Un libro storico, che avrebbe meritato una ripubblicazione in occasione del centenario, 2014. Su cui sono state scritte molte malignità da parte di critici dell'italianità di Trieste, in realtà le frasi che ho visto citate non sono del libro ma dai suoi scritti politici. un giovane circa ventenne analizza la situazione di Trieste alle soglie della prima guerra mondiale e ritiene - dimostrandolo con dati e statistiche alla mano - che l'impero austriaco non solo non difenda, ma cerchi di danneggiare la nazionalità e cultura italiana della città, contro cui propone l'irredentismo, ossia l'unione al Regno d'Italia. E difatti andrà a Roma, e al console austriaco che nel 14 lo chiamerà alle armi, risponderà che in guerra ci andrà, sì ma dalla parte che vorrà lui. e morirà poco dopo in guerra. Interessante la descrizione del clima, le statistiche ( per dire, per la nuova ferrovia statale, la Transalpina, vennero chiamati 700 ferrovieri, di cui di lingua italiana massimo una ventina, tutti gli altri slavi, presumibilmente sloveni) e profetica la parte sull'Austria che cerca una guerra per rinsaldarsi 8 e venne l'ultimatum alla Serbia pochi mesi dopo) e sulla nuova Jugo-slavia che sarebbe sorta, con capitale Belgrado. Invece non riesce a immaginare che solo un paio di anni dopo sarebbe stato lo stesso Impero a sparire.
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