Cajelli, De Feo, Fantoni, Gonnella, Hoffmann, Lanzoni, Leonardi, Mala Spina, Mana, Mazza, Nerdheim, Vicenzi. Questa la lista dei rinnegati che hanno dato vita a "Zappa e Spada", la prima antologia al mondo di racconti Spaghetti Fantasy! Ecco la fantasia eroica all'italiana, quella con pochi soldi per gli effetti speciali, ambientata in una contrada fantastica popolata da furfanti e villani, avventurieri senz'arte né parte e paladini male in arnese, fratacchioni e fattucchiere... insomma: braccia rubate all'agricoltura, e restituite al campo di battaglia. Perché quando l'uomo con la zappa incontra l'uomo con la spada... nasce lo SPAGHETTI FANTASY!
Simpatica questa raccolta di racconti fantasy italiani, che inaugurano il filone dello Spaghetti Fantasy. Chiaro il richiamo al più famoso Spaghetti Western, infatti è un tentativo di trasporre le atmosfere e la filosofia di quel filone cinematografico nella letteratura di genere nostrana.
Storie scritte da italiani, ma soprattutto ambientate in una versione distorta dell'Italia del passato. Non abbiamo località precise e note, non ci sono Roma o Milano o Napoli, ma abbiamo borghi e paesini, abbiamo reliquie di santi e guerre tra cittadine confinanti. Abbiamo uomini d'arme e prostitute, ladri e preti, osti e mercanti, attori itineranti e guardie del corpo.
Non ci sono elfi e nani, gnomi e maghi mutuati dal fantasy nordico. Abbiamo la polvere e il sangue, abbiamo l'oscurità che può nascondere qualunque cosa, abbiamo morti che non vogliono restare tali e il Diavolo che minaccia le anime dei poveri paesani. Abbiamo magie oscure e sconosciute provenienti da lontano, e abbiamo uomini di Fede intenti a contrastarle. Non abbiamo onore e gloria, paladini indefessi che lottano per alti ideali: abbiamo gente che lotta per sopravvivere, per portare a casa la pagnotta, o perché abbastanza stupida da essere raggirata da chi la fa combattere. L'esempio più lampante penso sia il contadino che tenta di rubare la reliquia della città vicina per portarla nella propria... solo per evitare, una volta all'anno, di doversi fare tutto il tragitto fino alla sommità di quella collina per la periodica venerazione della reliquia, gli basterà averla vicina a casa per faticare meno. Questo è lo spirito dello spaghetti fantasy, e anche se si impiega un po' di tempo a entrarvici, poi ci si sente rapidamente a casa propria tra queste pagine.
Perché alla fine questi guerrieri sgangherati e pasticcioni sono parte del nostro passato, sono la variante fantasy dei pistoleri visti in televisione innumerevoli volte, la versione fantastica delle storie che ancora permeano le pietre delle nostre città. E chiaramente ce ne sono di migliori e di peggiori.
Le peggiori per me sono quelle che abusano di termini antiquati per "darsi un tono", rendendo ridicolo il tutto se non proprio illeggibile. Sono un paio, ma fanno un brutto effetto. Le migliori invece sono cinque: due sono di autori che già conosco (Vicenzi, che non per niente è l'autore dei bei racconti dello Spadaccino, e Mana, di cui ho letto una bella storia fantastica ambientata nel passato), le altre sono di Mala Spina, Jari Lanzoni e del collettivo Nerdheim -che meriterebbe già solo per il nome!
Che aggiungere, sono felice di avergli dato una possibilità, e ancora di più di aver già preso sulla fiducia il secondo volume di racconti, uscito proprio quest'anno!
Io ho un solo aggettivo (non particolarmente tecnico) per questa folle e imprevedibile raccolta di racconti: fighissimo! Si respira l'aria dei nostri borghi, benché ammantati dal velo a volte magico, a volte inquietante, di un fantastico che non sorride a principi e cavalieri senza macchia, ma agli ultimi, ai poveri, ai reietti, ai bifolchi e agli sventurati, rendendo epiche le loro miserabili gesta come mai prima. Curiose alcune scelte linguistiche, magari non sempre felici, però apprezzabilissime per il modo in cui sono state presentate. Li ho apprezzati tutti, davvero, perché si ride e si piange, si sta in trepidante attesa dello scontro, ci si atterrisce per le creature demoniache che si presentano e di fronte al quale il peone di turno deve far leva sul suo ingegno e il coraggio del guitto per sconfiggere le proprie paure e il mostro. Strepitoso!
