Che succede dopo che la piccola Dorothy torna in Kansas nella fattoria degli zii, alla fine del Meraviglioso mago di Oz? Succedono tante tante cose, non meno meravigliose di quelle accadute nel primo romanzo. L'Uomo di Latta, divenuto sovrano dei Winkie, va a cercare per il mondo il suo amore perduto. A un certo punto lo trova ma lei nel frattempo si è sposata con un uomo anch'esso fatto a pezzi, con protesi di ferro e d'ogni altro tipo. E poi troviamo una principessa annoiata che indossa teste femminili come fossero cappelli o parrucche: anche la testa di Dorothy rischia di finire nella sua collezione. E poi c'è il Libro della Storia, posseduto da Glinda, un libro fatato con le pagine che si scrivono da sole direttamente mentre gli eventi del mondo hanno corso. Tra sortilegi e salvazioni, buffi personaggi, prove di coraggio e gare di fantasia, Dorothy va avanti e indietro tra il Kansas e il mondo di Oz ritrovando ogni volta i suoi vecchi amici e altri simpaticissimi personaggi nuovi come Testadizucca, lo Scarasaggio Sommamente Eccessivo, la saggia Gallina Billina, la Tigre Famelica, l'automa Tic-Toc che pensa e parla solo se carcicato a molla. Chiara Lagani, fondatrice della compagnia teatrale Fanny & Alexander, negli anni scorsi ha messo in scena un ciclo di sei spettacoli tratti dai libri di Oz. Ora ha tradotto e antologizzato i quattrordici romanzi, ha scritto i collegamenti tra un episodio e l'altro per dare le informazioni necessarie sulle parti tagliate, ha corredato il libro di poche ma utili note che collegano ulteriormente i vari romanzi fra loro. Il tutto con le tavole a colori e i disegni in bianco e nero di Mara Cerri. Età di lettura: da 10 anni.
Lyman Frank Baum was an American author best known for his children's fantasy books, particularly The Wonderful Wizard of Oz, part of a series. In addition to the 14 Oz books, Baum penned 41 other novels (not including four lost, unpublished novels), 83 short stories, over 200 poems, and at least 42 scripts. He made numerous attempts to bring his works to the stage and screen; the 1939 adaptation of the first Oz book became a landmark of 20th-century cinema. Born and raised in Chittenango, New York, Baum moved west after an unsuccessful stint as a theater producer and playwright. He and his wife opened a store in South Dakota and he edited and published a newspaper. They then moved to Chicago, where he worked as a newspaper reporter and published children's literature, coming out with the first Oz book in 1900. While continuing his writing, among his final projects he sought to establish a film studio focused on children's films in Los Angeles, California. His works anticipated such later commonplaces as television, augmented reality, laptop computers (The Master Key), wireless telephones (Tik-Tok of Oz), women in high-risk and action-heavy occupations (Mary Louise in the Country), and the ubiquity of advertising on clothing (Aunt Jane's Nieces at Work).
I libri di Oz sono quattordici, scritti tra il 1900 e il 1919, anno della morte di Frank Baum. Ma già dalla prima storia il magico mondo di Oz fu un trionfo, al punto che è stato dichiarato che ”Il Mago di Oz” è la favola archetipica della cultura americana. Tra gli estimatori ammirati anche insospettabili come Ray Bradbury, Gore Vidal e Margaret Apted!
Il Boscaiolo di Latta, il Leone Fifone, lo Spaventapasseri e Dorothy interpretata da Judy Garland, all’epoca quindicenne.
Judy Garland che interpreto la giovanissima protagonista Dorothy diventò una sorta di eroina nazionale, le sue celebri scarpette rosse si moltiplicarono e raggiunsero altissime quotazioni d’asta. Altro segno della “febbre-Oz”. Victor Fleming diresse il film, che uscì nel 1939, lo stesso anno di “Gone With the Wind – Via col vento”, anche questo diretto dallo stesso Fleming.
Chiara Lagani in scena: sul tavolo davanti a lei si vedono le celebri scarpette rosse e sulla dx lo specchio deformante che usa per interpretare Oz.
Frank Baum voleva abbandonare il mondo di Oz (dove il mago non è mago, ma un imbroglione), ma i suoi piccoli lettori lo incalzavano: riceveva lettere a pacchi, anche cento alla volta, da parte di bambini che gli chiedevano ancora storie. E così fece, scrisse una quarantina di libri, di cui quattordici ambientati a Oz. Si definiva storico di Oz, non il suo autore, quasi a voler dare al suo lavoro creativo un’etichetta di verità, di documentazione. A un certo punto giunse a far scrivere alla sua piccola protagonista, Dorothy, un biglietto destinato proprio a lui, l’Autore, che recita: Non sentirai mai più parlare di noi e di Oz: ora siamo isolati dal resto del mondo. Ma io e Toto ti vorremo sempre bene, a te e a tutti i bambini che ci amano. Così non fu, lo sappiamo, altre storie seguirono. Ma la trovata letteraria è degna del Tristram Shandy di Sterne.
