Niente di quello che dicono ti prepara davvero alla naja. Credi che quando toccherà a te spaccherai culi a destra e a manca, ma appena metti la divisa sei solo un verme come gli altri. Ho vent’anni e mi hanno sbattuto alla Marmora di Torino, in mezzo a un mucchio di ragazzi storditi che parlano una lingua tutta loro. Comandano i vecchi, non puoi nemmeno fiatare senza permesso e se a qualcuno gira storta ti toccano cento flessioni. Il cibo fa schifo, gli addetti alla mensa pisciano nel vino e con la pasta mangi anche gli scarafaggi. Dovrei odiare ogni centimetro di caserma, e invece dopo un mese è diventata casa mia e le poche volte che esco mi manca. Se solo non ci fossero questi cazzo di rumori. Faldera mi racconta storie strane e adesso di notte mi sembra di sentire fruscii in corridoio e nelle docce, ma se mi azzardo a raccontarlo mi sfottono e basta. E poi quell’incubo… Forse sto diventando matto, però di una cosa sono sicuro: là, in fondo, c’è davvero una porta.
Con uno stile crudo e diretto, Ronnie Pizzo costruisce una storia di misteri inafferrabili e atmosfere perturbanti. A raccontarla un ragazzo come tanti, intrappolato in un microcosmo insensato dove distinguere il reale dall’immaginario diventa sempre più difficile.
Il libro mi è piaciuto. Un romanzo semplice senza grossi colpi di scena. Non ho capito molto cosa c'entra la parte finale sui viaggi premonitori con la storia, a suo dire, inventata.
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