Una lettura molto particolare, e nel complesso divertente. Alcuni racconti sono francamente scritti in modo atroce, tanto che li ho saltati dopo qualche pagina, e anche alcuni di quelli scritti meglio avrebbero potuto beneficiare di un editor. Ma quattro o cinque racconti mi hanno davvero colpito per le idee e la realizzazione - quasi tutti sfruttando in modo fantastico idee religiose, noto. Inoltre, l'idea della raccolta a tema low fantasy italiano è molto particolare e mi è piaciuta - nella narrativa fantastica amo la varietà, ma per una volta leggere delle reliquie di Brusignano (o simili), del ladro scalcinato devoto e San Fiorello e di pirati croati e scheletri uccisi a colpi di zappa è stato d'effetto anche solo per il valore di novità.
Stando alla prefazione a firma Mauro Longo, l'antologia Zappa e spada dovrebbe rivitalizzare un filone narrativo autenticamente italiano che parte dal romanzo cavalleresco del Quattrocento, continua nella favolistica e arriva allo Spaghetti Western e ai film di Brancaleone e del duo Spencer & Hill. Nobile intento, ma secondo me tentativo fallimentare – dei 12 racconti ne ho trovati ben fatti solamente 4:
1. La favola d'autore piacevolmente malinconica di Giovanni De Feo. 2. L'avvincente racconto dal sapore sword & sorcery di Alessandro Vicenzi (ingegnoso worldbuilding, punte ironiche ben dosate, personaggi impeccabili nel loro essere archetipici) 3. La storia di Davide Mana, che osa puntare in alto e ragionare di letteratura entro un'opera di letteratura. 4. La heist story di Mala Spina ambientata in Toscana, un po' cliché ma comunque leggibile.
Le altre otto storie vanno dalla buona idea eseguita male all'impresentabile:
5/6. Diego Cajelli e Michele Gonnella propongono entrambi una trama banalotta di antieroi alla ventura che si fanno ammazzare da mostri del folklore e cercano di sofisticarla scrivendo (male) in Toscano finto-antico. 7. F. T. Hoffmann adotta lo stesso identico espediente di cui sopra, ma con ambientazione adriatica e patina linguistica veneto-croata (e per altro la resa stereotipata dei personaggi slavi mi ha seccato un sacco, ma quella è sensibilità mia). 8/9. Federica Leonardi e Lorenzo Fantoni ricorrono alla trama tragica del vendicatore che dà la caccia al proprio nemico atavico e le idee di base sono anche buone, ma l'esecuzione pecca per ritmo degli eventi mal calibrato e colpi di scena forzati (ma dico io, dove diavolo era l'editor?!). 10. Il pezzo del colletivo Nerdheim va sul comico-splatter ma esagera e diventa grottesco in senso deteriore. 11/12. Luca Mazza e Jari Lanzoni non posso neanche valutarli perché non riuscivo a leggere la loro prosa, così forzatamente aulica da non essere più una lingua vera ma un dizionario vomitato.
Riassumendo, la vasta sproporzione fra testi validi e pezzi mal riusciti mi fa bocciare l'antologia: prendetela in biblioteca e leggete solo i racconti migliori. Aggiungo un commento personale sui criteri con cui Acheron ha selezionato i racconti: nel mio modesto parere il riferimento non è stata la vera tradizione eroicomica del rinascimento italiano, ma le forme più manieristiche e puerili del grimdark anglofono, dal gusto dell'orrido a ogni costo all'amoralità completa – roba che ti aspetteresti dai romanzi di merchandise per WarHammer Fantasy e che qui è semplicemente scritta in italiano e ambientata in una finta Italia. Non è un caso che i tre racconti che mi sono piaciuti più di tutti (De Feo, Vicenzi, Mana) sono quelli più colti e sofisticati, quelli che anziché puntare al grottesco becero bilanciano con gusto situazioni comiche e momenti seri, contesto plebeo e toni più raffinati – il tipo di "giocoliera stilistica" che rende la Commedia dantesca un capolavoro.
