro che ha fatto (scrivere) un libro, quindi mi metto a leggerlo.
Ora, i problemi qui sono sostanzialmente due: 1. la storia di questo signore, che ricalca molto quella di un villain dei film che manipola i media a suo piacimento per fare un sacco di soldi, è decisamente troppo bella per essere vera, e trasmette al lettore l'idea che anche se parti dal nulla e dici un sacco di puttanate alle persone giuste alla fine farai strada. E io che mi sono giocato il fegato per laurearmi, che razza di minchione!!
2. lo scrittore (che è una specie di giornalista) ha raccontato la vicenda come se fosse quella di Giulio Cesare senza un minimo di pudore, vi faccio un paio di esempi:
"Sarà la sua naturale attitudine alla elucubrazione, unita ai lunghi pomeriggi trascorsi a studiare tipi umani nei baretti malfamati di via Padova. Fatto sta che è un vero drago. L’impatto con gli sconosciuti non lo spaventa, gli bastano pochi decimi di secondo per battezzare chi ha di fronte. Dopodiché, entra nella parte. È in grado di discettare di ogni argomento, dai soldi alla figa, passando per il cinema, la moda, l’agricoltura, i giochi per bambini, le belle auto e gli acciacchi della terza età. Sa quali tasti toccare e come toccarli. Individua i punti deboli del suo interlocutore, ci gira un po’ intorno e colpisce a botta sicura." Ma veramente?
"Immaginate di essere dei cattolici praticanti. Un bel giorno, andando in chiesa a confessarvi, vi rendete conto che dall’altra parte della grata non c’è il solito prete di parrocchia, col collarino mezzo storto e le Birkenstock ai piedi, ma il papa in persona. Come reagireste? Probabilmente gettandovi in ginocchio e piangendo di gioia. In senso metaforico, è più o meno ciò che fanno i nuovi clienti quando, per la prima volta, si trovano di fronte Alessandro Proto. A questo punto, il gioco è molto semplice." Ma per piacere, in un periodo storico dove tutti si lamentano della crisi, tutti sembra vogliano regalare un sacco di soldi a questo signore senza verificare l'autenticità di quello che dicono i giornali. ma siamo seri?
"Ma purtroppo, e con sommo danno per la linea comico-grottesca del presente volume, quelle incredibili carte non sono mai saltate fuori" ahhh quindi adesso basta aggiungere la parola grottesco per giustificare qualcosa che è scritto male? I don't think so.
Ricapitolando, il libro è scritto male. La storia dovrebbe essere fedele alla realtà ma tbh io non mi trovo. Il personaggio descritto nel libro (che non è detto sia effettivamente come nella realtà ma lascio il beneficio del dubbio) fa veramente ribrezzo, e allo stesso tempo ci si rende conto che è tutto fumo e basta.
" A chi mi odia, invece, vorrei dire questo: siete voi i più patetici, perché non avete capito un cazzo. Credete di essere intelligenti solo perché avete letto qualche libro? Certo, voi non avete fatto la galera, siete cresciuti in una famiglia perbene, avete avuto la vostra cazzo di laurea, vi siete sposati e avete trovato lavoro in qualche azienda di merda. E con questo? Pensate di essere migliori del sottoscritto? " Onestamente sì.
Come un’allegoria invecchiata male, la vera storia di questo finto personaggio stanca rapidamente. Il tono vagamente compiaciuto con il quale si resocontano le sue imprese truffaldine non aiuta ad apprezzare una vicenda che spicca più per l’insipienza di chi ne amplifica le gesta senza fare alcuna verifica che per l’oggettiva vacuità dell’impostore. Il quale rappresenta, tuttavia, l’arci-italiano.
Il caso di Alessandro Proto, raccontato da Andrea Sceresini, è emblematico per farsi un’idea dello stato di salute (comatoso) dell’informazione e del giornalismo in Italia. Più che un libello, questa vicenda meriterebbe un pubblico dibattito. Quantomeno noi cittadini meriteremmo di poter conoscere il nome e cognome di così tanti giornalisti così leggeri nel pubblicare notizie MAI verificate. Intanto di chi parliamo? Sceresini è un giornalista freelance, autore di varie inchieste e di reportage da zone di guerra. E poi c’è il protagonista, l’impostore del titolo: Alessandro Proto: immobiliarista dei vip, finanziere, CEO della Proto Group. Oppure nulla di tutto ciò. Fate voi…
Personalmente sono venuto a conoscenza di questa vicenda grazie a Matteo Flora. Flora lavora nel campo della reputazione digitale – produce molti contenuti sul tema, vi lascio qualche il link al suo blog qui ed al canale YouTube qui – ed ha intervistato Proto. All’inizio pensavo fosse una boutade. Poi man mano che l’intervista proseguiva ho capito che quello che veniva raccontato era realmente accaduto.
Proto è una persona specializzata nell’emettere comunicati stampa. Rigorosamente falsi. Oppure, come afferma lui, veri solo nel suo mondo! Parliamo di presunti investimenti con Trump o con divi di Hollywood. Mica robetta! Le spara grosse, Proto. Sempre più grosse. E se arriva una smentita, la smentita stessa diventa solo una notizia data due volte. La cosa singolare è come sia riuscito con questa metodologia a far parlare di se sempre più, arrivando ad affiancare al settore immobiliare quello finanziario. L’apice del suo successo? Candidarsi alle primarie del PdL, quando Alfano tentava di sfilare la guida del partito a Berlusconi. E poi l’arresto per aggiottaggio che pone un freno (momentaneo, solo momentaneo perché il fascino del male esiste eccome) al successo di Alessandro Proto. Che ad oggi è ancora in affari!
Come ha fatto il parvenu Proto ad arrivare dove è arrivato? Grazie ad un cellulare, un computer portatile, un collegamento ad internet ed a una buona lista di contatti. Ma soprattutto grazie al fatto che nessun giornalista abbia controllato MAI la veridicità dei comunicati stampa di Proto. MAI! Li pubblicavano e basta!
La realtà è labile e con la giusta maschera del comando e narrazioni la si può dominare. Almeno per un po' dato che la realtà resiste. Con questo da strano questa epica piena di furbizie e malizie diventa una bella chicca.