Ogni libro stipula un patto con il lettore. Una sorta di do ut des in cui lo scrittore fornisce una narrazione, un filo rosso o un qualche gancio e senso di coerenza in cambio della nostra attenzione sulle tematiche che vuole trattare.
Ecco, Le Clézio se ne fotte altamente.
Capita che gli scrittori se ne freghino di questa convenzione, ed è giusto che succeda. Ma qual è il rischio di questa presa di posizione? Di non essere ascoltati o di non essere capiti?
Forse una, forse nessuna, ma spesso capitano entrambe le conseguenze.
Per quanto mi riguarda, Estasi e materia è un libro interessante che ha dei momenti di lucidità e intuizione sorprendenti nascosti in un guazzabuglio di esplosioni creative incongrue, massime ingiustificate e inconfutabili che danno troppa aria alla lettura creando dei veri e propri vuoti nella mia attenzione. All'inizio questi momenti di distrazione mi facevano sentire in colpa ma proseguendo mi hanno fatto sentire incazzato nei confronti di Le Clézio. Non lo sopportavo, fra queste 267 pagine ci sono estratti davvero validi come le sue riflessioni sulla scrittura, sulla miseria, sulle nostre maschere e sulla morte; ma in mezzo ci sono sperimentalismi e divagazioni fini a se stesse che non hanno senso di esserci e sembrano essere poste solo per rimarcare la penna estremamente abile dell'autore anziché guidare efficacemente concetti connessi fra loro.
Non ne consiglio la lettura ma ne consiglio la consultazione, anche casuale.
Nonostante tutto sono sicuro che ci sarà qualcuno che saprà apprezzarlo meglio di quanto abbia fatto io.