Jump to ratings and reviews
Rate this book

Storia mondiale dell'Italia

Rate this book
Un racconto fatto di tanti racconti che ci parlano della mobilità degli uomini e delle cose, nello spazio e nel tempo. Conquiste, emigrazioni e immigrazioni, affari, criminalità, viaggi, miserie e ricchezze, invenzioni, vicende di individui, di gruppi e di masse, imperi, stati e città, successi e tracolli. Dall’uomo di Similaun agli sbarchi a Lampedusa, 180 tappe per riscoprire il nostro posto nel mondo. Una storia che coniuga rigore scientifico e gusto della narrazione. Che provoca, spiazza, sorprende e allarga lo sguardo.

880 pages, Paperback

Published November 16, 2017

9 people are currently reading
62 people want to read

About the author

Andrea Giardina

73 books5 followers
Andrea Giardina (Palermo, 1949) è uno storico italiano.

Si occupa prevalentemente di storia sociale, amministrativa e politica del mondo romano e della fortuna dell'antico nel mondo contemporaneo.

Nato a Palermo nel 1949, si è laureato nel 1970 presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Roma La Sapienza con il professor Santo Mazzarino. Ha insegnato storia antica e storia romana presso l'Università degli Studi "Gabriele D'Annunzio" di Chieti, l'Università degli Studi di Firenze, l'Università degli Studi di Palermo, l'Università degli Studi di Bari - "Aldo Moro" e l'Università di Roma La Sapienza. È attualmente professore ordinario di storia romana presso l'Istituto Italiano di Scienze Umane. Ha insegnato anche presso l'École Normale Supérieure e l'École pratique des hautes études di Parigi.

È membro corrispondente dell'Istituto archeologico germanico, membro dell'Accademia dei Lincei e presidente dell'Istituto italiano per la storia antica.

~ http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_G...

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
7 (43%)
4 stars
6 (37%)
3 stars
2 (12%)
2 stars
1 (6%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Lupo.
563 reviews25 followers
September 18, 2020
Bello e originale libro sulla storia d'Italia. Il formato è dichiaratamente ripreso da una "Histoire mondiale de la France" uscita nel gennaio del 2017 e questa versione dedicata all'Italia è stata scritta proprio in quell'anno.
Come dice Andrea Giardina nell'introduzione, si tratta della Storia d'Italia vista alla luce delle sue relazioni col resto del mondo. Si tratta di una collezione di brevi articoli, sei pagine, su singoli episodi o persone, da Ötzi a Lampedusa 2015, due estremi temporali e geografici non scelti a caso. I capitoli sono dunque concisi, facilmente fruibili e corredati ognuno da una bibliografia sufficiente per poter eventualmente approfondire il singolo tema, ciascuno trattato da un(a) diverso/a specialista.

Patrick Boucheron, curatore dell'Histoire, scrive una prefazione nella quale narra che l'Histoire in Francia è stata accolta da molti clamori, spesso scandalizzati, e prevede che la sorella italiana non desterà invece grandi clamori in Italia. Previsione azzeccata, se si esclude un'incomprensibile stroncatura da parte del Corriere della Sera. Il motivo dello scandalo francese che, se fossimo un po' diversi, si sarebbe ripetuto in Italia, è che i due libri sono dichiaratamente politici, composti partendo dalla considerazione che nessun paese è isolato, nessun paese può fare da sé e, soprattutto, che nessun paese è quello che la maggior parte dei suoi cittadini crede che sia. Non ci sono linearità storiche, purezze del sangue e nemmeno del pensiero. Gi Italiani non leggono, i destri ancor meno, e quindi il libro, interessantissimo, è passato quasi sotto silenzio. (Per dare dei numeri, oggi che scrivo, su Goodreads ci sono dieci voti e su Anobii il libro è presente in 50 librerie).

Il libro è veramente appassionante, le storie sono tante, note e meno note, ma il punto di vista le rende tutte diverse da come le abbiamo immaginate. Molte sono anche schiettamente divertenti.

Per gli storici scrivere dell'oggi è difficile e, mentre il capitolo Lampedusa è impeccabile, i due precedenti (euro e FCA) stonano un po'. Il primo perché l'ha scritto un economista (imperdonabile concessione, per me gli economisti stanno alla pari con i veggenti), il secondo perché letto oggi appare del tutto inattuale, con Marchionne che è morto e tutte le sue promesse svanite (per chi ci ha mai creduto, non certamente io). Difetti trascurabili in un'opera originale e molto interessante.
Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books57 followers
February 7, 2018
Questo libro si apre con le Alpi e si chiude con Lampedusa. Il limite settentrionale della nazione e quello più vicino all'Africa. Non era previsto. Il piano di un'opera come questa non si elabora in ordinata sequenza, dall'uno all'altro capitolo, ma procede come in un puzzle, disponendo le tessere nelle varie zone, alla ricerca delle affinità cromatiche e delle distonie, delle forme coerenti e delle sagome antagoniste. Ora che l'opera è compiuta è facile constatare che questo inquadramento non avrebbe avuto alternative altrettanto valide. Eppure, tra i molti che nel corso dei millenni hanno pensato l'Italia, nessuno avrebbe mai potuto immaginare la solidità attuale di quella coppia. La forza stratificata della geografia può essere invocata fino a un certo punto per le Alpi, ma non per Lampedusa, della quale la maggior parte degli italiani fino a qualche decennio fa ignorava persino l'esistenza, una piattaforma di pietre senza aeroporto, telefono, televisione, elettricità, strade, turisti. E questo malgrado lo splendido nome nel quale è probabile che i marinai greci, senza troppi tormenti etimologici, cogliessero il fascino della 'Lampeggiante', l'isola che li abbagliava con le scintille delle pareti di calcare, alte sul blu profondo.