Un libro che mi ha ingannato - come è accaduto a molti altri, dato il discreto successo. Mi affascinava (e mi affascina) molto l'idea di un Decamerone del fantasy all'italiana, di una raccolta di che ponesse le basi per un genere nostrano di narrativa fantastica medievaleggiante. E devo dire che in alcuni racconti (pochi, troppo pochi) si intravede l'idea di dare forma a questo nuovo genere attraverso alcuni stilemi precisi e interessanti: la ricerca linguistica, il richiamo alla commedia dell'arte e ad una comicità monicelliana, l'ispirarsi al folklore e alle leggende di cui il nostro Paese è ricco. Ma la maggior parte dei racconti sono purtroppo un'accozzaglia di situazioni vanziniane, rimandi pop scontati e personaggi archetipici - in cui spicca una figura femminile quasi sempre strega o puttana - scritti da mani troppo spesso amatoriali, di chi ha ben chiuso nel cassetto il sogno di fare lo scrittore. Un'occasione sprecata.
Avete presente le atmosfere alla Brancaleone? Quel linguaggio, quei luoghi, quei personaggi. Racconti interessanti, divertenti, a volte splatter e dal taglio più moderno. Descrizioni minuziose di duelli, armi, manovre. Elementi fantasy guardati dal buffo e ignorante punto di vista che molto probabilmente si aveva a quei tempi. Bello e illuminante!
"Zappa e Spada. Spaghetti fantasy" a cura di Mauro Longo per Acheron books. Si tratta di un'antologia di racconti fantasy di autori italiani provenienti da varie esperienze nel mondo dei fumetti e della narrativa. Una serie di racconti brevi, autoconclusivi, il cui filo conduttore è l'ambientazione italiana: sia luoghi che personaggi, pur inventati, hanno nomi e costumi italiani, così come il mondo che ruota loro attorno. Ho apprezzato quasi tutte le storie, tranne un paio di cui una per me francamente illeggibile, ma quelle che mi sono piaciute le ho particolarmente apprezzate per l'ottima scrittura, l'abilità narrativa e la capacità di affabulare, oltre che per il sapersi adattare bene alla tipologia del racconto ed allo spirito della raccolta. Se cercate una lettura per lo svago della mente vi consiglio molto questo libro.
Come tutte le raccolte di racconti ci sono alti e bassi. Diciamo che mi allineo in generale agli altri commenti.
In generale, come genere, lo "spaghetti fantasy" non mi sconquinfera. Bello leggere 3/4/5 racconti ma, almeno letti uno dietro l'altro, mi hanno stufato. Sempre parlare di digraziati e le loro disgrazie, tutti che si tradiscono a vicenda per cercare di sopravvivere e guadagnare la pagnotta, tutti e tutte beceri e zotici. Le donne, tranne in due casi, sono sempre rappresentate come prostitute o streghe. Gli uomini sempre come disgustosi zotici, tranne in due occasioni, entrambe nello stesso racconto. Diciamo che dopo un po' mi ha stufato sta cosa. Passando ai racconti, qualche parola:
Bocca di Fonte: a mio parere uno dei migliori della raccolta. Letteralmente due facciate, breve, intenso. La Scighera di Vallone: iniziamo con gli elementi che vorrebbero essere quelli chiave del genere. Dei disperati, tutti che cercano di sopravvivere anche a discapito di altri, che vengono traditi e le prendono. Chi li tradisce le prende pure lui. Piscet Vorat Maior Minorem: Non capisco il passare dall'italiano al dialetto nei dialoghi. Forse solo per far capire all'inizio di cosa si trattasse la storia? Comunque il racconto non è male e il plot twist è caruccio. Tanfu di Gulo: Il plot twist, cavolo, mi è piaciuto. Un bel racconto. La Lingua del Santo: Parecchio interessante. Il Monco, il Lurco, la Laida: andrò controcorrente rispetto ad altri commenti. Per quanto ventiquattro pagine di sinonimi tutti diversi siano pesanti (diciamo che dopo la decima ha iniziato ad essere complicato), come esercizio di stile mi è piaciuto parecchio. L'oro dell'Uomo Nero: anche questo racconto è parecchio interessante. Il Mangiare del Sandrone: buono il parmigiano reggiano. Ah, no, giusto, il Remigiano Baggiano XD La parte