Recentemente sono stato a Torino per assistere a una mostra di Tim Burton. Questo ha reso la lettura di questo libro ancora più magica e immersiva? Sì
Perché nonostante la Torino descritta in questo libro sia comunque una Torino di più di 300 anni fa, la magia descritta in questo libro, la superstizione, quello strato di soprannaturale che pervade Torino nel libro e nella realtà c'è ancora.
Di cosa parla questo libro. È un romanzo che mi ha un po' deluso inizialmente, perché mi aspettavo avesse un andamento un po' più dinamico, invece mi sono ritrovato davanti un inizio molto calmo che risulta abbastanza ostico. Finché ovviamente non si prende la mano con il ritmo della storia e con lo stile dell'autore.
Questa è una cosa che va ad inficiare completamente la godibilità della storia? No, semplicemente non rende immediatamente immersivo il racconto, però ci si addentra in questa storia pian piano che la protagonista, Laura arriva nella città di Torino.
C'è un altro personaggio, a mio parere molto più interessante di Laura, ed è Gustin.
Questo due sono personaggi sia molto simili che diametralmente opposti. Cosa hanno in comune questi due, allora il loro binari non si incontrano mai all'interno di questo libro, però sono accomunati dall'entrare in contatto con eventi soprannaturali. Laura è una ragazza un po' più timorata, un po' più credente, che non si fa domande sull'esistenza del diavolo, degli angeli o del soprannaturale, ma comunque ci crede per via di un forte istinto che la guida durante tutto il libro. Gustin è il suo opposto, lui si imbatte in eventi e avvenimenti che coinvolgono il soprannaturale, ma a tutti questi avvenimenti sa dare una spiegazione un po' più logica e un po' più razionale.
Questo dualismo è il fulcro portante del libro. Mi è piaciuto davvero tantissimo, perché è anche un dualismo che si sente nella città di Torino, sia in quella descritta in questo libro che in quella reale, anche oggi si sente proprio questa dicotomia tra la realtà e il soprannaturale, tra una realtà un po' più fisica e pragmatica e una realtà un po' più nascosta, più oscura e più magica. È un dualismo che è riuscito davvero benissimo, l'autore è stato bravissimo a descrivere le sensazioni di ambo i personaggi, a renderle soprattutto chiare e a esprimere in maniera cristallina la gravitas di queste sensazioni.
E questa dicotomia è sottolineata soprattutto dal fatto che Gustin è un personaggio che muove la trama, per così dire. Ovvero, sono le sue azioni, nella sua linea narrativa, che fanno andare avanti la storia. Mentre, per quanto riguarda Laura, lei è un po' più in balia degli eventi; a lei accadono davvero tantissime "sfortune" per caso, non sono sfortune che fa accadere lei, non sono avvenimenti dettati dalle sue azioni; sono avvenimenti di cui lei è vittima. Questa rende tutto molto più interessante perché appunto Laura sta a Torino, mentre invece Gustine, ma nelle campagne e nei paesi vicini. Tutto ciò rende Torino una sorta di luogo di potere, come un luogo che ha volontà propria e influenza la vita Laura, lasciandola in balia delle forze soprannaturali, del bene e del male, che dominano la città. Gustin, invece, non essendo in città riesce a dominare meglio la propria vita senza che siano le forze esterne a dominarla.
Questo particolare rende chiaro e conciso il fatto che il soprannaturale viene a cercarti se credi in esso. Coloro che invece hanno menti più razionali difficilmente saranno testimoni di eventi soprannaturali.
L'altra cosa che rende questo libro una vera esperienza è la presenza del soprannaturale. Il soprannaturale c'è, però essendo questo il primo di una trilogia è più concentrato sull'ambito storico della vicenda; ma non è un libro che illude, dicendoti che contiene eventi soprannaturali per poi non mostrartene neanche uno.
Ho davvero amato le molteplici facce di questo romanzo, non è solo un romanzo storico, non è solo un romanzo thriller o giallo, non è solo un romanzo con presenze soprannaturali; è tutte queste cose messe insieme. È davvero è la prima volta che ho difficoltà a posizionare un romanzo in un determinato genere, perché in questo libro tutti generi sono perfettamente e indissolubilmente mischiati tra di loro, in una perfetta armonia che non ti fa mai percepire la prevalenza di un genere rispetto ad un altro.
Come sempre ci sono delle cose che mi hanno fatto storcere il naso, ma comunque non sono cose che mi fanno bocciare il romanzo.
Semplicemente si tratta di alcuni capitoli che risultano un po' più ostici e abbastanza inutili alla narrazione, per quanto riguarda la prima parte del libro. Perché poi questi capitoli inutili spariscono completamente e ogni capitolo diventa utile a modo suo alla narrazione.
La seconda cosa che mi ha fatto storcere il naso è il fatto che in questo libro c'è un assassino, l'Assassino del Coltello, la cui cattura e scoperta dell'identità avvengono troppo frettolosamente. C'è un salto temporale di un paio d'anni da quando le uccisioni avvengono a quando viene scoperto l'assassino… a mio parere l'autore poteva trovare un espediente narrativo un po' più intelligente, più efficace rispetto a un semplice salto temporale, perché appunto sia ha la sensazione di un vuoto che c'è in quel punto e poi avviene direttamente la cattura dell'assassino. Questo particolare l'ho trovato troppo frettoloso, semplicemente secondo me l'autore avrebbe potuto spendere altre 100 pagine, o anche solo 50, per esplorare meglio questa ricerca dell'assassino da parte di Gustin.
Poi per il resto il libro, come ho detto, è assolutamente godibile e lo consiglio veramente a tutti gli amanti del Fantasy, del thriller, dello storico... davvero c'è di tutto in questo libro.
Sono davvero in molti i lettori che possono beneficiare della storia che racconta.