È il 1985 e l’Italia è da tempo sull’orlo della destabilizzazione. La tensione è provocata da un semplice simbolo: una stella a cinque punte. Ma, alla sua ombra, si concentrano connivenze, intrighi internazionali, alleanze inconfessabili, misteri e insabbiamenti. Sara Terracini non sa ancora quanto le oscure trame del terrorismo la toccheranno da vicino: è il giorno della sua laurea, e Sara è alle prese con una verità sconvolgente. I suoi studi sul Laocoonte, il famoso gruppo statuario attribuito alla produzione classica, indicano che la mano che l’ha scolpito potrebbe invece appartenere a uno degli artisti più famosi di ogni tempo... È il 1487 e il giovane Michelangelo Buonarroti, a bottega dal Ghirlandaio, si distingue sia per il talento incontrastato sia per il carattere impetuoso e irriverente. Un carattere che, insieme all’invidia e all’avidità che da sempre circondano gli accoliti dei potenti, negli anni lo porterà a guadagnarsi non pochi nemici. Ma è una burla senza precedenti, un falso di sua creazione, a rischiare di fargli perdere tutto. E a poco o nulla servirà nascondere i bozzetti del Laocoonte che potrebbero incriminarlo. Anzi, proprio da questo ha inizio una scia di morte che arriva... ...fino ai giorni nostri, sino cioè agli Anni di Piombo, e sino a mettere in pericolo la vita di Sara Terracini. E se i bozzetti di Michelangelo fossero un tesoro servito a finanziare le operazioni più inconfessabili del terrorismo? Il segreto sta per riaffiorare e travolgere decine di inconsapevoli protagonisti. Insieme a un inaspettato personaggio, Sara è costretta ad affrontare una corsa contro il tempo per cercare di impedirlo...
Marco Buticchi nasce a La Spezia il 2 maggio del 1957 e risiede a Lerici, in quella pittoresca parte della costa ligure chiamata Golfo dei Poeti. E’ sposato dal 1987 con Consuelo, con la quale ha due figlie. Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bologna nel 1982 ha lavorato per diversi anni come Trader Petrolifero presso una multinazionale, lavoro che lo ha portato a viaggiare spesso in Medio Oriente, Africa, Europa e Stati Uniti. « Scrivevo fin da quando ero bambino e la storia, in particolare, mi ha sempre interessato enormemente. Ci sono strane coincidenze di date, fatti e nomi che hanno del misterioso. Se si riesamina la Storia con le moderne possibilità di ricerca si riescono a scoprire risvolti interessanti, lati oscuri e spesso inquietanti!»
Mi è piaciuto tanto questo libro. Una bella scoperta. Storia interessantissima, bei personaggi, arte, terrorismo internazionale.. Tutto molto bene collegato. :)
"Esiste un filo rosso che lega tra loro gli avvenimenti del nostro recente passato. Un passato dai confini talmente confusi che non si capisce quali siano state le alleanze". Romanzo n. 9 (datato 2013) della saga incentrata sulla strana coppia Oswald Breil e Sara Terracini. Romanzo che, a conti fatti, è da considerare il prequel delle vicende che vede coinvolti i due protagonisti: in questa storia, infatti, leggiamo del loro primo incontro e della loro prima avventura e scopriamo, da subito, la loro straordinaria intesa. Come sempre, Marco Buticchi adotta uno stile scorrevole e avvincente, tant'è vero che è un po' come leggere due libri in uno: in questa nuova avventura, guarda caso, seguiremo le prime gesta di Oswald e Sara e, parallelamente, la carriera artistica di Michelangelo Buonarroti. Ed è inutile aggiungere che le due storie, alla fine, si intrecceranno coinvolgendo anche i tanti misteri dell'Italia, compreso il periodo buio degli "Anni di Piombo" e delle Brigate Rosse: spettacolare soprattutto la ricostruzione del rapimento e della successiva esecuzione di Aldo Moro. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
L'ultimo romanzo di Buticchi coincide con la scoperta, da parte mia, di questo prolifico autore, che d'ora in poi sarà senza dubbio tra i miei preferiti. Tra l'altro, benché ultimo in ordine cronologico, La stella di pietra può dirsi il primo della serie, trattandosi dell'occasione in cui la dottoressa Sara Terracini incontra per la prima volta l'israeliano Oswald Breil. Scorrendo la bibliografia dell'autore ho apprezzato un'altra caratteristica: i suoi romanzi sono spesso due al prezzo di uno. Lo schema narrativo, infatti, prevede generalmente dei salti temporali tra presente e passato. Un bel cambiamento dopo l'infinita serie di trilogie che mi sono capitate tra le mani! Ne La Stella di pietra la storia prende avvio nel 1985 con dei flash back che riportano alla metà del Cinquecento, in particolare a Michelangelo Buonarroti. A differenza della linea simbolista, avviata da Dan Brown, i richiami all'arte rinascimentale qui non mirano a svelare il mistero di chissà quale setta segreta. Al contrario quella che viene scoperta sarebbe una colossale "uccellata", una burla, che il famoso artista studio' per vendicarsi dei suoi contemporanei, ma che, sfuggitagli di mano, raggiunse proporzioni tali da arrivare "intatta" fino ai nostri giorni. Non ho intenzione di svelarvi di cosa si tratta, mi limito a sottolineare che non solo è molto divertente, ma anche abbastanza plausibile e, come evidenziato nell'allegata bibliografia, supportata da autorevoli studi.