finale ricollegata ad una delle parti della storia iniziale mi è piaciuta molto. La Terra nel Sangue: Boh, a me è sembrato un racconto senza una motivazione alla base. Non mi è piaciuto. Una storia fatta per se stessa, diciamo. Spada al Soldo, Anima al Soldo: Una distopia, senza speranza di miglioramento, ma seguendo solo il protagonista e la sua aiutante questa non è una brutta cosa. Autori, però, vi prego. Specificate quale spada stia venendo usata dalle persone nei vostri racconti. Non posso leggere brocchiero, o rotella (scudi specifici) e poi dire semplicemente "spada". Da lato? Bastarda (aka a una mano e mezza)? Stocco? Vendetta: ogni volta che leggo una storia circolare mi viene voglia di bruciare il libro. Oh, non è scritto male, ma per gusto personale la risoluzione è semplicemente un espediente narrativo pessimo. Tre Diavoli in Fausto: fate uscire un libricino solo con questo racconto e io lo comprerò. Bellissimo. Ok, sono anche attore tra le varie cose, ma porca miseria se me lo sono goduto. Poi, il modo in cui gli attori hanno improvvisato per risolvere un errore durante la recita, è GENIALE. Complimenti.
Una raccolta di racconti dal livello altalenante. Prima metà piuttosto scarsa, seconda metà in netta ripresa con picco positivo toccato dal racconto del Nerdheim. 3 stelle è la media. Per rendere l’idea, leggendo alcuni racconti, mi è venuto in mente il “Decameron" di Boccaccio, magari non per qualità, ma per ambientazione e temi. Gli ultimi (circa 6) racconti sono mediamente molto buoni, divertenti, originali e consigliati. Mi sembra che non si facciano mai abbastanza complimenti alla casa editrice "Acheron books" che cerca sempre di portare qualcosa di diverso nelle nostre librerie.
La nota dolente della raccolta è un tratto che ho riscontrato principalmente nei primi (circa 6) racconti. C’era una volta un tempo in cui “cliché" nel fantasy significava elfi, draghi e un lungo viaggio da compiere. Oggi "cliché" nel fantasy significa personaggi bastardi che sai che prima o poi tradiranno. Se non cadi in questo cliché probabilmente è più difficile che ti pubblichino. In effetti, esplicita richiesta della Acheron books, per questa raccolta, erano racconti gritty con gran bastardi come protagonisti. Questo si è tradotto in racconti in cui ogni personaggio cerca di fregare gli altri e tu sai benissimo che alla fine vi sarà il tradimento di turno. In questi personaggi voltagabbana/egoisti/anti-eroi è poi davvero difficile immedesimarsi, a meno che lo scrittore non spieghi gli eventi che abbiano “deviato” quel personaggio. Insomma il gran bastardo non dovrebbe essere la normalità, dato che nel mondo reale non ogni persona ammazzerebbe il prossimo per un minimo guadagno. In un fantasy, l’ambientazione dovrebbe essere fantastica, ma credo che i personaggi debbano essere realistici: non proprio degli stinco di santo ma gente che quantomeno non passi tutto il loro tempo a pensare a come fregare gli altri.
In conclusione, consiglierei “Zappa e Spada” a chi volesse respirare un po’ di fantasy in clima italiano. Certo non sarebbe il mio consiglio numero uno, ciononostante la raccolta ha un paio di picchi molto elevati. Di certo, a chi dovesse comprarlo, consiglio di non chiudere definitivamente il libro prima di aver dato una possibilità agli ultimi racconti, ove, come detto, la qualità tende a salire.
Una raccolta di racconti dal livello altalenante. Prima metà piuttosto scarsa, seconda metà in netta ripresa con picco positivo toccato dal racconto del Nerdheim. 3 stelle è la media. Per rendere l’idea, leggendo alcuni racconti, mi è venuto in mente il “Decameron" di Boccaccio, magari non per qualità, ma per ambientazione e temi. Gli ultimi (circa 6) racconti sono mediamente molto buoni, divertenti, originali e consigliati. Mi sembra che non si facciano mai abbastanza complimenti alla casa editrice "Acheron books" che cerca sempre di portare qualcosa di diverso nelle nostre librerie.