Il Mago di Oz sullo schermo nel disegno di Mara Cerri e in scena nell’interpretazione di Chiara Lagani.
Io, che non amo le favole, e neppure le fiabe, che credo dipenda tutto da ‘come’ si racconta più che da ‘cosa’, credo che se uno è bravo scopre più fantascienza magia e mistero nel giardino di casa piuttosto che su Marte, non sarei mai approdato a questo mega volume se la traduzione non fosse a cura di Chiara Lagani, che conosco come raffinata autrice e interprete teatrale, e illustrato da Mara Cerri, la cui arte amo molto. Chiara non ha tradotto per intero tutte le quattordici storie, ma antologizzato i brani che ha reputato più illuminanti, e scritto di sua mano raccordi narrativi.
Oz è l’utopia per eccellenza, l’immaginazione al potere. Buffo che per essere la favola archetipica della cultura americana, cioè del primo grande paese democratico al mondo, quest’utopia sia riempita di principi e sovrani. Il grigio Kansas da cui proviene Dorothy, trascinata da un ciclone insieme al suo cagnolino Toto nel magico mondo di Oz, e più in generale gli Stati Uniti, sono il “Mondo di Fuori”, e Oz, il regno della fantasia, diventa il “Mondo di Dentro”, cioè l’identità. Oz è talmente utopia che Baum riempie la sua saga su questo mondo fantastico di amazzoni e donne guerriere che rivendicano emancipazione e potere, di personaggi dal sesso incerto, labile, o addirittura mutante, fa convivere diversità, razze, stirpi e specie. Elementi di femminismo, diversità, incertezza d’identità e fluidità gender molto anticipatori, che convissero accanto a un solido radicato sentimento razzista (Baum accettava tutte le razze meno quella dei nativi americani, inneggiò violentemente allo sterminio dei cosiddetti Indiani). affascinante.
Il Mago di Oz si può vedere a teatro nei reading recital che Chiara Lagani porta in giro da anni: questo ciclo è stato più volte rappresentato dalla sua compagnia teatrale Fanny & Alexander, e io sono stato fortunato di intercettarlo di passaggio a Roma.
PS Il geniale Stefano Bartezzaghi scrive: Over the Rain Baum.
Le tavole di Mara Cerri proiettate e animate sullo schermo alle spalle di Chiara Lagani svelano particolari e dettagli nuovi.
Chiara Lagani, attrice, traduttrice ravennate, classe 1974, ha compiuto un piccolo prodigio, “I libri di Oz“ scritti da Frank Baum tra il 1900 e il 1919 sono ben 14, da noi furono letti e tradotti solo i primi 4. Soltanto negli ultimi anni sono state completate le traduzioni. Chiara Lagani ha ritradotto magistralmente, con ritmo, le parti più interessanti di ogni libro e le ha rese un libro unico, antologizzandole senza zone noiose. I libri di Oz sono genialmente comici, provate ad ascoltare i Podcast delle letture che in questi giorni Chiara Lagani ha registrato su Radiotre (Ad alta voce).
Il meraviglioso Mago di Oz comincia così: Dorothy, una ragazzina del Kansas, vive in una fattoria con suo zio e sua zia, gli zii lavorano troppo, da mattina a sera, la sua sola compagnia è un cane, Toto, “era Toto a far ridere Dorothy e a impedirle di diventare grigia come tutto il resto.” Un giorno avvenne una cosa strana, un impressionante vortice di vento sollevò la casa, facendola girare su se stessa. In questo roteare Dorothy si addormenta, la casa come una trottola tira a sé la terribile bisbetica vicina e nel ricadere a terra la schiaccia, come una polpetta, si vedono ancora le dita uscire di lato. Ora la casa caduta a terra si trova in un posto completamente diverso che Dorothy non conosce, mentre tutti si complimentano con lei per aver ucciso la Strega dell’Est, ma Dorothy non ci sta capendo nulla...
