La storia viene scritta dai “vincitori” anche se, in una guerra, di vincitori non c’è ne sono.
Non sono stato a scuola in Italia (e per questo spero che scuserete il mio pessimo modo di scrivere) ma a partire dalle medie e poi alle superiori per notevoli facilità scelsi l’italiano come linga straniera.
Desidero fare un’anteprima sul mio commento al libro per cercar di farvi capire con quale metalità l’ho letto.
Riccordo di una professoresse alle medie che, con il suo accento centro settentrionale, se non proprio settentrionale (sono passati 20 anni, e un professore di lingua deve cercare di non avere accento dunque difficilmente posso dire di dove era di preciso), ci vantava, scusate mi vantava (essendo praticamente l’unico ad essere un po attento in classe) le virtù dell’unificazione italiana. Una delle cose che mi colpi di più furono queste parole : “I tutta la nazioni, gli italiani, scrivevavo sui muri ‘Eviva VERDI’. Non solo per il musicista ma sopratutto perche erano le iniziali di Vittorio Emanuele Re D’Italia.”.
Ecco quali erano le uniche informazioni sul risorgimento che potevo avere. Internet sarebbe sbarcato qualche anno dopo in Europa. Tutte le fonti concordavano con questo racconto. I settentrionali andarano a liberare un sud anarchicho, povero e analfabeta. Come poter dir qualcosa contro di loro quando dicevano che il Sud è la palla al piede dell’Italia. Tutto al più rispondevo “Imbecilli voi che siete venuta a fare l’unità”. Ripensandoci, anche a l’epoca (con questa risposata che ho dato piu volte anche perche ignorante di alcune verità) sentivo in me un qualcosa che non quadrava. “Se il sud era cosi povero, pieno di delinquenti, marcio nelle piu alte sfere dello stato perche sono venuti ? Ed ora, perche si lamentano ?”
Man mano ho ricevuto varie informazioni. Pero erano più annedotti che poco potevo verificare che racconti storici (come l’annedotto del bidet della Reggia di Caserta o quelle dalla ferrovia Napoli – Portici).
La mia prima presa di coscienza importante fu il mio primo o secondo anno di superiori. Venivo spesso a Napoli poiche avevamo vacanze scolastiche ogni due mesi circa. Pero restavo pochi giorni che erano consacrati intregalmente alle visite familiari ed a quelle al cimitero. Essendo pre adolescente avevo poche, se non nessuna, possibilità di visitare e poco furono le occasioni di farlo. Ma quell’anno di superiori, prima delle vacanze natalizie la professoressa di lingua ci diede un tema a libera scelta da fare ma doveva essere documentato. L’obbligo era dunque di andare in biblioteca o altrove (internet non c’era ancora). Gli fecci notare che partivo le due settimane a Napoli e non avrei avuto il tempo di farlo prima o dopo la partenza. La sua risposta : “Ah, peccatto. Arrangiati non ne voglio sapere nulla”. Perche sono cosi preciso ? Perche quella parola “Arrangiati”, anche se detta in francese (Ah, dommage. Tu te débrouilles je ne veux rien savoir) mi fecce un elettroshock. Non sono nato a Napoli, ma tutta la mia famiglia è napoletana (sia da parte peterna che materna). Napoli e l’arte d’arrangiarsi o meglio Napoli è l’arte d’arrangiarsi. Senza caddere negli stereotipi l’arte di arrangiarsi del napoletano esiste. Perlomeno quando ne sono stato costretto, l’arte di arrangiarsi mi ha spesso aiutato. Forse lo troppo poco usata per esserne pienamente cosciente, ma a posteriori mi ha molto aiutata. Torniamo a quel arrangiati butato li da una professoressa di francese, che ti chiede un esposto con tanto di documentazione. Ed ora come cavolo faccio ? Arrivo a Napoli. Ne parlo con i miei cugini ed uno di loro mi dice : “Ma vai alla biblioteca di Pallazo Reale”. Accompagnato da due cugine (per sapere come arrivare fino a Largo di Palazzo... oups scusate Piazza del Plebiscito, partendo dalla ferrovia) ci rendiamo alla biblioteca, dove non erano mai entrate (tornero semai piu avanti o su un’altro articolo su una di queste cugine ed sull’importanza della conoscenza della propria città e della sua storia). Il primo giorno mi hanno accompagnato, poi mi hanno detto “m’o t’arrangi”. Sempre questa parola che torna. Si mi dovevo arrangiare ad andare da solo (bastava mostrarmi la
