Con un po' di ansia recensisco questo libro per prima. L'ho trovato estremamente interessante e comprensibile, perfino per me che non conosco approfonditamente né l'arabo né il Corano. La tesi di fondo delle femministe islamiche è che è possibile una rilettura moderna ed egualitaria del Corano perchè il Corano, in sé, si basa sull'uguaglianza tra uomini e donne ma le condizioni sociali dell'Arabia del VII secolo e il fatto che la religione sia stata per secolo nelle mani degli uomini ne hanno modificato il messaggio originale. Che detto così, sembra un saggio noioso e complesso quando in realtà, ripeto, è accessibilissimo. Ecco un po' di appunti:
- Il velo non è nominato nel Corano come lo conosciamo noi oggi ma si tratta di una tradizione dell'epoca in molti paesi del Mediterraneo e che viene successivamente adottata dalle mogli di Maometto. Una scelta libera, una moda dell'epoca che oggi è simbolo di sottomissione quando invece spesso si tratta di un mezzo di riappropriazione culturale.
- La poligamia è presente nel Corano ma molti studiosi e studiose affermano che si tratta di una necessità dell'epoca nella quale la guerra aveva decimato la popolazione e lasciato molte orfane e vedove. Molte delle mogli di Maometto sono vedove.
- La subordinazione della donna all'uomo non è presente nel Corano se non in un discutibilissimo versetto sul quale vi sono interpretazioni differenti. Sono i testi secondari che contengono la maggior parte dei comportamenti discriminatori, testi che probabilmente sono stati scritti per favorire le politiche di qualche emiro o califfo.
- La jihad, nel suo significato originale, vuol dire "sfida personale", non è sinonimo di terrorismo.