L'accenno alla bibliografia, nella quale Buticchi elenca tutte le fonti che hanno "ispirato" la sua fantasia romanzesca, è ancor più importante e significativa relativamente alle vicende ambientate nel 1985. La protagonista, Sara Terracini, sta discutendo la sua tesi di laurea in Archeologia mentre, nel cortile della facoltà viene assassinato dalle Brigate Rosse il prof. Ezio Tarantelli. Involontariamente Sara e l'amico che era con lei potrebbero essere stati testimoni dei preparativi dell'attentato e alcune "prove" potrebbero essere state immortalate nelle numerose foto scattatele dal ragazzo. Sara si trova suo malgrado coinvolta in un intrigo internazionale, che coinvolge i servizi segreti israeliani, essendo lei stessa di orgine ebrea.
Buticchi nella postfazione avverte che il suo è un lavoro di fantasia, ma non manca di rimandare alle sue fonti, tra le quali diverse interrogazioni parlamentari, che attestano come non sia il solo ad essere giunto a certe conclusioni. Io stessa posso confermare che anche Antonio Salas nel suo reportage L'infiltrato cita più volte le Brigate Rosse come cellula del terrorismo internazionale legata ad un progetto di destabilizzazione dei governi nazionali. Salas e Buticchi sono concordi nell'affermare che il terrorismo abbia una matrice comune e che tutti, indipendentemente dai singoli obiettivi, possano trovarsi a "collaborare" in determinate occasioni. Il caso estremo è quello di neonazisti e arabi disposti ad allearsi quando il nemico è Israele. Non so se Buticchi abbia letto Salas, forse no visto che cita Carlos lo Sciacallo chiamandolo "imprenditore" e non semplicemente terrorista.
Nonostante i romanzi siano il genere prediletto dalle donne credo che Buticchi, prestandosi a diverse chiavi di lettura e approfondimenti, possa essere interessante anche per un pubblico maschile.
La mia rilettura dei libri di Buticchi termina con questo romanzo, che volevo assolutamente rileggere perché cronologicamente è il primo, e perché racconta le vicende del primo incontro tra Oswald e Sara. Con grande piacere ho notato che l'autore ha voluto quasi "riscrivere" alcuni particolari dell'amicizia tra i protagonisti, distaccandosi notevolmente dal primo romanzo ufficiale della serie. Se in "Le pietre della Luna" fino a metà di "Menorah" Sara Terracini non sa la verità su Oswald e su quale sia il suo lavoro, ne "La stella di pietra" Buticchi decide (con il senno di poi) di renderla subito partecipe della vita e del lavoro di Breil, rendendo la loro connessione forte sin da subito. Ho inoltre apprezzato molto la caratterizzazione "canonica" dei nostri eroi, che riscrive e cancella l'Oswald maschilista e donnaiolo e la Sara superficiale e infantile di "Le pietre della Luna" e "Menorah". In questo romanzo infatti i due si presentano già per come li conosciamo ed amiamo nel presente, senza i difetti dei primi due libri, in cui si nota moltissimo come l'autore non avesse ancora deciso come caratterizzarli e quanto e come sarebbero stati importanti per i libri futuri. Dato che la mia rilettura è dovuta al voler rivivere la loro storia d'amore, ho amato come Buticchi abbia fatto sì che fin dal loro primo incontro Oswald e Sara si capissero al volo, provassero affetto l'uno per l'altro e sentissero una connessione profonda reciproca. Il romanzo è per me tra i migliori, grazie alla trama sempre attuale degli anni '80 e soprattutto per le vicende di Michelangelo, Giulio II, Lorenzo De Medici e tutta la sua corte.
