Il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale nella lista dei “rischi globali”: capace di avere risvolti politici, geopolitici e, perfino, terroristici. I social network sono il terreno di coltura e di diffusione perfetta del virus della disinformazione, con conseguenze che vanno ben al di là del recinto del mondo digitale. Perché? Questo libro offre una panoramica sui meccanismi sociali e cognitivi di un fenomeno che ormai è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli meno attenti.
Questo breve saggio raccoglie una serie di informazioni riguardanti il comportamento online del popolo italiano (e non solo). Il libro è opera di un lungo lavoro d'analisi compiuto dal professore Walter Quattrociocchi e dalla sua équipe che ha monitorato le azioni degli italiani sulla nota piattaforma social Facebook. Il professore introduce il lettore nel mondo della psicologia sociale attraverso una serie di racconti di eventi particolarmente singolari diventati virali su Facebook. In particolare le tematiche affrontate riguardano: echo chambers, bias di conferma e polarizzazione. Il libro è breve e di facile lettura, accompagnato da immagini e grafici chiari anche per i meno abituati alla lettura di statistiche e percentuali.
Molto attuale, e di attualità. Proprio per questo è da leggersi ora, perché tra un paio d'anni sarà completamente superato. Il problema, come ben spiegato all'interno del saggio, è che quasi certamente lo leggeranno solo quelli già d'accordo con questa visione. Quelli come me insomma, interessati alla scienza e alla conoscenza.
Un sacco di cose interessanti, che però avrebbero necessitato di una trattazione di maggior respiro. Davvero troppo corto per essere davvero esaustivo. Ma ha il pregio di stuzzicare la curiosità, di spingere a cercare altre fonti.
Semplice e scorrevole nell'esposizione e purtroppo si scopre la scarsità di strumenti nel combattere la disinformazione: "più si è legati a un tipo di pre-giudizio, più questo sarà rafforzato dalle informazioni che lo mettono in discussione."
Scritto prima del covid, questo saggio propone un modello capace di spiegare i fenomeni di polarizzazione dell'opinione pubblica sui social media. Illuminante. Il saggio è breve, però è molto focalizzato su una questione, il confronto tra l'echo chamber "scientifica" e quella "cospirazionista": le due aree vengono confrontate in termini di livelli di conflitto, intercomunicabilità, persuasività, e altro.
Ultimamente Walter Quattrociocchi è assurto agli onori delle cronache con i suoi articoli sulle bufale in rete, nella fattispecie su Facebook, studiate con metodi quantitativi e non qualitativi. In questo libro, scritto con Annalisa Vicini, Quattrociocchi racconta i risultati delle analisi numeriche condotte dal suo gruppo di ricerca per verificare come la disinformazione si propaga su Facebook, partendo da due insiemi di pagine di siti "alternativi" e "scientifici", questi ultimi scelti come insieme di riferimento. I risultati sono piuttosto impietosi: in entrambi i casi si vede una "echo chamber" che fa sì che i partecipanti non guardino gli altri siti ma restino delle loro opinioni: peggio ancora, dimostrare ai complottisti che le loro credenze sono errate li rende ancora più pervicaci nelle loro idee (beh, la cosa ha un certo senso: la "dimostrazione" fa parte del complotto, no?) Ho però trovato un po' pesante la prosa, il che fa un po' rallentare la lettura.