Per venticinque anni, tutti i santi giorni, Michele Serra ha scritto i suoi brevi pezzi acuti, nel tentativo di capire la realtà e le sue – spesso assurde – manifestazioni quotidiane, dando loro forma e ordine. Sono ottomila corsivi, un numero che a proporselo dall’inizio sarebbe sembrato folle, irraggiungibile. A guardarli oggi, invece, uno dietro l’altro, questi brani sintetizzano, con l’efficacia e l’innocenza che solo una macchina del tempo permetterebbe, venticinque anni di storia italiana, con le sue contraddizioni e le sue costanti, i suoi protagonisti, ma anche i figuranti, le seconde, le terze, le trentesime file – un esercito di terracotta che stordisce.
Nel ripercorrere questo immenso esercito, Serra ricostruisce, prima con apprensione poi via via prendendoci gusto, una sorta di “esegesi” dei suoi corsivi, rintracciando a volte pensieri ricorrenti, provando altre volte sollievo nel riconoscersi o un comico straniamento nel non ricordare, riflettendo infine sulle parole in assoluto più frequenti (“politica” e “sinistra”), sui protagonisti della politica così come sui nomi oggi dimenticati.
È un’indagine che meglio di un lungo saggio ci consegna non solo una mappa di un quarto di secolo della nostra storia, ma soprattutto una chiave per “Mi direte che non è una trattazione molto articolata. Lo so. Sono i vantaggi di essere un corsivista”.
Oltre a tante riflessioni sulla scrittura in questo libretto ci sono argomenti per riflettere su come è cambiata la nostra percezione della politica e delle persone negli ultimi venticinque anni. Inoltre, a pagina 68, c'è scritta una delle cose su cui non dovremmo nemmeno discutere, tenendola, invece, sempre a mente: «i governati NON sono migliori dei governanti».
"Venghino, signori, a vedere l'uomo che ha avuto ottomila opinioni..." (p. 16)
"Ho scritto, come tutti o quasi, per cercare di dare una forma e un ordine all'ignoto, a partire dall'ignoto per eccellenza, che è appunto la sinistra." (p. 46)
Un gioiello di scrittura, questo libretto, per la penna di uno che di scrittura se ne intende per davvero, specialmente se riesce a coniugare questa abilità con quell'altra chiamata politica. Perchè di questo si tratta. Michele Serra, per un quarto di secolo, ha scritto di politica sul giornale-partito, osservando la vita politica italiana dal suo privilegiato punto di vista. Quello di una "amaca" collocata tutta a "sinistra". La parola chiave, come vedremo.
In questo breve, ma illuminante saggio, lui dice che, in tutti questi anni, ha potuto appurare che tre sono le parole da ricavare dai suoi articoli, con quella tecnica di analisi del testo chiamata "text mining". La prima è "sinistra", la seconda "politica". Si sente abbastanza soddisfatto, com'è logico che sia per chi crede che nella politica, non come nella geografia, esiste un solo punto cardinale: l'Est. Chiamatelo anche "oriente", ma sempre Est è. Gli altri punti cardinali sono relativi. Est, Est, Est sempre e solo Est, come quel vino.
Ma è la terza parola che emerge dalla ricerca del "text mining" a fare veramente la storia di questo libretto. Se, come lui scrive, la parola "sinistra" emerge per ben 1321 volte, non è chiaro quante volte emerge questa terza parola, etichetta o tag che sia. Rimane il fatto decisivo che essa sembra essere stata alla base della sua voglia, forza e spinta a scrivere tutto quello che in tutti questi anni ha scritto. Lui lo chiama "stimolo fondamentale alla scrittura", per sfidare l'ignoto e dare forma a quello che con la scrittura si riesce a scoprire.
Ognuno di noi, del resto, scrive nel tentativo di dare una forma e un ordine all'ignoto. Lui, questo tentativo dice di averlo indirizzato a scoprire cosa sia, o sia stata, la "sinistra". Lo scrittore che scrive su di un'amaca, dice che scrive oltre che per narcismo, anche per cercare di mettere un poco di ordine nella propria testa. Sono pienamente d'accordo. Di fatti, questo intento io l'ho messo in testa al mio blog: "scrivo per capire quello che penso". Tutti scriviamo per non farci sovrastare dalla confusione. Ma con la terza parola lui ha scoperto che, questa confusione si è trasformata in disastro. Solo una "persona" poteva provocare il disastro che ci è caduto addosso. Lui è "Berlusconi".