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In questa nona avventura, Marco Buticchi svela ai lettori i retroscena di una amicizia, quella tra Sara e Oswald. Il contrasto tra le due epoche è molto forte, ma come per magia Buticchi è riuscito ad accumunarle e a creare una storia molto avvincente, sia dal punto di vista narrativo, che dal punto di vista storico. Leggendo i suoi romanzi si ha la netta sensazione di fare un viaggio nel passato e vivere le stesse sensazioni vissute in quel determinato periodo. Buticchi ha un preciso vezzo ovvero quello di prendere spunto da teorie ad un tempo verosimili e cervellotiche e portarle avanti con sublime decisione trascinandovi dentro pure il lettore che alla fine resta convinto di un qualcosa che nella migliore delle ipotesi è solo un’affascinante teoria, nella peggiore semplicemente una balla. In questo romanzo, Buticchi fa correre meno l’avventura in senso stretta, ma induce il lettore a interrogarsi sulla stagione degli anni di piombo e sulle “stranezze” del sequestro Moro, impone altresì una riflessione sulla contiguità e sulle ambiguità di apparati statali e sovranazionali con forze e spinte eversive nazionali e transnazionali. Più ancora, Buticchi costringe il lettore a interrogarsi sulle fonti finanziarie di quel terrorismo, perché anche i terroristi devono comprare il pane. Come si finanziavano allora? E come si finanziano adesso? E perché le Br qualche volta trucidavano e altre volte, a valle di un giudizio, liberavano? Davvero nessun "apparato" istituzionale li aiutava, occultamente o meno? Sia pure meno avventuroso e più spionistico o noir, il romanzo scorre via facilmente, Buticchi è bravo da par suo a gestire i modi e i tempi per informare il lettore senza rinunciare allo scopo primario, vale a dire tenere avvinto il lettore alla pagina. Un bel romanzo, che illumina in modo curioso e sinistro una parte del nostro passato recente, e lancia un sasso nello stagno del passato remoto. Momenti da applausi, ma il finale a mio avviso poteva essere migliore. Va riconosciuta a Buticchi la capacità di creare la giusta tensione e di saper dosare la suspance in modo corretto. Inoltre i ripetuti colpi di scena rendono la narrazione avvincente e imprevedibile.
Ho preso questo libro perchè di solito adoro il modo di scrivere e narrare la storia di Butticchi ma devo ammettere che in questo caso sono rimasta un pò delusa non tanto per la storia ma perchè ci catapulta indietro nella storia fino all'inizio dell'avventura. i protagonisti sono quelli di sempre ma all'inizio delle loro avventure, troviamo una Sara Terracini appena laureata, un Breil che è ancora a capo dei servizi segreti ma sempre affiancato dall'inseparabile Bernstein. La storia questa volta si sviluppa solo due periodi: gli anni di Michelangelo e i "giorni nostri", con una storia che prende via dalle opere dell'artista per finire intersecata con gli anni più buoi italiani legati alle Brigate Rosse. Come sempre è una lettura che ti prende ed essendo tornati indietro nella storia potrebbe essere un ottimo punto di partenza per tutti coloro che vogliono provare ad avvicinarsi a questi tipi di racconti che si basano sulla storia.
L'intreccio tra passato e presente la fa da padrone tra le parole di Buticchi che con facilità disarmante fa venir voglia di divorare una pagina dopo l'altra, ancora un'altra e ancora un'altra. Sulla linea tematica di Dan Brown ma allo stesso tempo con uno stile proprio che lo distingue dal Maestro e lo definisce come uno degli scrittori italiani più eccellenti nel genere. E poi che dire, amici complottisti e fanatici dei misteri d'arte, questo é proprio pane per i vostri denti. Fidatevi.
Interessante romanzo, in cui si parla d'arte, quella del '500. Come sempre gli eventi del passato sono collegati al presente. Si parla anche delle BR. in questa nuova avventura, lo scrittore fa un salto indietro nel tempo, riguardo ai due protagonisti, Breil e Terracini. Molto interessante.
Buticchi non Delude mai. Non ci sono stati suoi libri che io non abbia divorato. Bella anche la storia ambientata nel passato. Secondo me degno di Steve Berry
il racconto costruito su basi storiche fa si che ci si immerga nel passato ma con uno sguardo ad una storia attuale e piena di colpi di scena. I flashback storici che aiutano a comprendere la storia che si sviluppa all'interno del libro sono molto dettagliati e fluidi in alcuni punti anche prolissi direi, ma niente che renda noiosa la lettura.
Lo dicevo che un viaggio nel passato di Oswald era un'ottima idea, e infatti eccolo qui. Un bel romanzo, che illumina in modo curioso e sinistro una parte del nostro passato recente, e lancia un sasso nello stagno del passato remoto. Momenti da applausi, ma il finale a mio avviso poteva essere migliore. La storia si dipana stavolta su due livelli (quindi pochi per Buticchi ahahah) tra i Borgia e gli Ottanta. Non so davvero scegliere quale dei due "dietro le quinte" mi incuriosisce di più... probabilmente quello su Moro. Comunque una buona lettura!
Buticchi racconta in modo abile una storia molto plausibile sul recente passato della nostra storia. Fra servizi deviati, Brigate Rosse e misteri artistici, il lettore viene ben presto catturato nel vortice degli avvenimenti. La figura di Michelangelo si impone sempre positivamente, col suo genio e la sua irruenza. Scopriamo poi come si sono conosciuti nel lontano 1985 Sara Terracini e Oswald Breil, i personaggi protagonisti di molti libri di Buticchi. Letto quasi tutto in una insonne nottata di malattia, mi ha aiutato molto a distrarmi.
Un po' intorcinato in un paio di punti, ma sempre godibile e utile, soprattutto per chi - come me - all'epoca dei fatti narrati era ancora protetto dall'incoscienza dell'infanzia.