“Perché è un lavoro pericoloso. Perché avere a che fare con il male ti cambia. Anche soltanto guardarlo appanna le tue verità, confonde le tue certezze sulla vita come sulla morte. Ti fa capire che nessuno è al sicuro dalla violenza e dai demoni che ha dentro.”
Il commissario Vito Strega è ormai un fantasma nella sua questura, sezione Omicidi: ritenuto responsabile dell’uccisione del suo partner, Jacopo Di Giulio, tutti ormai lo additano come un assassino di sbirri. Sebbene la commissione disciplinare lo abbia scagionato e reintegrato al lavoro, attorno si ritrova solo terra bruciata, tutti lo evitano e lo guardano arrabbiati e schifati, se potessero credo gli sputerebbero addosso ad ogni suo passaggio.
Vito è costretto a lavorare in ufficio a compilare scartoffie, nessuno più vuole essere suo partner, né i suoi superiori hanno intenzione di dargliene uno o affidargli un caso.
Eppure Strega è un commissario preparatissimo, tre lauree fra cui psicologia e criminologia, docenza all’università, saggio sulla criminologia diventato libro di testo in molte facoltà; è un uomo dal carattere duro, acquisito dopo aver lavorato su decine e decine di casi di omicidio e prima della morte del suo compagno, guidava una squadra di detective. L’esperienza maturata sul campo e gli errori commessi in gioventù per eccessiva sicurezza di sé, lo hanno portato ad avere sempre maggiore freddezza nel seguire un caso, rendendolo quasi maniacale nell’osservazione dei particolari.
Per questo, quando grazie a Palamara, l’unico dirigente ancora dalla sua parte, viene incaricato di indagare sul suicidio di un suo collega con il quale in passato aveva collaborato ad un caso, Roberto Larocca, alcuni dettagli incongruenti della scena del delitto gli mettono in moto domande a cui deve assolutamente trovare una risposta, prima di confermare con certezza che si è trattato veramente di suicidio.
Per questo motivo deve muoversi nell’indagine da solo, senza mettere al corrente i suoi superiori delle sue scoperte e delle sue intuizioni, perché sa che non lo crederebbero mai, anzi offrirebbe loro su un piatto d’argento abbastanza motivi per cacciarlo definitivamente dalla polizia. Vito Strega è un uomo che nel buio ci è dovuto entrare per catturare chi ha deciso di vivere nell’oscurità, ma il buio è anche una pena data dal lavoro che si porta dentro: in perenne conflitto con il passato, tormentato dalla fine del suo matrimonio e dalla morte del suo compagno.
Ma nonostante questo, è sempre acuto, brillante e soprattutto fa dell’empatia e della resilienza i suoi punti di forza interiori.
Piergiorgio Pulixi infatti si sofferma sugli aspetti psicologici del protagonista e della trama stessa, affrontando un tema quanto mai attuale e, almeno per l’Italia, ancora difficile da riconoscere e ammettere come malattia vera e propria che oltre ad essere curata va prima di tutto prevenuta e cioè il burnout o sindrome da stress da lavoro correlato. E’ una malattia che colpisce in particolare certe tipologie di professioni in cui c’è una forte interrelazione fra le persone come i medici e gli infermieri, gli insegnanti e i poliziotti; i sintomi sono molto pesanti e difficili da distinguere: si è apatici, nervosi, frustrati; ci si sente inutili e inadeguati. E’ anche questo, per esempio, a rendere Vito non del tutto convinto del suicidio di Larocca, che non presentava nessuno di questi sintomi.
Pulixi è stato bravo a creare una storia attorno a questa malattia psicologica, che in qualche modo investe anche lo stesso Strega, che rimane un uomo difficilmente penetrabile, pieno di ombre, che si può amare o odiare:
“Per alcune persone il buio è una condanna. Per altre una scelta. Dopo tanti anni di indagini su omicidi e crimini efferati, Strega trovava sempre più difficile distinguere tra le due strade. Rizzo e Di Giulio avevano scelto liberamente di abbracciare l’oscurità, o la loro era stata una scelta obbligata, dettata dalle circostanze?
"E per te? Che cos’è il buio? Una scelta di vita o una pena data dal lavoro?" si chiese mentre era in fila allo spaccio.”
Vito Strega è sicuramente un personaggio che suscita curiosità e desiderio di leggere ancora su di lui, infatti il progetto di Pulixi è quello di darci una serie di romanzi dedicati al Male in tutte le sue sfumature sempre più nere, intitolato “I canti del male”, di cui questo è solo il secondo romanzo. La grande scorrevolezza di scrittura e narrazione, il realismo nei dialoghi, lo stile essenziale, efficace ed affilato, fanno de “La scelta del buio” un noir duro e potente che coinvolge e appassiona.