Quel che è importante mostrare, attraverso questo esemplare scritto di Bataille, è come il pensiero possa, con il più grande rigore, parlare di ciò che di questo rigore è la continua messa in crisi. L'esistenza, l'infinita ricchezza dell'esistenza, compresa la sua "parte maledetta", non è l'opposto del pensiero, ma il bordo di uno stesso limite. Il pensiero più rigoroso è esattamente quello che sa stare sul limite. Come esso ci stia poco importa. Quel che conta è quanta libertà mostra e fa respirare, quanta gioia sa trasmettere (la gioia di cui parla Bataille alla fine de L'amicizia). Ed è per questo che il pensiero, la pratica di pensiero, ad avviso di Bataille può essere soltanto una pratica dell'amicizia, intesa come un sottrarsi e un esporsi ai propri limiti per aprirsi all'altro. (Dallo scritto di Federico Ferrari)
French essayist, philosophical theorist, and novelist, often called the "metaphysician of evil." Bataille was interested in sex, death, degradation, and the power and potential of the obscene. He rejected traditional literature and considered that the ultimate aim of all intellectual, artistic, or religious activity should be the annihilation of the rational individual in a violent, transcendental act of communion. Roland Barthes, Julia Kristeva, and Philippe Sollers have all written enthusiastically about his work.
“[…] quel che li unisce è la complicità nella lussuria che praticano insieme. Tra loro la «comunicazione» avviene attraverso tenebrosi abbandoni, attraverso la nudità dei loro organi. Nell'incontrare l'altro non si trova l'essere che vuol perseverare in se stesso, ma l'essere posseduto dal bisogno di perdersi - almeno per la durata della dissolutezza. L'amore tra loro significa che ognuno nell'altro non riconosce l'« essere» ma la «ferita» - il bisogno di perdersi del loro essere: non c'è nostalgia più grande di quella che attrae due ferite l'una verso l'altra. È più difficile perdersi da soli.”