La nota dolente della raccolta è un tratto che ho riscontrato principalmente nei primi (circa 6) racconti. C’era una volta un tempo in cui “cliché" nel fantasy significava elfi, draghi e un lungo viaggio da compiere. Oggi "cliché" nel fantasy significa personaggi bastardi che sai che prima o poi tradiranno. Se non cadi in questo cliché probabilmente è più difficile che ti pubblichino. In effetti, esplicita richiesta della Acheron books, per questa raccolta, erano racconti gritty con gran bastardi come protagonisti. Questo si è tradotto in racconti in cui ogni personaggio cerca di fregare gli altri e tu sai benissimo che alla fine vi sarà il tradimento di turno. In questi personaggi voltagabbana/egoisti/anti-eroi è poi davvero difficile immedesimarsi, a meno che lo scrittore non spieghi gli eventi che abbiano “deviato” quel personaggio. Insomma il gran bastardo non dovrebbe essere la normalità, dato che nel mondo reale non ogni persona ammazzerebbe il prossimo per un minimo guadagno. In un fantasy, l’ambientazione dovrebbe essere fantastica, ma credo che i personaggi debbano essere realistici: non proprio degli stinco di santo ma gente che quantomeno non passi tutto il loro tempo a pensare a come fregare gli altri.
In conclusione, consiglierei “Zappa e Spada” a chi volesse respirare un po’ di fantasy in clima italiano. Certo non sarebbe il mio consiglio numero uno, ciononostante la raccolta ha un paio di picchi molto elevati. Di certo, a chi dovesse comprarlo, consiglio di non chiudere definitivamente il libro prima di aver dato una possibilità agli ultimi racconti, ove, come detto, la qualità tende a salire.
«…un’ombra silenziosa si tolse le pagliuzze da capelli e mutande, ed entrò di soppiatto nella locanda, richiudendosi la porta alle spalle. Salì le scale in punta di piedi; con delicatezza girò la maniglia della prima porta a sinistra; senza fare rumore scivolò fino al bordo del letto, dove giaceva un corpo tiepido, raggomitolato sotto le coperte. Pian piano, l’ombra si adagiò sul letto. Con dita di seta sfiorò il fianco della creatura che riposava, provocando nel ritmo del suo respiro una pausa che sapeva di complicità. La mano prese audacia, si spinse in basso, a esplorare la rotondità florida di una natica, e ancora più giù, nella valle canicolare fra le cosce, e infine… L’ombra che era Roncardo si ritrasse orripilata. Le coperte vorticarono furibonde; ne emersero, non meno furibondi, i baffi di Malagigi. “OH MA CHE CAZZO TOCCHI?” “Parla piano che svegli tutti.” Nella voce di Malagigi si abbassò il volume, non lo sdegno. “Mi spieghi perché mi hai tastato le palle?” “Credevo fosse la stanza di stellina.” “Eh, anche io. Pensavo fosse andata in bagno.” “È molto che aspetti?” “Saranno due ore.”»
Questa antologia si compone di dodici racconti con stili molto diversi tra loro, tutti ambientati in un medioevo fantastico crudele, cupo o addirittura ridicolo, in base alle scelte dell’autore. Per quanto si tratti di racconti brevi, le storie sono ben sviluppate, e non ho trovato fastidiosi buchi di trama o passaggi bruschi per rientrare nelle cartelle prestabilite.
Non tutti i racconti mi hanno colpito, e uno l’ho dovuto saltare dopo poche pagine, ma la reputo una raccolta di materiali qualitativamente superiori se confrontata con altre che sviluppano lo stesso tema. La storia “Il mangiare del Sandrone. Una storia fosca di nebbia, stregoneria e formaggio.” del collettivo Nerdheim mi ha lasciato con le lacrime agli occhi per le troppe risate.