strada una volta, poi si che mi arrangiavo) perche per una settimana partivo la mattina, tornavo a pranzo a casa, e tornavo il pomeriggio in biblioteca. Piu che la quantità di documenti a disposizione (parliamo pur sempre della terza bilbioteca nazionale...) ad impressionarmi fu il peso della storia che ti cade addosso quando entri li dentro. Molto di piu che in un museo dove tutto è normalizato per una visita, piu che in qualsiassi biblioteca dove sono potuto entrare, senti da quando questo posto vive, il peso della storia nelle mura e nei volumi presenti e quello ti offre. Si perche questo posto ti apre la conoscenza a tanto che non ti puoi immaginare. Per 5 giorni consecutivi mi sono ritrovato solo (anche se tanta gente era presente a studiare o a fare riccerche), in un silenzio di rispetto sia per il luogho che per gli altri, in queste mura. Fu un’esperienza unica. Scelsi come tema la letteratura napoletana del rinascimento, periodo metterario che studiavamo in letteratura in quel momento. In 5 giorni avevo talmente tanto materiale che mi dovetti fermare. Erano pochi i computer all’epoca, gli unici disponibili erano solo per i riferimento dei libri per poterli trovare piu facilemente, dunque dovetti prendere tutti appunti a mano. Ebbi la possibilità di fare alcune coppie che mi permisero di illustrare il tutto. La presentazione ando a meraviglia. Sono passati 20 anni e, ad oggi, il mio rammarico e di non avere piu avuto l’occasione di tornare li. E vero che l’occasione se la si vuole si crea, ma è andata cosi. E scrivendo queste righe la voglia di creare quest’occasione è sempre piu grande.
Con l’avvento di internet e dei social mi sono potuto documentare da varie parti, ripartire le fonti per non essere dipendente da una sola vocce.
Ero a Napoli nel maggio 2016 e sono andato a visitare il museo archeologico. Dopo la visita ho perso un po di tempo nel negozio del museo e c’era uno scafale con qualche libbro con il tema : “Contro storia del Risorgimento”. Avendo già visto questi libbri su internet, ma senza leggerli, ne ho sfogliato qualcuno ed mi sono soffermato un momento su “Il sangue del Sud”. Non trovando il tempo su internet di riunire seriamente gli argomenti e togliere le fonti non attendibili l’ho comprato. Come dice Paolo Caiazzo in uno dei sui skatch “Volevo una rifrescata, ho avuto una doccia fredda”, io aggiungerei gelata. Su diversi, numerosi, argomenti si ricosce oggi che Napoli ed il regno delle due sicilie erano avanti su gli altri stati della penisola. Ma, come dice Guerri, la popolazione provinciale era per lo piu analfabeta e soppraviveva a stento. Anche se il re sapeva mostrarsi generoso nei periodi di carestia. Quel regno era molto eterogeneo. Con città ricche, soppratutto Napoli, e campagne povere. Ed è vero che la gente viveva male. Ma sono due le domande che vorrei porre : Il contadino delle provincie du del Piemonte, viveva meglio di quello del regno delle due Sicilie ? Il contadino del regno delle due Sicilie, viveva meglio dopo l’unificazione ? Se alla prima domanda mi è difficile rispondere con certezza poiche le soli fonti che ho sono quelle degli anziani della regione di Nizza a cui i nonni e bis nonni hanno raccontato loro come si viveva prima che la contea di Nizza passasse dal Piemonte alla Francia. E, bene non si viveva. Nizza città di un certo prestiggio viveva (come lo poteva fare Torino o Napoli) ma nei paesini e campania, la fame era tanta. Eppure, doveva essere una zone se non ricca almento piu benestante. Perche ? Per il semplice motivo che la strada che porta dall’attuale costa azzura ed inizio riviera ligure era il punto di partenza della via del sale verso Torino. Ci sono sulla strada paesini stupendi dove passava questa via (tra cui Saorge, oggi sul territorio Francese). Se questa via non era importante (e portare dunque soldi ed un minimo di benessere dove passa), perche aver cercato sin dal 1614 di creare una galleria che passasse sotto il colle di Tenda ? Questa galeria e poi stata costruita tra il 1878 ed il 1882, lunga di 3 kilometri era all’epoca la galleria straddale piu lunga al mondo (riconosciamo anche i record del nord). Perche tutto questo? Percha malgrado questa via, che portava soldi tra la riviera e Torino, delle città come Nizza, che era gia di grande rinomata per i Turismo (Inglese e Russi soppratutto. Nizza possiede la piu grande chiesa ortodosa russa al di fuori dalla Russia) i racconti che arrivano fino ai giorni nostri sono
che si moriva di fame. Forse erano piu numerosi coloro che sapevano leggere, ma ha cosa poteva servire per un contadino che non riesce a sfamare la famiglia ?