Michele Serra non ci dice quante volte è apparso il nome del Cavaliere nei suoi articoli scritti sull'amaca. Di certo saranno state molte. La "persona" è quella che ha fronteggiato e distrutto due "concetti" quali "sinistra e "politica". Una "persona" del resto, tanto "intrusa" quanto "eccellente", da saper affrontare non solo loro due ma, addirittura, una intera comunità. Pensiamo, infatti, a quel popolo sterminato di lettori di un giornale-partito, tutto teso a comunicare non solo a Est, alla "sinistra", ma anche agli altri punti cardinali.
Questa apparizione è stata tanto letale, ora che è ricomparso lui "l'intruso" e non si sa bene cosa rimane tra le macerie. Ora che si è tolta la parola "sinistra" dalla scena della politica italiana, ora che "l'intruso" è ancora presente, ora che sembrano spuntare altre "stelle", i lettori di Michele Serra non avranno da temere. Non mancheranno per loro occasioni di leggere da altre posizioni. Basta spostare l'amaca ...
Mi piace molto Michele Serra. Molto spesso mi sono ritrovata appieno nelle sue amache ma soprattutto mi ha sovente colpita il suo rimarchevole senso della misura nell’esprimere concetti profondi, importanti – e nel prendere posizione. Schierandosi. Questo opuscoletto sulla Sinistra, scritto come postilla alla pubblicazione della raccolta di un quarto di secolo di “amache” su La Repubblica (non arriva neanche alle novanta pagine) è arguto, intelligente, ben scritto, spiritoso ma non particolarmente incisivo. E’ come se fosse un’amaca lunga quasi novanta pagine. Un buon divertissement e, come una delle sue amache, lo si legge, lo si gusta, si sorride un po’, si riflette un po’ e poi si riprende a fare tutto quello che si deve fare, dimenticandoselo anche un po’.
È iniziato malissimo: 'sono amico di Veltroni'. Seguono pagine un pò troppo radicalchic, ma alla fine arriva davvero lui, il Serra avido cinico, lucido che ha dato luce alle giornate più grigie della politica e della sinistra (soprattutto quando non vi stavamo capendo più un emerito tubo). Bello.
Alle idee di Serra, preferisco, da sempre, il suo modo di esporle. Il suo stile. E dato che “è solamente la scrittura che conta, nella scrittura”, ne sarà di certo soddisfatto.
Un bel libro, molto breve. In realtà più godibile nelle parti più autobiografiche e più sentite da Serra, presenti soprattutto all’inizio. Dà la cifra di cosa significa essere (o dover essere, a forza, per lavoro) una voce, una fonte di opinione. Contiene anche qualche ben inserito passaggio sulla vita tranquilla e sulla pacatezza dell’autore che, unite ad un linguaggio piacevole, sereno, mai prepotente, rendono il tutto molto, molto leggibile, senza sostanziali cali dell’attenzione (anche grazie alla menzionata brevità). Onestamente, da rileggere. Non tanto per le parti sulla politica e la sua militanza nella sinistra, quanto per quelle sul padre, sulla parola, sulla famiglia, sulla natura, sullo scrivere: tutte cose che si sente che l’autore ha particolarmente a cuore e che è riuscito a ben trasferire sul foglio. Ma, immagino, lui sarà abituato.
Un librettino di corredo alla pubblicazione di 8000 amache. Se la forma del corsivo spesso è incisiva e ironica, questo ripercorrere la genesi e il motivo di nascita ed esistenza delle amache di almeno 3 decenni appare poco efficace e un pizzico autoindulgente. Un esercizio di stile (anche la conta delle parole più o meno utilizzate) più adatto ad un terzo che allo stesso scrittore dei corsivi. Non c'è novità nello riscoprire "ossessioni" o punti di focus dell'attenzione o sensibilità o riscoprire scritti che non hanno ragione di essere ogi e ci si domanda come e perchè siano stati scritti allora. Nell'insieme inutile e di scarsa soddisfazione.