Una cosa che ho veramente apprezzato di questo volume è la cura con cui sono stati realizzati sia i racconti satirici, sia quelli più truci e seri. Non è affatto facile portare il lettore da un estremo all’altro e farlo calare in ambientazioni sempre diverse, ma questa raccolta ci é riuscita nella maggior parte dei passaggi.
Che storie epiche ambientate in luoghi fantastici, che ricordano molto l’italia medievale, ci faranno scoprire ben otto autori amanti del genere fantasy?
Il libro propone più racconti, ciascuno con uno stile narrativo diverso, ma che tuttavia condividono lo stesso genere, ovvero quello fantasy. Alcune di queste storie hanno un tono piuttosto vivace, ed a tratti anche divertente, mentre altre sono nettamente più cupe e serie. Vi ritroviamo temi come la vendetta ed il viaggio dell’eroe (per arrivare a sconfiggere nemici mistici e soprannaturali).
Ritengo che ciascun racconto proposto vale la pena di essere letto, anche se giustamente alcuni mi sono parsi più interessanti rispetto ad altri, ma collettivamente formano una bella collezione. Detto ciò, la corta durata che li caratterizza rende difficile proporre storie dettagliate, o favorire l’immersione del lettore.
Un lettore in cerca di brevi racconti a tema fantasy, e con uno sfondo culturale che ricorda molto quello della penisola a forma di stivale, si ritroverà fra le mani un libro perfetto per le sue esigenze, mentre chi non rientra in tale descrizione avrà comunque il piacere di gustare svariati racconti scritti da autori Italiani intraprendenti.
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Una raccolta di racconti che si propone di dare inizio ad un nuovo filone narrativo creando una commistione tra gli spaghetti western e la commedia all’italiana, il tutto declinato in salsa fantasy, astenendosi dal coinvolgere creature estranee al folklore italico. I racconti hanno atmosfere molto varie, passando da quelle più cupe e serie fino a racconti allegri e scanzonati (il mio preferito è “Il mangiare del Sandrone”), e continui richiami tra loro, piantando così i semi di un possibile Spaghetti Fantasy Universe condiviso (il Regno di Taglia di Brancalonia?). La scrittura in generale è buona, chi più, chi meno, e un paio di racconti mi sono sembrati un po’ fuori tema. Nel complesso una buona prova, sono curioso di leggere il secondo volume e di vedere se questo nuovo genere prenderà piede.
Questa recensione è stata pubblicata su Arte della LetturaZappa e spada è un’antologia di racconti low-fantasy che si inserisce nel filone dello "spaghetti-fantasy", un termine curioso che richiama immediatamente l’immaginario italiano. Alcuni racconti presentano una pseudo-Italia come sfondo, con borghi medievali e paesi dal sapore antico, mentre altri si limitano a inserire personaggi dai nomi italiani senza sfruttare appieno l’atmosfera e il contesto che il termine suggerisce. Questo lascia un po’ di confusione sul vero significato del termine “spaghetti-fantasy”, e su come dovrebbe essere applicato. Tuttavia, al di là del nome, l’antologia ha offerto qualcosa di nuovo, un esperimento con del potenziale, anche se c'è ancora spazio per miglioramenti. I Racconti Uno degli aspetti che emergono dalla lettura è la varietà dei racconti, un aspetto inevitabile in ogni antologia. Alcuni autori sono riusciti a creare ambientazioni evocative e vicende coinvolgenti, sfruttando con maestria il contesto low-fantasy e aggiungendo elementi italiani che richiamano in modo efficace le atmosfere del nostro passato. Tuttavia, una parte dei racconti manca di equilibrio, e alcune storie sembrano puntare troppo sullo stile e meno sulla sostanza. In particolare, alcuni racconti utilizzano un linguaggio ricercato, quasi da vocabolario, che li rende eccessivamente pesanti da leggere. In questi casi, la prosa sembra usata più per esibizione che come mezzo per raccontare una storia. Questo stile, anziché arricchire l'esperienza, rischia di alienare il lettore, facendogli perdere il filo narrativo a causa della complessità eccessiva del linguaggio.