Un caso esemplare di accelerazione della storia ha fatto invece di Lampedusa, nei nostri giorni, il luogo della nazione Italia che più parla al mondo, anche se un vero dialogo non esiste: i barconi recuperati approdati scomparsi, i salvati senza documenti e gli annegati senza nome, i bambini senza famiglia e le famiglie senza bambini, le imprese dei soccorritori e la generosità degli abitanti, i pescatori che pescano anime e non pesci, la tempra del sindaco donna, il medico diventato celebre suo malgrado, tante storie individuali e collettive compongono una nuova odissea per un pubblico universale, un'enorme tragedia per una dimensione mondiale della storia d'Italia. Tante e non meno luttuose migrazioni sono in atto nel pianeta e molte sono le coste italiane sulle quali si sbarca, ma Lampedusa è lo scenario perfetto, il laboratorio delle vie di fuga e dell'aporia globale.

Nessun determinismo quando la geografia lascia libera la storia. Alpi e Lampedusa stanno addirittura vivendo, proprio in questi anni, una straordinaria inversione di segni. Le montagne, da sempre spazio della comunicazione e insieme baluardo della Penisola, sono diventate nella percezione comune la concrezione che sigilla la solitudine nazionale, il tappo che impedisce a migliaia di senegalesi, sudanesi, guineani, maliani, ivoriani, gambiani, nigeriani, camerunesi, tunisini, marocchini, somali, eritrei, bengalesi di propagarsi in Europa. Quando lungo i confini settentrionali sono riapparsi i gendarmi, le Alpi sono diventate il simbolo della nostra claustrofobia. Lampedusa, che con la sua rassicurante colonia penale, istituita nel 1872, rappresentava un tempo il contenitore del pericolo sociale, appare invece a molti come il simbolo di uno Stato che il mare rende troppo accessibile. La velocità di questa recente inversione suggerisce che l'unico modo sconsigliato di leggere una storia mondiale dell'Italia è quello di chi, lungo i millenni, ricerchi unicamente le continuità eterne e la fissità dell'indole umana, cose che appartengono più alla mistica della nazione che alle stravaganze della storia. Se le personificazioni delle nazioni andassero ancora di moda, oggi l'Italia turrita dovrebbe avere mille abiti e mille corone.

Questo libro è pervaso dai cambiamenti, dalle trasformazioni, dalle cesure, dalle crisi e da qualche catastrofe. Il lettore non troverà in primo piano le grandi periodizzazioni, quelle familiari alla cultura diffusa e quelle più sofisticate, sulle quali gli storici esercitano la loro bravura. Ciò non significa che gli autori non credano in esse e che immaginino una storia d'Italia dominata dalle permanenze. Quanto alle 'costanti', che non sono sinonimo di continuità storica, esse costituiscono certo una trama forte dell'opera, ma non intendono rappresentare sempre e comunque un 'valore' della storia d'Italia: sono una creazione di chi guarda, un riscontro, un riconoscimento, ma il loro senso profondo sta soltanto nei vari laboratori che di volta in volta allestiamo per esaminarle con sguardo critico, senza pathos identitario. Spesso le costanti non sono altro che forme generali che ospitano sostanze diverse.

L'opera propone un racconto ma ad animarlo sono i tanti racconti che ci parlano della mobilità degli uomini e delle cose, nello spazio e nel tempo. Il racconto procede segnato dalle date, in molti casi precise in altri indicative e simboliche, ma i titoli che le accompagnano fanno subito comprendere che non si è entrati né in un manuale né in un'enciclopedia storica. La varietà degli argomenti favorisce una percezione immediata delle asimmetrie dei processi evolutivi, con l'intreccio di aspetti vischiosi e fluidi, allungati e sincopati. Nessuna comunità umana muta all'unisono, ma la storia d'Italia è stata quasi sempre, come si vedrà in tutto íl libro, il reame dell'asincronia. La vitalità dei classici antichi e del diritto romano dopo la caduta di Roma o la luminosità del Barocco nel mezzo di una palese emarginazione economica e politica sono solo due esempi tra i tanti.

L'unità della storia d'Italia è data ovviamente dal quadro geografico, ma ancor più dalle molteplicità etniche e culturali, quelle remote e quelle sopraggiunte nel tempo fino alle immigrazioni dei nostri giorni, dalla vitalità cangiante dell'urbanesimo, dalla convivenza armonica e dissonante dei regimi centrali e delle autonomie, dalla persistenza degli idiomi locali e delle lingue comuni (il latino, l'italiano). Una storia mondiale dell'Italia concepita per i nostri tempi non dovrebbe avere altra caratteristica che l'instabilità di chi guarda, che può volgersi in modalità di lettura: il lettore potrà infatti cominciare a suo piacimento dalle prime pagine, dalle ultime, oppure da un punto qualsiasi, cogliendo connessioni o lasciandosi semplicemente attrarre dal piacere della scoperta, annunciato magari da un titolo invitante.

(Dalla Introduzione di Andrea Giardina)
This entire review has been hidden because of spoilers.
Displaying 1 - 2 of 2 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.