Nell’introduzione bellissima di Chiara Lagani si ricorda come Frank Baum volesse tirarsi fuori dalle storie di Oz per scrivere altro, ma i suoi piccoli lettori gli scrivevano lettere accorate, non poteva abbandonare così i personaggi, cosicché egli ne introduceva sempre di più, sempre più sbalorditivi, Il mondo di Oz finisce per diventare il suo mondo; quando morirà, nel 1919, l’ultimo libro uscirà con una toccante lettera dell’editore rivolta ai bambini.
Nel meraviglioso mondo di Oz fanciulle e fanciulli parlano con spaventapasseri, con automi di rame ricaricabili a molla, che si ricaricano con tre cariche autonome, pensiero, movimento, parola, per cui se quella che presiede al pensiero si scarica prima, iniziano a farfugliare frasi senza senso. E poi animali strani, uomini di pezza, persone incollate come patchwork: non c’è confine tra uomini, animali, cose, tutto è animato, tutti convivono assieme più o meno allegramente. C’è una fanciulla col cuore ghiacciato, che non può provare amore, c’è un quadro magico dal quale si può vedere tutto quello che accade nel mondo (il web cent’anni prima!). Ci sono personaggi ritagliati da carta velina, vivi. C’è la Principessa Langwidere, un personaggio che - ditemi voi se non è genialmente attuale. Ha un armadio con trenta teste, una per ogni giorno del mese, vive in una casa piena di specchi su tutte le pareti e soffitti, come nei peggiori, languidi, programmi tv, ogni giorno cambia una testa, ma la sua nessuno sa quale sia, perché forse non ne ha, non riesce mai ad essere se stessa, talvolta indossa una testa che dovrebbe rappresentare un carattere deciso ma si confonde e non riesce ad impersonare il carattere della sua testa. Quando incontra Dorothy, che ha una sola testa con la quale incredibilmente riesce ad essere non altro che se stessa, la principessa Langwidere, affascinata, le intima di scambiare una delle teste che ha nell’armadio con la sua, Dorothy naturalmente si rifiuta...
Avevo letto il primo e più famoso, ovvero Il mago di Oz, e credevo di aver trovato finalmente una raccolta dei primi quattordici romanzi ambientati ad Oz e scritti dallo stesso autore, Baum. La risposta è sì ma in parte è così, visto che questa edizione raccoglie sì tutti e 14 i romanzi scritti da Baum (che scrisse tra il 1900 e il 1919, poi è deceduto e hanno continuato altri autori a scrivere storie su Oz) ma non sono in versione integrale, bensì la traduttrice ha scelto cosa lasciare e cosa riassumere. Questa cosa naturalmente a me ha infastidito, visto che amo leggere le opere integralmente tradotte e non parzialmente riassunte, ma in Italia ahinoi nessuno ha ancora tradotto integralmente tutti e 14 i libri di Baum su Oz, e quindi l'unica soluzione è appunto leggere questo libro. Forse in parte è stato buono che alcune parti, forse quelle più noiose, siano state riassunte dalla traduttrice, però a me rimane ugualmente il magone (scusate il gioco di parole).
Risulta una buona lettura, ricca di avventure nel mondo di Oz, addirittura si arriverà al punto che la stessa Dorothy coi suoi zii andranno a vivere ad Oz e non più sulla Terra. E poi conosceremo tantissimi altri protagonisti come Testadizucca, lo Scarasaggio, la Tigre Famelica, la gallina Billina, il simpatico soldato robot Tic-Toc, ma ritroveremo anche l'Uomo di Latta e lo Spaventapasseri che nel frattempo sono diventati re dei loro regni.
P.S. Chissà come avrebbe reagito Baum oggi ad internet, visto che lui aveva previsto una cosa simile agli inizi del Novecento quando ci parla del quadrato magico dove si poteva vedere tutto quello che accadeva nel mondo!
Fantasia effervescente quella di Baum, peccato che odiasse gli indiani!
E' evidente la differente qualità dei primi libri dagli ultimi, ma, in questa bellissima edizione della Einaudi che racchiude tutta la serie, resta sempre l'idea di fondo di Frank Baum (che aveva bisogno di francobolli per rispondere alle letterine dei suoi piccoli lettori) di un mondo fantastico in cui perdersi (soprasedendo alla morale di fondo che traspare al gusto di 'peanuts and corn').
Un grande merito alla Einaudi per il pregio di questa edizione ed alle biblioteche pubbliche che acquistano questi costosi libri.