Per la seconda domanda (Il contadino del regno delle due Sicilie, viveva meglio dopo l’unificazione ?) penso che, oggi, tutti siano d’accordo per dire che la risposta è no. Si doveva portare libertà e progresso ed invece sono arrivati diveti e regresso (scuole chiuse per anni dopo l’unificazione).
Non cerco di dire che nel regno si viveva bene e che nulla doveva essere fatto. Ma una colonizzazione non era necessaria. Parleremo d’unità per non essere scortesi.
Quest’unità sara stata fatta bene ? Puitosto che dare una risposta personale, i regno e durato (solo o addiruttura) 85 anni. Vero che oggi c’è la reppublica, pero è stato Vittorio Emanuele a volere conquistare il Sud e i stati del Papa e per questo ha fatto una guerra (per questo non mi piace parlare di unità ma bensi di colonizzazione) contro un re legittimo.
E non se Umberto II o i suoi discendendi hanno mai letto una delle ultime interviste di Maria Sofia “Il modo in cui [i Savoia] hanno trattato noi è di brutto augurio. Dio non voglia che un giorno, anch’essi, non abbiano da diffendere, dall’esilio, i loro patrimoni personali” ed il commento ti Guerri : “I Savoia, esiliati, sarebbero stati piu accordi e previdenti con le finanze, ma la regina non poté assistere al loro crolo.”
Se nel 2007 i Savoai hanno chiesto 260 millioni di risarcimento per l’esilio, quanto dovrebbero dare ai discendenti dei Borboni ?
Per tornare su uno dei temi maggiori del libro, il brigantaggio, i riferimenti presentati sono impressionanti. E ancor meno oggi si capisce perche i settentrionali si lamentano della palla al piede che è il Sud. Non volendo rivelare nulla del libro vorrei solo capire qualcosa. Per secoli, gli abitanti al Sud del Garigliano sono stati invasi da diversi paesi. Francesi e Spagnoli la maggior parte delle volte. Quasi sempre i vari governi hanno fatto il loro dovere. La gente viveva, male, come si poteva vivere in qualsiasi paese europeo. La gente del Sud mai è andata a conquistare altri territori, sono sempre stati gli straneri a voler conquistare quelle terre. Un motivo ci sara pure. Se tu stai bene in un posto e che tutti vogliono venire... Due indizzi non fanno una prova pero... Va bene la posizione strattegica nel mediteraneo, ma a quel punto stai sulla Sicili e Malta, inutile venire piu su. Poi dalla scoperta dell’America, il mediteraneo ha perso valore mercanta (vedi Ducato di Venezia).