Oltre a questo, ci sono racconti che si concentrano eccessivamente sugli elementi del low-fantasy come i combattimenti corpo a corpo. Sebbene il genere richiami sicuramente l'azione, il rischio è quello di sacrificare lo sviluppo dei personaggi e la trama. La mancanza di una struttura narrativa solida o di personaggi interessanti in alcuni racconti rende la lettura meno avvincente. Non basta un buon scontro o una descrizione dettagliata di una battaglia per sostenere l'interesse del lettore: una storia di successo deve bilanciare tutti gli elementi.
Nonostante queste critiche, Zappa e spada offre anche molti racconti ben scritti. La maggior parte delle storie è di buona qualità, con trame avvincenti e personaggi ben sviluppati. Alcuni autori sono riusciti a creare racconti che mescolano con successo azione, trama e caratterizzazione, mantenendo viva l'attenzione del lettore fino alla fine. Anche se ho notato qualche frase confusionaria o mal scritta qua e là, ciò non ha compromesso il mio apprezzamento complessivo. Le storie migliori sono quelle che riescono a bilanciare il tono avventuroso con una narrazione più ricca e sfaccettata, dimostrando che lo spaghetti-fantasy ha delle buone potenzialità se gestito con cura.
Edizione Un aspetto che ha deluso è stato il livello dell'edizione. Zappa e spada viene presentato in un formato piuttosto anonimo, con una qualità medio-bassa che non rispecchia lo sforzo creativo che si può ritrovare in alcuni racconti. Per un’opera di questo tipo, pubblicata da una piccola casa editrice come Acheron Books, sarebbe stato utile puntare maggiormente su un impatto visivo più accattivante. Altre case editrici indipendenti, come ABEditore e Black Coffee, fanno un ottimo lavoro nel curare il design e la qualità dei loro prodotti, e trovo che Zappa e spada avrebbe tratto beneficio da un’attenzione simile. Le pagine rigide e il carattere grande mi hanno ricordato i libri per ragazzi, piuttosto che un’opera destinata a un pubblico adulto appassionato di fantasy. Conclusione In conclusione, Zappa e spada è un’antologia che, nonostante alcuni difetti, riesce a offrire una lettura piacevole. La varietà dei racconti è sia un punto di forza che una debolezza: ci sono storie ben costruite e intriganti, ma alcune faticano a trovare un giusto equilibrio tra stile e sostanza. L’esperimento dello spaghetti-fantasy è interessante e ha molto potenziale, anche se richiede un po’ più di raffinatezza e coesione. Sarebbe utile una maggiore scrematura nella scelta dei racconti, per assicurarsi che ogni storia offra al lettore una narrazione solida e coinvolgente. Nel complesso, Zappa e spada è una lettura che consiglio agli appassionati di fantasy, soprattutto a quelli in cerca di un’ambientazione diversa dal solito, anche se alcune storie potrebbero non soddisfare appieno le aspettative.
La cosa positiva che posso dire di questo libro è che va a "pescare" nella cultura del nostro paese che è piena di contesti fantasy. Purtroppo nel complesso il libro non raggiunge a mio avviso la sufficienza. Alcuni racconti sono a tratti divertenti e spassosi, altri sono scritti bene, altri ancora trattano tematiche prettamente fantasy nonostante non ci sia mai utilizzo di magia. Purtroppo altri racconti fanno uso di una lingua volgare che personalmente ho faticato a leggere e comprendere. Alcuni racconti hanno storie troppo deboli e altri non eccellono per stile di scrittura, che li rende pesanti agli occhi e alle orecchie. Fino a metà libro ero abbastanza contento, ma gli ultimi racconti mi sono proprio costretto a finirli.
Una raccolta dall'atmosfera unica, organica nonostante i diversi stili degli autori, ambientata in un'Italia medievaleggiante caricaturale e distorta, ma perfettamente riconoscibile. I racconti vanno dalla comicità leggera alla tragedia e, soprattutto i primi, mi hanno fatto immediatamente venire voglia di condividerli: sono essenziali e maledettamente divertenti.
Il mio preferito è il racconto di Mala Spina: semplice, leggero, ma certamente non superficiale. Mi ha fatto ridere e in pochissime pagine mi ha fatto voler bene sinceramente a tre idioti.
Se vi piace il fantasy, se giocate di ruolo e cercate una lettura capace di tuffarvi in un mondo diverso da quello del solito: eccola qui.
