First published in 1836, this was one of the very first authentic accounts of life in the Nelsonic navy from the viewpoint of the common sailor. William Robinson, whose pseudonym may well have been his lower-deck nickname, volunteered for naval service in May 1805. This was in itself unusual at the time, but, rather more true to form, he eventually deserted in 1811. In his six years as an ordinary seaman he saw much action, including fighting at Trafalgar in the 74-gun Revenge, when he was involved with the celebrated rescue of Jeanette, the French woman plucked naked from the sea. He was also present at the attack on the French fleet at Basque Roads, the ill-fated expedition to Walcheren and was later on a ship carrying men and supplies to Wellington in the Peninsula. These 'forecastle recollections' also tell us much about the everyday routine of shipboard life and, in particular, the fierce disciplinary regimes, with its range of draconian punishments.
È un agile libretto che si può leggere tranquillamente in una giornata. Inizio con il dire che il titolo, come accade spesso, è un po' fuorviante: gran parte dell'economia del libro è dedicata alle avventure di guerra dei marinai inglesi impegnati nella battaglia di Trafalgar prima, nel blocco navale delle coste francesi e spagnole e nell'impresa di Walcheren poi. È apprezzabile constatare che pur essendo un uomo di ceto basso, figlio di un ciabattino e arruolato giovanissimo come marinaio per puro spirito d'avventura, l'autore fosse comunque abbastanza alfabetizzato per lasciare un contributo storico ai posteri. Era inoltre una persona di un certo acume e sensibilità, pur se animato nei suoi intenti da un grande spirito patriottico (perdonate la nota personale, ma io e il patriottismo ci troviamo perfettamente agli antipodi), e di un certo spirito, come si può intuire dal titolo originale. Nutre comunque un giustificato risentimento nei confronti di alcuni grandi ufficiali e dell'amministrazione di alcuni aspetti della Royal Navy, tra cui l'arruolamento forzato e le severissime, sproporzionate e quasi sempre ingiuste punizioni corporali inflitte ai marinai. Se nel racconto delle manovre di guerra e di alcuni aspetti della vita quotidiana a bordo dei vascelli inglesi si incappa in pungenti e sarcastiche descrizioni (anche divertenti) di pomposi ufficiali, spesso inadatti alla vita di mare, le ultime cinque o sei pagine sono quelle più strettamente dedicate ad una breve carrellata di pene d'uso comune. Non per questo meno terribili. Lo stesso Jack -termine con il quale si indicava genericamente l'uomo di mare- dichiara che su venti marinai ne venissero puniti diciannove, che il più delle volte non erano consci di quale fosse effettivamente la loro colpa. Le brevi esposizioni delle punizioni corporali compongono in effetti le pagine più impressionanti di questa specie di diario. Non stupisce che la diserzione, probabilmente la via scelta dallo stesso Robinson, fosse una pratica comune per sfuggire alle grinfie tremende degli ufficiali della Royal Navy, nonostante le terribili pene a cui i disertori sarebbero andati incontro se fossero stati scoperti. Nonostante, anche, la costante presenza delle press gang, le bande di arruolamento forzato, che infestavano praticamente ogni zona in cui potessero costringere un qualsiasi poveraccio alla coscrizione. E nonostante, anche, il fervore patriottico che animava gli uomini di mare. Colpisce infatti come, tutto sommato, l'autore amasse le proprie mansioni e fosse inorgoglito dall'aver servito la Corona come marinaio. Amava il suo lavoro, e proprio questa sembra essere stata la forza trainante che ha spinto quest'uomo a destare scandalo con le sue critiche alla Marina Britannica, nella speranza che ciò potesse servire a sollecitare importanti riforme. Il problema di questa interessante testimonianza è che finisce troppo presto. Ed è un peccato perché, per dirla con le parole dell'autore, "una dichiarazione scritta sottocoperta sul baule di un marinaio ha tante probabilità di essere precisa [...] quante ne ha ciò che viene relazionato con linguaggio forbito da un ufficiale dilettante [...]. Io dico che quel racconto scritto sul baule sarà più che preciso, poiché tutti voi sapete che l'uomo sulla coffa di trinchetto può descrivere molto meglio ciò che accade all'orizzonte rispetto a quanto possa fare l'osservatore galante, seppur erudito, i cui occhi non si sollevano mai più in alto della testa dell'argano".
Written by a sailor in the Nelsonic Navy, who volunteered for service in the early 19th century - a time when most ordinary seamen were not literate. This gives you a rare glimpse of history from a viewpoint not often seen, and is interesting and humorous to boot. I thoroughly enjoyed it - a fascinating read.
A seaman's memoir written in 1836. Although the author admits to "a very slender education" this seemingly very accurate account of the English Navy in the time of Nelson is very well written, very easy to read, as well as a very enjoyable, interesting, and informative book. I'm sure to be rereading this book soon.
Brilliant book, written by someone who was there, this is how history should be written. A first hand account of life in the navy in the Napoleonic wars, gritty and down to earth.