Hanno messo a ferro e a fuoco Roma, hanno incendiato i boschi della Val di Susa, hanno saccheggiato Londra, dieci anni fa hanno devastato Genova, Praga, Seattle. Hanno un nome, ma non un volto. Le loro azioni sono note, ma non il perché le compiono. I black bloc sono temuti, odiati, talvolta idolatrati, ma nessuno li conosce veramente. Di loro si dice che sono anarchici, che sono poliziotti infiltrati, che sono pagati da chi vuole sabotare le manifestazioni e i movimenti di protesta, che sono fascisti camuffati, che sono semplici sbandati carichi d'odio e con la voglia di annichilire il mondo che li circonda. "Black bloc" è un'inchiesta che ha la pretesa di svelare i segreti del blocco nero, un viaggio attraverso la più segreta tra le formazioni politiche e sociali. Un racconto, talora scioccante, narrato dagli stessi protagonisti, da chi li ha conosciuti e da chi ha indagato su di loro, inseguendoli per molti anni, in Italia e all'estero. Un argomento di grande attualità, in un momento in cui tutte le contestazioni popolari vengono percepite come il risultato di un disegno sovversivo, a volte violento e quindi - per riflesso - guidato dai soliti "neri", ma che in realtà con loro non hanno niente a che fare. È solo il classico modus operandi che cerca a tutti i costi un colpevole piuttosto che fare autocritica. Il solito brutto vizio di chi detiente il potere.
Franco Fracassi (1964), è un reporter italiano esperto di geopolitica e di comunicazione. Ha iniziato a svolgere la professione di giornalista nel 1988, lavorando per testate italiane e internazionali: quotidiani, settimanali, mensili, agenzie di stampa, radio, tv e internet.
Per sedici anni è stato inviato di guerra (Bosnia, Kosovo, Angola, Iraq, Afghanistan), ha svolto inchieste su corruzione, mafia, terrorismo e servizi segreti e ha coperto i principali eventi mondiali (la caduta del Muro di Berlino, il colpo di Stato in Russia, le Olimpiadi, i vertici internazionali, tra cui il G8 di Genova). Molte delle inchieste che ha realizzato si sono trasformate in libri o in film, alcuni dei quali hanno avuto ottimo successo di pubblico e di critica, vincendo premi in tutto il mondo.
Come regista ha diretto quindici documentari d'inchiesta (di cui è stato anche autore e produttore), tutti distribuiti in Italia e all'estero. Tre di questi sono stati finalisti al premio “Ilaria Alpi”, uno è stato in concorso al Festival di Berlino e ha vinto il Nastro d’Argento come miglior documentario italiano, un altro è stato visto in 87 Paesi da oltre 250 milioni di persone, un altro ancora ha vinto il premio come miglior documentario di tutta Europa e Asia.
Come fotografo ha pubblicato su alcune delle principali testate internazionali, ha partecipato per tre volte al World Press Photo e ha pubblicato due libri fotografici. Fracassi ha cominciato a insegnare nel 1998. Da allora ha tenuto corsi, workshop e master per scuole elementari, medie e superiori, per università italiane e straniere e scuole post universitarie. Inoltre, ha tenuto conferenze in tutto il mondo.
Libro che mi sono fatto prestare e che ho letto con curiosità, in un momento storico come questo dove la rabbia e l'odio verso politica e poteri forti prendono il sopravvento sempre più spesso in noi. L'argomento, ripeto, è interessante. Cercare di capire come la rabbia verso una società ingiusta e non democratica si trasformi, passando in alcune menti, in furia devastatrice senza reali obiettivi, mi pare fondamentale sia per spiegare i movimenti di rivolta attuali che quelli passati. Il libro ha due meriti. Racconta di uno scorcio di mondo che viene troppo spesso occultato e nascosto (come la polvere sotto il tappeto), fatto di persone che qualcosa di buono da dire ce l'hanno. Mostra come i movimenti di rivolta vengano utilizzati dagli stati o dalle corporazioni economiche e finanziarie per impaurire le masse e sabotare i confronti con i movimenti pacifici. Prove e numeri alla mano, così avvenne a Genova nel 2001, così avvenne negli anni Settanta, così avverrà nel futuro.
Apre insomma gli occhi, senza dare giudizi ideologici eccessivi, sulle storture del mondo moderno. Ciò per un libro è bene. Ciò che è male è la forma (molto didascalica. Troppo.), la mancanza di un'analisi approfondita che cerchi di scavare e di spiegare da dove provenga quest'odio cieco, dove trovi terreno fertile, e infine le fonti (immagino quanto sia difficile muoversi in ambienti del genere, ma la gran parte delle interviste sono rilasciate da persone senza nome - e a queste ci si può credere come no) Ma tralasciando questi aspetti, ciò che mi è dispiaciuto di più è la confusione e l'indeterminatezza in certi frangenti: mi pare che l'autore abbia messo troppa carne al fuoco volendola cucinare in gran fretta. Così si passa in poche pagine dal parlare delle tattiche di guerriglia alla Gengis Khan usate dai black bloc allo scoperchiamento di intrighi internazionali, dalle idee di Tizio a quelle di Caio in maniera piuttosto confusa. Sebbene la brevità sia molte volte un pregio, qui diventa eccessiva e poco utile alla comprensione.
Mi scuso con l'autore, a cui va riconosciuto di aver messo il naso fra i primi in cose e ambienti di difficile penetrazione e comprensione, se le critiche sulla forma sono eccessive; comunque ne consiglierei la lettura ad altri, anche solo per capire quali porcherie immani ci siano dietro questi giganteschi temi economici (la globalizzazione) da cui ci siamo nutriti e di cui, a quanto pare, moriremo.