Se i Savoia dovevano portare progresso, lavoro e cultura al Sud, come mai da quel lontano 17 marzo 1861 è dovuta emigrare tanta di quella gente dal Sud, prima veso il Nord Italia dove sono stati ricevuti come bestie poi verso terre molto piu lontane tant’è che oggi Napoli è solo la 5° città al mondo per numero di Napoletani dietro San Paolo (Brasile), Buenos Aires (Argentina), Rio de Janeiro (Brasile) e Sydney (Australia). E non emigrare per conquistare nuove terre, ma semplicemente per trovare un lavoro e da mangiare. Io stesso sono figlio di emigrati, e nella piccola località dove sono crescuito c’è un quartiere dove vivevano inizio 900 gli immigrati piemontesi. Erano all’estero e venivano trattati come delle bestie. Proprio come i piemontesi, lombardi, veneti o vari luguri hanno tratto i meridionali quando sono saliti al nord per trovare lavoro. Ma questi meridionali erano della loro stessa nazionalità, nazionalità imposta dai piemontesi.
Con gli anni la mia percezione della storia è cambiata. Allora che potevo essere pieno di odio contro coloro che ancora oggi non vogliono riconoscere quello che è successo al Sud oggi questa genta mi fa piu pena che altro. Perche sono ignoranti. Non c’è l’ho neanche son i napoeltani che una volta lontani da Napoli poco cercano di avverne a che fare perche considerano la maggior parte di loro come ignoranti, stupidi e antipatici. Possona anche avvere raggione oggi. Ma coloro che mi fanno arrabiare,
sono questi ignoranti, stupidi e antipatici perche l’Italia a cercato in tutti i modi di inculcare cio hai napoletani, e ci sono riuscuti. Oggi non voglio parlare di una secessione, ma vorrei che la verità venisse pienamente fuori. Cio permetterebbe di far vedere ai terroni (sinceramente, non mi interessa quello a cui possono pensare i polentoni) come erano, di cosa erano capaci (arte di arrangiarsi a parte), come oggi sono diventati (per volontà del regno ieri e dello stato oggi), ignoranti della propria storia, incuri delle loro città, vicini alla malavita, ma sopratutto poter guardare indietro, oltre il 17 marzo 1861, oltre anche al 11 maggio 1860 e dirsi “Ecco da dove possiamo partire e fare ancora meglio”.
Quando oggi Napoli mi consterna il comportamento commune verso la città. Un gruppo di ragazzi, che se presenta come “Sii turista della tua città” e un chiaro segno positivo di cambiamento di mentalità. Ma, putroppo, per ora sono solo un goccia nell’oceano. Il loro scopo di far diventare il cittaddino piu civile e il primo passo. Ma rimane anche l’importanza delle conoscenza della propria storia che riamane ancora troppo scarsa. Un esempio flagrante.
Sono stato l’anno scorso a Napoli con mio figlio. Con una delle cugine dell’inizio, sua sorella e i respettivi fidanzati siamo andati a Napoli sotteranea. Malgrado che siano nate e cresciute presso la ferrovia non erano mai state nei sotteranei!!!
Ultimamente a Napoli con miglie e figlio. Ho preso i due figli (12 e 8 anni) dell’altra cugine e siamo andati a NapoliSotteranea (si di nuovo perche mio figlio voleva fare di nuovo la visita e mia moglie non l’aveva ancora fatta). Mia cugina è nata e cresciuta anche lei nelle vicinanze della ferrovia, i suoi figli sono spesso dai nonni. Mai hanno portato i bambini a visitare i sotteranei, ma non solo quelli, tutti i momumenti sparsi per la città e la provvincia. E questo non solo per quest mie cugine, ma praticamente tutta la famiglia e tutti la gente che conosco a Napoli. Se sa piu il turista della storia di Napoli che il napoletano. Questo è quello che si deve cerca di cambiare la civiltà della gente e la conoscenza del propio patrimonio (storia, cultura e soppratutto capacità a creare e innovare).
Oggi non si parla piu di guerre per la conquista di nuove terra. Ma deve nascere una “guerra” per la conquista culturale della propria terra. Solo cosi, una volta fatto vedere che il sud Italia non è un luogo commune, ma una vera potenza culturale, economica, sociale e innovativa, si potra dire al Nord, Il Sud è il Sud, ma voi, cosa siete ?