Questa sorta di animismo elementare che immagina legami solidali tra l'uomo e il mondo circostante - inclusi animali, vegetali, minerali, macchine e manufatti umani - finisce per proiettare la sua luce fantastica anche sul nostro mondo, in cui cloni, realtà virtuali, intelligenze artificiali e simili han reso sempre più vago e misterioso il confine tra verità e immaginazione, quello tra vita e morte e tra l'umamo e il non umano. La sua matrice ha, nel contempo, qualcosa d'infantile, e qui viene la seconda, ma probabilmente la più importante, tra le possibilità che Baum offre. Solo i bambini, forse i più estremi tra gli animisti, sanno aver fede incondizionata nelle cose e nel loro potere d'esser vive. (pagina L-LI, dall'Introduzione di Chiara Lagani)
- Sai perché due più due fa quattro? - No, - disse Botton di Luce. - Sei in gamba! In gamba davvero. Certo che non lo sai. Nessuno lo sa; sappiamo solo che è così, ma non il perché. (pagina 257) E dove va arrivare Frank Baum per dircelo caro Dostoevskij (vedi le Memorie dal sottosuolo).
In caso non abbiate mai visto crescere i libri sugli alberi, vorrei spiegarvi che quelli del frutteto di archivio erano chiusi in un grande guscio verde che, quando maturava del tutto, diventava rosso scuro. Allora si potevano raccogliere i libri e sbucciarli, ed ecco che erano pronti per essere letti. Se venivano raccolti troppo presto, capitava che le storie fossero confuse, prive d'interesse e scritte male. (pagina 438)
Non mettere mai in dubbio la verità di quello che non comprendi, perché il mondo è stracolmo di meraviglie. (pagina 556)
La triste storia di un artista che, soggiogato alle richieste tossiche della sua fanbase (composta all'epoca quasi esclusivamente da bambini) ed ai problemi economici (arrivando addirittura a pregare i bambini di allegare già il francobollo per la risposta alle lettere che gli mandavano), finisce per allungare il brodo inutilmente per ben 14 storie anziché fermarsi alle prime 6, che reputo praticamente perfette. L'escamotage della terra di Oz che sparisce sarebbe stato ideale per fermare questo ciclo e permettergli finalmente di dedicarsi ad altri progetti, ma la casa editrice e i suoi creditori avevano altre idee. Le restanti 8 storie sono praticamente un accozzaglia di cliché e di ripetizioni: in ogni storia si aggiunge sempre un nuovo "protagonista" che finisce per risolvere il problema e sconfiggere il rivale grazie all'intervento combinato dei protagonisti dei precedenti racconti. Peccato che, un'idea geniale per criticare velatamente la società americana a lui contemporanea, sia stata spremuta fino al midollo e rovinata dalla casa editrice che, per lucrare fino all'ultimo centesimo, anche dopo la morte del povero Baum, ha fatto uscire altri 24 libri scritti pure da autori diversi.
P.S.: Introduzione all'opera della Lagani stupenda.
Era appena iniziato il mese di marzo quando, rimettendo sul suo scaffale la raccolta dei Racconti di Natale di Dickens, ho estratto dalla mia tazza magica rigorosamente Serpeverde un biglietto piuttosto piccolo, con una scritta viola. Recitava I Libri di Oz (1-14) e fu allora che la mia avventura personale in questa meravigliosa Terra è iniziata. Mentre tutto lo stivale si preparava ad affrontare una quarantena per la prima volta nell'Età Contemporanea, io stavo preparando le valigie per quello che non mi aspettavo sarebbe stato un viaggio così emozionante, alla volta di un Mondo colorato e fantastico, popolato da creature variegate con caratteristiche a dir poco peculiari.
Nella mia non troppo lunga vita da ventiduenne, avevo affrontato il viaggio sulla strada di mattoni gialli già due volte, utilizzando una vecchia edizione della Giunti che mi era stata regalata tantissimi anni prima. Solo recentemente ho scoperto che il signor Baum non si era limitato a scrivere quella prima avventura di Dorothy nel mondo di Oz, ma che invece aveva passato la sua intera vita a descriverne i contorni e colori, riassumendo il tutto in un totale di 14 racconti, raccolti dall'Einaudi in un unico volume curato da Chiara Lagani. In questa nuova veste, con meno illustrazioni colorate ma con tantissime note per comprendere meglio le intenzioni dell’autore e i giochi di parole, ho intrapreso il mio viaggio, di nuovo, alla scoperta di una Terra magica che ho fatto davvero fatica a lasciare andare.