Ammetto di aver comprato Zappa e spada solo per il titolo, ma fortunatamente questa raccolta di racconti fantasy italiani si è rivelata una lettura piacevole e divertente. Tolto il primo racconto (due paginette svogliate di De Feo) ho trovato storie ruspanti, ben scritte e dal respiro ironico e maturo. Una serie di racconti più che discreti, con tre chicche (rispettivamente le storie dei Nerdheim, di Jari Lanzoni e di Lorenzo Fantoni) che mi hanno fatto riconciliare con il panorama fantasy italiano.
Non avrei scommesso un tallero su questo libro, invece mi ha decisamente divertito. Certo, come per tutte le antologie, c’è da aspettarsi una qualità altalenante, ma nel complesso il risultato è sicuramente validissimo. Momento peggiore: una storia scritta in uno stile alla “Feudalesimo e Libertà” portato all’estremo, fondamentalmente un esercizio di stile che ho trovato illeggibile (e infatti non sono riuscito a finirlo). Momento migliore: il racconto di Federica Leonardi, avvincente e scritto in maniera magistrale. Non conoscevo l’autrice, e mi è venuta voglia di approfondire i suoi lavori.
Idea alla base del libro molto interessante; in generale i vari racconti trasmettono molto bene l'atmosfera brancaleonesca anche se la qualità non è omogenea.
Ammetto di aver saltato un racconto dopo qualche riga, in quanto troppo sforzato nella ricerca di termini tanto da sembrare una parodia, ma in generale idee e sviluppi promossi anche se una parte dei racconti erano tutti la rielaborazione della stessa storia.
Lettura per lo più divertente ma purtroppo molto altalenante. Alcuni racconti erano quasi incomprensibili, per quanto mi sia sforzato di leggerli tutti per intero, mi sono trovato ad abbandonare a metà la lettura di un paio. Comunque quelli buoni ci sono davvero e molti passaggi mi hanno fatto ridere di gusto!
Semplicemente spettacolare. Un medioevo sporco, lezzo, puzzone e, naturalmente, fantastico come solo qualcosa che paga un gran bel dazio a Brancaleone e compagnia poteva evocare. Raccolta di racconti uno più bello dell'altro, difficile davvero individuarne uno migliore degli altri. Un gran bel libro per gli appassionati del fantastico.
L'idea dello spaghetti fantasy, ossia di un fantasy all'italiana, è assolutamente geniale e godibile.
Dodici racconti che si leggono bene (tranne "Il monco, il lurco, la laida", un esercizio di stile esagerato per la letteratura di intrattenimento). Spicca "Il mangiare del Sandrone": cupo, divertente e ricco di azione, oltre che ben scritto.
- oh mi è piaciuto un botto! - di solito non sono una fan dei racconti, preferisco narrazioni più lunghe, ma questi prendono e sono davvero divertenti - a parte uno che ho fatto un po' fatica a leggere per il linguaggio molto antico - sono pronta per la seconda raccolta spaghetti fantasy (che è diventato subito uno dei miei generi preferiti)
splendida e divertente raccolta di storie fantasy all'italiana, con eroi non eroi, protagonisti buoni ma scemi o voltagabbana lettura leggera, veloce ma decisamente rilassante (e certe storie è un peccato che non vadano avanti!)
Come tutte le raccolte di racconti, ci sono racconti belli, interessanti e intriganti e altri così e così, che si leggono solo per poterli finire e passare ad altro. Ma nel complesso il livello è buono, storie brevi ma dettagliate e ben scritte!
Fantasy all'italiana, senza elfi, nani e hobbit. Qualcosa a metà tra il grimdark e il folklore popolare, declinato con sganassoni alla Bud Spencer e imprese strampalate alla Brancaleone da Norcia. Divertente, con una media qualitativa piuttosto alta.
Raccolta di racconti molto variegata tutti a tema "medioevo fantastico". Ho trovato alcuni racconti più centrati di altri, ma tutto sommato è un'antologia godibile!
Una raccolta di racconti che mi ha divertito tanto. Ma la notizia è che in Italia si sta sviluppando un fantasy diverso, lo spaghetti fantasi, fatto di antieroi, di personaggi male in arnese che si ritrovano ad affrontare avventure incredibili.