Il giorno in cui la famiglia trasloca nel New Hampshire, davanti agli occhi si apre un incanto: la casa è immacolata, le doghe di legno percorse dalle ombre del bosco, il tetto verniciato di un azzurro fiabesco. L'estate caldissima sembra non voler mai terminare, ma le allusioni misteriose nelle conversazioni con i vicini e i colleghi fanno presagire una minaccia. In un batter d'occhio arriva la neve, il grande fiume è già ghiacciato, bisogna attrezzarsi: le bambine e il cane ammirano in silenzio lo spettacolo bianco in cui vivranno per un anno. Tra sputaneve elettrici e cataste di legna, orsi nel giardino e incendi divampati nella canna fumaria, piste di fondo oniriche e impronte calcate nel bianco per essere certi di ritrovare la strada, la grande scoperta è che il gelo può diventare un membro della famiglia, una lente d'ingrandimento, un modo di sentire. L'esperienza quotidiana del freddo è un'avventura estrema, a cui non siamo piú abituati e che potrà sorprenderci come una possente rivelazione. Con la praticità dell'uomo di casa e lo sguardo del filosofo, Roberto Casati ha elevato un altare al freddo in mezzo a betulle sottili che in primavera finalmente raddrizzano la schiena. Un racconto imprevedibile e fulminante, un manuale di sopravvivenza, una time capsule confezionata con amore pensando ai figli e alle figlie del riscaldamento del pianeta.
Roberto Casati è un filosofo italiano. Direttore di Ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) all'Institut Nicod, École normale supérieure di Parigi, è autore di saggi specialistici e di divulgazione, e ha insegnato in diverse università europee e statunitensi.
Avevo aspettative altissime, colpa mia. La prima parte è molto interessante, il trasferimento, la casa nuova, la prospettiva di un inverno gelido e come affrontarlo. Le riflessioni sulla natura, sul clima. Poi dopo, a partire da circa metà libro, diventa tutto un po' ripetitivo e prolisso e non vedevo l'ora di terminarlo.
Avevo poi aspettative sulla bibliografia perché pensavo vi avrei trovato una lunga lista di libri sul 'freddo', in realtà non so bene nemmeno io quali fossero le mie aspettative ma, più si avvicina l'odiosa estate, più io voglio leggere di neve, ghiacciai e isole Lofoten o Far Oer. Invece i suggerimenti sono più accademici e approfondiscono alcuni aspetti toccati da questo reportage che poco mi appassionano.
Chiudo questo libro stamattina, davanti al caffè, e c'è un pizzico di delusione che mi fa iniziare questa giornata.
“La nevicata occasionale di città ci lascia perplessi e sognanti. Certo, andiamo a sciare o a fare passeggiate sulla neve, e ci ritroviamo la sera nelle taverne di legno degli alberghi alpini a godere del tepore del camino. Ma si tratta di aneddoti, di ‘freddo turistico’. Dov’è un freddo che occupa tutta la nostra esistenza?”
3,5 stelle. La lezione del freddo è il primo memoir che mi sia mai capitato di leggere, e l’impressione è stata complessivamente positiva perché diversa dal solito sia per contenuti - si tratta di riflessioni e aneddoti più che di vera e propria trama - sia per il format, per cui il testo è alternato a fotografie scattate dall’autore stesso. Il tema trattato è interessantissimo, tanto più per una persona che ama la montagna e ha vissuto per un certo periodo in Finlandia come ho avuto la fortuna di fare io. Nonostante queste premesse il mio entusiasmo è scemato un po’ per via della grande frammentarietà della narrazione, che passa da un argomento all’altro senza nessi logici o temporali di sorta. Questa gran confusione ha inciso fortemente sul mio giudizio, perché avrei preferito un’esposizione più lineare - anche le foto a volte non si capisce bene a cosa si riferiscono. Sono comunque contenta di aver iniziato l’anno nuovo con questa lettura che spero possa essere la prima di una lunga serie di testi particolari e lontani dalla bolla YA in cui ormai da qualche tempo non mi riconosco più così tanto.
la "Lezione del freddo" ha suscitato in me sentimenti contrastanti: la riflessione sul rapporto dell'uomo con la natura che il grande freddo costringe a rivalutare mi è piaciuta ma il racconto dello stile di vita americano pieno di hybris e sostanzialmente consumista anche in quella zona mi ha infastidito. l'autore sembra invitare ad alcuni valori che però vengono traditi dalla popolazione locale e da lui stesso. Poco conta la sua difesa ecologista a parole, lui stesso ha risposto al freddo con 4000 dollari di carburante e non certo con una tenda sami... Un grande potrei ma non voglio.
La lezione del freddo è la lentezza, il tempo per la riflessione, dei mesi in slow motion che fanno riflettere su se stessi e su un mondo che non esiste più, intrappolato alla velocità della luce della realtà contemporanea. Spunti di riflessione, ode alla natura e alle piccole cose. Scritto in uno stile simpatico e piacevole, le pagine scorrono una dietro l'altra, e della lentezza e del freddo non percepiamo che il lato bello, quasi artistico, come quello del ghiaccio che disegna fiori sui vetri. Da leggere, soprattutto da chi ama l'estate.