L’inizio lo conosciamo tutti: la piccola Dorothy, che vive con gli zii e il cagnolino Toto in una misera casetta nel Kansas, viene sballottata in aria da un ciclone che la fa atterrare nella sconosciuta Terra di Oz, più precisamente in quella parte che appartiene ai Munchkin, un popolo bassino che veste di strani abiti blu. Da quel momento, inizia il suo viaggio verso il centro nevralgico di questo bizzarro Mondo, la Città di Smeraldo, dove spera di poter incontrare il Grande e Potente Mago, l’unica persona che possa aiutarla a tornare a casa. Durante il tragitto, fa la conoscenza di personaggi alquanto singolari: uno Spaventapasseri, un uomo fatto interamente di latta che risponde al nome di Nick Taglialegna e un Leone codardo. Da questo momento della narrazione, quello in cui la compagnia si dirige verso la Città di Smeraldo, per tutta la raccolta non ci separeremo mai più da questi tre personaggi che, in un modo o nell'altro, saranno i protagonisti di tutte le vicende narrate da Baum. Insieme a loro, uccidiamo la Malvagia Strega dell’Ovest, andiamo alla ricerca della principessa Ozma, sventiamo una rivolta femminista, sconfiggiamo il Re Niomo (più di una volta) e soprattutto vaghiamo per il Regno di Oz, visitandone ogni anfratto e incontrando ogni tipo di creatura che vi abita.
Quello descritto da Baum in questi 14 racconti non è altro che un lungo e piacevole viaggio in un mondo variegato, fatto di colori e profumi che sanno di spensieratezza, i cui personaggi – buoni o cattivi che siano – provano emozioni e sentimenti umani, anche quando di umano hanno ben poco. Più si procede con la lettura, più i personaggi diventano bizzarri e lo stile sempre più simile a quello utilizzato da Lewis Carroll in Alice’s Adventures in Wonderland and through the Looking Glass, pieno di giochi di parole e di paronomasie.
Davvero interessante è la visione sociale e politica che Baum ci offre del mondo che ha partorito dalla sua mente particolarmente creativa. Fin da subito ci rendiamo conto che l’intera terra di Oz si trova sotto il dominio di una sola persona, rendendola quindi una sorta di Monarchia. Dopo il Mago, il potere va prima nelle mani di paglia dello Spaventapasseri e in seguito in quelle delicate della Principessa Ozma, che lo terrà fino alla fine dei libri. È una donna quindi a tenere le redini di questo vasto e quasi sconfinato regno. In tutta l’opera infatti non mancano le figure femminili potenti e indipendenti. Basti pensare alla stessa Dorothy, una ragazzina caparbia, coraggiosa e incontrollabile, o alla Strega Galinda, la più potente di tutto il regno, o anche e soprattutto alla temeraria Jinjur, che mette su un Esercito Ribelle per spodestare lo Spaventapasseri e abbattere il patriarcato che dilaga anche ad Oz.
Questa raccolta ha due difetti importanti: uno nella trama e uno nella struttura. Per quanto riguarda il primo, è molto semplice: arrivati al nono racconto, le storie di Baum iniziano a ripetersi e ad essere prevedibili, come se avesse finito le idee originali ma non avesse voluto mettere un punto a questa storia, finendo però per renderla a tratti noiosa e ridondante, con gli stessi personaggi che compiono sempre le stesse azioni. Persino il cattivo è sempre lo stesso, e torna imperterrito in ogni nuovo capitolo. Il secondo difetto è forse quello che, in molti punti della lettura, mi ha irritato di più: quella presentata dall'Einaudi non è affatto una raccolta integrale dell’opera di Baum. Leggendo ci si imbatte sempre più spesso in passi evidenziati in corsivo e distanziati dal resto della narrazione: quelle parti non sono una traduzione di ciò che l’autore aveva scritto, ma una sua sintesi. In pratica, alcune parti dei vari racconti su Oz non sono state propriamente tradotte, ma riassunte, forse per rendere più scorrevole la narrazione. A mio avviso, è stata una grande perdita, perché questa loro decisione mi ha portato sempre più spesso durante la lettura a chiedermi cosa era davvero successo in quei punti, quali eventi erano stati tralasciati e quindi dimenticati, specialmente quando a questi eventi si faceva riferimento più avanti nella storia, e si doveva quindi andare a leggere le note per comprendere di cosa si stesse parlando. Insomma, se in alcuni punti probabilmente questa è stata un’ottima scelta per procedere più velocemente e con meno intoppi nella lettura, dall'altra si è trattato di una scelta inutile che danneggia l’opera e l’esperienza di chi la legge.
In conclusione, posso affermare con assoluta certezza che quella che mi ha tenuto compagnia in quasi quattro mesi è stata una lettura davvero piacevole e rilassante, che mi ha distratta dai problemi e dagli esami, e che in più di un’occasione mi ha risollevato l’umore.